
Di lui vi avevamo parlato la scorsa estate in occasione di una serie di installazioni per il centro di Milano. Da sabato 8 agosto Cortina d’Ampezzo diventerà un grande spazio espositivo a cielo aperto per le opere di Robert Indiana con la mostra ‘Da Love ad Amor’.
Nato Robert Clark a New Castle, nell’Indiana appunto e nel 1928, l’artista statunitense ha col tempo ha legato la propria fama al linguaggio della Pop Art. La sua ricerca a livello visivo si compone di immagini semplici, dirette, parole brevi e cariche di significato come “Eat” (Mangiare), “Hug” (Abbraccio) e “Love” (Amore).
Scenografo e costumista teatrale, Indiana si è ritirato a vivere nell’isola di Vinalhaven nel Maine, dal 1978. Le sue ‘poesie scultoree’ ospitate dal Comune di Cortina d’Ampezzo con la collaborazione di Farsettiarte e ACP - Art Capital Partners, saranno visibili fino al 30 agosto.

Twenty Street Artist è un progetto commissionato dai Green Day a venti street artist. A ciascuno è stato chiesto di creare un dipinto che si basasse su una delle canzoni del loro nuovo album 21st Century Breakdown.
I lavori adesso sono pronti e seguiranno la band in tour. Ad ogni tappa verrà organizzato un Mini Art show curato da Logan Hicks. I Green Day saranno al Datchforum di Milano il 10 novembre, al Future Show di Bologna l’11 ed ancora il 12 novembre al Palaolimpico di Torino.
La line-up degli artisti è piuttosto nutrita e comprende alcuni nomi che i lettori più attenti di Artsblog dovrebbero conoscere. Eccola: Adam 5100(San Francisco); Broken Crow (Minneapolis); C215 (Paris); Chris Stain (New York); Component (Auckland); Dabs / Myla (Melbourne); Eelus (London); Logan Hicks (New York); Lucamaleonte (Rome); M-City (Poland); Meggs (Melbourne): N10z (Los Angeles); Peat Wollaeger (St Louis); Pisa 73 (Berlin); Ron English (New York); Sadhu (Paris); Sixten (Sweden, Toronto); The London Police (Amsterdam); Will Barras (London)

Si può non impazzire per un artista che si fa chiamare Colin Colorful? Era dai tempi di Sandy dai Mille colori che non sentivo un nome d’arte così. La risposta è decisamente: si, soprattutto se si considera quale canale Colin Colorful (mi piace riscriverlo) ha scelto per la distribuzione - su scala mondiale - del suo ingegno.
Il suo ultimo lavoro consiste nell’invio, per ora, a 10 milioni di titolari di account email di varia natura e destinazione, di altrettante versioni di una serie post-warholiana di lattine di carne marcata Spam. Quella che ha dato il nome alla posta indesiderata. Non si può dire che non sia un successo.
Che chi lo ha già definito un “clone di Cattelan, al comando di un battaglione di Jackson Pollock digitali”. C’è anche chi, più semplicemente, lo ha denunciato. Fu vera arte? O fu solo finto spam?
Via | emailwire

Giovedì, alla PowerHouse Arena, una libreria e galleria d’arte di Brooklyn, tre leggende della graffiti art di vent’anni fa si sono scontrate con altrettanti poliziotti. Il risultato dell’evento non è stato né dell’ottima pubblicità per i primi (che in fondo non ne hanno più bisogno) né una promozione per i secondi (che in fono sono - due su tre - già in pensione). In realtà, lo scontro è avvenuto sottoforma di una conferenza-dibattito, di cui tutti i protagonisti sedevano comodamente in poltrone di design e sorseggiavano cocktail per scogliersi la lingua il più possibile.
Erano come interpreti di buoni e cattivi di un film d’azione che si ritrovano alla fine delle riprese a cenare tutti insieme allegramente. Solo, in questo caso era vera, non solo realistica, anche la prima parte. Questi uomini si sono rincorsi, menati, odiati per lunghi anni newyorkesi, e vederli così rilassati (anche se nelle foto ufficiali dell’evento gli artisti figurano sempre di spalle) fa certamente una grossa impressione.
Gli artisti erano Ellis Gallagher, Fernando Carlo (a.k.a. Cope2) e Alain Maridueña (a.k.a. Alain Ket). Cope2 è stato il più “collaborativo”, quello che maggiormente si è complimentato con Joseph Rivera, il poliziotto (fra i tre presenti) autore di “Vandal Squad: Inside the New York City Transit Police Department, 1984-2004″, pubblicato dalla stessa PowerHouse. Si tratta di un libro molto controverso, che racconta degli anni passati a combattere questo tipo di crimine, pur ammirandolo e comprendendolo meglio di molti critici.
foto | Michael Appleton per il New York Times

