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Tutti gli articoli con tag blog di arte

I baci nell'arte. Un libro di Stefano Zuffi racconta i più belli

pubblicato da Alessandro

Zuffi, Baci

A qualcuno verrà in mente la celebre frase di Cyrano secondo cui non sarebbe altro che un apostrofo rosa tra le parole “t’amo” (verso forse più musicale che profondo). Certo è che il bacio ha avuto e continua ad avere un ruolo centrale nella letteratura e nell’arte di tutti i tempi.

Esce per la Mondadori Electa un bel libro di Stefano Zuffi, dal titolo laconico ma eloquente: Baci (450 pagine, 14,90 euro). Il volume racconta i baci più belli della storia dell’arte, affiancandoli a poesie, saggi e aforismi in tema.

Si scopre che questo momento ha ispirato l’immaginazione e la creatività di molti: da Giotto a Canova, da Rodin a Picasso. Si ricostruiscono così gli innumerevoli modi di rappresentare un gesto al quale, per qualche misteriosa ragione, siamo soliti riferire il principio e la fine dei nostri più intensi sentimenti.

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Sondaggio: le donne più belle e sensuali della storia dell’arte

pubblicato da Alessandro

Ingres, Il bagno turco

La Venere di Botticelli o le Bagnanti di Renoir? Le fanciulle tahitiane di Gauguin o i nudi di Modigliani? Quali sono le donne più belle immortalate nelle grandi opere dell’arte occidentale?

Non mi riferisco alle modelle originali (che potevano somigliare più o meno alle immagini rappresentate e delle quali spesso si sa poco o nulla), ma proprio alle figure femminili che tutti possiamo ancora ammirare nelle opere dei grandi maestri del passato, più o meno remoto.

Qualcuno dirà che si tratta di un sondaggio maschilista. Ragion per cui, non è escluso che tra un po’ ne proponga un altro sugli uomini più belli dell’arte. Per il momento, lettori (ma anche lettrici), abbiate la bontà di esprimere la vostra opinione. La selezione degli autori è, come sempre, del tutto discrezionale (se ritenete, aggiungetene altri nei commenti).

Le donne più belle e sensuali della storia dell’arte

Ingres, Il bagno turco Gauguin, Fanciulle tahitiane con fiori di mangoRubens, Il ratto delle figlie di Leucippo

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Arte e potere. Cosa ne pensate?

pubblicato da Alessandro

graffito

Lo scorso sabato pomeriggio, costretto a letto per una fastidiosa influenza, mi è capitato di vedere su Rai 2 una trasmissione di approfondimento sul tema dei graffiti e della street art (credo fosse Scalo 72). Ovviamente il tema principe del dibattito era l’iniziativa del Governo in carica di introdurre una disciplina sanzionatoria nei confronti di chiunque “sporchi” i muri dei palazzi cittadini con bombolette spray.

Tra i più accesi sostenitori della causa dei writers un’inedita Maria Teresa Ruta, che difendeva le gesta del figlio, appassionato cultore dell’arte del graffito. Un moderato Pierluigi Diaco, invece, invitava a distinguere tra monumenti appartenenti al patrimonio culturale del nostro Paese, che dovrebbero reputarsi intoccabili anche da parte di apprezzabili artisti di strada, e le tristi pareti della più recente edilizia urbanistica, che potrebbero soltanto guadagnare in bellezza dall’intervento dei graffitisti. Qualcosa del genere aveva sostenuto circa una settimana fa anche Vittorio Sgarbi.

Ad un tratto mi è sembrato che emergesse, nella discussione, una questione molto interessante. Commentando un’iniziativa (poi non attuata) di Veltroni, quando era sindaco di Roma, di adibire determinati spazi murali all’esercizio dei graffitisti, Diaco ha osservato che la regolarizzazione della street art farebbe perdere fascino e poesia alla stessa. Quest’arte – e forse ogni forma di arte – si porrebbe sempre, in qualche modo, contro il potere e quindi contro la legalità. Eliminare questo carattere significherebbe, pertanto, snaturare e forse uccidere la street art. Il tema mi sembra degno di approfondimento. Così ho pensato di lanciare un sondaggio.

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Come si cura l'arte? Lo spiega in un libro Chiara Bertola

pubblicato da Alessandro

BERTOLA, Curare l'arte

Chiara Bertola è una critica e curatrice d’arte con un curriculum di tutto rispetto. Nel suo ultimo libro, edito dalla Mondadori Electa, la Bertoli si pone quale obiettivo quello di definire i caratteri dell’attività di cura delle opere d’arte.

