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Polyphonies di Paul Klee alla Cité de la Musique di Parigi

pubblicato da Sara R.

Polyphonies di Paul Klee

L’esposizione Polyphonies dedicata al visionario pittore tedesco (poiché pur essendo nato nella città svizzera di Münchenbuchsee la nazionalità elvetica gli venne conferita solo dopo la morte) Paul Klee è estremamente fedele al suo titolo. Una mostra che si gioca sul filo del dialogo nato dalle note che portò alla produzione di tanti capolavori, una “melodia pittorica” che ha tratto ispirazione proprio nella musica, per rappresentare i sogni immaginifici del suo autore. Il teatro dell’evento è la Cité de la Musique di Parigi, un polo situato a nord-est della capitale francese, dotato di sale concerto, anfiteatro e numerosi spazi espositivi e impegnato nella promozione di attività “ad alto tasso culturale”, che ospita la sua prima mostra monografica dedicata all’opera di un pittore.

Nato in una famiglia “nutrita di musica”, il padre Hans-Wilhelm Klee era laureato al Conservatorio di Stoccarda e maestro di musica all’Accademia di Berna e la madre Maria Ida Frick era cantante professionista e insegnante, violinista a sua volta (per lunghi periodi si mantenne anche con i proventi della sua attività di strumentista presso l’Orchestra di Berna) e follemente appassionato di musica classica. Venerava letteralmente Mozart e Bach, che considerava più moderni del XX secolo, poiché nelle loro composizioni leggeva un ideale preformativo: la polifonia, che rintracciava nella vita stessa e alla quale a suo parere, anche l’arte figurativa dovrebbe ispirarsi.

La musica e la pittura sono due passioni di gioventù tra le quali esiterà per tutta la sua vita. Due aspetti compulsivi che si sono integrati a perfezione in quel movimento della creazione riprodotto dal percorso sonoro e visuale, sviluppato nell’arco di tempo tra la fine del XIX secolo e il 1940, che sarà disponibile fino al 15 gennaio a cura dello storico dell’arte Marcella Lista. Nella consuetudine dell’istituzione organizzatrice, l’esposizione sarà affiancata dall’iniziativa Klee en main, un ate­lier peda­go­gico dedicato ai più piccoli (4–11 anni), che potranno entrare in contatto con le opere del pittore divertendosi.

Via | vousnousils.fr

Polyphonies di Paul Klee
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Leonardo e la sfida dei 'necrostorici'

pubblicato da Alessandro

Leonardo da Vinci

La “volpe” di oggi è un gigante dell’arte e della scienza, la cui varietà di interessi nei più diversi ambiti dello scibile umano è rimasta proverbiale. Così come la sua incostanza. Di lui disse Giorgio Vasari:

… avrebbe fatto profitto grande, se egli non fusse stato tanto vario e instabile. Perciocchè egli si mise a imparare molte cose e, cominciate, poi l’abbandonava.

Della volpe (nel senso in cui ne parla Isaiah Berlin) Leonardo da Vinci ha anche la spiccata sensibilità per la complessità del reale. Figlio del suo tempo, e ancora lontano dal metodo galileiano, il grande Maestro fiorentino fu però sempre orientato, nelle ricerche tecniche e scientifiche così come nella sua produzione artistica, dalla consapevolezza dell’importanza che l’esperienza riveste per il conseguimento della vera conoscenza. La sua straordinaria curiosità e il formidabile intuito ne hanno fatto l’emblema del genio universale e intorno alla sua figura sono sorte leggende che ne alimentano, ancora oggi, la grande fama. Si pensi solo alla più recente letteratura inaugurata dal celebre romanzo di Dan Brown.

Anche per questo, probabilmente, il Prof. Mallegnini, noto paleoantropologo pisano, e Silvano Vincenti, Presidente del Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici e ambientali, stanno tentando di riesumarne i resti, al fine di applicare ad essi le più evolute tecniche di analisi del DNA e di ricostruzione del volto. Dopo le riesumazioni di Padre Pio e di Bach, l’analisi sui resti di Leonardo potrebbe offrire ulteriori elementi a quella nuova disciplina che qualcuno ha efficacemente battezzato ‘necrostoria‘ e che non ha mancato di suscitare già accese polemiche.

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