
Il Royal Academy of Arts di Londra ha inaugurato oggi alla stampa la mostra dedicata a David Hockney, che sarà aperta al pubblico da 21 gennaio al 9 aprile. Considerato uno dei più grandi artisti al mondo, ha intitolato la sua monografia “A Bigger Picture“, in cui sono presenti 52 stampe create tramite IPad, dal titolo “The arrival of spring in Woldgate, East Yorkshire, in 2011“. Una tecnica molto apprezzata dall’artista, di cui vi abbiamo già dato un’anteprima. Hockney, a tal proposito, racconta:
“Una application che costa appena 8 sterline e che ti permette di dipingere con le dita sullo schermo, facendo il pennello grosso o fino, mescolando il colore, cambiando la luminosità, e puoi tenerti questo apparecchietto in tasca, non hai bisogno di portarti dietro nulla, né tele, né matite, né acqua, niente di niente. Oh, come sarebbe piaciuto l’iPad a certi artisti del passato, a Tiepolo, a Van Gogh. L’unico svantaggio è che non senti la resistenza della carta alla matita o al pennello, un fattore importante per chi disegna o dipinge, ma i vantaggi superano gli svantaggi.”
Ma non solo opere tecnologiche: a occupare un’intera parete del museo è una tela di quindici metri, che rappresenta come gli altri la primavera, tema molto caro al pittore:
“Ho sempre desiderato fare un grande quadro sull’arrivo della primavera, quando le foglie cominciano a sbocciare sugli alberi e pare che volino nello spazio in un modo meraviglioso.”
Via | Repubblica

Della serie ‘fare e disfare’ con le proprie mani. La notizia era circolata proprio sulle pagine dell’Osservatore Romano, giornale di Città del Vaticano, che ci fosse la probabilità di aver scoperto un nuovo Caravaggio, Il Martirio di San Lorenzo. Ieri invece il capo dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, ha scritto sul quotidiano che si potrebbe trattare di una copia di un originale di un caravaggesco.
Dunque tutta un’operazione mediatica in un momento di dilagante Caravaggiomania? Un titolone che si è gonfiato e sgonfiato da solo, ma quel che è certo è che abbiamo di fronte un lavoro di qualità modesta, afferma Paolucci, sottolineando in particolare che le mani sono completamente fuori di prospettiva ed anche i nudi sullo sfondo sono stati realizzati con una tecnica pittorica inadeguata.
Dunque manca la qualità del maestro, come aveva saputo dire, subito nei momenti dopo la scoperta, Maurizio Marini, studioso del Caravaggio che aveva espresso dubbi circa l’autenticità del lavoro in un’intervista con Associated Press. Il dato fondamentale da cui partire è che il San Lorenzo non era un soggetto conosciuto da Caravaggio, ma molto probabilmente in un primo momento al Vaticano hanno voluto chiudere un occhio, per lanciare la notizia (bufala).
43,18 milioni di euro è la cifra da capogito battutta all’asta da Francois de Ricqles, direttore di Christie’s a Parigi, per una scultura di Amedeo Modigliani. La testa scolpita fra il 1910 e il 1912 dall’artista livornese ha raggiunto il record assoluto di vendita all’asta per un italiano e il record assoluto dni una vendita d’opere d’arte in terra di Francia.
Come ormai capita sempre più spesso, il pezzo è stato comprato per vie telefoniche da un acquirente anonimo. Si tratta sicuramente di una scultura eccellente dal punto di vista stilistico, che raffigura una testa allungata alta 65 cm, con occhi a mandorla e capelli fluenti, e ricorda di dipinti dell’artista.
Fino ad oggi la scultura di Modigliani era parte della collezione privata di Gaston Levy, fondatore della catena francese di supermercati Monoprix morto nel 1977. Evidentemente gli eredi, a corto di liquidità, hanno ben pensato di far fruttare il pezzo di Modigliani… e chissà che con il ricavato possano darsi alle ’spese pazze’ nell’ambito dell’arte e creare un’intera nuova collezione.
