E’ una storia che ha dell’incredibile, tanto assomiglia ad una strana favola.
Più di 500 lavori rimasti sconosciuti fino ad ora, potrebbero riscrivere la storia dell’arte italiana del dopoguerra. Questo secondo alcuni esperiti che hanno visionato il materiale trovato per caso. Li ha realizzati in uno stato di reclusione e di quasi totale isolamento l’artista italiano Pordenone Montanari, che è rimasto chiuso nella sua abitazione in Piemonte, per 18 anni.
E magari non sarebbero mai stati scoperti se la moglie dell’artista non avesse messo in vendita la casa (troppo grande). Raja Khara, interessato a comprare l’abitazione ha così scoperto i lavori, disseminati per tutta la casa, dal pavimento al soffitto e anche nel giardino. Uomo di affari di origine indiana, Khara ha comprato l’abitazione e anche i diritti sulle opere.
I lavori sono stati quindi mostrati allo storico dell’arte inglese Edward Lucie-Smith, che li ha trovati straordinari e degni di esposizione. E si apre così il mese prossimo all’Istituto Italiano di Cultura a Londra, la prima mostra di Montanari, che farà poi tappa in Italia e Russia.
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In contemporanea con Arte Fiera – Art First, Bologna presenta un’importante mostra dedicata a un maestro dell’arte italiana, Giorgio Morandi. Si tratta della stessa esposizione recentemente conclusa al Metropolitan Museum di New York, particolarmente esaustiva per qualità e completezza nell’indagine del percorso dell’artista bolognese.
La mostra ospiterà un centinaio di opere che documentano la produzione morandiana dagli esordi fino ai rapporti con le avanguardie e gli ultimi straordinari risultati di dissolvenza. Fine ultimo di Morandi è sempre stato “esprimere ciò che è nella natura, cioè nel mondo visibile” sempre in modo raffinato e cerebrale.
La mostra rimarrà aperta fino al 13 aprile nella sede del Mambo di via don Minzoni 14. Il costo del biglietto è di 6 euro, che saranno certamente ben spesi trattandosi di una delle mostre chiave del 2009.
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E’ la città come palcoscenico e teatro di eventi, il tema della mostra “Viva l’Italia. L’arte italiana racconta le città tra nascita, sviluppo, crisi. 1948-2008“, dal 25 ottobre all’11 gennaio 2009 a Palazzo della Penna, Perugia.
Un luogo privilegiato e incubatore di avvenimenti ed esperienze, che era stato già affrontato alla Biennale del 1948. De Chirico, Sironi, Guttuso, Vedova e Afro sono stati tra i primi artisti del dopoguerra a indagarla nella pittura. Negli anni Sessanta l’hanno raccontata Giosetta Fioroni, Mimmo Rotella, Mario Schifano. Negli anni Ottanta Arduino Cantafora, in quelli Novanta Bruno Zanichelli e Pierluigi Pusole fino ad arrivare al 2000 con Salvino, Grazia Toderi, Botto & Bruno. In sostanza gli ultimi cinquant’anni d’arte italiana che raccontano la città attraverso più di quaranta lavori.
Inoltre l’opera luminosa inedita “Il volto degli altri” di Marco Lodola verrà installata sulla facciata del Palazzo sede della mostra, curata da Luca Beatrice.
Viva l’Italia. L’arte italiana racconta le città tra nascita, sviluppo, crisi. 1948-2008 - Palazzo della Penna - Perugia


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80 dipinti della Pittura Italiana, parte della collezione del Museo Pushkin, sono in mostra fino a febbraio al Palazzo della Ragione di Verona.
Pittura Italiana del Museo di Pushkin



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Tra le molte perplessità (e il fastidio urticante di vedere una tela di Lucio Fontana intitolata “Concerto” anzichè “Concetto spaziale”) che Il treno dell’arte, partito da Roma il 1°ottobre, mi ha riservato (e a quanto pare non solo a me), una nota positiva sento di doverla registrare.
E’ stata l’opera di Danilo Buccella, quella donna-bambina dall’aspetto sinistro che mi ha guardato dall’alto con fare interrogativo e conturbante, e forse anche quel titolo, “L’abitudine consuma”, che qualche riflessione l’ha pure suscitata.
Buccella ha poco più di trent’anni e per venti ha vissuto in Svizzera, in un’area geografica, quella nordeuropea, che con il suo sole pallido, le sue architetture gotiche e i suoi scenari decadenti, ha evidentemente influenzato la sua arte. Atmosfere nordiche, dunque, inquietanti, un po’ film noir un po’ opera di Munch, esterni notturni o interni dall’arredo austero rischiarati da una luce fredda e, a dominare la scena, queste figurine smunte ed emaciate dall’età indefinita, teste grandi, corpi piccoli ma dagli arti allungati.
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Di solito in Terrasanta ci si va per altri motivi e di questi tempi (per la verità sono anni ormai) non c’è da stare troppo tranquilli. Detto questo se vi trovate a passare in quei paraggi, si svolgerà a giorni una delle mostre più importanti degli ultimi anni, dedicata all’arte italiana contemporanea. “Mentalgrafie Italiane. Viaggio nell’arte contemporanea italiana” sarà ospitata presso le sale del museo d’arte di Tel Aviv per il periodo che va dal 19 luglio al 6 ottobre. Già qualche giorno fa avevo segnalato una mostra, questa a Milano, dedicata all’arte dei nostri giorni.
Speriamo che sia una controtendenza, considerando che il nostro paese è conosciuto sopratutto per la produzione artistica del passato più o meno recente, diciamo fino al Futurismo o giù di lì: Lo è invece assai meno per gli artisti dei nostri giorni, che invece in molti casi sono di ottimo livello.
La mostra si articola in tre sezioni: metafisica letteraria, metafisica ironico-tragica, metafisica analitica, in base alla tesi secondo la quale la pittura di oggi affondi le radici nella metafisica di primo novecento, rappresentate da artisti come De Chirico, Morandi e Alberto Savinio. Nell’esposizione trovano spazio un po’ tutte le correnti dell’arte di casa nostra per arrivare ad artisti “recenti” come Roberto Cuoghi, Patrick Tuttofuoco, Giuseppe Gabellone e l’onnipresente Cattelan.

La mostra in questione si sofferma su un periodo recente dell’arte italiana, meno, diciamo così, celebrato; ovvero il cinquantennio che va dal 1968 ai giorni nostri. Arte italiana 1968-2007 Pittura, verrà inaugurata venerdì 13 luglio a Palazzo Reale di Milano e si protrarrà fino all’11 di novembre. La data del 1968 è stata scelta perchè in qualche modo ha segnato un brusco cambiamento, non solo a livello di società ma anche di arte e specificamente pittura.
Con 200 opere in mostra si passano in rassegna i protagonisti dell’arte italiana di questo scorcio di secolo; un periodo assai meno conosciuto rispetto ad esempio ad altre stagioni ben più celebrate della produzione artistica dello stivale. I nomi presenti oscillano da quelli ben noti, come Renato Guttuso, Domenico Gnoli, Valerio Adami, a quelli meno famosi tipo Lorenzo Tornabuoni, Giancarlo Vitali o Gustavo Foppiani.