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Tutti gli articoli con tag biennale venezia

Neoludica: Art is a Game

pubblicato da penelope.di.pixel


Abbiamo parlato molto e a fondo della Biennale di Venezia, ma forse una cosa ci era sfuggita.

Si tratta di “Neoludica: Art is a Game”, mostra interamente dedicata ai videogiochi, proposta come evento collaterale di questa 54esia Biennale. Un percorso interessante fra storiografia del videogioco a partire dal 1966 fino ad oggi, che si intreccia con opere d’arte realizzate da artisti contamporanei utilizzando, modificando, “crackando”, detournando i noti videogame esistenti sul mercato. Perché, come troviamo indicato nell’intestazione del sito: “L’arte è un gioco, diceva Duchamp, e i giochi sono arte”.

La mostra, realizzata con la collaborazione di Aesvi (associazione che riunisce e rappresenta i produttori di videogiochi in Italia) e delle principali major dell’industria (Microsoft, Sony, Nintendo, ma anche Walt Disney, Warner Bros o Activision), si articola in due sezioni: la prima espositiva (composta da due mostre interattive, una a Venezia e l’altra a Mestre, nella sede del “Centro Culturale Candiani”); la seconda performativa (un percorso in realtà aumentata realizzato posizionando in punti strategici della città QRcode, per dare luogo a una peculiare caccia al tesoro in laguna). Artisti in mostra: Alessandra Rigano e Federico Castronuovo, Auriea Harvey e Michael Samyn, Lorne Lanning e Sharry McKenna; Paolo Della Corte, Marianna Santoni; Nino Mustica, Mikayel Ohanjanyan, Samuele Arcangioli, Massimo Giuntoli; Gabriella Parisi; Matteo Bittanti + IOCOSE, Marco Brambilla, Tonylight, Marco Cadioli, Mauro Ceolin, Damiano Colacito , Eva & Franco Mattes , Les Liens Invisibles, Molleindustria, Antonio Riello, Federico Solmi, Santa Ragione, Stefano Spera, Carlo Zanni , Miltos Manetas, Vjvisualoop; Tibe; Jan Vormann.

Per gli interessati, Neoludica è gratuitamente visitabile sino al prossimo 27 novembre.

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Pillole dalla Biennale di Venezia: 'Chance' di Christian Boltanski al Padiglione francese

pubblicato da Lorenzo Mazza

Christian Boltanski è una figura che qui su Artsblog abbiamo sempre apprezzato. Per il Padiglione francese della Biennale 2011 ha presentato Chance. Sulla linea di confine tra destino, caso e ineluttabilità, il maestro francese ha costruito un’intricata installazione: un’impalacatura, una struttura ferma che è perennemente tenuta in movimento, instabile, dal lavoro di un nastro trasportatore che trasporta fotografie di neonati.

Soprannominata grossolanamente ‘la ruota della fortuna’, l’installazione si completa con due stanze laterali, dove due contatori riportano il progresso a livello numerico della popolazione mondiale. Da una parte le morti, in rosso, dall’altra le nascite, in verde. Attraverso un software, i numeri sono processati ogni sera a mezzanotte: ogni giorno ci sono il numero delle nascite è circa 200.000 volte superiore al numero delle morti.

Di lato, uno schermo proietta una serie di frammenti di volti di anziani e bambini, al pubblico la possibilità di ricomporli. Per chi non capita a Venezia, c’è anche un’installazione web: chi riesce a ricomporre un volto cliccando casualmente nel minuto che l’artista ha concesso ad ognuno ogni giorno riceve un premio dallo stesso Boltanski.

Insomma, un grande gioco che prende in considerazione le possibilità casuali e caotiche dell’esistenza e dell’esperienza. Una serie di frammenti che compongono un unico indefinibile: il viaggio etimologico nei significati translinguistici della parola chance.

