
In corso a Berlino fino al 10 gennaio 2010 una mostra davvero interessante che ripercorre attraverso l’esperienza di artisti come Joseph Beuys, Jörg Immendorf, Anselm Kiefer, A.R. Penck (Der Übergang, 1963 - nella foto) il periodo della divisione della Germania. Arte e Guerra Fredda - Posizioni tedesche 1945-1989 è una mostra che comincia una riflessione a venti anni dal 9 novembre 1989, il giorno della caduta del muro di Berlino.
Due differenti tipologie di umanità a confronto che hanno coesistito a partire dagli anni ‘50. Una spaccatura che si riassume nella contrapposizione tra astrattismo a ovest e realismo socialista a est. Ma la cultura si sa non si ferma e passa attraverso i muri, al punto che oggi, con sguardo lucido, è possibile trovare molti punti di contatto tra gli artisti delle due Germanie.
Nonostante partissero da un background ideologico completamente differente, le storie delle arti nei due paesi si sono spesso venute a incrociare. Durante la Guerra Fredda tra la Repubblica Federale e quella Democratica l’arte ha avuto un’importante funzione comunicativa, per arrivare, all’alba della reunificazione, a svolgere unaa funzione di traino di tanti progetti di ricostruzione identitaria.
Sono sempre stato affascinato dalla breve parabola di vita dei Nabis e dalla dimensione magico-rituale e partecipativa dell’esperienza artistica che praticavano. Tutto cominciò con un piccolo dipinto che Paul Sérusier realizzò nell’estate del 1888 a Pont-Aven, in Bretagna, ispirato e guidato da Paul Gauguin. Sérusier era giunto in città attratto dal nugolo di artisti che gravitava attorno a Emile Bernard e Gauguin.
Mentre si trovava in un giardino all’aperto Sérusier cominciò a dipingere ad olio su una piccola scatola di sigari fatta di legno dalle dimensioni di 22×27 cm. Gauguin, che gli si trovava accanto, cercò di convincerlo a svincolarsi dai limiti imposti dalla rappresentazione della realtà, per avvicinarsi ad un metodo compositivo più onirico e legato all’interiorità. Sérusier, che già si era avventurato nello studio del colore puro e della stilizzazione simbolista delle forme, si lasciò guidare dal maestro e dipinse Bois d’Amour di Pont-Aven (Bosco d’amore a Pont-Aven).
“Come vedete questi alberi? Sono gialli. Ebbene, metteteci del giallo; quest’ombra, decisamente blu, coloratela con una tonalità blu oltremare puro; queste foglie rosse? Dipingetele di vermiglio”, diceva Gauguin a Sérusier. Ne venne fuori un quadro che si posiziona sul confine tra astratto e figurativo, che forse non si pone neanche il problema di stabilire una distinzione, una demarcazione. Quando Sérusier fece ritorno a Parigi con il piccolo dipinto era al culmine dell’entusiasmo e lo mostrò ai suoi compagni di studio, Pierre Bonnard, Maurice Denis, Henri Ibels e Paul Ranson.
Gli analisti di Artantide.com segnalano un imminente incremento delle quotazioni di Beppe Bonetti. A partire da metà marzo dovrebbe aversi un rialzo di circa il 25 % del valore delle opere dell’Artista bresciano.
La poetica astrattista di Bonetti è molto interessante. La sua produzione pittorica si presenta, infatti, come una lunga, acuta riflessione sui confini e sugli sviluppi della logica e della razionalità umana. Un’indagine attenta, incentrata sui limiti e sui paradossi della ragione, che talvolta ricorda le visioni di Escher.
Nella serie di acrilici intitolata “Metarazionalità” il filo conduttore è dato proprio dalla ricerca del “disordine nell’ordine”, dell’”illogico nel logico”, del “caso nella regola”, della “disarmonia nell’armonia”. Le foto sono tratte da Artantide.com.
Dal 14 novembre al 2 dicembre 2008, presso il Caffè letterario in Via Ostiense 83, 95, di Roma, sarà possibile visitare la mostra internazionale d’arte contemporanea Geometrie dell’intelletto, curata da Sabrina Falzone.
Si tratta di un “omaggio alla geometria, intesa come arte intellettuale”. Le opere sono tematicamente dedicate alla rappresentazione artistica di geometrie euclidee e non. Inevitabile il riferimento (e, in qualche caso, l’omaggio esplicito) all’astrattismo geometrico di Kandinskij.
Potranno ammirarsi opere di Irene Taddei, Monia Biscioni, Massimo Mugavero, Edi Sanna, Francesca Nicoli, Jeanette Rutsche Sperya, Hkosmoh, Augusto Orestini, Vincenzo Ventrone, Silvia Nironi, Zoom, Maria Enrica Nardi Menchi, Giacomo Specchia, Christian Milo, Vincenzo Morello, Marialuisa Sabato, Dino Ventura, Alessandro Sansoni, Victor Deleo, Paolo Hermanin, Paola Colleoni, Nemo, Symona Colina, Donato Lotito e Angelo Zuena.
Continua a leggere: Geometrie dell'intelletto al Caffè letterario di Roma dal 14 novembre

