
Vi avevamo già parlato lo scorso anno del Festival Galaxia Medicea, una piattaforma di eventi tra arte contemporanea, sperimentazioni musicali e cultura elettronica, che si svolge in una splendida valle che fu dimora dei Medici, a dieci chilometri dal mare, ai piedi delle Alpi Apuane.
Giunto alla sua terza edizione, il festival rende omaggio a questo giro a Bruno Munari, artista eclettico e designer sopraffino, nonché teorico e sperimentatore che non finirà mai di stupirci. Dal 23 aprile al 29 maggio 2011 Palazzo Mediceo di Servezza ospita un percorso ad ingresso gratuito, ideato e curato da Officina TodoModo (Stefano Leone, Mario Tesconi, Maurizio Bottazzi ed Enrico Mattei). Un itinerario che comincia proprio dalla filosofia e dalle idee di Munari, per snodarsi nelle sezioni dedicate alle Macchine inutili e Concavo Convesso (anni ‘50), Tetracono (anni ‘60), Guardiamoci negli occhi (schede per l’omonimo libro), Xerografie (installazione interattiva), Ambienti di luce (proiezioni pittoriche) e Cinema di Ricerca (i film realizzati con Marcello Piccardo).
L’appuntamento con l’inaugurazione è per il 23 aprile (h 19), a fare compagnia alle opere del maestro, il musicista romano Okapi con Opera Riparata e i Disegni sospesi di Massimiliano Pelletti.

Si è aperta a Montevarchi (Arezzo) Trasformazione, una mostra che presenta i risultati di Methods, piattaforma di ricerca attivata da artway of thinking e Love Difference, progetto di Cittadellarte - Fondazione Pistoletto partito nel maggio 2010. Fino al 30 aprile 2011 presso la Ginestra - Fabbrica della Conoscenza, un percorso espositivo ed una serie di laboratori rifletteranno sui processi di cambiamento individuale e collettivo.
Tra le opere in mostra Albero–Specchio di Michelangelo Pistoletto e communimage, progetto di community web art del collettivo di artisti c a l c. Interessanti anche i laboratori: quello sulla Banca del Tempo è già partito mentre sabato 16 aprile ci sarà Augmented Action Learning, sul Lean Thinking, una modalità di condivisione di informazioni e riflessione critica tra operai e dirigenti, nata all’interno delle fabbriche automobilistiche giapponesi.
Domenica 17 aprile, Fragili equilibri, laboratorio per riutilizzare oggetti, mettendo in luce le qualità nascoste dei rifiuti.
Per maggiori informazioni sul programma visitate il sito del progetto. La mostra è un’iniziativa realizzata nell’ambito del progetto About_The Utopian Display_Platform finanziato dal Comune di Montevarchi e dalla Regione Toscana.
‘Methods’, arte e processi di trasformazione a Montevarchi




Tra aprile e maggio a Pisa torna la Biennale dei Giovani Artisti, giunta quest’anno alla sua sesta edizione. I partecipanti sono stati individuati attraverso un bando di selezione ‘a progetto’, che apre alle esperienza artistiche nello spazio pubblico e al confronto sui modi di abitare e vivere la città attraverso la creatività.
Dopo l’ultimo appuntamento espositivo dedicato a Bruno Munari, il complesso di San Michele degli Scalzi apre i battenti ad una mostra visitabile gratuitamente dal 9 aprile al 22 maggio 2011 (mar-ven 15-19; sab-dom 10-20). L’SMS è anche il punto finale di un percorso tra performances, interventi e installazioni, che si snoda attraverso le strade e le piazze della città. Il filo rosso che tiene insieme eventi all’interno del museo e in esterna, è il murale Tuttomondo, che Keith Haring ventidue anni fa regalò alla città. Tutti quanti, studenti e politici, anziane signore, frati e bambini, si incontrarono allora davanti alla parete esterna della Chiesa di Sant’Antonio per vedere l’artista al lavoro e festeggiare con lui. Fu così che l’arte contemporanea fece la sua apparizione (non certo la prima) nella città toscana, lasciando tracce tutt’oggi visibili.
Chi vi scrive, Lorenzo Mazza, è anche curatore dell’evento assieme a Clara Faroldi, Antonella Gioli, Matteo Lucchetti, Ilario Luperini, Ilaria Mariotti e Antonella Riacci, tutti membri della Commissione che ha selezionato tredici autori (e collettivi) tra i 18 ed i 35 anni: Francesco Bertelè, Mattia Campo Dall’Orto e Ludovica Virginia Roncallo, Alice Caracciolo, Francesca Cirilli, Simona Da Pozzo, Dario Gentili, Francesco Levi, Isabella Mara, NoiSeGrUp, PartiColAzioni, Maria Pecchioli e Mirko Smerdel, Elena Salvadorini, Eugenia Vanni. A questi si aggiungono Gian Michele Bachini, Giusy Pirrotta, Tommaso Santucci, Massimiliano Turrini, vincitori della precedente edizione e protagonisti di una sezione apposita della mostra, al pian terreno.