Non si ferma l’attività espositiva di Palazzo Reale nella primavera 2010. Ai nastri di partenza una mostra dedicata a un oggetto d’arte piuttosto singolare, il libro d’artista. Libri d’artista dalla collezione Consolandi. 1919-2009, a cura di Giorgio Maffei e Angela Vettese, andrà in scena dal 24 marzo al 23 maggio.
Paolo Consolandi, instancabile collezionista ed appassionato promotore dei giovani, ha raccolto volumi d’artista per oltre cinquant’anni, a partire dagli anni sessanta. I 130 libri presenti nella mostra a Milano documentano una modalità, una tecnica espressiva sperimentata dalle avanguardie storiche fino ai nostri giorni. Un percorso che si apre con il libro di Fernand Léger e Blaise Cendrars (1919) e si chiude con quelli di Sophie Calle (2007) e Sabrina Mezzaqui (2009).
Se volessimo risalire alle origini del libro d’artista, potremo quasi partire dalle miniature, i manoscritti miniati, colorati, per poi passare alle composizioni dada e surrealiste ed approdare alla ricerca specifica di autori come Joan Mirò e Léger. Dagli spunti narrativi di William Kentridge alla standardizzazione delle xerocopie di Alighiero Boetti. Maestri come Picasso, Max Ernst, futuristi e astrattisti, per arrivare fino alle grandi rivoluzioni di Bruno Munari. Ancora Tàpies, Warhol, Richter, LeWitt, Boltanski, Beuys, Gilbert&George, Cattelan, Hirst e molti altri.
Inaugura venerdì 12 marzo alla CO2 Gallery in via Borgo Vittorio 12/b a Roma Sten & Lex solo show. Per la seconda volta il direttore Giorgio Galotti ha deciso di puntare sulla street art, presentando una personale che esplora la rivoluzione del lavoro collaborativo di due artisti, la loro decisione di creare un’unica entità artistica.
A vedere dalle preview presenti sul loro Flickr, c’è da giurare che i due presenteranno diverse nuove produzioni, per quello che può essere considerato il loro debutto ufficiale in galleria. Un display predisposto per riportare l’equilibrio presente tra il linguaggio poetico e quello narrativo nelle loro opere.
Dopo un periodo di ricerca storica negli archivi fotografici dell’Italia degli anni ‘60 e ‘70, nuove possibilità stilistiche si sono affacciate nelle mente di Sten&Lex. Vecchie tecniche fotografiche ri-attualizzate alla luce dello stencil e il poster, strumenti principe dell’espressività combinata dei due. Ogni progetto è il tentativo di un nuovo processo di simbiosi, poco sintetica e molto irriducibile a due singolarità. Ne esce fuori un lavoro da ‘designer urbani’, che, prima di produrre i loro primi prototipi, inventano, sperimentano, ricercano. C’è traccia dell’intero processo di creazione in ogni opera ed ogni prototipo è diverso. Qui non si fa propaganda ma invenzione.

Bologna si appresta a celebrare alla sua maniera la vita e l’opera di Federico Fellini. Il regista, che ha ricevuto in vita 4 Premi Oscar, sarà protagonista di Fellini. Dall’Italia alla luna, un progetto espositivo che vede la collaborazione del Mambo e della Cineteca di Bologna. Arte e cinema per ripercorrere quarant’anni di attività del regista romagnolo a 50 anni dall’uscita di uno dei suoi capolavori, La Dolce Vita. Una narrazione che si discosta però dal mero dato cronologico, per spingersi a indagare la complessa dimensione psicologica del regista. Un immaginario fervido, una confusione regolamentata e tutto il mondo dei dietro le quinte, il carattere eccezionale del maestro.
La mostra al Mambo, a cura di Sam Stourdzé, apre il 24 marzo con due ospiti eccezionali: Emir Kusturica, che, se ben ricordo, anni fa teneva lezioni sul cinema discutendo Roma di Fellini e Sergio Zavoli, amico fraterno del regista. Sempre mercoledì 24 alle 22 al cinema Arlecchino verrà proiettato Amarcord, introdotto per l’appunto da Kusturica.