Ogni mese una nuova categoria lavorativa apre a Twitter. Questa volta sembra essere quella dei critici d’arte, anche molto blasonati, come quello che risponde al nome di Blake Gopnik, il critico in forza al Washington Post. Il quale, checché ne dica il sempre snob Tyler Green (anche lui su Twitter, del resto), del raffinato blog d’arte di Artsjournal, è pure sempre uno dei più influenti giornalisti nel suo settore. Uno degli ultimi settori, del resto, insieme a quello della gastronomia, in cui pare si possa realmente incidere nella realtà che si racconta.
Tyler Green non fa che accusarlo di trombonismo e scontatezza, sia dalle colonne del suo blog che dai tweet (sic) del suo Twitter (che, lo ricordiamo a questo punto, non è altro che il più diffuso sistema di microblogging al mondo, vale a dire di blog con post di 140 caratteri). Sono le normali accuse di un blogger con l’invidia del cartaceo, o c’è un fondamento di verità nel suo atteggiamento?
Dopo esserci iscritti al Twitter di Blake Gopnik, dobbiamo ammettere, non abbiamo notato particolari vecchili nell’espressione del pensiero, né nella scelta dei contenuti. Anzi, ci ha sorpreso la scarsezza di link/spam ai propri articoli sul Washington Post e la presenza di molti spunti interessanti su dove dirigere la propria attenzione, in un mercato forse poco toccato dalla crisi finanziaria, per il momento, ma comunque a rischio perenne di essere frainteso o male influenzato. E il fatto che questo avvenga attraverso uno strumento semplice e all’avanguardia tecnologica come Twitter non ci fa che sperare in un mondo migliore.

Fino a qualche giorno fa, il Minneapolis Sculpture Garden era dotato di un ponte a forma di cucchiaio, lo Spoonbridge, e questo Spoonbridge era dotato di una grande ciliegia a tutto tondo, posata sulla sua sommità. Ora, se il giardino in questione continua ad essere dotato del suo ponte, la ciliegia che lo adornava dal 2006 è scomparsa, perché logorata dal tempo e dalla intemperie: per qualche giorno sarà off-set, fino a metà aprile, per essere debitamente restaurata.
Con molta simpatia, i blogger del giardino hanno lanciato un concorso che premierà l’idea più originale per rimpiazzare momentaneamente la ciliegia. Qualche proposta è già arrivata, come potete vedere nella galleria. Il Walker Museum ha un corporate blog veramente ben fatto.
Dopo il misurato entusiasmo per l’apertura di Basel, giornata dedicata a Pulse Scope PhotoMiami, Art Asia e ArtMiami, che è un po’ come vedere di fila tre posticipi di serie b dopo Milan - Inter.
Scope e PhotoMiami sono quasi imbarazzanti, qualità media veramente modesta e cova la speranza che la crisi in corso operi da selezione naturale eliminando Gallerie (e artisti) che con la parola Arte hanno veramente poco a che fare.
Un poco meglio Art Asia mentre si salva Pulse con un panorama a tratti interessante, piccoli stands e opere scelte, presenti gallerie che in passato hanno fatto Scope e quest’anno hanno giustamente scelto la più misurata Pulse (Scope assomigliava più a un Suk che a una fiera). Tra queste ultime ad esempio l’italiana Bonelli di Mantova presente nella sezione giovani.
Tra le Gallerie più interessanti sicuramente si segnala C.Clark di San Francisco con l’artista Jonathan Solo già tutto venduto nelle prime ore della fiera.
Poi, piacevolissima sorpresa, successo di critica e pubblico per la “nostrana” Enrico Fornello che presentava fotografie di Ghirri, Sotsass e Pettena, sulla scia del progetto anni 70 che sta sviluppando in Italia.
Molti i curatori di musei interessati ai lavori presenti e a questo tipo di fotografia Italiana concettuale, ma non solo. Fornello e il suo braccio destro Sara Wunderli hanno avuto il loro bel da fare per soddisfare la curiosità dei molti collezionisti e non, colpiti dal bello stand del gallerista Pratese, mai banale e scontato.
Continua a leggere: Pulse, Scope, PhotoMiami, Art Asia e Art Miami - Live -
Ho trovato questo video di D. Westry, lo “Speed Art Man“.
L’artista realizza con grande destrezza e rapidità un realistico ritratto del candidato alla presidenza degli Stati Uniti d’America Barak Obama.
La performance è divertente. C’è molta (forse solo) tecnica. Il che potrebbe anche voler essere in qualche modo provocatorio.
Daniel Edwards ha colpito ancora, con una nuova scultura che ritrae questa volta Michelle Obama, la moglie di uno dei due candidati alla Casa Bianca, nuda con una bandiera americana stampata sul petto!
Nessuno scandalo credo, ma solo molta pubblicità per l’artista e diciamolo pure, per la coppia quasi presidenziale.
Via | Espresso