Una mostra a Palazzo Reale a Milano riunisce i cinque protagonisti del movimento della Transavanguardia in una grande esposizione tematica. L’iniziativa si svolge in concomitanza con le rispettive personali degli artisti, variamente distribuite sul territorio: Sandro Chia a Modena, Francesco Clemente a Palermo, Enzo Cucchi a Catanzaro, Nicola De Maria a Prato e Mimmo Paladino a Roma.
Alla mostra si affiancano giornate di studio con i contributi di filosofi come Massimo Cacciari, Gianni Vattimo e Franco Rella, sotto la direzione di Achille Bonito Oliva, che della transavanguardia fu mentore e principale figura di riferimento in ambito critico. Nell’anno in cui si celebra l’Arte Povera c’è quindi anche l’occasione di conoscere da vicino il movimento che di quell’esperienza fu in parte una risposta e un tentativo di superamento.
Nel segno del ritorno alla pittura e alla manualità, e in contrapposizione alle derive minimali e astratte di un concettualismo imperante, la Transavanguardia rivendicava in primo luogo la centralità dell’individualità artistica, dell’espressione del soggetto fuori dalle logiche della voce collettiva, dentro la quale l’artista rischia il soffocamento e l’anomia. L’estetica non si priva del confronto con i grandi del passato e persino dell’aperta citazione degli stessi, in quella che Bonito Oliva definisce la fine della dittatura del darwinismo evoluzionistico nel campo dell’arte.

La Fondazione Arnaldo Pomodoro annuncia la chiusura della sua attività espositiva, annullando di conseguenza la mostra di Giuseppe Penone prevista a partire da ottobre. E’ davvero un peccato, ma le occasioni per riscoprire l’opera di questo importante artista italiano, nell’anno in cui si celebra l’Arte povera, non mancano. Fino all’8 gennaio è possibile vedere al MAXXI di Roma Sculture di linfa, opera permanente proposta nell’ambito di Omaggio all’Arte Povera: Jannis Kounellis, Giuseppe Penone e Gilberto Zorio.
Alla Triennale di Milano, invece, sono molte le opere di Penone esposte per Arte Povera 2011, mostra curata dallo stesso Germano Celant - il critico d’arte che coniò l’espressione e per primo riunì diversi artisti in un’unica corrente con il nome, appunto, di Arte povera - e aperta fino al 29 gennaio. Mentre in edicola e in libreria, nel numero di novembre della prestigiosa rivista alfabeta2, una lunga serie di immagini dell’opera di Penone fa da contrappunto all’intero contenuto della rivista, che contiene anche una lunga intervista all’artista a cura di Bruno Corà.
Se chiudi gli occhi all’ascolto ti viene l’impulso di aprire l’ombrello, ma quel rumore non è pioggia in realtò. Al Muzeul National de Arta Contemporana di Bucarest fino al 12 giugno 2011, ecco l’installazione dell’artista Zimoun e dell’architetto Hannes Zweifel: 2.000 scatoloni di cartone assemblati in una elaborata struttura tutta vuoti e pieni.
Aggiungete 200 piccoli motori DC collegati a un filo metallico, sistemati qua è là e il gioco è fatto; Zimoun, artista svizzero classe 1977, è uno specialista di questo tipo di strutture architettoniche che generano suoni grazie a supporti meccanici.
Insieme a Hannes Zweifel, condivide la fascinazione per i materiali grezzi e la relativa semplicità delle composizioni, la loro collocazione negli spazi, il tipo di movimento che ne scaturisce. L’installazione è stata presentata in occasione del Rokolectiv di quest’anno, un fesival di musica elettronica ed arti correlate giunto alla sesta edizione, che ha visto la presenza di Staalplaat Soundsystem and Feedbacksociety.
Emilio Antinori, giovane industrial designer italiano, è l’autore della scultura monumentale GAM age riportata in foto.
Interessato a indagare il riuso e l’azione integrata della materia agricola e industriale assimilando e ricontestualizzando elementi dell’Arte povera e della land Art, l’autore con GAM age riflette sulle conseguenze della trasformazione della materia di scarto sull’organismo umano. I materiali utilizzati sono tutti scarti dall’information technology, quali tastiere, scocche, radio, telefoni, elettrodomestici.
