
A voler essere precisi bisognerebbe includere Saffo, Leonardo, Wilde e tutti gli artisti per cui l’amore era anche e sopratutto una questione tra esponenti dello stesso sesso. Lo sviluppo storico dell’arte è intrinsecamente legato alla creatività di persone omosessuali, anche se questo viene spesso taciuto. Basti pensare a Jasper Johns che ha realizzato uno dei suoi pezzi più famosi quando la sua relazione con Robert Rauschenberg venne bruscamente interrotta.
Lost and Found: The Lesbian and Gay Presence at the Archives of American Art (Persi e Trovati: la presenza di gay e lesbiche presso l’Archivio dell’American Art) presenta disegni, lettere, fotografie, scritti inediti e rari materiali stampati, tra dimensione pubblica e privata, della comunità di artisti gay americani. La mostra sarà visitabile fino al 13 Febbraio 2011 presso lo Smithsonian’s Donald W. Reynolds Center for American Art and Portraits.
Lesbiche e gay, bisessuali o “finocchi” (queer), poco conformi alle regole e molto inclini alla sperimentazione creativa. Nel dopguerra la situazione culturale americana si apre e l’imperativo diventa ‘fare outing‘, uscire allo scoperto per reclamare diritti civili e dignità a livello umano.
Cosa succede dunque quando si cerca ciò che è stato precedentemente nascosto e trascurato? Ecco il significato di Lost & Found, una mostra che rivela anche l’esistenza di relazioni lesbiche e gay grazie ad un lavoro di ricerca presso l’Archivio di stato delle arti in America? Emerge una verità fatta di altri sentimenti e la necessità di raccontare la storia dell’arte senza peli sulla lingua.
Viene annunciata in questi giorni la grande retrospettiva che il Mart di Trento e Rovereto dedica all’opera scultorea di Amedeo Modigliani. L’allestimento aprirà i battenti dal 18 dicembre al 27 marzo 2011 riunendo per la prima volta opere disclocate ai quattro angoli del mondo.
L’avvicinamento dell’artista livornese alla scultura avvenne con il suo trasferimento da Montmartre a Montparnasse, dove conobbe Constantin Brancusi, scultore rumeno con il quale avviò un intenso scambio concettuale e creativo. Brancusi lo avvicinò all’arte africana e primitiva e dal 1909 Modì cominciò a scolpire, arrivando nel 1912 a presentare la seie delle Cariatidi al Salon d’Automne.
Un’intensa attività scultorea che fa riferimento ad amplissimi bacini culturali esplorati dall’artista. La scultura medievale e quella rinascimentale, lo stile orientale, le ricerche delle avanguardie ed in particolare l’avventura di Picasso. Il catalogo delle sculture di Modigliani comprende 25 sculture identificate, di cui solo 16 appartengono a collezioni pubbliche.

Qualche tempo fa era stato protagonista dei Giochi di Artsblog, ieri invece si è aperta una retrospettiva dedicata a Thomas Eakins (1844-1916) al Lacma di Los Angeles. Manly Pursuits: The Sporting Images of Thomas Eakins (fino al 17 ottobre), prende in esame la storia delle immagini sportive a partire da quelle che sono diventate delle vere e proprie icone (su tutti i dipinti dei Lottatori, dei rematori e dei nuotatori).
La mostra, curata da Ilene Susan Fort, the Gail & John Liebes, traccia una parobola della vita e dell’opera di Eakins, il primo grande artista che si è concentrato a fornire una visione dello sport al di là dei cliché e della rappresentazione più superficiale. Chiaramente, il soggetto aveva un significato speciale per Eakins, fotografo, pittore, scultore e sportivo appassionato, che aveva vissuto il radicale cambiamento all’interno della società americana dopo la guerra civile.
Sport è competizione ma anche tempo libero, una nuova visione della virilità (l’uomo soffre, si mette in discussione, perde anche) alla luce della crescente “femminilizzazione“ della società americana. Eakins partiva proprio dai suoi scatti con la macchina fotografica, che riproduceva dettagliatamente utilizzando la luce e l’ombra come strumenti per scoprire la realtà. Un iperrealismo che descrive bene corpi, volti, campi da gioco, ma anche sentimenti ed emozioni.

Il Leopold Museum di Vienna ha pagato 19 milioni dollari agli eredi della mercante d’arte ebrea Lea Bondi Jaray. La cifra è stata sborsata per risolvere la proprietà di un quadro, un ritratto realizzato da Egon Schiele raffigurante la sua amante Wally, rubato dai nazisti nel 1930 alla famiglia Bondi.
Nel 1998 un procuratore distrettuale degli Stati Uniti aveva posto sotto sequestro il quadro in mostra al Museo d’Arte Moderna di New York in prestito dal Museo Leopold.
Lea Jaray Bondi era morta nel 1969, ma i suoi eredi reclamavano a gran voce la proprietà dell’opera. Adesso, dopo oltre 80 anni, sono stati ampliamente risarciti del furto subito.