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Lies Inc. [Nuclear Anxiety]

pubblicato da penelope.di.pixel


Per questa domenica nucleare piovosa, mentre i nostri appuntamenti giungono al termine e a quanto pare agli italiani è è stata definitivamente accordata la possibilità di esprimersi su tutti i quesiti referendari, presentiamo Lies Inc., personale di Eva e Franco Mattes, al secolo 0100101110101101.ORG, ospitata a Sheffield (UK) presso la Site Gallery a partire dall’8 giugno.

La mostra è una retrospettiva che include recenti performence online come “No Fun”, “Freedom”, Catt, ma soprattutto Plan C: la giostra radioattiva che abbiamo a suo tempo recensito, torna a manifestarsi come surreale monumento dell’era atomica. Per chi non lo ricordasse, la giostra è costruita con materiali “rubati” nei dintorni della zona vietata di Chernobyl ad agosto, nel corso di un eccentrico viaggio: per Lies Inc. è prevista l’anteprima della versione beta di “Let Them Believe”, il cortometraggio a cura di Todd Chandler e Jeff Stark girato durante il viaggio. Ryan Doyle, che ha partecipato alla realizzazione del progetto Plan C, arà inoltre presente all’inaugurazione.

Chiudo con una piccola curiosità: la prima riga del comunicato ci informa che la coppia di artisti ha rifiutato di partecipare al Padiglione Italiano della Biannale, “a causa ella sua assurda organizzazione” (riporto qui la frase per intero: “YES, we refused the invitation to participate in the Italian Pavilion at the Venice Biennale, due to its ludicrous organization”)

Lies Inc.

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'Sogno compassionevole', Jean Fabre rilegge la Pietà di Michelangelo

pubblicato da Lorenzo Mazza


Si rinsalda il legame tra Jean Fabre e la città di Venezia. Dopo i laboratori tenuti lo scorso marzo, da mercoledì 1 giugno 2011, in concomitanza con la Biennale, l’artista fiammingo presenterà cinque nuove sculture di grandi dimensioni presso la Nuova Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia.

Tra le opere, sta facendo parlare molto di sé una personale rilettura della Pietà di Michelangelo, che Fabre ha intitolato Sogno compassionevole (Pietà V). Cristo è raffigurato con il volto dell’artista e la Madonna ha quello di un teschio. Si tratta, per lo scultore, di un’opera performativa, in cui sulla scena sono rappresentate le sensazioni di una madre che vuole sostituirsi al figlio morto.

La fruizione delle sculture avverrà attraverso un rituale particolare. Gli spettatori si dovranno togliere le scarpe e, muniti di un paio di pantofole fornite dall’artista, potranno salire sulla pedana-palcoscenico ed immergersi nella visione.

Aspettando dunque che qualcuno di noi o di voi ci vada… che ne pensate?

Jean Fabre Venezia
Jean Fabre Venezia

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Lo Sbarco dei Mille, i Blob di Ghezzi e la Biennale diffusa: Sgarbi presenta il suo Padiglione Italia

pubblicato da Lorenzo Mazza


Dopo molti rinvii arriva finalmente la conferenza stampa di presentazione del nuovo Padiglione Italia della prossima Biennale d’arte contemporanea di Venezia, che aprirà i battenti a giugno 2011. Come già annunciato nei mesi scorsi, il curatore sarà Vittorio Sgarbi, ma si avvarrà della collaborazione di 150 curatori doc. Il critico d’arte ferrarese dice scherzando di essere troppo più bravo degli altri e quindi si “limiterà” (ma con Sgarbi usare la parola limite può essere sempre fuori luogo) a costruire il frame, la macrostruttura.

Sì, perché si tratta sempre e comunque di allestire 6.000 mq di esposizione, seppur con un budget che il Vittorio nazionale considera ridotto (solo dal Mibac vorrebbe almeno 1,5 milioni di euro, contro gli 800 milaoffertigli). Dunque si comincia coinvolgendo nella curatela e nella partecipazione intellettuali e importanti uomini della cultura, Umberto Eco, Alberto Arbasino, Gianni Vattimo, Elisabetta Rasy, Paolo Mieli, Furio Colombo, Ferzan Ozpetek, Tahar Ben Jelloun ed Erica Jong.

