Giovedì 3 dicembre alle ore 19.00 presso la Fondazione Mudima di Milano va in scena Epos Vostell, una bella raccolta di video di Wolf Vostell dal 1968 al 1987. In esclusiva dal Museo Vostell Malpartida di Càceres in Spagna verrà presentato materiale raro e poco conosciuto. Wolf Vostell (Leverkusen, 1932 - Berlino, 1998), di origini ispano-germaniche, fu un artista di grande importanza nel contesto dell’arte contemporanea nel dopoguerra e partecipò al movimento Fluxus.
Dopo aver sposato Mercedes Guardado Olivenza, si legò intimamente all’Extremadura tanto da volerci costruire il suo museo nel 1976. L’evento alla Fondazione Mudima ripercorre la sua produzione di film sperimentali e video, dal 1968 al 1987. Lavori come Berlin Fieber (1973), Fandango (1973), Endogene Depression (1980), Mythos, Berlin Bild (1987) rendono testimonianza dell’incredibile attività di Vostell, precursore della videoarte e inventore dell’happening.
Forse alcuni di voi si ricorderanno dell’happening TV dé-coll/age, dove l’artista ricrea delle scene in cui si serve di televisori, manomettendoli e alterandoli, indagando nei meandri della passività dello spettatore. ”La confusione della vita quotidiana è enorme ed io devo commentarla. Si vive in un’epoca di grandi malintesi, divergenze, contraddizioni del pensiero e del comportamento. Nello stesso tempo vivere all’interno di molteplici contraddizioni è una delle esperienze più sublimi della vita e in ciò devo essere come una montagna in mezzo al mare agitato” (Wolf Vostell).

Gli orizzonti di Artsblog sono sempre aperti e come sapete ogni tanto ci piace buttare uno sguardo un po’ più in là, oltre i confini dei patri lidi. Due settimane fa mi era capitato di vedere alla Florence Art Factory l’artista cileno Javier De Cea.
Il suo lavoro mi è sembrato subito interessante perché porta all’interno dei confini della pittura la tecnica dell’assemblaggio e della ricombinazione di materiali raccolti per strada. L’universo urbano dell’advertising, della street art, della grafica, prendono nuova forma nelle sue tele e nelle sue performances. Sono riuscito a intervistarlo nel mentre si trovava a Madrid, preparando una nuova mostra per Alicante.
* In che modo ti sei avvicinato all’arte le prime volte, da bambino?
Ho iniziato a dipingere all’età di 16 anni, normalmente, a scuola. A quell’epoca in Chile nella mia scuola gli studenti potevano scegliere tra diversi indirizzi, umanista, matematico, scientifico e artistico. La mia scelta è stata artistico. Comunque ho sempre disegnato, mi divertivo a creare fumetti, riviste, cose del genere.

Continua il nostro ciclo autunnale di conversazioni con alcune voci interessanti della scena contemporanea. Come promesso vi presentiamo in esclusiva per l’Italia un’intervista al tape artist Buff Diss, che ha recentemento lavorato a Pisa. L’abbiamo raggiunto a Berlino, dove si trova per lavorare al negozio Klebeland.
Durante la conversazione ho colto l’occasione per farmi raccontare che posto è Melbourne e cosa succede nel campo dell’arte contemporanea. Buff ci parla del ruolo della pigrizia e dell’improvvisazione all’interno dei suoi processi creativi. Purtroppo la chiacchierata si è limitata al suo approccio nei confronti dell’arte. Per motivi di tempo non mi sono avventurato a chiedergli da cosa nasca la sua passione per il nastro adesivo, né tantomeno quale tecnica usi.
1) Quand’è che da bambino hai incontrato per la prima volta l’arte?
Probabilmente quando la mia mamma per distrarmi mi mise davanti una matita e un pezzo di carta, una tattica piuttosto efficace!
2) Chi sono i tuoi eroi?
Credo che il mio eroe, nel vero senso della parola, sia Paul Robeson (cantante, attore ed attivista americano n.d.). Uno degli uomini più impressionanti che il secolo scorso abbia conosciuto, non solo per le sue parole e le sue conquiste, ma anche per il contesto in cui le ha ottenute. Poi i miei genitori, che sono passati attraverso molte difficoltà personali, ma soprattutto per essere stati le grandi persone che sono.
3) Quando hai realizzato il tuo primo artwork? (intendo una cosa che volevi far vedere alla gente come un’opera d’arte) Che cos’era ?
Fammi pensare … opera d’arte… in realtà la prima cosa che ho realizzato è stata una stupida scultura in carta ai tempi della prima elementare. Ricordo che la maestra mi chiedeva se fossi un artista e quando io le risposi sì, lei mi lasciò continuare, mentre tutti dovevano iniziare gli esercizi di matematica. Ora che ci penso, questo episodio dice davvero tutto.
Continua a leggere: Intervista a Buff Diss, artista del nastro adesivo

