Se ne sono andate ieri mattina dal Gran Teatro all’aperto di Torre del Lago, le due statue di Igor Mitoraj, Icaro e Icaria. Sculture alte tre metri e sessanta, in bronzo, realizzate dall’artista polacco per il Festival dedicato a Puccini, che ogni estate va in scena sulle sponde del Lago di Massaciuccoli, nel comune di Viareggio.
Dietro alla vicenda, una questione politico-economica. Il vecchio presidente del festival, Manrico Nicolai (in quota Pd), si era accordato con Mitoraj, che aveva offerto uno sconto del 70% sull’abituale prezzo da lui praticato. Per 130.000 l’artista aveva dunque venduto le opere alla Fondazione Puccini (una partecipata comunale), ma il vero valore delle due statue sarebbe stato di 500.000 euro.
Ma il cambio di vento nell’amministrazione di Viareggio, ha portato all’elezione del nuovo presidente, Massimiliano Simoni (quota Pdl), che per prima cosa ha spostato i due Icari nella parte posteriore del teatro, in mezzo ai cespugli e poi si è rifiutato di pagare le statue. Certo 130.000 non sono pochi, soprattutto coni tempi che corrono e l’andamento economico degli enti pubblici. Ma se consideriamo che Mitoraj collabora con il Festival Puccini da anni de ha realizzato le scenografie di Manon Lescaut e Tosca, che si sono succedute in 280 allestimenti in tutto il mondo, allora forse potremmo riconsiderare l’intera storia sotto un’altra luce. L’artista è amareggiato, nonostante gli sconti (?) è stato costretto a ritirare i suoi lavori. Ma non lascerà la Versilia, terra che ama e che ha eletto a sua ‘dimora creativa’.
Grazie all’esame ai raggi ultravioletti sono riemerse parti di affreschi eseguiti da Giotto nella Cappella Peruzzi in Santa Croce a Firenze. Le ricerche sono state finanziate dalla Getty Foundation di Los Angeles e dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, che da decenni si occupa del restauro conservativo e del mantenimento dei capolavori di Giotto di Bondone.
Per superare alcuni limiti imposti dalla tecnica dell’affresco il maestro fiorentino utilizzò una tecnica di pittura a secco. Col tempo i leganti proteici sono venuti meno e sono riemerse tracce dell’immagine sottostante.
Adesso gli esperti (oltre 35 al lavoro sugli affreschi diella Cappella Bardi e della Cappella Peruzzi - nella foto) si aspettano molto dalla scoperta. Anzitutto dal punto di vista conservativo, questo caso fungerà da esempio. Poi dal punto di vista contenutistico, i nuovi cicli pittorici fanno riemergere le pitture nei lunettoni: il Cristo mietitore, il panneggio del San Giovanni Evangelista, la Donna col Bambino in culla e i decoridel del Banchetto di Erode.
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Lo scorso settembre vi avevamo parlato di ‘N-Joy-Street, l’evento di street e urban culture realizzato dall’Associazione Joyride, in cui è stato dipinto il sottopasso di via Quarantola a Pisa. Una bella iniziativa, che ha messo insieme writers, artisti, muralisti all’insegna del confronto sulle tecniche, gli stili, i punti di vista. Un sottopasso automobilistico può essere attraversato tranquillamente a piedi, ma nella maggior parte dei casi viene transitato di gran fretta nel saliscendi. I graffiti hanno così una resa strana, quelli che si sviluppano per lungo, in orizzontale, si percepiscono bene anche passando con la macchina.
Uno dei pezzi più belli di ‘N-Joy-Street era quello realizzato da Ericalilcane. Rappresentava una grande scena con un elefante seduto intento a rompere degli aeroplanini giocattolo e una serie di topastri impauriti ed atterriti che scappavano in ogni dove. Se sto usando l’imperfetto un motivo c’è. Lo scorso sabato il pezzo di Ericalilcane è stato spaccato, coperto, rovinato in malomodo dall’azione di qualche finto graffitaro invidioso. Destino sfortunato per questo bel lavoro di Ericailcane (vi ricordate anche del Gallo a Grottaglie che era stato coperto su richiesta dei cittadini?), che è vissuto solo 5 mesi. Rimane da comprendere cosa ci sia dietro a questo gesto, se non l’ignoranza e la totale disaffezione verso l’arte e la creatività .
