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I disegni di Rodin in mostra a Parigi

pubblicato da Sara R.

I disegni di Rodin in mostra a Parigi

Quasi tutti conoscono la maestria espressa nelle opere plastiche del celebre Auguste Rodin, celebrato anche dalla mostra che si è tenuta a Legnano alla fine del 2010, ma non altrettanti sono al corrente dell’altrettanto genio espresso nei suoi disegni. L’esposizione “La saisi du modèle”, organizzata dal Museo Rodin di Parigi, mira proprio a squarciare il “velo di Maya” riportando agli occhi di tutti ben trecento disegni, che coprono quasi trent’anni di attività del celebre scultore e pittore. La testimonianza evidente di un’eccellente abilità che si esplicava anche con la matita.

E’ proprio alla fine del 1890 che Rodin, scultore affermato, intraprende una vera e propria carriera di disegnatore, gli innumerevoli disegni che realizza con pastelli e acquerelli, non sono infatti schizzi per sculture, ma opere a sé tanti che confermano l’autonomia della nuova fase creativa. Un impegno quotidiano che racchiuse in un esposizione tenutasi nel 1903 a Berlino, alla presenza dell’artista, e che viene riproposto oggi su una luce più comprensiva.

Numerosi i temi affrontati dagli organizzatori della mostra parigina, nuclei fondamentali che si raggrumano intorno a:

  • le grandi “produzioni seriali”, Psychés, donne in accappatoio, ballerine
  • il gioco delle forme che si cercano senza sosta al limite deldécoupages
  • i rapporti tra i corpi e lo spazio, in un meccanismo di “creazione reciproca” di vuoti e pieni, memore della pratica scultorea
  • il ricorso continuo alla femme fatale e all’evidente sessualizzazione dei soggetti.

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Dissidents - Urban artist in mostra a Berlino

pubblicato da Anna Castiglioni

dissidents

Uno dei lati positivi della crisi mondiale è la creatività a catena che riesce a generare, oltre che tra i comici satirici e i vignettisti, anche tra gli street artist. Non che sia una forma d’arte di suo priva di nuovi stimoli, anzi, ma è di certo quella che più rispecchia la situazione attuale. È così che in una delle città europee più fervide dal punto di vista artistico, Berlino, sta per andare in scena una mostra alla West Berlin Gallery dedicata ai Dissidents, un gruppo di dieci artisti, tra cui due italiani. Sul sito ufficiale si legge la definizione di dissidente secondo il progetto che aprirà i battenti il prossimo 17 novembre:


“…Il 2011 ha dato il via ad una simile catena di eventi, che ha unito le persone e che ci spinge a prendere i nostri governi per le palle e domandare ai governi quello che è nostro di diritto, i diritti umani. Un dissidente, in senso lato, è una persona che sfida attivamente una dottrina stabilita, la politica o l’istituzione. Cercando la verità e la sensibilizzazione, gli artisti che abbiamo scelto per questo progetto lottano per la non-conformità e per creare un lavoro rappresentativo di opposizione politica e sociale, rendendoli pionieri dell’attività dissidente. Consapevolmente o meno, cercano l’onestà, la sfida dei confini, quindi creare arte come un modo per veicolare questo messaggio.

Gli artisti in questione portano in scena diverse tipologie di realtà. BR1, uno degli artisti italiani, negli ultimi anni ad esempio ha studiato la figura della donna musulmana: storia, tradizione, fonti legali e lo sviluppo nella società contemporanea. Altro artista italiano di spicco presente alla collettiva è Giacomo Spazio, che utilizza come sempre immagini pop, colori fluorescenti, vecchie fanzine punk, il cui impatto risulta decisamente cinico e sovversivo. Ecco i nomi degli altri “dissidenti”: SP38, Alias, Prost, Emess, Linda’s Ex, Niark1, Jakob Tolstrup.

Dissidents - West Berlin Gallery
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L'arte cannibale in mostra a Berlino

pubblicato da Daniele

we rely on your
Si chiama Alles Kannibalen? la mostra visibile fino al 21 agosto nella berlinese Me Collectors Room della fondazione Olbricht. Dipinti, fotografie, sculture, video, installazioni legate dal tema dell’antropofagia, strictu sensu e in tutte le sue implicazioni simboliche. Terrore e tabù primordiale, secondo Freud, connaturato alle civiltà umane, il cannibalismo è presente perfino all’origine del nostro pensiero religioso, tra l’iconografia del diavolo divoratore di uomini e il rito simbolico dell’ostia col quale mangiamo il corpo di Cristo. E’ chiaro che un simile fenomeno non poteva che lasciare tracce profonde nell’immaginario di artisti, scrittori e ricercatori.