La Mediateca Regionale Toscana, in occasione del ventennale della caduta del Muro di Berlino, si è fatta promotrice di un evento dislocato per la città di Firenze. Berlino. Prima o poi tutti i muri cadono è un palinsesto di eventi tra arte, cinema e memoria. La mostra al Deutsches Institut Florenz in Borgo Ognissanti 9 (secondo piano – ascensore) è in corso fino al 9 novembre
con ingresso libero.
La manifestazione si concluderà martedì 10 novembre alle ore 16.00 con l’happening La Caduta del Muro a Firenze. Dalle 16 alle 21 Il Deutsches Institut si transferirà nella centralissima Piazza Strozzi trasformandosi in un vero e proprio museo “vivente” per intercettare il pubblico e renderlo consapevole in prima persona di un passaggio fondamentale della storia tedesca ed europea.
Alle ore 20 seguirà il Pubblico Crollo del Muro. Ognuno dei partecipanti verrà invitato a lasciare una propria testimonianza, un messaggio sul muro, che verrà abbattuto ritualmente in un atto simolico e terapeutico. La cerimonia sarà accompagnata da un brindisi “estalgico”.

La Masquerade, la street art vista dalla prospettiva del tessuto. Lavorato a maglia intorno a pali, sculture, corrimano ed elementi dell’arredo urbano, per dare vita ad un’allegra guerriglia artigianale e provocatoria, tutta al femminile. I loro “vestiti” ed i loro stickers tessili sono sparsi in giro per il mondo, da Stoccolma, città di di partenza, fino a Parigi, Copenaghen, Milano, Amburgo, Roma, Berlino e gli States.
Le loro azioni nelle strade e nelle piazze sono anche una rivendicazione a livello politico che conduce a riflettere sul ruolo della donna nella nostra società. Oggetti che richiamano una femminilità artigianale, il fatto a mano che esce dall’ambiente domestico per ritrovarsi in contesti imprevedibili. Un detournement che è anche un invito al gioco per il pubblico, distratto nel quotidiano incedere dell’urbanità.
Le due artiste dell’uncinetto svedese sono passate proprio in questi giorni da da Firenze, in Piazza della Repubblica, quella del Caffè delle Giubbe Rosse per intenderci, vicino al Duomo. C’è da scommettere che lampioni, pietre, statue e panchine siano state colpite.

In corso a Berlino fino al 10 gennaio 2010 una mostra davvero interessante che ripercorre attraverso l’esperienza di artisti come Joseph Beuys, Jörg Immendorf, Anselm Kiefer, A.R. Penck (Der Übergang, 1963 - nella foto) il periodo della divisione della Germania. Arte e Guerra Fredda - Posizioni tedesche 1945-1989 è una mostra che comincia una riflessione a venti anni dal 9 novembre 1989, il giorno della caduta del muro di Berlino.
Due differenti tipologie di umanità a confronto che hanno coesistito a partire dagli anni ‘50. Una spaccatura che si riassume nella contrapposizione tra astrattismo a ovest e realismo socialista a est. Ma la cultura si sa non si ferma e passa attraverso i muri, al punto che oggi, con sguardo lucido, è possibile trovare molti punti di contatto tra gli artisti delle due Germanie.
Nonostante partissero da un background ideologico completamente differente, le storie delle arti nei due paesi si sono spesso venute a incrociare. Durante la Guerra Fredda tra la Repubblica Federale e quella Democratica l’arte ha avuto un’importante funzione comunicativa, per arrivare, all’alba della reunificazione, a svolgere unaa funzione di traino di tanti progetti di ricostruzione identitaria.