A Pisa la brutta storia ha colto un po’ tutti di sorpresa, ma c’è anche chi non dà molta importanza all’accaduto. Esistono le hall of fame, le murate collettive a disposizione dei writer, in cui i graffiti si succedono uno sull’altro e non resistono che qualche mese. Nella pratica quindi, dipingere qualcosa di nuovo dove c’è già un graffito, è normale. Le cose qui sono però diverse. Chi ha coperto il pezzo di Erica l’ha fatto con la palese intenzione di rovinarlo, non cercava certo spazio per dipingere. Se anche l’avese voluto, avrebbe trovato dei buchi liberi, incastrandosi tra un pezzo e l’altro, nel sottopasso. Qui c’è stata l’intenzione premeditata di compiere uno spregio, di farlo con arroganza (sembra che questo Skam sia stato visto imbrattare in pieno giorno). Forse c’è da pensare che si siano accaniti su Ericailcane perché è stato uno dei pochi (in tutto 3 artisti per ‘N Joy Street) a dipingere con pennelli e non con bombolette spray. Uno spregio che dice: qui comando io, comandano le bonze e la legge del più str**zo.
Ma a vederla bene, tutta questa storia, parla di invidia, di piccolezze, di ‘fascismo culturale’ e chiusura mentale. Per metterci giusto qualche puntino di sospensione, chiamiamo in causa proprio lo stesso Ericailcane che parla di sé come di “un nome collettivo o uno pseudonimo personale, nasce tra alpi ed appennini, non ha un volto, ma ha occhi e mani, vede e disegna. È il cibo di ogni giorno rimasticato e maldigerito, è un collage d’altri mondi e tempi, parla d’incubi come fossero sogni, parla d’animali come fossero uomini, dice che gli uomini altro non sono che animali”.
Ericailcane a Pisa (prima e dopo)

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Apre oggi in provincia di Firenze, in un piccolo comune a 14 chilometri dal capoluogo, Beato Angelico a Pontassieve. Dipinti e sculture del Rinascimento fiorentino‘. La mostra sarà visitabile fino al 27 giugno nella Sala delle Colonne di Pontassieve e celebra, insieme a Fra’ Giovanni da Fiesole, conosciuto ai più come Beato Angelico, diverse figure importanti del rinascimento fiorentino.
Proveniente dagli Uffizi, del Beato Angelico sarà possibile ammirare la Madonna con il Bambino, che in qualche modo torna al suo paese d’origine. L’opera proviene infatti dalla chiesa di San Michele Arcangelo di Pontassieve. Tra gli artisti in mostra Filippo Lippi, Paolo Uccello, Zanobi Strozzi, Pesellino, Lorenzo Ghiberti, Domenico di Michelino e Benozzo Gozzol.
Inaugura venerdì 26 febbraio a Palazzo Strozzi di Firenze Uno Sguardo nell’Invisibile, un percorso che prende le mosse dall’intuizione metafisica di De Chirico. In un pomeriggio dei primi del novecento in Piazza Santa Croce a Firenze, il pittore ebbe quella visione che avrebbe condensato ne L’enigma di un pomeriggio d’autunno (1909-1910).
La mostra passa in rassegna quei pittori che James Thrall Soby definì after Picasso. Lasciata per un istante da parte la ricerca nel campo della forma, della luce e del movimento, la nuova pittura si nutriva di quella radice letteraria, filosofica, concettuale e fantastica scoperta da De Chirico. Accompagnano De Chirico René Magritte (La condizione umana, Il senso della notte, La chiave dei sogni), Carlo Carrà (Il gentiluomo ubriaco, L’ovale delle apparizioni, Il figlio del costruttore), Giorgio Morandi, Max Ernst (Oedipus Rex, Visione notturna della Porta Saint Denis), Balthus, Arturo Nathan, Pierre Roy, Alberto Savinio, Niklaus Stoecklin.
Curato da Paolo Baldacci, Guido Magnaguagno e Gerd Roos, il percorso si presenta come uno dei più grandi appuntamenti espositivi della primavera (oltre 100 le opere in mostra), visitabile fino al 18 luglio 2010. Assieme alla mostra su Caravaggio e i Caravaggeschi, Firenze ritrova finalmente la sua passione per l’arte moderna.
« Durante un chiaro pomeriggio d’autunno ero seduto su una panca in mezzo a Piazza Santa Croce a Firenze. Non era certo la prima volta che vedevo questa piazza…
Uno Sguardo nell’Invisibile - Palazzo Strozzi Firenze




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Si va a vedere una mostra di James Nachtwey sapendo che non si va a fare una passeggiata. Ci sono stato proprio martedì scorso in compagnia di un amico. La location è il vecchio Palazzo Mediceo, che domina la cittadina di Seravezza, ai piedi delle Alpi Apuane, in Toscana. Il Mediceo nell’ultimo decennio è stato trasformato in un centro espositivo di grande qualità dedicato alla fotografia.