L’opera sarà esposta dal 17 gennaio al 3 febbraio all’interno della mostra CABBAGE a cura di Camilla Boemio, presso gli Antichi Forni di Macerata.
L’ingresso è libero
Aprirà il prossimo 17 dicembre la mostra “Arte Povera: energia e metamorfosi dei materiali. Opere dalle collezioni del Mart”: per chi non avesse mai visitato quel gioiello di Villa Panza, o per chi ci torna sempre volentieri, ecco una nuova ottima scusa.
Arrivano a Varese direttamente dal Mart di Rovereto venti opere dell’avanguardia dell’Arte Povera, tra cui due installazioni in ferro, legno e carbone di Jannis Kounellis, un igloo di Mario Merz, la famosa “Orchestra di stracci” di Michelangelo Pistoletto, una delle “stelle” di Gilberto Zorio, un arazzo di Alighiero Boetti e un’opera di Giuseppe Penone.
Le opere saranno allestite sia nelle sale della Villa, sia nello spazio delle Scuderie, andandosi ad unire alla Collezione d’arte contemporanea della Villa del FAI - Fondo Ambiente Italiano: ricchezza degli spazi e “povertà” dei materiali delle opere in mostra, per un contrasto e un dialogo di sicuro effetto. Fino al 28 marzo.
Dal prossimo 29 novembre il Museo Archeologico Nazionale ospiterà l’installazione “L’Ora X. Né prima né dopo”: si tratta din un intervento creato su micura per la Sala della Meridiana, al piano superiore del palazzo, che ha suggerito a Giulio Paolini di lavorare sul tema del tempo.
Artista, scultore, pittore e scenofrago, Paolini per questa occasione presenterà 12 sue opere, più o meno recenti: 4 lavori sono “veri” e allestiti al centro della sala (Tre per tre - Ognuno è l’altro o nessuno, Alfa -Un autore senza nome, Omega - Il corpo dell’opera e Capogiro - Lo sguardo dello spettatore), mentre gli altri saranno riprodotti in forma di proiezione continua in alternanza alle opere “fisiche”.
L’arte di Giulio Paolini mette sempre in scena un’autoriflessione sull’essere arte: in questa occasione, le dodici opere, come le dodici ore dell’orologio, si rivelano nel loro susseguirsi nel tempo, mentre lo spettatore assiste al “teatro dell’opera” nel suo svelarsi e annullarsi.
E il vuoto a cui di fatto questa messinscena teatrale porta viene definito da Paolini come “un vuoto che allude a un pieno incalcolabile, indeterminato, dettato dall’inesauribile susseguirsi delle diverse esperienze che danno vita all’avventura dell’arte”. Un’installazione di sicuro effetto, da uno dei maestri dell’arte concettuale italiana. Fino al 18 gennaio.
Ha aperto da pochi giorni al MAMbo un’importante retrospettiva su Gilberto Zorio, uno dei padri dell’Arte povera, il cui lavoro è incentrato sui simboli, sull’energia, sulla materia e i suoi mutamenti.
Per la mostra, che presenta lavori di Zorio dal 1966 al 2009, l’artista ha realizzato appositamente “Torre Stella Bologna”, una sorta di imponente fortezza dalla pianta a forma di stella a cinque punte, collocata nella Sala delle Ciminiere. La forma dell’opera non è direttamente percepibile, ma seguendone il grande perimetro la si scopre.
Molte le stelle in mostra: è un simbolo atavico amato da Zorio, che la definisce “proiezione del cosmo nella nostra considerazione delle cose”. Da “Stella incandescente” del 1972 a “Stella di giavellotti” del 1974, da “Stella di bronzo” del 1978 a “Stella Pyrex” di quest’anno.
Altri elementi ricorrenti nel suo mondo sono ad esempio la canoa e il giavellotto, con l’alchimia che sempre fa da sfondo alle sue ricerche. Alchemia come processo di trasformazione degli elementi utilizzati nell’arte, come ad esempio come l’ossidazione o l’evaporazione. Una delle cose che più preferisco del lavoro di Zorio è data dal fatto che le sue sculture sono quasi sempre di grandi dimensioni, ma spesso i materiali sono delicati e quasi fragili… Per i molti amanti di Zorio, fino al 7 febbraio 2010.