L’allestimento, partito da Parigi con il nome di Fellini, la grande Parade, arriva a Bologna e si arricchisce di due sezioni del tutto nuove: La magia del fuori sinc, a cura di Tatti Sanguineti e Roberto Chiesi, che ripercorre il profondo rapporto tra Fellini e la voce, e la collezione dei ‘cinemini‘, manifesti originali, provenienti dalla preziosa collezione della Cineteca di Bologna. Fellini. Dall’Italia alla luna prosegue fino al 25 luglio con proiezioni al cinema Lumiere e in Piazza Maggiore e diversi incontri, tra cui quello con Sergio Rubini, previsto per il 27 marzo.
Nel mentre sembra ancora aperto il contenzioso legale con la Associated Press, che ha accusato Shepard Fairey di violazione del copyright, per aver creato il poster Hope di Obama a partire da una foto dell’Archivio AP, a Cincinnati in Ohio si è inaugurata in questi gioni una grande retrospettiva sui primi venti anni di carriera dell’artista.
Supply and Demand - Domanda e offerta, al Cac - Contemporary Arts Center è divisa in due parti: le opere esposte all’interno e i progetti esterni. In galleria ci saranno circa 250 pezzi, a partire dai primi Andre the Giant Has a Posse, poster nati da una campagna virale del 1989 insieme a Ryan Lesser, Blaize Blouin, Alfred Hawkins e Mike Mongolavoro, compagni di studi alla Rhode Island School of Design, fino agli ultimi lavori realizzati le scorse settimane.
Per quanto riguarda i progetti esterni c’è solo l’imbarazzo della scelta all’interno di una vasta mappa, suoi murales sono presenti in tutta la regione del Greater Cincinnati e le visite sono state garantite, con il permesso dei proprietari dei singoli edifici. Se capitate negli States, c’è tempo fino al 22 agosto per visitare la prima retrospettiva di uno dei più grandi street artist.
Qualche giorno fa vi avevo parlato del festival Don’t Ban The Can a Melbourne, città da cui viene anche Buff Diss, tape artist che abbiamo intervistato qualche tempo fa.
Questo video ci mostra una carrellata di scatti realizzati nelle strade della città australiana nel 2007, dall’utente di youtube LilitFilth. La colonna sonora è di TZU.
Vi avevamo già parlato dell’artista brasiliano Herbert Baglione, attorno alla cui figura è nato un grosso interesse per la street art in tutto il Sud America negli ultimi dieci anni. Ispirato dalla cultura di strada del Brasile, Baglione iniziato a sperimentare nuovi modi di guardare l’ambiente urbano di Sao Paulo.
Le sue figure, sospese tra l’elemento umano e quello alieno, siano essere murali o su carta sono simboli iconici che hanno un andamento lento, profondamente complesse le loro psicologie e familiare il loro modo di rapportarsi all’ architettura urbana.
Influenzato dal suo fratello maggiore, Baglione iniziato a dipingere all’età di tre anni, e ha trovato il suo più grande interesse in tematiche come la morte, l’individualismo, la famiglia, il caos. Tematiche compesse affrontate con un taglio deciso e delicato, mai banale, su cui sono sempre possibili diversi livelli di lettura.

La notizia è trapelata in serata. Farà molto piacere ad alcuni e ‘rivoltare le viscere’ ad altri. Noi ci limitiamo a darvela. Vittorio Sgarbi, noto presenzialista televisivo, ex Ministro della Cultura ed attuale sindaco di Salemi, è stato nominato curatore del Padiglione Italiano della Biennale 2011.
Gli artisti che rappresenteranno l’Italia nella 54ima edizione dell’evento d’arte più visitato nella penisola, saranno quindi scelti da Sgarbi, nominato da Sandro Bondi. Sempre al Vittorio nazionale è stato poi affidato l’incarico di vigilare sull’acquisto di nuove opere d’arte contemporanea per il nascente Maxxi.