Le grandi sale del palazzo, in pietra grigia, accolgono morbidamente le foto di Nachtwey, integrando bene i numerosi bianchi e neri e dando risalto al colore, usato con più parsimonia. Se il bianco e nero in questo frangente ha un valore intrinseco, al di là delle potenzialità estetiche, è per il fatto che conferisce pari dignità a tanti e diversi dolori. Le vittime della guerra, della fame e dell’abbandono, raccontano le loro storie silenziose. Da principio un pugno alla stomaco, poi un annullamento dei sensi, un dolore che non può essere capito, non può essere compatito.
Se Nachtwey ce lo riporta, ce lo consegna, è per farne tesoro, perché gli altri non lo raccontano, ma queste sono le conseguenze delle decisioni che vengono prese a livello politico-economico. La denuncia sociale trova qui il suo compimento, non c’è bisogno di spiegare alcun antefatto o puntare il dito contro qualcuno di preciso. Siamo tutti coinvolti, anche se non direttamente responsabili. Quando la natura umana viene stravolta, usurpata, distrutta, è il nostro stesso animo che cigola.
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Si è inaugurata ieri a Livorno L’arte contemporanea a Villa Mimbelli, con opere di Pascali, Castellani, Pomodoro e molti altri autori in esposizione permanente. A fianco della mostra prenderanno il via seminari, incontri e laboratori per avvicinare i giovani al mondo dell’arte.
Villa Mimbelli, già sede del Museo Giovanni Fattori, accoglie nove opere, dall’arte povera all’astrattismo e l’informale, nate tra gli anni’50 e ’60, a cavallo tra moderno e contemporaneo.
C’è il “Grande rettile” di Pino Pascali; “Superficie bianca” di Enrico Castellani; “Rotante con sfera interiore” di Arnaldo Pomodoro; “Echo” di Attilio Pierelli; “Forma, luce, spazio” di Carmelo Cappello e “Problemi di unificazione per uguaglianza cromatica” di Mario Ballocco; “C.U.B.R.” di Mario Radice; “Reticolo 5″ di Mauro Reggiani ed “lntersuperficie curva modulare bianca” di Paolo Scheggi.

Gumstudio di Carrara presenta Oral Fixations / Fissazioni Orali, mostra che riunisce due vincitori del Jindrich Chalupecky Award, prestigioso premio per giovani artisti (under 35) della Repubblica Ceca. Filo conduttore della mostra l’oralità. La bocca è quella parte del nostro corpo che ci riporta alle nostre origini animali, secondo George Battaille.
Jiří Skála, vincitore dell’edizione 2009 del premio, presenta un’installazione a due-canali video, Naming e Father ’s Mouth ( Nominare e La Bocca del padre). Radim Labuda, vincitore dell’edizione 2008 del Chalupecky, affrontando il tema delle strutture psichiche che precedono il linguaggio, nella serie di video delle Chewing Gum Sculptures sfida alcuni tabù relativi alla bocca.
L’inaugurazione dell’allestimento è prevista per giovedì 28 gennaio alle 21 presso Gumstudio, in via Apuana 3 a Carrara. La mostra sarà visitabile fino al 14 febbraio, da giovedi a domenica, in orario 18 – 20.
Si è inaugurata ieri al Museo Marino Marini di Firenze una nuova piattaforma espositiva, Display, curata da Alberto Salvadori. Ogni quattro mesi verrà presentato un progetto realizzato da giovani artisti sul sagrato della chiesa di San Pancrazio, tra la cancellata e la porta a vetri che introduce alle sale del Museo.
Il primo appuntamento si concentra sull’attività di Studio ++, un collettivo nato a Firenze nel 2006 e composto da Fabio Ciaravella, Umberto Daina e Vincenzo Fiore. Senza titolo è un’installazione alta 2 metri, una colonna di vetro che contiene un vaso colmo di terra con in mezzo un germoglio e un acquario.
Con precisione, regolarità e lentezza le gocce d’acqua cadono dall’acquario verso il vaso, togliendo vita al pesce e dandola la al germoglio. L’acqua e la terra, due elemento intrinsecamente legati, si tolgono e si danno vita. La mostra sarà aperta fino al 21 marzo 2010.
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Riparte il 30 gennaio la nuova edizione di Seravezza Fotografia, l’appuntamento dedicato ai grande maestri della fotografia contemporanea nella splendida cornice di Palazzo Mediceo, ai piedi delle Alpi Apuane, in Toscana. Inferno – l’Occhio Testimone presenterà gli scatti di James Nachtwey, fotoreporter di guerra.
“Sono stato un testimone e queste fotografie sono la mia testimonianza. Tutte le situazioni che ho fotografato non dovrebbero essere scordate e non dovrebbero ripetersi”. In questa dichiarazione del fotografo mericano c’è già tutto. Nei suoi lavori Nachtwey lascia che il dolore, la sofferenza, la follia a cui l’essere umano troppo spesso si lascia andare, arrivino direttamente negli occhi, nello stomaco e nel cuore del pubblico.
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