Anche attraverso una serie di interviste a personaggi che hanno partecipato al ciclo di incontri “Invito al contemporaneo”, svoltisi presso la Fondazione Querini Stampalia di Venezia nel 2000 e ad altre personalità di spicco del mondo dell’arte, l’Autrice tenta di risponde ad alcune questioni basilari relative alla cura e all’allestimento di mostre artistiche.

In particolare, il nodo da sciogliere sembra essere quello relativo alla natura di tale attività: essa, infatti, consiste (o meglio: deve consistere) soltanto nell’organizzazione efficace di eventi che riscuotanto un certo successo di pubblico (e, in tal senso, deve fare proprie le regole e i segreti del marketing e della pubblicità) o richiede anche un approfondimento critico del reale valore artistico e culturale delle opere esposte?

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Qual è l'opera più rappresentativa del XX secolo?

pubblicato da Alessandro

Duchamp, La fontaine, 1917

Qualche anno fa un sondaggio commissionato dalla società inglese Gordon’s, che coinvolse circa 500 esperti, decretò che l’opera più rappresentativa del ‘900 era La fontana (ovvero il famoso orinatoio) di Duchamp. Nessun’altra opera avrebbe inciso tanto sulle tendenze artistiche del XX secolo. Fu così che la provocatoria opera del maestro francese ottenne il Premio Turner.

Così, mentre Courbet, con la sua Origine del mondo, e Manzoni, con la sua Merda d’artista, si contendono il titolo dell’opera più scandalosa dell’arte occidentale e Hirst e Cattelan quello di artista vivente più sopravvalutato, rilancio la sfida, indicando le stesse opere finaliste del sondaggio del 2004 (le foto sono tratte dal sito del Corriere della sera).

L’opera più rappresentativa del XX secolo

Duchamp, La fontaine, 1917Picasso, Le demoiselles d'Avignon, 1907Warhol, Diptyque de Maryilin, 1962

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Taschen. 25 anni di libri d'arte

pubblicato da penelope.di.pixel

Taschen. Cologne 1980La famosa casa editrice Taschen, che molti di voi sicuramente conosceranno, quest’anno compie 25 anni di attività. Benedikt Taschen, il suo fondatore, era animato sin dall’inizio dal desiderio di realizzare libri d’arte di qualità, ma che fossero realmente accessibili al grande pubblico. E bisogna riconoscere che ci è riuscito, realizzando volumi estremamente curati nel design e nei contenuti, ma a prezzi contenuti e intelligentemente differenziati.

Per festeggiare insieme ai lettori il suo 25 anno di attività, la casa editrice ha messo in circolazione decine dei suo libri, dall’architettura al design, dalle arti plastiche alla pubblicità, dal cinema alla fotografia, a prezzi stracciati: pensate che il listino parte da 4.99 euro. Proprio questa mattina, una domenica dal cielo umido che promette pioggia, ne ho comprato uno il libreria e volevo consigliarvi di fare altrettanto: questi libri non solo sono degli oggetti belli da sfogliare e da vedere, ma sono anche delle fonti preziose di informazioni per tutti gli appassionati di arte in tutte le sue discipline.

Benedikt Tachen inizia la sua avventura a soli 18 anni, aprendo un piccolissimo locale di 25 mq a Cologne (Germania) dove distribuiva le sue collezioni di fumetti: ho deciso di utilizzare la foto di questo primissimo inizio – lo trovo delizioso - per rappresentare una casa editrice che adesso distribuisce in tutto il mondo con più di 500.000 titoli e store aperti nelle più importanti capitali del mondo.

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Una vita per l'arte. Intervista a Sabrina Falzone

pubblicato da Alessandro

Sabrina Falzone

Sabrina Falzone si occupa professionalmente di arte e spettacolo, potendo vantare, nonostante la giovane età, un curriculum davvero notevole (una brillante laurea in Scienze storico-artistiche conseguita al’Università La Sapienza di Roma, svariate specializzazioni e una lunga serie di mostre di livello internazionale di cui è stata curatrice). I suoi interessi spaziano dalla musica alla moda e denotano una personalità poliedrica. Ma tutt’altro che superficiale.

Sembra anzi che l’esplorazione dei più vari settori della creatività sia ispirata da una sua esigenza di acquisire una sempre maggiore consapevolezza dei meccanismi e dei processi organizzativi della dimensione artistica.

Le mostre curate dalla Falzone tendono per lo più ad esplorare il “diverso” nell’arte, il diverso per genere o per cultura.
Tutto ciò mi ha molto incuriosito. Così ho pensato di intervistarla per voi.

L’incontro dei sogni

L'incontro dei sogniL'incontro dei sogni

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L'arte oscena

pubblicato da Alessandro

Venere allo specchio

Sul rapporto tra arte e osceno si tende a tornare frequentemente, anche su queste pagine, dinanzi alle ormai consuete provocazioni di artisti (o di pseudoartisti) contemporanei. Provo qui a sviluppare qualche breve osservazione di carattere giuridico.

