Ernesto Morales è un poliedrico artista argentino nato nel 1974 in Uruguay a Montevideo. Pittore, videomaker, curatore e professore di Estetica ed Architettura, si interessa alla storia, ai fenomeni sociali legati alla globalizzazione, le migrazioni e gli scambi interculturali. Morales vive tra l’Italia e l’Argentina, a Firenze, Milano e Roma, dove, dal 22 marzo 2010, l’Istituto Italo-Latino Americano organizza Tiempos Migrantes.
Video e fotografia a supporto della sua ricerca, per una personale che documenta l’ultimo periodo di lavoro sulla pittura. Vacas Migrantes (mucche migranti) è una serie di dipinti su carta in cui l’artista compone la trasposizione fantastica della sua ricerca. Lunghi paesaggi in cui si trovano spaesate grandi mucche, che sembrano quasi bisonti. Un segno semplice, ma al contempo pieno, che ricorda le pitture rupestri.
Un tavolo, un ponte, un filo sospeso sopra la strada, una serie di scale per salire al cielo (o forse nel niente), finestre e sedie inutilizzabili, stanze chiuse…e sempre le mucche. In giro, apparentemente senza un motivo, scappando o forse stando ferme. Le vacche mettono in scena questi Tiempos migrantes, dove i concetti di memoria, identità, spazio, attraversamento, si ricostituiscono sulla base di linee semplici e oggetti dal forte valore simbolico.
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Inaugura martedì 23 marzo alle 19 alla Fondazione Marconi di Milano, Man Ray – Mapplethorpe. Un accostamento molto particolare, tra due artisti che hanno operato a distanza di oltre mezzo secolo. Man Ray, nel 1920 a Parigi diviene famoso come artista della fotografia con i suoi rayographs e la tecnica della solarizzazione. Lucien Treillard, suo asistente, dichiarava: “Man Ray fotografo? No, si è servito della fotografia come di altri mezzi espressivi: matita gouache, pittura a olio… Ha creato opere d’arte con l’ausilio del mezzo fotografico. Man Ray è un artista e rivendica questa etichetta. Certo, ha realizzato opere commerciali per la moda o per clienti occasionali. Ma spesso queste fotografie diventano grazie a lui opere d’arte.”
Anche Robert Mapplethorpe parte dalla pittura per approdare al mezzo fotografico, usato per scolpire in bianco e nero la bellezza e la sensualità della forma. Nella sua ricerca ha cercato e in certi casi ottenuto un equilibrio tra forme classiche ed elementi contemporanei. Dal collage al riutilizzo di fotografie cestinate da altri, Mapplethorpe si fa conoscere cominciando a fotografare amici e conoscenti, che diverranno artisti famosi.
L’allestimento alla Fondazione Marconi propone fotografie, dipinti e oggetti di Man Ray, che coprono un arco di tempo che va dagli anni venti agli anni settanta, accanto a 25 lavori di Robert Mapplethorpe, realizzati tra il 1975 e il 1986. Si contrappongono così i ritratti della culturista Lysa Lyon, musa e collaboratrice di Mapplethorpe, a quelli di Woman in Bondage di Man Ray. Il dialogo prosegue accostando i rispettivi punti di vista sul nudo, l’attenzione posta su particolari, dettagli o scene corali.
L’allestimento di Milano è realizzato parallelamente alla mostra Robert Mapplethorpe. La perfezione della forma, dal 21 marzo al 16 giugno al Museo d’Arte di Lugano. Un progetto diretto da Bruno Corà, che ha firmato anche un testo introduttivo per il catalogo della mostra alla Fondazione Marconi, che parte dalle ‘qualità inedite’ di entrambi gli artisti.
Man Ray - Robert Mapplethorpe alla Fondazione Marconi di Milano