Ma il curatore, Jeanette Zwingenberger, ha pensato bene di spingere la selezione anche nei territori simbolici delle nuove forme di “cannibalismo”: clonazione, chirurgia estetica, manipolazione genetica. Come nelle opere del giapponese Aida Makoto che nella serie di disegni Mimi-chan rappresenta una bambola clonata modello Barbie usata per comporre strani piatti di sushi. Ma senza dimenticare che il cannibalismo è soprattutto un archetipo e si muove sul crinale di un connubio tra istinto e natura e una forma di divieto morale e civile tra i più radicalmente profondi. Ragion per cui persino le fotografie innocenti e poetiche di Cindy Sherman e Bettina Rheims sull’allattamento materno come assimilazione dell’altro nel rapporto madre-figlio possono alimentare la domanda che dà il titolo alla mostra e che riprende un’affermazione dell’antropologo Claude Lévi-Strauss: “Siamo tutti cannibali?“.

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Project Room. Free jazz street art

pubblicato da Lorenzo Mazza

Project Room è un progetto partito da uno dei pionieri della street art, Jaybo, che insieme a Rough l’ha portato da Berlino a Londra. L’idea è un po’ quella che sta dietro alle improvvisazioni del free jazz: c’è lo spazio, ci sono i musicisti e poi si collabora senza regole alla composizione del collante che tiene inpiedi il suono.

Passo dopo passo i lavori prendono forma, le line si fanno e si disfanno, i disegni si distruggono, i livelli si sovrappongono. È un processo piuttosto doloroso, gli artisti intervengono uno sul lavoro dell’altro, sbagliano, cercano soluzioni. Godetevi questo video…

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Ritrovato a Berlino un Caravaggio rubato

pubblicato da Lorenzo Mazza


Il bacio di Giuda del Caravaggio, noto anche come La Cattura di Cristo era stato rubato da un museo di Odessa in Ucraina due anni fa. Venerdì scorso è stato recuperato dalla polizia a Berlino, mentre quattro uomini cercavano di venderlo. Arrestati tre ucraini e un russo, membri di un’organizzazione internazionale di ricettazione d’opere d’arte che conta una ventina di membri in attesa di essere colti in flagranza di reato.

Il valore del quadro, di proprietà del Museo di Arte occidentale e orientale di Odessa, si attesta tra gli 80 e i 90 milioni di euro. Gli agenti oggi sono sulle tracce del potenziale acquirente, mentre al museo di Odessa si sta mettendo in funzione un sistema di allarme migliore, visto che nel 2008 ai ladri era bastato asportare due lastre di vetro per ’sgraffignare’ il capolavoro del Merisi.

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Bera & 2501 @ Galo Art Gallery - Torino

pubblicato da Lorenzo Mazza

Inaugura giovedì 3 giugno alla Galo Art Gallery di Torino (Via Saluzzo 11/g) una doppia personale con 2501 e Bera White. Due artisti di base a Milano, con uno stile particolare ed intrigante. Venticinque Zerouno nel 2009 ha vinto il Metropolis Art Prize. Torna da una mostra a San Pietroburgo in Russia e da una positiva esperienza a Sao Paulo in Brasile. Il suo è uno lavoro di ricerca che lo conduce a sperimentare pittura, video, installazioni e a mettersi in gioco in giro per il mondo. Un linguaggio in continuo rinnovamento, eclettico ma distinguibile e mai banale, sempre dotato di un certo spessore.

Bera White invece si muove tra musica, pittura e graffiti. Dalla Sicilia, passando per il Portogallo, fino a Milano, dove nel 2006 apre il proprio studio di serigrafia, Le Raclet. Il suo è uno stile diretto in cui l’uso di linee esili e forme maestose si abbina ad una scelta di colori delicati, che rendono il suo lavoro antropologicamente rilevante. Non c’è il marchio della contemporaneità, ma semmai un continuo richiamo a culture, forme, simboli afferenti ad un immaginario visivo millenario, forse latino, forse umano.

2501 e Bera hanno già lavorato insieme a Berlino ad Urban Affairs 09.

Bera White - 2501
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Epos Vostell alla Fondazione Mudima

pubblicato da Lorenzo Mazza

Giovedì 3 dicembre alle ore 19.00 presso la Fondazione Mudima di Milano va in scena Epos Vostell, una bella raccolta di video di Wolf Vostell dal 1968 al 1987. In esclusiva dal Museo Vostell Malpartida di Càceres in Spagna verrà presentato materiale raro e poco conosciuto. Wolf Vostell (Leverkusen, 1932 - Berlino, 1998), di origini ispano-germaniche, fu un artista di grande importanza nel contesto dell’arte contemporanea nel dopoguerra e partecipò al movimento Fluxus.

Dopo aver sposato Mercedes Guardado Olivenza, si legò intimamente all’Extremadura tanto da volerci costruire il suo museo nel 1976. L’evento alla Fondazione Mudima ripercorre la sua produzione di film sperimentali e video, dal 1968 al 1987. Lavori come Berlin Fieber (1973), Fandango (1973), Endogene Depression (1980), Mythos, Berlin Bild (1987) rendono testimonianza dell’incredibile attività di Vostell, precursore della videoarte e inventore dell’happening.

Forse alcuni di voi si ricorderanno dell’happening TV dé-coll/age, dove l’artista ricrea delle scene in cui si serve di televisori, manomettendoli e alterandoli, indagando nei meandri della passività dello spettatore. ”La confusione della vita quotidiana è enorme ed io devo commentarla. Si vive in un’epoca di grandi malintesi, divergenze, contraddizioni del pensiero e del comportamento. Nello stesso tempo vivere all’interno di molteplici contraddizioni è una delle esperienze più sublimi della vita e in ciò devo essere come una montagna in mezzo al mare agitato” (Wolf Vostell).

