
Masat (Madrid Street Takeover Advertising) è un interessante progetto di arte pubblica che utilizza gli spazi dedicati alla cartellonista pubblicitaria. In corrispondenza di 53 fermate di autobus e tram nella capitale spagnola, a fine marzo sono stati installati 106 poster elaborati da altrettanti artisti, sociologhi, insegnanti, avvocati e galleristi. Non si tratta di fotografie o elaborazioni grafiche, ma di “semplici” testi, nero su bianco.
L’operazione, dichiaratamente di disobbedienza civile e non autorizzata, ha preso di mira le pensiline gestite dalla società di affissioni Cemusa. Ne è nato un dialogo pubblico importante e uno sguardo collettivo alle reali possibilità comunicative nello spazio pubblico.
Tra gli artisti che hanno partecipato c’è il torinese BR1 (che avevamo conosciuto per i suoi poster), lo stencil artist americano Logan Hicks, il pop-artist americano Ron English, Remed, Swoon e molti altri. I testi affissi non sono stati firmati (a volte una scritta anonima ha più forza, perché chiunque se ne può “impadronire”), ma potete vedere la lista completa dei lavori e dei rispettivi autori a questo link.
“SPAM nasce per contrastare il potere massiccio della comunicazione mediatica di disinformazione“. Si presenta così un gruppo che recentemente è apparso fra Firenze e Siena con una serie di invasioni urbane: in tutto 8 le azioni, che sul sito vengono riportate come “Attack”.
In realtà questi “attacchi” son del tutto rispettosi dell’ambiente urbano: Spam agisce utilizzando principalmente fogli di cartoncino incollati sui muri, totalmente rimovibili con intervento urmano diretto o riassobiti dallo stesso ecositema città che li ospita nel tempo. Questa modalità di azione, il non lasciare traccia, è parte cotitutiva della filosofia del progetto.
In particolare della serie mi piacciono “Attack n 5 - Lo studio nuoce gravemente al regime” (200 fogli in bianco e nero inseriti nei volumi delle Biblioteca delle Oblate e della Biblioteca Umanistica a Firenze) e “Attack n 8″, realizzato a Colle Val d’Elsa, nei pressi di Siena, per la riflessione su come possa cambiare la recezione di un intervento di street art in un piccolo centro urbano. Cito a tal proposito un frammento dal loro testo:
“[…] qui la gente non è indifferente o abituata a tali “performance”. Ogni piccolo cambiamento è percepito dalle persone del posto come una nuova intrusione, che viola il loro ambiente privato. Qui i muri sulle strade non sono di anonimi uffici o negozi, come nelle grandi città, sono di persone comuni. Sono della signora anziana che abita qui da decenni, sono della coppietta che si è appena presa un appartamento in questo paesino. Sono dunque custoditi gelosamente e con molta cura. […]”
Il resto guardatelo sul sito.
Il Cursore Urbano (Urban Cursor) è un intervento di arte pubblica realizzato da Sebastian Campion, meglio noto al secolo come Guerrilla Inovation.
L’opera consiste in un cursore da computer tridimensionale di grandi dimensioni, che sbuca dallo schermo per posizionarsi direttamente sul mondo fisico in piazze e strade trasformandosi in un’installazione urbana mobile. Dentro l’oggetto si cela un GPS che consente di tracciare i movimenti del cursore su una mappa virtuale. L’idea è semplice e bellissima: lo spazio virtuale di internet e quello urbano si incontrano per stimolare forme ibride di socializzazione e reinventare i confini e l’uso degli spazi pubblici. La gente è infatti invitata ad interagire con il cursore giocandoci, spostandolo in punti diversi della città e stimolando a loro volta negli altri nuove interazioni. In questo modo si ottiene una mappa che dalla strada ritorna alla dimensione dei pixel.
Urban cursor è stato realizzato per la prima volta in Ctalogna (Spagna) presso il Festival Ingràvid (23-27 settembre 2009). Francamente, voto altissimo per questa opera che apre a narrative e interazioni insaspettate la città.
