Al campeggio ci ha pensato Coniglio Viola, ma le azioni di festoso squat in questa Biennale si fanno anche in Realtà Aumentata…
Sono due infatti le iniziative di cui vi parlo oggi, entrambe incentrate su questa pratica che, grazie alla disponibilità di piattaforme e alla sempre maggiore diffusione di smarphone nelle nostre tasche, sta diventando prassi del quotidiano. Ma concentriamoci sui due progetti che debuttano in questi giorni: sono il Padiglione Invisibile, ideato dal duo artistico immaginario “Les Liens Invisibles” e curato da Simona Lodi, e l’intervento dei cyberartist di Manifest.AR che vi ho presentato qualche tempo fa. Entrambe le iniziative si svolgono dentro i Giardini della Biennale. Entrambe utilizzano l’infrastruttura di Layar - applicazione che consente di posizionare geograficamente oggetti bidimensionali, tridimensionali, link e brevi testi, di pubblicarli e successivamente di visualizzarli sul paesaggio inquadrandolo con il proprio smarphone - per creare una vera e propria mostra non ufficiale, non prevista e non invitata dai curatori, che si sovrascrive al mondo fisico e alla sua codifica ufficiale (in sintesi, andando nei Giardini della Biennale, se avete uno smarphone ese avete scricato l’applicazione, inquadrandone determinati punti vedrete comparire degli oggetti e dei contenuti multimediali inseriti dagli artisti invitati, a creare un’allestimento). Queste sono le analogie strutturali. Sfumeture diverse e sottili si ritrovano invece nella comunicazione e nel senso dato all’azione. Gli Invisibili prediliggono il senso di una realtà allucinatoria, di uno stream continuo di segni e simboli sotto lo slgan “The art, my friend, is flowing in the wind”: come sempre, il duo non rinuncia a una pennella di fake, riprendendo i colori e il logo della Biennale. Manifest.AR ammicca invece all’establishment con un comunicato volutamente formale e una riflessione sul contesto curatoriale ufficiale: il loro padiglione non riconosce confini nazionali, fisici nè convenzionali strutture del mondo dell’arte. In questo senso la Augmented Reality Art di Manifest.AR intende mettere in questione gerarchie e convenzioni date in modo trasversale.
Un fatto bello è accaduto: le due “realtà aumentate”, invece di competere, si sono incontrate e convivono. Questa è una chiave di lettura interessante che ci dà da riflettere: se il digitale è il regno della moltiplicazione, la coesistenza di più realtà, interpretazioni, mondi compresenti ne è la conseguenza naturale. Sarebbe bello (necessario per molti versi) incorporare ad un livello profondo delle nostre pratiche e della nostra coscienza questa attitudine.

Tra aprile e maggio a Pisa torna la Biennale dei Giovani Artisti, giunta quest’anno alla sua sesta edizione. I partecipanti sono stati individuati attraverso un bando di selezione ‘a progetto’, che apre alle esperienza artistiche nello spazio pubblico e al confronto sui modi di abitare e vivere la città attraverso la creatività.
Dopo l’ultimo appuntamento espositivo dedicato a Bruno Munari, il complesso di San Michele degli Scalzi apre i battenti ad una mostra visitabile gratuitamente dal 9 aprile al 22 maggio 2011 (mar-ven 15-19; sab-dom 10-20). L’SMS è anche il punto finale di un percorso tra performances, interventi e installazioni, che si snoda attraverso le strade e le piazze della città. Il filo rosso che tiene insieme eventi all’interno del museo e in esterna, è il murale Tuttomondo, che Keith Haring ventidue anni fa regalò alla città. Tutti quanti, studenti e politici, anziane signore, frati e bambini, si incontrarono allora davanti alla parete esterna della Chiesa di Sant’Antonio per vedere l’artista al lavoro e festeggiare con lui. Fu così che l’arte contemporanea fece la sua apparizione (non certo la prima) nella città toscana, lasciando tracce tutt’oggi visibili.
Chi vi scrive, Lorenzo Mazza, è anche curatore dell’evento assieme a Clara Faroldi, Antonella Gioli, Matteo Lucchetti, Ilario Luperini, Ilaria Mariotti e Antonella Riacci, tutti membri della Commissione che ha selezionato tredici autori (e collettivi) tra i 18 ed i 35 anni: Francesco Bertelè, Mattia Campo Dall’Orto e Ludovica Virginia Roncallo, Alice Caracciolo, Francesca Cirilli, Simona Da Pozzo, Dario Gentili, Francesco Levi, Isabella Mara, NoiSeGrUp, PartiColAzioni, Maria Pecchioli e Mirko Smerdel, Elena Salvadorini, Eugenia Vanni. A questi si aggiungono Gian Michele Bachini, Giusy Pirrotta, Tommaso Santucci, Massimiliano Turrini, vincitori della precedente edizione e protagonisti di una sezione apposita della mostra, al pian terreno.