Sarà una Biennale diffusa, con un collegamento diretto attraverso 100 monitor, con 27 mostre in altrettante città italiane e 89 allestimenti negli istituti italiani di cultura all’estero. Contento dunque Frattini ma anche Bondi che “schiaccia il tasto” dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

Foto Giovanni Dall’Orto via Wikipedia

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Un omaggio a Benetton e Follina alla Biennale di Architettura di Venezia

pubblicato da Lorenzo Mazza


A fine agosto, il 29, ritorna la Biennale di Architettura ai Giardini di Venezia, la dodicesima edizione per l’esattezza si apre con un doppio omaggio a due cittadini veneti, Toni Benetton, scultore, e Toni Follina, architetto.

I curatori Carlo Sala e Nico Stringa hanno costruito un percorso attorno alla figura di urbanista scultore di Benetton, impegnato fin dai primi anni settanta nella ricerca sui luoghi marginali e periferici. Il supporto dell’arte si integra appunto nel reticolo urbano dando continuità ai luoghi e nuovo significato alle masse informi, agli agglomerati.

Di Benetton saranno presentati i Townscapes, undici progetti mai realizzati, pensati in metallo verniciato, strutture ‘da vivere’ integrate nel tessuto urbano e non opere d’arte da poter solo contemplare. Il lavoro sulle geometrie e sul comportamento dei solidi nello spazio porta Benetton a ripensare le linee di prospettiva e la funzione sociale dell’elemento architettonico, senza tuttavia lasciarsi andare alle mega-costruzioni delle star dell’architettura.

Il lavoro di Follina è sintetizzato invece in un suo progetto recentemente partito, il recupero dell’ex-manicomio Sant’Artemio di Treviso, reso nella mostra attraverso plastici e fotografie. Un percorso che tiene conto della storia dell’edificio e di quella del territorio che lo ospita, fra gusto contemporaneo e nuova destinazione pubblica.

Toni Benetton / Toni Follina
Toni Benetton / Toni FollinaToni Benetton / Toni FollinaToni Benetton / Toni Follina

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A Reggio Emilia, la pittura di Mario Raciti

pubblicato da michele

Mario Raciti, Mitologia 1992

A palazzo Magnani di Reggio Emilia, si inaugura il 14 marzo la mostra “Mario Raciti. La pittura dell’ignoto”: circa 100 dipinti che fino al 2 maggio ripercorranno i cinquant’anni di attività di questo pittore, tanto raffinato quanto poco noto, come spesso capita. Un artista difficile da affrontare, e forse per questo poco conosciuto, perché la sua pennellata si allontana molto dai dettami provocatori dell’arte contemporanea.

Artista quanto mai lirico, criptico, Raciti riesce a incantare attraverso una pittura vaga, che impone allo spettatore la contemplazione, più che la riflessione. Uno stile maturato nel corso di molte esperienze. A partire dalle sue opere firmate negli anni ‘60, dal carattere molto favolistico e ironico, la mostra giunge agli ultimi 20 anni, dove i titoli della maggior parte delle opere, “Why” e “Mistero”, rivelano le inquietudini dell’artista e lo scopo della sua pittura.

Dopo un incremento, negli anni ‘80, verso il suo stile (da ricordare la personale alla Biennale di Venezia dell’86 e la mostra, due anni dopo, al Pac di milano), una mostra mette in risalto le qualità della sua intera produzione artistica.

A Reggio Emilia, la pittura di Mario Raciti

Mario Raciti, Mistero 2001 Mario Raciti, Mistero 1999 A Reggio Emilia, la pittura di Mario Raciti

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A Venezia, Jana Sterbak

pubblicato da michele

Jana Sterbak, Through the eye of the other

Con il progetto “Through the eye of the other” di Jana Sterbak, artista canadese di origine ceca, continua il programma di “Arte Contemporanea a Teatro” della Fondazione Bevilacqua La Masa - Teatro La Fenice di Venezia. Dal 27 febbraio al 28 marzo, con il cortometraggio “Waiting For High Water” (”Aspettando l’acqua alta”), Jana Sterbak esordirà al celebre teatro veneziano.