Da ieri e per questo lungo week end di festa, la Tate Modern di Londra offre una serie di eventi di arte partecipativa, filmati, performance, che si ispirano all’Arte Povera e al Post-minimalismo.
“UBS Openings: The Long Weekend Do It Yourself“, titolo della manifestazione, ripropone in versione modernizzata nella Turbine Hall (lo spazio dove si tengono normalmente le installazioni monumentali della Unilever Series), il lavoro di Robert Morris “Bodyspacemotionthings”. Un’installazione che comporta un’interazione fisica simile a quella proposta nei parchi giochi dei bambini.
Michelangelo Pistoletto insieme alla moglie Maria, oggi riproporrà la processione con sfera gigante di giornali compiuta nel 1966 per le strade di Torino. Partendo dalla Tate Modern, percorrerà il Millenium Bridge, attraverserà alcune strade di Londra, per poi fare ritorno al museo in barca.
Paola Pivi chiuderà lunedì questo speciale week end di arte alla Tate Modern, con l’inedita performance “1000″. Alle 17, nella parte della mezzanina, 1000 persone urleranno all’unisono.
Per i dettagli dei tanti eventi, il calendario del sito.
Apre il 28 maggio alla sempre stimolante Galleria Ca’ di Fra’ una mostra dedicata a Piero Gilardi in cui sarà possibile apprezzare dal vivo i suoi celebri “Tappeti Natura”.
La mostra presenta, infatti, gli storici tappeti realizzati dagli anni ’60, opere generate dalla ricerca sull’oggetto artistico fruibile. Sono pezzi in poliuretano espanso intagliato e riproducono elementi vegetali e minerali in modo fortemente realistico: sculture naturalistiche ma “sintetiche”, simboli di denuncia di una vita sempre più artificiale, dove si arriva a copiare il vero per creare il falso. Sculture all’apparenza quasi ludiche, dal vivo sono bellissime!
Piero Gilardi è un esponente dell’Arte Povera, ma con i suoi Tappeti Natura si è avvicinato alla Land Art, inserendoli talvolta direttamente nel paesaggio reale. Tutta la sua ricerca artistica è stata rivolta alle relazioni tra l’uomo, gli uomini e la natura, e i tappeti sono emblema della relazione dell’uomo con l’industria e la società dei consumi. Fino al 31 luglio.
Galleria Ca’ di Fra’
Via Carlo Farini 2, Milano
Doppio appuntamento con Jannis Kounellis a Bergamo, dal 23 maggio. Infatti, la Galleria Fumagalli e il Museo Adriano Bernareggi dedicano rispettivamente all’artista greco una personale e un’unica installazione realizzata site specific.
La Galleria propone una selezione di lavori inediti ad hoc e una grande opera storica, realizzata dall’artista negli anni ’60. L’ex Oratorio di San Lupo, un suggestivo edificio risalente al 1700, ospiterà un lavoro in cui l’arte povera di Kounellis ricoprirà di cappotti l’intero pavimento, sotto il quale venivano un tempo sepolti i defunti, mentre un’imponente croce in ferro occuperà in bilico lo spazio interno dell’edificio, con una inclinazione che cita e rimanda alla rappresentazioni di Cristo.
Anche nei grandi spazi della Galleria Fumagalli tornano i cappotti, segno della presenza dell’uomo nel lessico dell’artista. Immersi in un sordo suono di tamburo, i cappotti sono qui proposti stritolati tra lastre in ferro, scomposti. I materiali e le risorse formali dell’arte povera, di cui Kounellis è uno degli esponenti storici, sono sobri, diretti, e generano facilmente evocazioni del sacro.
Dunque due ambientazioni diverse, tipologicamente e spazialmente, ma anche due committenze diverse per un tributo ad un grande maestro, che a Bergamo propone una riflessione sull’arte e sull’uomo, testimonianza delle riflessioni poetiche da sempre al centro del suo affascinante lavoro. Fino al 26 settembre.