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Josè Molina, artista madrileno (1963) che lavora in Italia, torna alla Fondazione Mudima di Milano, che già aveva ospitato la sua personale, Predatores, nel 2006. Inaugura martedì 23 marzo (h 18:30) Cosas Humanas, a cura di Claudio Composti.
Tra naturalismo e surrealismo Molina disegna mondi fantastici che a volte contengono una possibilità, uno statuto di realtà. Proprio su questo procedimento spiazzante, che impedisce di distinguere chiaramente tra realtà e finzione, si gioca la forza delle sue visioni. Disegni, dipinti, schizzi e grafiche colorate, realizzate con la massima libertà espressiva. Matita, china e ago, bic e matita colorata, olio su tavola, grafite, pastello, non c’è limite alla sperimentazione a livello tecnico.
La tensione è quella tipica e necessaria di chi viaggia all’interno della propria anima, consapevole delle risorse e dei dubbi, le enormi paure a cui può andare incontro. C’è la vita dentro, incessante riproposizione di una linea familiare, la forza di varcare dimensioni e fermarsi a guardare senza bloccare la fantasia, per imparare e riportare qualcosa indietro. La mostra resterà aperta fino al 9 aprile.
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Non si ferma l’attività espositiva del Centro di Cultura Contemporanea Strozzina di Firenze, che è solito proporre allestimenti inconsueti e particolari. Dal 14 maggio al 18 luglio 2010 va in scena As soon as possible. L’accelerazione nella società contemporanea. La società contemporanea, attraversata da sempre più densi e veloci flussi di comunicazione, ricompone quotidianamente il ritmo del proprio scorrere. Un battito ripensato grazie al supporto delle nuove tecnologie e al continuo avanzare dei processi di ottimizazione.
Velocità, ipermobilità, mancanza di senso del limite. Tutto ciò genera ansia e ciò che Paul Virilio chiama dromocrazia, la dittatura della velocità, dove comanda il principio per cui “se il tempo è denaro, la velocità è potere”. Ma l’uomo, nato nella culla dell’ambiente naturale, rischia di sovraccaricarsi e di divenire immobile di fronte all’incedere del tempo, che non tiene conto dei suoi bisogni spirituali.
Tamy Ben-Tor, Marnix de Nijs, Mark Formanek, Marzia Migliora, Julius Popp, Reynold Reynolds, Jens Risch, questi gli artisti selezionati in un percorso che vuole coinvolgere gli spettatori in esperienze e contraddizioni spazio-temporali.
As soon as possible - Strozzina





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Una grande mostra ad Amburgo, al Museum für Kunst und Gewerbe, celebra il nudo fotografico. 250 gli scatti originali presenti in Nude Visions, un viaggio attraverso una collezione di rappresentazioni del corpo umano in 150 anni.
Dalla fotografia che si ispira all’antichità classica e al Rinascimento, fino alla sperimentazione surrealista e alla fotografia di moda e pubblicità. La mostra illustra come sono cambiati gli ideali di bellezza e il livello della censura e del perbenismo a livello sociale.
“Senza alcun dubbio, non c’è nulla che attira l’attenzione dell’osservatore così tanto come il corpo umano nudo“. È una dichiarazione del 1909 (ma validissima tutt’ora) di Kurt Freytag, giornalista e fotografo. La mostra è suddivisa in sette capitoli dedicati al significato e la funzione del corpo umano nudo in fotografia: Academies and Exotic Pictures in the 19th century; Art photography around 1900 (Pictorialism); Avant-gardes of the 20s and 30s; Artistic positions after 1945; Naturism; The Male Nude e Glamourous Nudes.
Foto: Will McBride - Cast of play Hair

Capita spesso di trovare bravi artisti che dipingono strani esseri, creature mutanti e sintetiche, frutto di strane e particolari ibridazioni della loro immaginazione. Ma cosa succede quando sono gli scienziati a dare il là alla mente dei creativi? Una mostra che apre oggi, giovedì 11 marzo alla Fondazione Marino Golinelli di Bologna, mette a fianco scienziati e artisti per decifrare, argomentare, creare, a partire dall’osservazione della vita animale. Un modello matematico a cui rifarsi o magari un meccanismo che l’artista reinterpreta ed utilizza. È Antroposfera, curata da Cristiana Perrella, che racconta, tra le altre cose, dello studio dei voli degli storni sopra Roma e del loro influenzare i nuovi gusti nella moda (Flocking, di Armin Linke).
La rassegna si inserisce nella quinta edizione de La Scienza in piazza e porterà a Bologna, nelle magnifiche sale di Palazzo Re Enzo, opere di artisti contemporanei ispiratisi alla ricerca degli scienziati. Ogni lavoro presenta un exhibit esplicativo interattivo, in linea con una mostra sperimentale, fatta di incontri, laboratori e conferenze. Poi ci sono gli astucci in larva di tricottero di Hubert Duprat, Biosphere 06 di Tomas Saraceno, l’Happy Fish di Nicola Toffolini.
Dalla sede di Palazzo Re Enzo si sposterà il 22 marzo 2010 per giungere alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, dove proseguirà fino al 9 maggio, arricchendosi di opere provenienti dal Gabinetto dei Disegni e delle Stampe: incisioni con animali fantastici realizzate tra il 1400 e il 1700, tra cui spiccano alcune preziose tavole di Albrecht Dürer.
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Se ne sono andate ieri mattina dal Gran Teatro all’aperto di Torre del Lago, le due statue di Igor Mitoraj, Icaro e Icaria. Sculture alte tre metri e sessanta, in bronzo, realizzate dall’artista polacco per il Festival dedicato a Puccini, che ogni estate va in scena sulle sponde del Lago di Massaciuccoli, nel comune di Viareggio.
Dietro alla vicenda, una questione politico-economica. Il vecchio presidente del festival, Manrico Nicolai (in quota Pd), si era accordato con Mitoraj, che aveva offerto uno sconto del 70% sull’abituale prezzo da lui praticato. Per 130.000 l’artista aveva dunque venduto le opere alla Fondazione Puccini (una partecipata comunale), ma il vero valore delle due statue sarebbe stato di 500.000 euro.
Ma il cambio di vento nell’amministrazione di Viareggio, ha portato all’elezione del nuovo presidente, Massimiliano Simoni (quota Pdl), che per prima cosa ha spostato i due Icari nella parte posteriore del teatro, in mezzo ai cespugli e poi si è rifiutato di pagare le statue. Certo 130.000 non sono pochi, soprattutto coni tempi che corrono e l’andamento economico degli enti pubblici. Ma se consideriamo che Mitoraj collabora con il Festival Puccini da anni de ha realizzato le scenografie di Manon Lescaut e Tosca, che si sono succedute in 280 allestimenti in tutto il mondo, allora forse potremmo riconsiderare l’intera storia sotto un’altra luce. L’artista è amareggiato, nonostante gli sconti (?) è stato costretto a ritirare i suoi lavori. Ma non lascerà la Versilia, terra che ama e che ha eletto a sua ‘dimora creativa’.