Wolf VostellWolf VostellWolf VostellWolf Vostell

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Javier De Cea, riciclando la strada

pubblicato da Lorenzo Mazza


Gli orizzonti di Artsblog sono sempre aperti e come sapete ogni tanto ci piace buttare uno sguardo un po’ più in là, oltre i confini dei patri lidi. Due settimane fa mi era capitato di vedere alla Florence Art Factory l’artista cileno Javier De Cea.

Il suo lavoro mi è sembrato subito interessante perché porta all’interno dei confini della pittura la tecnica dell’assemblaggio e della ricombinazione di materiali raccolti per strada. L’universo urbano dell’advertising, della street art, della grafica, prendono nuova forma nelle sue tele e nelle sue performances. Sono riuscito a intervistarlo nel mentre si trovava a Madrid, preparando una nuova mostra per Alicante.

* In che modo ti sei avvicinato all’arte le prime volte, da bambino?

Ho iniziato a dipingere all’età di 16 anni, normalmente, a scuola. A quell’epoca in Chile nella mia scuola gli studenti potevano scegliere tra diversi indirizzi, umanista, matematico, scientifico e artistico. La mia scelta è stata artistico. Comunque ho sempre disegnato, mi divertivo a creare fumetti, riviste, cose del genere.

Javier De Cea
Javier De CeaJavier De CeaJavier De CeaJavier De Cea

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Intervista a Buff Diss, artista del nastro adesivo

pubblicato da Lorenzo Mazza


Continua il nostro ciclo autunnale di conversazioni con alcune voci interessanti della scena contemporanea. Come promesso vi presentiamo in esclusiva per l’Italia un’intervista al tape artist Buff Diss, che ha recentemento lavorato a Pisa. L’abbiamo raggiunto a Berlino, dove si trova per lavorare al negozio Klebeland.

Durante la conversazione ho colto l’occasione per farmi raccontare che posto è Melbourne e cosa succede nel campo dell’arte contemporanea. Buff ci parla del ruolo della pigrizia e dell’improvvisazione all’interno dei suoi processi creativi. Purtroppo la chiacchierata si è limitata al suo approccio nei confronti dell’arte. Per motivi di tempo non mi sono avventurato a chiedergli da cosa nasca la sua passione per il nastro adesivo, né tantomeno quale tecnica usi.

1) Quand’è che da bambino hai incontrato per la prima volta l’arte?

Probabilmente quando la mia mamma per distrarmi mi mise davanti una matita e un pezzo di carta, una tattica piuttosto efficace!

2) Chi sono i tuoi eroi?

Credo che il mio eroe, nel vero senso della parola, sia Paul Robeson (cantante, attore ed attivista americano n.d.). Uno degli uomini più impressionanti che il secolo scorso abbia conosciuto, non solo per le sue parole e le sue conquiste, ma anche per il contesto in cui le ha ottenute. Poi i miei genitori, che sono passati attraverso molte difficoltà personali, ma soprattutto per essere stati le grandi persone che sono.

3) Quando hai realizzato il tuo primo artwork? (intendo una cosa che volevi far vedere alla gente come un’opera d’arte) Che cos’era ?

Fammi pensare … opera d’arte… in realtà la prima cosa che ho realizzato è stata una stupida scultura in carta ai tempi della prima elementare. Ricordo che la maestra mi chiedeva se fossi un artista e quando io le risposi sì, lei mi lasciò continuare, mentre tutti dovevano iniziare gli esercizi di matematica. Ora che ci penso, questo episodio dice davvero tutto.

Buff Diss - Tape Arts
Buff Diss - Tape ArtsBuff Diss - Tape ArtsBuff Diss - Tape Arts

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La Caduta del Muro a Firenze

pubblicato da Lorenzo Mazza


La Mediateca Regionale Toscana, in occasione del ventennale della caduta del Muro di Berlino, si è fatta promotrice di un evento dislocato per la città di Firenze. Berlino. Prima o poi tutti i muri cadono è un palinsesto di eventi tra arte, cinema e memoria. La mostra al Deutsches Institut Florenz in Borgo Ognissanti 9 (secondo piano – ascensore) è in corso fino al 9 novembre
con ingresso libero.

La manifestazione si concluderà martedì 10 novembre alle ore 16.00 con l’happening La Caduta del Muro a Firenze. Dalle 16 alle 21 Il Deutsches Institut si transferirà nella centralissima Piazza Strozzi trasformandosi in un vero e proprio museo “vivente” per intercettare il pubblico e renderlo consapevole in prima persona di un passaggio fondamentale della storia tedesca ed europea.

Alle ore 20 seguirà il Pubblico Crollo del Muro. Ognuno dei partecipanti verrà invitato a lasciare una propria testimonianza, un messaggio sul muro, che verrà abbattuto ritualmente in un atto simolico e terapeutico. La cerimonia sarà accompagnata da un brindisi “estalgico”.

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