Alla Galleria “Il Bulino” di Roma, dal 6 dicembre al 12 gennaio 2008 sarà di scena Carla Accardi, con alcune tempere su carta realizzate nel periodo 2006-2007, che dimostrano in perfetta coerenza con la propria poetica personale del segno e l’originale ricomposizione fra segno e colore - il costante desiderio di sperimentazione dell’artista. In mostra anche cinque opere su carta del 1956 che stabiliscono un confronto fra la poetica passata e quella presente dell’artista.
Per informazioni su Carla Accardi, una delle protagoniste dell’astrattismo italiano e non solo, cliccare qui. L’inaugurazione è prevista per il 6 dicembre alle 18,30.

Il 15 maggio la tela di Mark Rothko intitolata “white center (yellow, pink and lavander on rose)” è stata venduta da Sotheby’s a New York, per la cifra record di 72,84 milioni di dollari.
La tela, 205×141 cm, dipinta nel 1950, dal 1960 apparteneva alla collezione del potentissimo banchiere David Rockefeller.
Il quadro è molto bello e possiede delle cromie raffinatissime.
Se si considera che dal vero le qualità delle opere di Rothko sono ampiamente maggiori di quelle trasmesse in foto, e che Rothko è forse il più grande astrattista dopo Kandinskij, allora si può dire che pagare questa tela 72,84 milioni sia stato, in fondo, un buon affare.

La biennale di Venezia omaggia Emilio Vedova.
A meno di un anno dalla scomparsa, la sua città gli dedicherà, nella splendida isola di Sant’Erasmo, una mostra in cui saranno esposti alcuni cicli di lavori inediti.
Vedova è stato uno dei maestri dell’astrattismo italiano. Ha avuto una carriera lunghissima, e la sua fama è legata principalmente ai dipinti di grande forza espressiva, eseguiti con ampie pennellate. Vere e proprie bordate di colori violenti, con poche sfumature, che si impadroniscono delle superfici con la loro caotica disposizione e colpiscono lo spettatore con una potenza davvero notevole.
Queste sue composizioni sono state spesso paragonate a quelle prodotte dall’espressionismo astratto made in USA.
L’artista, ancora in vita, aveva accolto con piacere l’idea di una mostra nella torre Massimiliana di Sant’Erasmo.
Contemporaneamente a questo evento, la collezione Peggy Guggenheim presenterà una serie di incisioni di Vedova, anch’esse mai esposte prima.
A Venezia, isola di Sant’Erasmo – torre Massimiliana, dall’8 giugno al 30 settembre.
Si è inaugurata ieri, la mostra dedicata a Giuseppe Capogrossi, protagonista dell’arte astratta italiana nel secondo dopoguerra.
All’ingresso della galleria è riportata una frase dell’artista, che è la chiave di lettura del suo linguaggio fatto di ripetizioni infinite di tetradenti, i suoi caratteristici geroglifici a quattro zampe.
Capogrossi racconta che, un giorno, all’età di dieci anni, si trovò con la madre in un istituto per non vedenti. Lì, notò due bambini che disegnavano, pur non vedendo, piccoli ma vivaci, anzi “vibranti”, segni neri. In quell’istante, intuì che i segni non rappresentano necessariamente l’immagine di qualcosa che si vede, ma possono esprimere anche l’interiorità. E fu allora che sentì nascere in lui la vocazione artistica.
Tra le tante interpretazioni che sono state date sulla genesi del tetradente, dai traumi agli impulsi inconsci, questa è sicuramente la più poetica (oltre ad essere autobiografica).
Certo, Capogrossi, fece di questi segni, una cifra stilistica distintiva e ben riconoscibile, sacrificando a volte la forza espressiva, al successo di mercato.
A Roma, galleria Emmeotto, fino al 20 giugno.