Un’altra Biennale direte voi? Cominciata questo fine settimana, la Biennale di Belleville durerà fino al 23 Ottobre 2010, in uno dei quartieri parigini più multiculturali e carichi di storia. Situato nella parte orientale della città, il district dei vignaioli e degli operai in cui sono ambientati molti dei romanzi di Daniel Pennac, ha conosciuto radicali cambiamenti del contesto urbano nel corso degli ultimi anni.
Ecco quindi una biennale che si presenta subito per la sua attitudine verso l’arte pubblica. Piazze, strade e giardini verranno vissute e attraversate nell’occasione di incontri, workshop, lezioni. Un nuovo modello di biennale, avviata da curatori e critici d’arte di base a Belleville o che comunque hanno a cuore la vicenda del quartiere, ma che guarda con interesse alle proiezioni internazionali del capoluogo francese.
I cittadini di Parigi sono invitati a riscoprire un territorio, rivederlo e ripensare la cultura attraverso nuovi modi di intendere l’arte contemporanea. Il centro delle esposizioni è il Pavillon de Carré Baudoin, che ospita un allestimento su affinità e divergenze tra arti e scienze demografiche. Migration Report raccogli circa trenta opere di quindici artisti internazionali, tra cui Colomba Allouche, Kader Attia, Stéphane Calais, Hamish Fulton, Camille Henrot, e Jorge Pedro Nunez.
Moltissimi gli eventi collaterali, che culmineranno nella Nuit Blanche del 2 ottobre presso la Maison des Metall. Qui da menzionare ci sono sicuramente le videoproiezioni del duo Caetano Dias (Brasile) e Liu Zhenchen (Cina).
La Fokus Łódź Biennale 2010 si terrà dall’11 settembre al 10 ottobre a Lodz, in Polonia. From the Liberty Square to the Indipendence Square, Da Piazza della Libertà a Piazza Indipendenza è il titolo scelto per questa edizione. Ryszard Waśko, artista e direttore dell’evento, è anche il creatore della particolare dinamica del Construction in Process su cui la Biennale si basa, cioé una serie di mostre organizzate in giro per il mondo tra gli anni ‘80 e i ‘90.
La Biennale invade l’ambiente cittadino lungo via Piotrkowska, laboratori creativi ed esperimenti di arte partecipativa realizzati prima e durante l’evento, sfociano in mostre tra loro correlate. L’obiettivo di base dell’evento è fornire una formazione artistica e portare l’arte contemporanea al grande pubblico. La strada diviene uno studio comune, un luogo d’incontro e di dialogo tra i cittadini di Łódź, gli artisti e i turisti. Dietro c’è l’idea di un uso alternativo, creativo di una città, dal pnto di vista estetico e sociologi. Gli artisti selezionati sono davvero numerosi, tra loro anche due italiane, Rosa Barba e Simona Barberi.
Molti quindi gli eventi preparatori che si succedono da mesi, come Preparing the Canvas di Dodi Reifenberg, uno workshop che si è avviato più d’un anno fa. Ai cittadini di Łódź è stato chiesto di fotografare le zone degradate, invase da graffiti e scritte senza criterio, definite come ‘zone negative’. Qui ognuno è stato chiamato ad intervenire raccogliendo idee e… rifiuti da scambiare con biglietti per mostre, cinema e teatro.

Venerdì 6 agosto sarà possibile visitare gratuitamente la XIV Biennale Internazionale di Scultura di Carrara. Ingresso libero, dunque, per i visitatori di ogni età.
L’iniziativa a porte aperte, prevista per il 31 luglio scorso, si ripete nell’inizio di quest weekend a causa dei disagi che il maltempo ha provocato rendendo a molti impossibile l’accesso alla biennale.
Oltre 60 gli artisti e gli architetti che esporranno le loro opere nei 10 spazi della Biennale, fra passate e contemporaneità estrema. Per chi è in zona o sta programmando un fine settimana toscano, una bellissima occasione.
[Foto in alto: Antony Gormley, Angel of the north]

La nuova edizione della Biennale Internazionale di Scultura di Carrara, ancora prima di iniziare, non smette di far parlare di sé. Dopo Cattelan adesso ci si mette Paul McCarthy, che ha presentato al pubblico la sua ‘grande cagata’ in travertino, che verrà posizionata all’ingresso dell’Accademia di Belle Arti.
L’artista dice di aver voluto porre l’attenzione su ciò che spesso fingiamo di non vedere, di non considerare. La merda appunto, con cui tutti i giorni abbiamo a che fare, reale o simbolica che sia. Tra il pubblico, c’è chi sostiene di non comprendere questi evoluzioni (involuzioni?) della scultura contemporanea, ma soprattuto, è il caso di dirlo, chiunque affermi che “al di là delle dimensioni, la so fare anch’io”, non può non essere ascoltato.
Nel frattempo voci di corridoio parlano di un interessamento del Presidente dell’Accademia Simone Caffaz a Vanessa Beecroft, che potrebbe arrivare nel capoluogo apuano a settembre, per ambientare magari una delle sue performance all’interno degli splendidi laboratori del marmo.
Via // Libero.it