Come tutti sappiamo, l’art. 33 della nostra Costituzione prevede che “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. All’arte, dunque, non si applica il limite del “buon costume” che, invece, il sesto comma dell’art. 21 della stessa Carta repubblicana impone alle manifestazioni del pensiero. Quella di “buon costume”, peraltro, è una formula che, come ha chiarito la Corte costituzionale, deve essere intesa in senso restrittivo. L’espressione trova il suo contenuto nel riferimento specifico alla sfera del pudore sessuale nella sua percezione sociale.

Affermare ciò, tuttavia, non basta. Occorre, infatti, capire quando si è in presenza di un’opera d’arte. Si tratta certo di una questione di formidabile complessità, la cui soluzione è però necessaria per individuare cosa soggiace e cosa no al limite del buon costume. Diverse le tesi che sono state proposte al riguardo dagli studiosi, molte delle quali appaiono oggi insoddisfacenti. Alcuni hanno sostenuto che l’osceno, per definizione, non è arte e dunque non può essere tutelato come tale; altri, invece, hanno affermato che l’arte non può essere oscena e, quindi, che potrebbero garantirsi anche espressioni che turbano la coscienza sociale (e, in fondo, è proprio questo lo scopo di molte opere contemporanee), purché conseguano palesemente i livelli e rispettino i canoni propri dell’arte.

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I fantasmi di Francesca Woodman

pubblicato da Valentina

Francesca WoodmanFin dalla prima volta che ho visto le opere di Frencesca Woodman, mi sono rimaste profondamente impresse per la loro ricercatezza compositiva e la loro eleganza.

Veri e propri quadri d’autore, i suoi autoritratti hanno il potere di trasportarci in un’altra dimensione: una dimensione di sogno, in cui fanno da protagoniste le emozioni, le paure e i desideri dell’Artista.

E’ molto importante, secondo me, il fatto che nella maggior parte delle sue fotografie si mostri nuda perché è come se volesse mettersi a nudo: mostrare e, allo stesso tempo, non mostrare la sua essenza. Non mostrare perché spesso negli stessi scatti nasconde il volto e con esso gli occhi, lo specchio dell’anima. Ciò che mi suscitano questi scatti è una sensazione di disagio, un senso di pudico o, forse, di indecisione dell’Artista. E’ difficile, secondo me, mostrarsi davvero per quello che si è senza temere il giudizio degli altri.

Un altro set di fotografie che mi è rimasto impresso è costituito da quelle che riproducono, all’interno di contesti ben definiti, figure umane sfocate, quasi evanescenti, che somigliano a fantasmi. Proprio come i fantasmi, infatti, queste figure sfocate sembrano giocare a nascondino tra le pareti delle case, saltando fuori dagli specchi.

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Leonardo e la sfida dei 'necrostorici'

pubblicato da Alessandro

Leonardo da Vinci

La “volpe” di oggi è un gigante dell’arte e della scienza, la cui varietà di interessi nei più diversi ambiti dello scibile umano è rimasta proverbiale. Così come la sua incostanza. Di lui disse Giorgio Vasari:

… avrebbe fatto profitto grande, se egli non fusse stato tanto vario e instabile. Perciocchè egli si mise a imparare molte cose e, cominciate, poi l’abbandonava.

Della volpe (nel senso in cui ne parla Isaiah Berlin) Leonardo da Vinci ha anche la spiccata sensibilità per la complessità del reale. Figlio del suo tempo, e ancora lontano dal metodo galileiano, il grande Maestro fiorentino fu però sempre orientato, nelle ricerche tecniche e scientifiche così come nella sua produzione artistica, dalla consapevolezza dell’importanza che l’esperienza riveste per il conseguimento della vera conoscenza. La sua straordinaria curiosità e il formidabile intuito ne hanno fatto l’emblema del genio universale e intorno alla sua figura sono sorte leggende che ne alimentano, ancora oggi, la grande fama. Si pensi solo alla più recente letteratura inaugurata dal celebre romanzo di Dan Brown.

Anche per questo, probabilmente, il Prof. Mallegnini, noto paleoantropologo pisano, e Silvano Vincenti, Presidente del Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici e ambientali, stanno tentando di riesumarne i resti, al fine di applicare ad essi le più evolute tecniche di analisi del DNA e di ricostruzione del volto. Dopo le riesumazioni di Padre Pio e di Bach, l’analisi sui resti di Leonardo potrebbe offrire ulteriori elementi a quella nuova disciplina che qualcuno ha efficacemente battezzato ‘necrostoria‘ e che non ha mancato di suscitare già accese polemiche.

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