Grazie a questa nuova stagione dei Giochi di Artsblog, mi sto accorgendo che la preparazione a livello culturale ed artistico dei nostri lettori è davvero alta. Così, dopo che ieri avete indovinato in un tempo relativamente breve il quadro misterioso di Man Ray, oggi vediamo di fare le cose un pochino più difficili.
Per adesso non voglio aiutarvi troppo, vi dò solo un piccolo indizio, vedremo se saprete sfruttarlo. L’opera che vedete qui sopra è stata parte di una grande mostra che si è conclusa il mese scorso a Parigi. Voglio sapere nome autore e titolo. Forza con le risposte!

Oggi vi propongo un quadro di un artista molto famoso, la cui opera pittorica non è però sempre ben distinguibile. A dire la verità, i più esperti non dovrebbero metterci molto ad indovinare di chi si tratta, ma siccome sono buono, vi dò qualche aiutino.
L’artista in questione è passato attraverso molte identità all’interno della sua carriera artistica, aderendo a molti movimenti e sviluppando una tecnica declinabile a 360° attraverso i più differenti media. Di chi stiamo parlando?
2 punti in palio per chi mi dice titolo ed autore dell’opera.
Il prossimo venerdì 25 giugno ‘Da Fattori a casorati. Capolavori della Collezione Ojetti’, apre ufficialmente al pubblico il Centro Matteucci per l’Arte moderna di Viareggio, luogo di ricerca ed archiviazione tra i più importanti d’Italia per quanto riguarda l’arte moderna.
L’allestimento, che sarà a Viareggio fino al 12 settembre (per poi spostarsi a Tortona dal 25 settembre), celebra la figura del collezionista Ugo Ojetti (1871 – 1946). Letterato e giornalista, fece l’inviato girando il mondo e si occupò da cronista di arte e cultura, impegnandosi anche a divulgare una critica dell’arte non destinata unicamente agli addetti ai lavori.
Nel 1914 acquistò una villa rinascimentale sui colli fiesolani che divenne luogo d’incontro tra scrittori, artisti, intellettuali e politici. Qui Ojetti costruì il suo museo, che si muoveva dall’antico al contemporaneo, da Jacopo della Quercia ad Andreotti, da Poussin a Spadini, passando per Fattori, Lega, Gemito, Pellizza, per giungere ad artisti tanto amati come Bourdelle, Ghiglia, Casorati.
La mostra a Viareggio è il primo tentativo di riunire le opere della collezione Ojetti e si snoda attraverso tre sezioni. I primis Giovanni Fattori ed i suoi capolavori, le piccole tavole macchiaiole e i grandi paesaggi più tardivi. Poi i ritratti e le nature morte di Oscar Ghiglia e infine le sculture di Libero Andreotti. Sullo sfondo le opere di quei pittori dell’Ottocento anti-accademico, Abbati, Borrani, Lega, Morelli e molti altri nomi minori, poco conosciuti, ma di altissimo valore.

Eccoci nuovamente all’appuntamento con i giochi di artsblog. Per l’opera misteriosa, a questo giro vi propongo un lavoro molto bello e particolare, almeno dal mio punto di vista.
Si tratta naturalmente del rifacimento (nel linguaggio musicale si chiamerebbe ‘cover’) di uno dei quadri più famosi di tutta l’arte moderna. In palio 2 punti per chi mi dice nome dell’autore ed anno in cui è tata creato il dipinto che vedete qui sopra.

Eccoci ad un altro appuntamento con i giochi di Artsblog. Oggi abbiamo in palio 2 punti facili facili per chi ha buone conoscenze di arte moderna o per chi, in alternativa, riesce ad usare con velocità e precisione uno strumento come un motore di ricerca.
I quesiti a cui dovete rispondere sono due: Titolo e Autore dell’opera; Movimento artistico-culturale a cui fa riferimento l’autore. Buon divertimento!

Inaugura sabato primo maggio Utopia Matters: dalle Confraternite al Bahaus, a cura di Vivien Greene. 70 le opere in mostra, tra dipinti, sculture, disegni, oggetti di design, fotografie e stampe, per analizzare i passaggi utopici nella storia dell’arte moderna e contemporanea.
Si parte quindi dalle confraternite ottocentesche per arrivare alle avanguardie storiche. Documenti ed opere poco conosciute ma dall’indubbio valore artistico. L’esperienza dei Primitifs francesi, i Nazareni tedeschi, i Preraffaelliti inglesi, William Morris e l’Arts and Crafts, la Cornish Colony americana, il Neo-Impressionismo francese, il De Stijl olandese, il Bauhaus tedesco e il Costruttivismo russo…. e l’esperienza di Monte Verità ad Arona in Svizzera? Spero in cuor mio che non se la siano dimenticati…
La mostra sarà visitabile fino al 25 luglio ed è stata resa possibile grazie ad importanti prestiti provenienti da tutto il mondo.