Nel mentre al Castello dell’Acciaiolo di Scandicci la mostra sul Ghirlandaio (trovate una galleria di immagini delle opere qui sotto), aperta fino al 1 maggio 2011, ottiene un discreto riscontro di pubblico, spunta fuori una nuova attribuzione al maestro fiorentino (1449-1494).
La Madonna col bambino e San Giovannino sarebbe stata dipinta da Ridolfo del Ghirlandaio (1483-1561), figlio del pittore o da qualcuno della sua bottega. Lo dichiara la storica dell’arte Annamaria Bernacchioni, curatrice dell’esposizione, il dipinto risale appunto al periodo 1520 - 1540 ed è un esempio significativo del gusto tradizionalista della pittura fiorentina di quegli anni, “espressione dei linguaggi proposti dalla bottega di Ridolfo, legittimo erede artistico del padre Domenico”.
Dal fondo polveroso di un magazzino dove era finita, la tela è stata restaurata da un’equipe di giovani restauratori, guidata da Sabrina Cassi e Gianmaria Scenini. L’intervento ha tirato fuori un “altro” quadro: colori, sfumature e qualità cromatiche degne di un capolavoro. Ed oggi così l’opera a raggiunto le altre in mostra a Scandicci.
All’interno del panorama dell’arte urbana nazionale, c’è una voce fuori dal coro, che spiazza e sorprende con i suoi interventi minimali ed intelligenti. Sto parlando di Clet, poliedrico artista di base a Firenze, del cui omino comune vi avevamo parlato poco tempo fa.
Un artista politicamente scorretto, che predilige interventi sui cartelli stradali, trasformando la segnaletica in opere d’arte sottili. Il meccanismo del suo linguaggio è semplice. Secondo C.S. Peirce, il padre della semiotica (la scienza che studia i segni), un cartello stradale è un Indice, un segno collegato all’oggetto che indica tramite un nesso causale.
Così Clet, a volte utilizza il significato si un cartello e lo decontestualizza attraverso l’aggiunta un elemento di novità. A volte usa il cartello principalmente come elemento estetico, come nel caso del ‘rettangolo bianco orizzontale su cerchio rosso’ (il senso unico o divieto di circolazione), che diventa una pesante croce, un fardello da portare per il suo omino comune (e quindi anche il senso unico trova nuova collocazione a livello di significato)…
Arte urbana, con Clet Firenze torna a sorridere e riflettere




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Dopo la mostra su Mirò, da mercoledì 16 marzo 2011, Palazzo Blu di Pisa ospita Donne d’Italia. La metà dell’Unità. Si tratta di un singolare percorso espositivo attraverso l’immagine fotografica, dove i protagonisti non sono gli artisti, ma le donne che, con le loro battaglie e la loro passione, hanno contribuito a far nascere l’Italia.
L’esposizione, ideata e curata da Claudia Beltramo Ceppi con Luisa Bezzi, Tiziana Cipelletti e Stefano Rovai, intende quindi andare oltre la narrazione tradizionale dell’Unità del nostro paese. Accanto, dietro, insieme a Mazzini, Garibaldi, Cavour, Turati, Matteotti, De Gasperi e Togliatti, un universo di personaggi femminili ha lavorato, a volte nell’ombra, a volte nella solitudine, per far nascere lo spirito italiano. Stiamo parlando di donne come Cristina di Belgioioso, Rosa Motmasson, Anita Garibaldi, Elena Regina, Maria Montessori, Grazia Deledda, Matilde Serao, Anna Kuliscioff, Edda Ciano, Palma Bucarelli, Tina Anselmi, Nilde Jotti, Alda Merini, Rita Levi Montalcini, Ilaria Alpi e molte altre.
Donne che spesso hanno dovuto nascondere il proprio personaggio pubblico dietro alle figure di mogli, figlie o madri. Donne che hanno ottenuto il diritto di voto solo dopo la seconda guerra mondiale e quello al divorzio e all’aborto dopo un’importante battaglia per l’autoconsapevolezza e il riconoscimento della propria identità.
La mostra apre proprio in occasione della Notte Bianca, Rossa e Verde della città di Pisa, e sarà visitabile fino al 26 giugno 2011. Insieme a materiale documentativo (fotografie, filmati, installazioni, interviste), una serie di dipinti, da Fattori a Guttuso, che offrono una “punteggiatura” particolare degli eventi che hanno fatto l’Italia.