Si inaugura oggi giovedi 11 marzo 2010 alla Fondazione Volume! di via Santa Maria dell’Anima a Roma, Sègou - Arcangelo. La mostra presenta trentacinque dipinti a olio su carta disposti uno accanto all’altro, che creano un cotinuum nell’ambiente. Sono opere di Arcangelo, artista-antropologo, che racconta la sua esperienza in Mali, nella città di Sègou, nella parte centro-meridionale del paese.
Un luogo a cui Arcangelo si sente profondamente legato, che appartiene alla sfera della sua dimensione spirituale e che mette in scena, che racconta, anche per raccontare se stesso.Una cultura visiva molto ricca, fatta di segni, icone e maschere, ma soprattutto una dimensione umana legata ad uno spazio vitale e sacro, entro cui fluisce l’energia.
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Per celebrare il suo secondo anniversario, Rojo artspace di Milano presenta una collettiva che mette insieme più di 50 artisti che hanno collaborato con la galleria. Mirabilia, dall’11 marzo all’11 aprile 2010, propone una visione trasversale della creatività contemporanea a livello internazionale. Il titolo prende spunto dai Mirabilia Urbis Romae, gli antenati delle moderne guide di viaggio, che accompagnavano i pellegrini nell’esplorazione della città eterna.
Rojo Artspace – Global Network Alliance è un progetto che raccoglie 7 Gallerie consociate sparse per il mondo, tra Bruxelles, Helsinki, Parigi, New York, Barcellona, Berlino e Milano. Una rete di spazi e di professionalità che collaborano per curare il lavoro degli artisti, producendo mostre e diverse iniziative editoriali, come riviste e cataloghi d’artista.
L’inaugurazione a Milano in Via Tortona (civ. 17 -19) è prevista per giovedì 11 marzo alle 19 con opening sound-art a cura di SAE Live Class. Ci saranno lavori di pittura, grafica, illustrazione, fotografia, scultura, video, installazione e poesia visiva. Dopo il ’salto’ su continua, la lista completa degli artisti.

Giovedì 11 marzo ( h 18:30) al Palazzetto Tito la Fondazione Bevilacqua La Masa presenta Workshow – Atelier Bevilacqua La Masa 2010. Una mostra dedicata al lavoro dei giovani artisti degli atelier e ai due artisti residenti - Kiluanji Kia Henda dall’Angola e Jabulani Maseko dal Sudafrica - del progetto Art Enclousures, creato insieme a Polymnia - Fondazione di Venezia.
Le nuove promesse selezionate dalla fondazione hanno i nomi di Ivana Bucovac (Serbia), Antonio Cataldo, T-Yong Chung (Corea del Sud), Nicolò Degiorgis Roberto De Pol, Francesco Fonassi, Alessandro Laita e Chiaralice Rizzi, Diego Marcon, Caterina Rossato, Giulio Squillaciotti, Sara Francesca Tirelli ed infine il collettivo Unità di Crisi. i loro lavori saranno i mostra fino al 25 marzo.
L’esperienza degli atelier e delle residenze d’artista, tanto diffusa all’estero, non è molto praticata in Italia. Per fortuna fa eccezione la Fondazione Bevilacqua La Masa, che durante l’intero arco del 2010 offrirà incontri e studio visit insieme a curatori e galleristi. Per venerdì 12 marzo è prevista la proiezione del video di Diego Marcon She Loves You.
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