Chi è Senso? Una street artist cresciuta nelle strade che si era “incaponita” nel disegnare una spirale. Una ragazza minuta capace di produrre di nascosto, scappando, pezzi grandi grandi.
Poi la spirale si è evoluta, si è fusa con gli oggetti, è diventata il ritmo stesso del disegno. La linea nasce, si avviluppa su se stessa, dà origine al mondo di un disegno ed in esso trova riposo, traccia la sua fine. Come una piccola scheggia di energia pronta subito a trasferirsi in altri luoghi, in altri quadri.
Alessandra Odoni aka Senso fa parte della crew TDK e dell’Interplay Art Group. Sarà domani a Berlino per inaugurare Derelict Building una personale presso XLAB corrosive Art Farm curata da Paola Verde e Marcello Gungui. Il suo è uno stile cangiante, decisamente poliedrico. Tra ispirazione da una certa estetica nipponica e porta con sé il senso della forza espressiva del primo writing.

Non basta la vita e la carriera di un pezzo da novanta come Banksy a far vincere a Bristol la top 10 delle città più importanti per la street art. Anzi, purtroppo Bristol non compare neanche nella prime 3.
1. Los Angeles
2. Berlino
3. Manhattan
4. San Paolo
5. Bristol
6. Londra
7. Melbourne
8. Parigi
9. Buenos Aires
10. Betlemme (West Bank). Insieme a Bristol, anche la sua presenza è in buona parte merito di Banksy
Voi che ne pensate? Avete delle modifiche da proporre alla classifica? Ne avete una vostra?

Durante l’intero mese di luglio Berlino ospita Urban Affairs extended, una kermesse internazionale di street e urban artist, giunta alla sua seconda edizione. La location è frutto della riappriopriazione di uno spazio cittadino, una grande piscina di oltre 2000 mq (stattbad) .
Molto carino e già di per sé una piccola opera d’arte il sito di Urban Affairs, che permette di dipingere di bianco le schermate di background simulando una bomboletta spray. Qui troverete ogni informazione sull’allestimento, come l’interessante progetto Graffiti Wall, un muro di 200×100 cm con un Display Multitouch di 180 cm. Si tratta di un’installazione interattiva che permette ad uno o più utenti di disegnare e dipingere graffiti di ogni tipo su un muro di cemento virtuale. Gli strumenti ci sono tutti: spray, rulli, pennelli, permanent marker. A reperire qualsiasi tonalità di colore non ci sono naturalmente problemi. Infine una comoda capture tool registra i progressi dei lavori dei visitatori e restituisce in tempo reale un album documentario di questa ‘murata collettiva’.
Gli artisti invitati sono:1010 / Alias /Anton Unai / Ddg / El Bocho / Emess / Massmix / Mean Marek / Mymonsters / Neon/ Noel / Nomad / Neromonga / Sam Crew / Sp38 / Tika / Vectorian/ Wow The Dead /Zonekinder. Il programma prevede eventi collaterali alla mostra, come Secret Wars Art Live Contest (11/12 luglio), Video Screenings, il Muralismo Morte Workshop e molto altro fino al Finissage Party del 31 luglio.

Mentre cercavo una guida di Parigi ho scoperto le illustrazioni di Olaf Hajek. L’illustrazione in copertina della guida edita da Taschen (Taschen’s Paris) è infatti realizzata da questo artista tedesco.
Sulla sua biografia si sa ben poco, tranne che vive a Berlino dove condivide un grande studio luminoso con l’artista Martin Haake. Anche sul suo sito sono le immagini a parlare: Hajek è chiaramente ispirato dal mondo naturale e in particolare da quello vegetale, così nelle sue illustrazioni crea ambienti, ritratti, oggetti in cui l’elemento biologico si incorpora al resto.
Il rimando al pittore lombardo Giuseppe Arcimboldo è quasi scontato, ma dove il pittore italiano preferiva frutta e verdura, Hajek usa fiori, insetti, alberi e tutto ciò che il mondo naturale offra come soggetto. L’effetto è straordinariamente contemporaneo.
Le illustrazioni di Olaf Hajek



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