
Vienna Art Week, la settimana dell’arte viennese, giunge al suo quinto anno di vita. Temptation for Art il titolo di questa edizione a cui come al solito farà da sfondo la vitalità della scena artistica della capitale austriaca. Un reticolo fitto di musei e gallerie per il pubblico e la presenza di molti artisti che vivono sul territorio fanno di Vienna una delle capitali dell’arte moderna e contemporanea a livello europeo. Proprio all’interno di una piattaforma di networking fra direttori, curatori, artisti e collezionisti nasce l’idea di questa manifestazione.
La programmazione della Vienna Art Week 2009 prevede una Gallery Night, con visite guidate a collezioni pubbliche e private, tour di arte pubblica e architettura così come eventi performativi. Ricco anche il calendario delle discussioni con incontri che verteranno su temi come La Malattia del Collezionismo, La pratica curatoriale e il mercato delll’arte, Lo status quo della videoarte austriaca.
Vienna Art Week 2009 andrà in scena dal 16 novembre al 22 novembre 2009. Visite guidate agli studi di designer, architetti e artisti, workshop e seminari all’interno di un programma che prevede circa 60 singoli eventi, dal Barocco al contemporaneo, a Vienna….che certo, non è proprio dietro l’angolo….però questa manifestazione mi sembra finalmente qualcosa di diverso dalle solite Biennali che proliferano un po’ ovunque!
Lo sentiamo spesso nominare, anche se raramente il suo lavoro viene correttamente contestualizzato. Lo troviamo, suo malgrado, eletto a testimonial pubblicitario per questo o quel marchio. Stiamo parlando di Giuseppe Arcimboldo, nato a Milano nel 1527 da una famiglia aristocratica, artista geniale ed innovatore. A 22 anni collaborò con il padre Biagio che lavorava presso la Veneranda Fabbrica del Duomo. Tra i suoi primi lavori un affresco nel Duomo di Monza ed un arazzo per quello di Como. A Milano entrò sicuramente in contatto con le caricature dal tratto ironico e grottesco di Leonardo.
Fu a Vienna, prima sotto Massimiliano II d’Asburgo, poi con Rodolfo II, che trovò la sua consacrazione pittorica. La storia l’ha reso famoso per le sue raffigurazioni di volti composti assemblando famiglie di oggetti ‘omogenei’, animali, fiori e piante, pesci, armi, libri. Ritratti allegorici, come la serie delle quattro stagioni (Primavera, Estate, Autunno e Inverno) e i quattro elementi della cosmologia aristotelica (Aria, Fuoco, Terra, Acqua), che risentono del portato dell’arte del nord Europa nella cura per il particolare.
Le sue poche opere sono dislocate un po’ qua e un po’ là per l’Europa, tra Parigi, Vienna, Madrid, Stoccolma (in Italia rimane qualcosa a Cremona, Firenze e Genova). Pochi d’altronde sanno che presso la corte di Ferdinando I d’Austria la sua creatività raggiunse alti livelli nella creazione di giochi per bambini, giostre e scenografie per feste, matrimoni e cerimonie.
Segnalo un’artista austriaca che ho conosciuto tramite Facebook, per via di un po’ di contatti in comune ma, soprattutto, per via del modo molto personale con cui cita un naif esotico e arcinoto, ma dal cuore dell’urbanissima Vienna, reinventandolo in parte.
Si chiama Ida Szighety e non c’è una sola delle sue tele, per quanto, lo ammetto, molto “decorative”, che non contenga una riflessione in qualche modo ficcante o almeno insinuante su temi come il rapporto deteriorato fra una certa mascolinità sopita e una certa femminilità ancora indomita, e quelli fra la natura e la città e fra l’immaginazione e la realtà.
Vi invito a fare un giro fra le gallerie del suo sito personale e a darmi torto se non è una nuova piccola doganiera alla frontiera fra conosciuto e sconosciuto.
Immagine | Amorpho Fallus Adoratus, acrilico su tela, 2005
La Biennale internazionale d’arte contemporanea di Firenze appena conclusasi mi ha dato l’opportunità di conoscere, tra le altre, l’opera molto interessante di Matthias Schimdt, giovane artista austriaco (il cui sito, purtroppo, è ancora interamente in tedesco).
Autodidatta, non ha mai seguito un corso d’arte ma, piuttosto, ama trarre ispirazione per i suoi lavori (olii su tela, juta e carta) dalla letteratura e dalla filosofia, cercando di tradurre in immagini ciò che il pensiero e la parola non riescono a raggiungere, con un occhio di riguardo anche al modo in cui altre opere d’arte esercitano un effetto emotivo su di noi.
L’aspetto sommario e frammentario dei suoi lavori, per i quali a volte si serve di immagini pubblicitarie, vuole riflettere il modo in cui percepiamo noi stessi, il mondo e gli altri, tralasciando o ignorando l’insieme (spesso più importante) per dare importanza ai singoli dettagli (spesso insignificanti).
Alcuni dipinti di Matthias Schmidt



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Con un po’ di curiosità e di pazienza, ecco che di nomadi, su Blogo, non se ne occupano solo 06blog e 02blog, e per questioni di cronaca nera.
Per sentirli di nuovo chiamare “bohémienne” - o almeno: gypsy - basterà seguire artsblog e/o correre alla Kunsthalle di Krems, piccolo ma storico centro sul Danubio, fra Vienna e il confine austriaco con la Repubblica Ceca.
Per tutta l’estate 2007, opere di Giacomo Francesco Cipper, August Pettenkofen, Anton Romako, Mihály Munkácsy, Károly Ferenczy, János Valentiny e Otto Mueller mostreranno antichi mestieri, vizi e pure virtù della più diffusa minoranza etnica d’Europa.
L’unica cosa che vi porteranno via quelle decine di occhi puntati si di voi, che seguono ogni vostro movimento, infatti, sarà la vostra attenzione per il tempo che dedicherete loro.
via | artdaily
immagine | Károly Ferenczy, Gipsies, 1901
Continua a leggere: Mostra di ritratti e paesaggi con zingari a Krems
In attesa del Festival di Ars Electronica 2007 (5-11 settembre), è in libreria CyberArts 2006, il libro+DVD+CD sul Prix Ars Electronica 2006. Il premio, organizzato dall’ Ars Electronica Center (una delle divisioni di Ars Electronica) e assegnato durante il Festival, è l’evento più importante a livello internazionale per l’arte elettronica, interattiva , digitale, net e per la cultura new media.
Una rassegna dei lavori migliori dell’evento è stata presentata anche a Roma durante n[ever]land, percorsi al digitale, ma il libro rappresenta comunque un archivio per chi vuole riguardare le animazioni, per chi lo ha perso a Roma o non può andare a Linz. Testo in inglese e tedesco.
CyberArts 2006, International Compendium - Prix Ars Electronica 2006, Ars Electronica.
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