A Pisa si raccontano le ‘Donne d’Italia, l’altra metà dell’Unità’






Arriva al Lu.C.C.A Jean Dubuffet e l’Italia, una mostra a cura di Stefano Cecchetto e Maurizio Vanni che apre sabato 12 febbraio. Il “padre” dell’Art Brut presenta nella città delle mura 60 opere, molte delle quali inedite, che ripercorrono i suoi legami con il nostro paese.
Dubuffet fu uno dei primi a dare importanza all’impeto artistico come forma privilegiata di comunicazione di malati psichici e alienati. Fu affascinato anche dall’arte dei bambini e dalle capacità della creatività di scardinare le convenzioni imposte dalla civiltà.
In Italia dopo il 1958 (anno della prima personale al Naviglio di Milano) trovò relativa fortuna economica e critica, grazie alla collaborazione con Renato Barilli, Lorenza Trucchi, Giuseppe Raimondi, Carlo Cardazzo e Paolo Marinotti. Poi a Venezia, a Palazzo Grassi, nel 1964, presentò il ciclo dell’Hourloupe e la serie dei Phénomènes, a Torino nel 1978 lo spettacolo Coucou Bazar.
L’allestimento di Lucca prosegue fino al 15 maggio ed è l’occasione per conoscere da vicino una grande personalità artistica, troppo spesso relegata in secondo piano.
Gli artisti di Bunker108, ovvero Etnik e Duke1, hanno realizzato un bell’intervento di arte urbana a Firenze. In tre giorni hanno dipinto un murales di 80 mq sulla parete esterna della palestra della scuola dell’Infanzia Sandro Pertini (Piazza Istria).
Il video documenta tutte le fasi della realizzazione, dalla stesura del ‘biancone’, agli sfondi con gli outline dei palloni aerostatici di sfondo, fantastiche creature e navicelle volanti. La vista dalle colline (in stile toscano ma colorate come ad indicare nuove prospettive di contaminazione) si perde pian piano in una situazione di gioiosa immobilità fluttuante, dove la fantasia può perdersi in tutta tranquillità ed immaginare nuove storie per il futuro.
Quando ha realizzato questi disegni non s’immaginava certo che, un giorno, sarebbero stati oggetto di una mostra. Non sapeva neanche se ci sarebbe uscito vivo, dai campi di concentramento nazisti. Natale Borsetti, capitano degli alpini di origine veneta, è stato nei lager di München, Czestochowa, Chelm, Prostken, Wietzendorf, Hamburg e Buchenwald, dal 1943 al 1945.
Sabato prossimo 22 gennaio 2011 (h 17:00), a Pontassieve, in provincia di Firenze, per Percorsi d’arte in biblioteca (via Tanzini, 23), si inaugura Natale Borsetti - La mia Resistenza non armata. Appunti e disegni di un militare italiano nei lager della Germania. La mostra, a cura di Alessandra Borsetti Venier, sarà visitabile fino al 3 marzo 2011 e ripercorrerà la vicenda umana e creativa del capitano, allora trentenne, e degli oltre 600 mila Internati Militari Italiani.
100 disegni a china e matita, con scritti e appunti, realizzati su supporti di ogni tipo, vista la rarità della carta nei campi di concentramento. Laureato in architettura a Venezia, Borsetti disegnava ritratti, paesaggi, scorci di vita.
Può una mostra ruotare intorno ad un unico capolavoro? La risposta è sì, se si tratta del Garibaldi a Palermo, un grande olio su tela di Giovanni Fattori del 1860. Sarà visibile dal 22 gennaio al 13 marzo 2011 al Centro Matteucci per l’Arte Moderna di Viareggio.
Il pittore livornese aveva preso parte ad alcune delle battaglie per l’Unità d’Italia e il suo quadro è quasi una celebrazione dal vivo, una documentazione in presa diretta dello sbarco dei mille. Una serie di inquadrature poco retoriche, a cui si rifaranno registi come Blasetti e Visconti, per pellicole come 1860, Senso, Il Gattopardo.
Dunque a Viareggio sarà possibile visitare una mostra che i curatori - Giuliano Matteucci, Francesca Panconi e Roberto Viale, definiscono “un vero e proprio dossier storico-pittorico”. A fianco di altre tele del Fattori, ci saranno dipinti di Borrani, Buonamici e Bechi che raccontano dell’arrivo ddi Napoleone III a Firenze, della cacciata del Granduca Leopoldo, del patriottismo dei macchiaioli e appunto del rapporto tra cinema e pittura.
Garibaldi a Palermo. Una memorabile pagina del Risorgimento nel capolavoro di Fattori
