
Se anche voi, come molti miliardari cinesi, pensate che il prezzo degli immobili e dei titoli borsistici sia salito troppo in alto per non dover presto cominciare a scendere, forse questa perla da 167 milioni di dollari fa al caso vostro.
Scherzi a parte, il mercato dell’arte è sempre più apprezzato dai nuovi ricchi del mondo orientale, per le maggiori sicurezze che sembra dare loro, anche in questo delicato momento. Non ultima, la certezza che può dare una perla “imperiale” settecentesca, appartenuta a Yongzheng in persona, della dinastia Quing.
Sarà merito di Sotheby’s, a Hong Kong, far sì che una tale aspettativa sul realizzo possa essere rispettata o no. Noi gli facciamo i nostri migliori auguri, perché sarebbe un record mondiale.
Circa 150 minature, dal 12 marzo al 6 giugno, orneranno le sale del Mao (Museo di arte orientale) di Torino. Si tratta della collezione Ducrot, che raccoglie dei preziosissimi a tempera su carta risalenti a un periodo compreso tra il XVII e il XIX secolo, quando nell’area nord-occidentale e centrale del sub-continente indiano la resistenza dei principi indiani Rājpūt si contrappose all’impero musulmano Mugal.
Si tratta di un patrimonio inestimabile: questa tecnica è erede della tradizione religiosa dei testi miniati, una delle più raffinate tra quelle orientali. Tratti netti, campiture di colore, una iconografia classica e ben definita mettono in scena soggetti della tradizione religiosa indiana. Un modo per immergersi nella tradizione di un popolo antico attraverso la bellezza delle sue arti e della cultura.
Infatti, non si apprezza soltanto la tecnica o la fattura delle miniature, ma ciò che ci esse ci possono restituire dei costumi e delle credenze religiose di questo popolo: i loro modi di produrre musica, i testi poetici, la vita di corte: tutto è filtrato attraverso l’eleganza e la semplicità formale di queste composizioni pittoriche.

Uno dei tanti danni che ha portato la guerra contro gli USA al Vietnam è culturale, e strettamente artistico in questo caso. Si tratta del fatto che sul finire degli anni ‘60 il Governo nordvietnamita decise di mettere in salvo la maggior parte dei tesori artistici fino ad allora conservati a Hanoi, allora capitale, distribuendoli in varie località rurali.
Furono per questo realizzate moltissime copie delle opere da salvaguardare dal pericolo di bombardamento americano. Oggi, di molte di esse, a fronte anche di molti originali perduti o trafugati, non è possibile riconoscere con certezza l’originalità o meno.
La situazione è talmente estesa che anche il direttore del principale museo nazionale vietnamita, Truong Quoc Binh, ha idea della natura dei manufatti che continua a conservare con le stesse cure che userebbe, ovviamente, per degli originali confermati. Una speciale task force sarà costituita per la valutazione, di caso in caso, della genuinità delle opere, ma il rischio è che buona parte dell’arte di Hanoi abbia perso per sempre la sua identità.
I guerrieri dell’Esercito di Terracotta di Qin Shi Huang sono arrivati a Torino e vi rimarranno fino al 16 novembre. “Il Celeste Impero. Dall’Esercito di Terracotta alla via della seta“, in mostra al Museo di Antichità di Torino, si presenta come una grande occasione per scoprire più di mille anni di arte e storia cinese. I guerrieri sono solo 6, ma esposte ci sono quasi 200 opere provenienti dai principali musei cinesi.
Scoperto casualmente nel 1974, l’Esercito in mostra a Torino si compone di un ufficiale con armatura, due soldati semplici, un auriga, un balestriere inginocchiato e un ginnasta, scelti per dare idea della varietà degli elementi che lo compongono.
Tra le opere raccolte c’è il Buddha Maitreya di oltre due metri, rinvenuto nelle grotte di Longmen, che appartiene al periodo della dinastia Tang. Ci sono sette tra i più importanti reperti di legno laccato, parte del corredo funebre della Marchesa di Dai, il cui corpo è stato trovato intatto. Le lacche variopinte erano considerate nell’epoca Han ancora più preziose del bronzo e rappresentative dell’elite. E poi, tra i tanti lavori, sono visibili in anteprima alcune significative opere che fanno parte delle raccolte del Museo d’Arte Orientale di Torino, che aprirà il 5 dicembre.
La mostra è curata da Sabrina Rastelli e Maurizio Scarpari; l’ambientazione è di Andrea Bruno. Per approfondimenti, informazioni e visione di altre immagini vi rimando al sito Fondazione per l’Arte, organizzatrice dell’evento.
Stimato soltanto fra le 100 e le 200 sterline, prima di essere venduto 1000 volte più caro, un piccolo vaso (da bagno) di cristallo battuto in un’asta di provincia inglese potrebbe essere un rarissimo manufatto islamico dell’XI secolo d.C.
Dopo un’estenuante corsa al rialzo, è stato finalmente venduto per 220.000 sterline, come se fosse francese del XIX sec. Solo, ora che si sta per dimostrare che può essere un pezzo della collezione del califfato Fatimida, collezione della quale di conservano poco più di 5 pezzi, potrebbe valerne milioni. La maggior parte delle collezioni di cristalli decorati dello stesso periodo sarebbero stati distrutti da un impeto iconoclasta da parte del “Saladino”, che successo in Egitto alla dinastia dei Fatimidi. Gli stessi ricchi zoomorfi che un tempo li avrebbero condannati, oggi aumentano ulteriormente il loro valore sul mercato.
Chi sospetta del reale valore del manufatto grida allo scandalo per il prezzo relativamente basso all’asta, ma evidentemente non è stato l’uomo giusto al posto giusto.
Chiuso dalla caduta del regime di Saddam Hussein, saccheggiato di quasi tutto il saccheggiabile, il Museo Nazionale dell’Iraq, a Baghdad, riapre, per ora, con le sue gallerie principali, quelle dotate delle opere più monumentali, difficili da trasportare e, per fortuna, anche più preziose.
Finanziate anche dal Ministero della Cultura italiano, le due ali d’arte assira e islamica, sono solo il punto di partenza di un progetto più vasto, che prevede la graduale riattivazione di altre 16 gallerie.
Punti di forza, per ora, due bassorilievi dal Palazzo Reale di Khorsabad.
Il museo è diretto da una studiosa irachena, Amira Edan (nella foto, mentre guida in un tour del museo degli ufficiali americani).
foto | the art newspaper