Il mio interesse verso questa mostra sta subendo oscillazioni. Appena uscita ho pensato di andarla subito a visitare, visto i nomi degli artisti tra i quali compare anche Barry Reigate, ma poi ho cambiato idea (calo dovuto anche alle critiche alcune positive ma altre così così).
Rude Britannia: British Comic Art, fino al 5 settembre alla Tate Britain di Londra, esplora l’ironia nell’arte inglese. E lo fa con un’analisi ampia, che va dal 1600 ai giorni nostri. Ci sono fumetti, dipinti, video, fotografia, scultura. Ogni genere dove viene messo alla berlina anche il politico di turno (non manca il tanto amato/odiato Tony Blair e la prima amata, ma poi mai rimpianta Margaret Thatcher).
In questo campo gli inglesi sono bravi e non hanno timori di censure. La loro è vera satira che può toccare anche il grottesco. Rimane però un campo rappresentativo molto locale. Ad ogni modo, visto che Londra è meta turistica vacanziera, potrebbe essere una delle mostre più visitate quest’estate.
Rude Britannia: la British Comic Art alla Tate Britain




Continua a leggere: Rude Britannia: la British Comic Art alla Tate Britain
Un disegno a matita ad opera di John Constable, che rappresenta giusto il fondoschiena di una donna nuda, è stato scoperto dopo 145 anni di oblio. Il disegno era stato inserito in un album di vari schizzi, appunti, cartoncini mondani, dal suo ultimo proprietario “cosciente”, un aristocratico inglese di piena età vittoriana.
La pruderie dell’epoca è cosa arcinota. A causa di essa, il nobile in questione ritenne opportuno incollarci sopra un cartoncino di invito a una soirée. Solo oggi il disegno del 1808 è venuto alla luce, quando la casa d’aste che ha gestito la vendita dell’album intero, ha avuto l’ardire di staccare l’invito dal disegno.
Il lavoro che, per quanto recante tracce di colla, è tutto sommato ben conservato grazie a questa “disavventura” secolare, è stato venduto per 20.000 sterline.
UGBOT è il nom de plume dietro al quale si nasconde un illustratore di base a Londra, di nome Gavin Edwards. Il suo blog personale, con appuntamenti e novità, potete trovarlo qui. Il suo account Flickr è questo. Il suo portfolio non trova migliore sistemazione di
questa.
Detto questo, lasciatevi andare nel suo mondo di Looney Tunes inquieti e inquietanti; di idolatrie consumistiche (di cui la divinità principale è il “flying bun” di tante rappresentazioni - tutte nella nostra gallery - il panino volante); genealogie di eroi nerd che non hanno nulla da invidiare all’epica greca, se non per il fatto che sono fluorescenti e vivono al meglio le loro avventure su una maglietta.
Il suo antieroe principale - un nerboruto individuo con un cappello a cilindro che sembra un condom - non ci ispira niente di buono. Fortuna che UGBOT in persona, con tre occhi, è pronto a tutto pur di difendere il suo spazio vitale su una delle 25 stampe di ogni soggetto, disponibili “a un prezzo ragionevole” contattando l’artista via mail.
Continua a leggere: Il mondo di UGBOT disegnato da Gavin Edwards

Lo street artist Banksy è stato inserito da 2000 votanti in una classifica molto particolare: quella dei 50 maggiori eroi britannici non abbastanza celebrati, insieme a scrittori come J.M. Barrie (”scopritore” di Peter Pan), Edward Jenner (padre dell’immunologia) o Michael Faraday (induzione elettromagnetica e tante altre storie).
Gli inglesi festeggiano quest’anno il quindicesimo anniversario della loro “National Lottery”, un’istituzione anche molto benefica, che raccoglie milioni e milioni di sterline ogni anno per le cause più nobili, oltre che per i sogni di ricchezza dei suoi concorrenti, ovviamente.
Sono contento per il risultato dell’ancora anonimo Banksy, solo non sono d’accordo con la definizione di “non celebrato”: non solo alla luce dell’importante tributo che la sua città natale, Bristol, gli ha recentemente dedicato, credo che sia piuttosto osannato dentro o ormai anche fuori la scena street.

La band inglese dei The Hours deve avere più di un occhio attento al mondo dell’arte contemporanea.
Non erano contenti di aver affidato a Damien Hirst in persona la realizzazione della cover art del loro ultimo album See The Light. Allora, hanno deciso di organizzare un contest insieme al Guardian, grazie al quale sarà possibile aggiudicarsi il lavoro originale di Hirst, che ha un valore superiore ai 150,000 euro. Disponibili anche, come premi secondari, 20 litografie della stessa opera.
Originale anche il sito della band, che permette all’utente di scegliere quale delle varie versioni del quadro usare come sfondo.
Via | The Sun