All’interno del panorama dell’arte urbana nazionale, c’è una voce fuori dal coro, che spiazza e sorprende con i suoi interventi minimali ed intelligenti. Sto parlando di Clet, poliedrico artista di base a Firenze, del cui omino comune vi avevamo parlato poco tempo fa.
Un artista politicamente scorretto, che predilige interventi sui cartelli stradali, trasformando la segnaletica in opere d’arte sottili. Il meccanismo del suo linguaggio è semplice. Secondo C.S. Peirce, il padre della semiotica (la scienza che studia i segni), un cartello stradale è un Indice, un segno collegato all’oggetto che indica tramite un nesso causale.
Così Clet, a volte utilizza il significato si un cartello e lo decontestualizza attraverso l’aggiunta un elemento di novità. A volte usa il cartello principalmente come elemento estetico, come nel caso del ‘rettangolo bianco orizzontale su cerchio rosso’ (il senso unico o divieto di circolazione), che diventa una pesante croce, un fardello da portare per il suo omino comune (e quindi anche il senso unico trova nuova collocazione a livello di significato)…
Arte urbana, con Clet Firenze torna a sorridere e riflettere




Continua a leggere: Arte urbana, con Clet Firenze torna a sorridere e riflettere

“Radio of Songs In People’s Head” è un canale dedicato al boadcasting di musica ideato da Melissa Mongiat e Mouna Andraos in colaborazione con Brigitte Henri e Kelsey Snook.
Il progetto è stato lanciat nel 2011, ma non è una semplice radio. Sudiando le possibilità di interazione nello spazio publico, Radio of Songs In People’s Head prende vita atraverso capsule colorate prgettate per diventare vere e proprie installazioni urbane. L’interazione non si limita peò all’ascolto. I passanti, infatti, usufruendo di un semplice sistema di registrazione, sono invitati a entrare nella capsula e a collaborare alla trasmisione aggiungendo materiali sonori. Il tutto confluisce in un broadcast live online, disseminato sul territorio fisico.
Il progetto fa parte della mosra OPEN sign al Marshall McLuhan Salon presso l’amnasciata del Canada, a cura di Heather Kelley.

Già a partire dalle rivolte studentesche del maggio parigino (1968 - “L’immaginazione al potere”), i graffiti e l’arte spontanea di strada avevano accompagnato e dato voce ai manifestanti. Dopo il 2001, con la nascita dei movimenti “altermondialisti” (Seattle, Genova, Firenze, Roma… fino alla May Day Parade di Milano) la protesta si è fatta sempre più creativa, includendo operazioni di guerrilla art e performance urbane.
Questa premessa era doverosa, perché credo che in qualche modo la libertà d’opinione e d’espressione si misurino anche dalle possibilità attraverso cui le persone possono manifestare il proprio pensiero. La protesta creativa quindi è un grande approdo, perché implica che le forme della rivolta sociale, dell’attivismo politico e dell’attivismo artistico, si sono mescolate e si possono ricombinare.
Ecco perché sono contento nel vedere che anche in Egitto, dopo le dimissioni di Mubarak di venerdì sera, i manifestanti hanno cominciato a portare per strada poster e cartelli che ripensano, creativamente, trenta anni di potere oligarchico. Caduta la pressione della censura, adesso la rivoluzione passa per le rose che le ragazze portano ai soldati, la satira, gli slogan, le scritte colorate, i concerti, le pitture e il teatro di strada. L’arte è da sempre uno strumento fantastico, capace di lasciar esprimere, a chi la pratica, la rabbia e la frustrazione per ciò che ha passato, e le aspirazioni per un futuro migliore.
Photo Credits Emilio Morenatti, Associated Press.