Dopo che la settima edizione si era svolta in Italia, in Alto Adige/ Südtirol, la nuova Manifesta 8 si prepara ad approdare nella comunità autonoma di Murcia, nel sud-est della Spagna. Dal 2 Ottobre 2010 al 9 gennaio 2011 l’appuntamento è al caldo.
La scelta della location non è casuale, la biennale si confronta con l’idea di un’Europa del ventunesimo secolo, in cui, almeno a livello culturale, sia possibile superare i confini con l’Africa del Nord. La regione del Maghreb, al di là dei confini geopolitici e delle restrizioni di cittadinanza, è da sempre in stretto rapporto con la penisola iberica, che racchiude una miscela di storia islamica, giudaica e cristiana.
Nuove tipologie di cittadinanza, nuovi percorsi, nuovi viaggi e nuove topologie. Per questa edizione la Fondazione Manifesta di Amsterdam ha nominato un team di curatori composto da membri di Alexandria Contemporary Arts Forum (Egitto), Chamber of Public Secrets (Danimarca e Medio Oriente) e tranzit.org (Europa Centrale).

Il Craa – Centro Ricerca Arte Attuale Villa Giulia a Verbania ospita fino al 23 maggio Schegge d’incanto, la mostra di Masbedo a cura di Andrea Busto e Adelina von Fürstenberg. Sulle sponde del Lago Maggiore, Villa Giulia venne innnalzata nel 1847 da Bernardino Branca, quello del Fernet, e decorata in seguito in stile liberty.
I Masbedo sono Nicolò Massazza e Jacopo Bedogni, che nell’occasione ripropongono l’installazione ideata per la Biennale di Venezia 2009. Collaborano al progetto scrittori come Michel Houllebecq e Aldo Nove, interpreti come Juliette Binoche e musicisti come Eugenio Finardi o i Marlene Kuntz. I loro progetti riguardano la messa in scena di sentimenti ed emozioni tipicamente umane.

Secondo una ricerca pubblicata dal magazine inglese The Art Newspaper sono i giapponesi i più accaniti visitatori di mostre d’arte. Nella speciale classifica di mostre d’arte più importanti del mondo nel 2009, la mostra Ashura, al Museo Nazionale di Tokyo, che presentava una delle più celebri statue buddiste del Paese e altri autentici tesori del tempio Kohfukuji, è risultata la prima della lista.
Una sorprendente media di 15.960 persone al giorno, 946.172 in totale, che situano la mostra al Museo Nazionale di Tokyo davanti a quella al Nara National Museum, la “61a Mostra annuale dei Tesori di Shoso-in”, che ha totalizzato 14.965 presenze giornaliere. Terza e quarta posizione occupata sempre da mostre in Giappone “Tesori delle collezioni imperiali” al Museo Nazionale di Tokyo (9.473 presenze giornaliere) e e “La pittura del 17 ° secolo del Louvre” al Museo Nazionale di Arte Occidentalw (9.267 presenze giornaliere).
In quinta posizione finalmente ci si sposta in Francia dove il Musée Quai Branly con la “2 ° Biennale Photoquai” ha richiamato 7.868 persone al giorno, seguita da quella al Grand Palais “Picasso ei maestri” (7.270) e “Kandinsky” al Centre Pompidou (6.553). Di seguito tiene ancora New York nelle prime quindici posizioni mentre l’Italia è fanalino di coda con Beato Angelico: l’alba del Rinascimento, al 95° posto.
Ma ci sarà da fidarsi di questi dati? Di sicuro fotografano una tendenza: l’incapacità che abbiamo nel Belpaese di diffondere una ‘cultura per l’arte’ e la grande consapevolezza e serietà dei giapponesi nell’apprezzare il loro e l’altrui patrimonio artistico.

Col tempo le montagne prospicenti Carrara sono decisamente diminuite nel volume, ma non nella bellezza. Dall’epoca romana artisti, scultori, architetti sono venuti qui a reperirei blocchi di marmo più pregiati. Poi Donatello, Michelangelo, Giambologna, Bernini e Canova e molti altri.
Presentata in questi giorni, la XIV Biennale Internazionale di Scultura di Carrara si svolgerà nella città toscana dal 26 giugno al 31 ottobre. Quest’anno la mostra nata nel 1957 è a cura di Fabio Cavallucci, ex direttore della Galleria Civica di Trento, coordinatore di Manifesta e promotore di importanti progetti nazionali ed internazionali. La sua personalità può dare un respiro di ampio raggio a questa Biennale.
Il programma quest’anno comprende una selezione storica - Leonardo Bistolfi, Arturo Martini e Fausto Melotti - che aprirà la strada ad opere contemporanee. Autori come Antony Gormley, Cai Guo-Qiang, Damian Ortega, Daniel Knorr e molti altri, chiamati per lo più a proporre opere site-specific a Carrara.