Sterbak ha voluto rappresentare in questo video, realizzato nel 2004 e presentato per la prima volta a Praga, una Venezia inondata dall’acqua, ma attraverso un punto di vista particolare, quello del suo cane, che con una telecamera applicata sul corpo si è aggirato nel capoluogo veneziano. La statua del cane farà da contrappunto alla proiezione del video.

La prima pate del progetto era stata presentata al padiglione canadese, di cui è stata curatrice, della Biennale di Venezia del 2003. Ma non è stata quell’occasione ha rendere nota la Sterbak; la sua attività artistica si intensificò tra la fine degli anni ‘70 e ‘80, quando fece parlare di sé soprattutto per “Vanitas”, un abito creato totalmente di carne…

Jana Sterbak

Jana Sterbak, Through the eye of the other Jana Sterbak, Waiting For High Water Jana Sterbak, Waiting For High Water

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Sandro Chia, dalla Biennale di Venezia a Roma

pubblicato da Elisa

La pittura di Sandro Chia a Roma

Mentre Milano celebra Sandro Chia alla Triennale Bovisa con un “atelier d’artista” dopo quello di Enzo Cucchi, aprirà il 16 dicembre alla Galleria nazionale d’arte moderna una retrospettiva dedicata a uno dei principali esponenti della Transavanguardia: “Sandro Chia. Della pittura, popolare e nobilissima arte”.

Achille Bonito Oliva cura una mostra decisamente ampia, con una selezione di 61 opere, ovvero 56 dipinti e 5 sculture in bronzo suddivise nelle sezioni “Figure Ansiose”, “Figure Titaniche”, “Figurabile” e “Figure ad Arte”: “… per parlare non di pittura, ma alla pittura, è meglio mimarne le figure”, dice l’artista. Chia non è solo un pittore, ma l’antologica si fonda sull’importanza che nella sua opera rivestono la pittura e il concetto, uniti in opere che hanno reso l’artista toscano famoso in tutto il mondo.

Nei quadri di Chia rivivono alcuni maestri del passato, sicuramente fonte di ispirazione, come De Chirico o Chagall: figure dense, piene, definite, connotate da colori vivi, spesso a tinte forti. E’ questo un anno importante per Chia, che dopo aver esposto alla Biennale nel Padiglione italiano e in due personali in Giappone, a Tokyo e Kyoto, vede contemporaneamente un tributo milanese e a Roma la sua principale antologica italiana mai realizzata (la mostra rimarrà aperta fino al 28 febbraio). Complimenti!

La pittura di Sandro Chia a Roma
La pittura di Sandro Chia a RomaLa pittura di Sandro Chia a RomaLa pittura di Sandro Chia a RomaLa pittura di Sandro Chia a Roma

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La performance di Xing Xin a Glasstress

pubblicato da michele

La performance di Xing Xin

Guardate la persona qui sopra, dentro a quello che sembra un container arrugginito si intravedono dei quaderni e una telecamera. In realtà si tratta di uno scorcio di una barca, e la persona ritratta è l’artista cinese Xing Xin poco prima di incominciare, in occasione della rassegna collaterale alla Biennale veneziana Glasstress, un’insolita performance.

Xing Xin, infatti, per protestare contro una legge cinese che da trent’anni vieta di fare più di un figlio (il risultato sono 400 milioni di figli unici in Cina), si è rinchiuso in una scatola nera metallica, che misura 200 x 90 x 90 cm, con il preciso scopo di contare i caratteri ideografati in 150 quaderni. La Black Box è stata studiata per permettergli di ricevere i nutrimenti necessari e gestire tutte le funzioni corporee.

Ci è rimasto 49 giorni in questa scatola, nella quale poteva assumere soltanto tre posizioni. Tutta la CIna ha potuto vederlo, dato che una telecamera lo metteva in collegamento 24 ore su 24 con il suo paese. Fino al 22 novembre, si potrà vedere a Venezia una copia in vetro della scatola nera. Una forma di arte estrema, dicerto meditata e sofferta sulla propria pelle.

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