
Il presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama è giunto a New York questa mattina. Sembra che nella sua agenda di impegni ci sia anche una visita al nuovo murale che Shepard Fairey a realizzato stanotte a Houston Street.
Obey è quindi l’ultimo artista a lavorare a Houston & Bowery. Il suo pezzo May Day si compone di wheat paste (colla liquida, utilizzata anche nella cartapesta) e aerosol mural called. Il pezzo è stato realizzato per promuovere la prossima mostra di Faireys da Deitch Projects, che partirà proprio il primo maggio.
L’artista ha inoltre concesso una lunga intervista, in cui non si è risparmiato di parlare proprio di Obama, dell’azione dei democratici e di un suo collega…niente meno che Banksy! Domanivi proporremo un estratto delle sue interessanti dichiarazioni.

Vi ricordate Seppukoo.com e il popolo dei suicidi su Facebook? Ne avevo parlato qualche giorno fa, direi quasi in tempo
Freschissima, infatti, la notizia che Facebook tramite i suoi legali ha inviato una lettera a Les Liens Invisible, ideatori della performance, in cui si chiede rimuovere il sito entro il 22 dicembre 2009. Motivazione: preservare la privacy degli iscritti di Facebook.
Non mi è chiaro il quadro legale per cui si possa incorrere in una violazione della privacy nel caso specifico del Seppukoo, in ogni caso ad occuparsi della vicenda è lo studio Perkins, lo stesso a cui si affidano Microsoft, Google, Intel, AT&T nonché il presidente Barack Obama in persona…
In attesa di capirne di più sulla vicenda, lunga vita al diritto di ogni essere a scomparire, nel mondo fisico come in quello digitale.
Alla M+B gallery di Los Angeles sono in mostra fino al 18 luglio degli scatti giovanili di Barack Obama realizzati nel 1980 da Lisa Jack. L’attuale presidente degli Stati Uniti era studente al primo anno all’Occidental College, e si era prestato come modello per il compito che la Jack, studentessa di fotografia, doveva svolgere. Obama all’epoca si faceva chiamare Barry, ed era stato suggerito alla Jack, in quanto matricola dalla personalità carismatica.
Non si può dire che fosse timido, e il fatto di essere al centro dell’attenzione doveva piacergli (o non avrebbe scelto la carriera che ha fatto), ma sembra anche non prendersi troppo sul serio.
L’ex fotografa oggi professoressa universitaria, dice che “Barry” arrivò con alcuni indumenti che riteneva potessero essere cool, come cappello panama, giacca bomber e sigarette. E che con il procedere degli scatti, la sua facciata di persona sicura aveva lasciato il posto a quella di persona interessata a conoscere la storia degli altri. Come scritto nella sua autobiografia, il Presidente durante quel primo anno ad Oxy, era in un periodo di confusione e alla ricerca di se stesso. Si stava trovando, tanto che l’anno dopo si sarebbe trasferito alla Columbia per cercare un ambiente più dinamico. E le immagini scattate un anno prima, sarebbero diventate 28 anni dopo, la mostra “Barack Obama: The Freshman”.
Uno in queste immagini ci può vedere molte cose (è sicuro di se stesso! Farà grande strada, si vede…) o niente (sono delle semplici foto, come le abbiamo tutti). Però mi piace fare questo salto nel passato, e chiedermi se Obama nel 1980 immaginava per sé un grande futuro e se mai si sarebbe aspettato tanto. Vedendo certi personaggi da giovani si pensa che fossero già sicuri, ambiziosi e determinati, altrimenti non avrebbero potuto raggiungere certi vertici. Ma magari non è così.
Barack Obama: The Freshman - Lisa Jack - M B Gallery di Los Angeles





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L’elezione di Barack Obama non ha solo generato “Hope” - speranza - negli Stati Uniti, ma anche grande “Expectation” - aspettativa - in molti paesi esteri, come è avvenuto a Barcellona.
Nella città catalana l’artista Jorge Rodriguez-Gerada ha realizzato, prima delle elezioni del 2008, un ritratto insolito del nuovo presidente Usa. “Expectation” si compone di 650 tonnellate di sabbia colorata e come la sand art è un’opera effimera soggetta alle condizioni del tempo.
Le pitture di sabbia sono utilizzate dai nativi americani, dai monaci tibetani e dagli aborigeni australiani in rituali dal potere curativo. Per Gerada il dipinto di sabbia è utilizzato come metafora per le cure che sono necessarie per il nostro futuro e per assicurare un futuro più sicuro per le generazioni future.
Non credo che mai un presidente (e non solo degli Stati Uniti) abbia mai ricevuto tanta attenzione e stima da parte del mondo artistico.
Via | Cool Hunting
La tecnica non è tutto nell’arte. E nello speed painting, in effetti, sembra che si ponga attenzione soprattutto, se non esclusivamente, agli aspetti tecnici della realizzazione artistica.
Non pare essere così, però, in questo appassionato speed painting che Will, in arte Creative Soul, dedica al neo-presidente degli Stati Uniti d’America.
Toccante.
Il poster “Hope” di Shepard Fairey ha generato consensi, ma anche tante parodie. Alcuni artisti/autori non sempre identificabili, hanno preso a prestito l’idea modificando in alcuni casi il personaggio, in altri la scritta “Hope”.
Non tutti i poster sono a favore di Barack Obama, come la lunga galleria raccolta da Rene Wanner’s Poster Page dimostra. Su flickr altre risorse.
Via | CR blog
Parodie sul poster di Obama di Shepard Fairey




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Era prevedibile che la vittoria di Barack Obama scatenasse l’euforica creatività dei suoi tanti sostenitori. Ed ecco arrivare dal Michigan i “nanobanas”, ritratti realizzati con nanotubi di carbonio, visibili soltanto al microscopio. L’autore è John Hart, Professore al Department of Mechanical Engineering dell’Università del Michigan.
La tecnica impiegata si chiama nanolitografia. I ritratti sono 150 (come i milioni di partecipanti alle elezioni americane del 4 novembre).
Fonte: Corriere della Sera (le foto sono tratte dal sito di Hart).
…e pensare che il poster che ha reso il 44esimo presidente degli Stati Uniti Barack Obama un santino, è frutto di supporto spontaneo di Shepard Fairey, celebre street artist. Se gli avessero impedito di scrivere sui muri, oggi avremmo quel manifesto?
Riprendendo il pensiero di Obama, dato che “Change can happen“, c’è sempre “Hope” per ripensamenti.