Continua a leggere: Poesia, pittura e arti di strada. In Egitto la protesta è creativa
Gli artisti di Bunker108, ovvero Etnik e Duke1, hanno realizzato un bell’intervento di arte urbana a Firenze. In tre giorni hanno dipinto un murales di 80 mq sulla parete esterna della palestra della scuola dell’Infanzia Sandro Pertini (Piazza Istria).
Il video documenta tutte le fasi della realizzazione, dalla stesura del ‘biancone’, agli sfondi con gli outline dei palloni aerostatici di sfondo, fantastiche creature e navicelle volanti. La vista dalle colline (in stile toscano ma colorate come ad indicare nuove prospettive di contaminazione) si perde pian piano in una situazione di gioiosa immobilità fluttuante, dove la fantasia può perdersi in tutta tranquillità ed immaginare nuove storie per il futuro.
Vi ricordate di Beast, che qualche tempo fa aveva piazzato in giro per Milano dei manifesti pubblicitari dove Berlusconi impersonava John Lennon a fianco di Yoko Ono? In questi giorni questo anomalo artista urbano è tornato a colpire.
La sua nuova incursione si è concentrata questa volta in Largo Cairoli a Milano. La tecnica è sempre quella della guerrilla art, che utlizza gli strumenti dell’advertising e della comunicazione pubblicitaria per fornire una narrazione “altra”. Nel contesto urbano, su un marciapiede, sono stati inseriti dei totem. Protagonista, un Berlusconi in fasce, che abbraccia teneramente un neonato.
Since 1936 (il 1936 è la data di nascita di Mr. B) è il titolo dell’opera, che con un linguaggio tutto particolare, che utilizza il cinismo del linguaggio promozionale, ironizza su anni di scandali pubblici e privilegi privati del premier.
Per saperne di più, ecco il nuovo sito di Beast.
Since 1936 - Berlusconi in fasce: Beast torna a colpire a Milano









Si è aperta sabato scorso, con una bella sessione di pittura dal vivo, Urban Live Painting allo Spazio Concept, una collettiva di arte urbana che sarà visitabile fino a giovedì 3 febbraio (in orario serale, 18-21). La formula è quella che Luigi Mauri porta avanti ormai da quasi tre anni.
La galleria diventa uno spazio di lavoro dove gli artisti, oltre che esporre, si incontrano e si mettono in gioco. Al pubblico la possibilità di vedere in faccia alcuni degli street artist maggiormente attivi sulla scena nazionale, scoprire tecniche e confrontare idee realizzative.
A questo turno erano presenti quattro italiani (Pixel Pancho, Cristian Sonda, Sea Creative e Zed 1) insieme ad un’ospite speciale dalla Spagna, la catalana Btoy, che ha realizzato un ritratto in tecnica mista stencil e spray. In mostra opere originali di questi autori insieme a lavori di Erik Hikups, Orticanoodles (la nuova serie degli Andy Warhol – Pop Art Never Die e il Gandhi), Guildor, Marco Teatro e Mambo.
Come penso saprete, mi piace l’arte urbana perché riesce ad essere una sintesi tra la storia, le culture, gli stili ed arriva alla gente per la sua potenza estetica o per il suo messaggio, prima ancora che per il suo valore economico.
Così oggi voglio condividere con voi alcune immagini del lavoro di Flix, architetto venezuelano di 30 anni. Partito dalle strade di Caracas, con i suoi poster, graffiti e sculture urbane, è arrivato fino al Cairo, Madrid e Parigi. Da una parte il suo lavoro è politico, tratta di riscaldamento globale, mancanza di spazi pubblici, crisi finanziaria globale e violenza. Potete vederlo nel suo Flickr.
Nella galleria qui sotto invece vi propongo i suoi coloratissimi robot. Dentro ci vedo qualcosa dell’estetica delle culture precolombiane, una visione del futuro vintage (cioè come si immaginava il futuro negli anni ‘70-80). Questo è il suo modo di combattere la monotonia della città o di ridare vitalità, vividezza, a un mucchio di rovine.
Avremo modo di riparlare presto di lui e, magari, di intervistarlo.