Torniamo ancora sul caso del murale che il Moca di Los Angeles ha commissionato a Blu, per poi farlo ricoprire in meno di 24 ore. Jeffrey Deitch, direttore del museo californiano, ha una galleria (Deitch Gallery) a New York e nel settembre 2009 aveva chiamato Blu a dipingere nello spazio Deitch Studios a Long Island City (NY). Ne era uscito un pezzo davvero interessante, di cui vi ripropongo qui sopra il video in timelapse.
Per il murale di Los Angeles i due si dovevano incontrare, ma, vuoi per un ritardo dello street artist italiano, vuoi per la concomitanza con Art Basel, che ha portato tutto lo staff del Moca a Miami, l’incontro non c’è stato. Blu così, arrivato ad LA, si è messo a dipingere, come è abituato a fare e nessuno gli ha chiesto di presentare un bozzetto di quello che sarebbe andato a realizzare. A questo punto la domanda sorge spontanea: ma Deitch non poteva delegare una persona fidata, uno dello staff, per supervisionare al lavoro di Blu? Molto probabilmente il direttore ’si è fidato’, salvo poi ricredersi giudicando l’opera “inappropriata e potenzialmente offensiva”.
Oggi il Los Angeles Times e altri giornali americani hanno riportato le dichiarazioni di Shepard Fairey sul caso. Anzitutto bisogna specificare che Mr Deitch è da sempre curatore e gallerista di Obey ed i due devono gran parte delle reciproche fortune al rispettivo lavoro. Ecco cosa dice Fairey:
“Io non sono un fan della censura ed è per questo che io e molti altri artisti abbiamo scelto di impegnarci nella street art, è democratica e non sottosta alle regole della burocrazia. Tuttavia, un museo è un contesto diverso, con altre preoccupazioni. Potrebbe essere pericoloso, per un istituto rispettato come il Moca, che sta preparando una mostra sul mondo della street art e dei graffiti, venire sabotato dalla protesta pubblica, antagonista e insensibile nei confronti dei murales di Blu. Gia i graffiti rappresentano una questione abbastanza controversa di per sé. La situazione è spiacevole, ma capisco la decisione del Moca. A volte penso che sia meglio prendere la strada maestra, anche se poi si perde una battaglia, ma continuare a spingere per vincere la guerra”.
Ecco il video dell’operazione di copertura del murale di Blu sulla parete esterna del Moca di Los Angeles.
Nel frattempo, molti si aspettano di conoscere le motivazioni ufficiali che hanno portato ad una così rapida decisione. Jeffrey Deitch, il newyorchese direttore del museo, per adesso tace, insieme ai membri della commissione che si occupa dell’organizzazione di Art on the Streets. Quella che è stata presentata come la più grande mostra/evento dedicata alla street art, non parte però col piede giusto, cancellando un pezzo che aveva commissionato.
In rete, tra gli estimatori di Blu, molti sono rimasti indignati. Da notare però che si è levata anche qualche voce differente. Al di là della deprecabile censura, dice un utente su Vandalog, questo non era certo il miglior pezzo di Blu, sia dal punto di vista dell’idea che della realizzazione.

Questa volta Blu l’ha fatta grossa. Era stato invitato a Los Angeles dal Moca (Museo di Arte Contemporanea), dove si sta preparando una grande mostra dedicata alla street art che aprirà i battenti nell’aprile del prossimo anno. Gli è stata offerta una grande parete e mercoledì notte ha completato il suo murale: una serie di bare da morto coperte da dollari a forma di lenzuolo, al posto delle classiche bandiere americane.
Il nuovo pezzo di Blu ha però avuto poche ore di vita. Prima ancora che si asciugasse la vernice, nella mattinata di ieri, è stato ricoperto di bianco. Perché? Una spiegazione pratica c’è. La parete del Moca in questione è quella esposta a lato Nord, dove si trova l’Ospedale dei Veterani dell’esercito americano. Non distante poi c’è anche un un monumento alla memoria dei soldati americani di origine giapponese che hanno combattuto nella Seconda Guerra Mondiale.
Dunque Blu è stato censurato in America e non sembra averla presa bene. Da un certo punto di vista l’artista è arrivato a ‘dare noia’, a farsi sentire, anche laggiù (ne guadagnerà in visibilità). Dall’altro però la vicenda è inquietante. Il paese che si erge a baluardo della democrazia e della libertà d’espressione rimuove un’opera d’arte che non offende i soldati, chi ha combattuto ed è morto in guerra.
Il lavoro offende e denuncia, con il linguaggio diretto dell’arte contemporanea, chi gestisce il potere e crea dal nulla, in maniera fantastica, i presupposti per attaccare uno stato, mandare uomini ad uccidere e morire, conquistare territori e fonti primarie. Purtroppo sono soprattutto i soldi che giustificano la morte di molti giovani statunitensi senza lavoro che si arruolano nell’Army. Le bandiere servono solo a nascondere.

Banksy, Blu, Ericailcane e Sam3, sono molti gli street artist che negli ultimi anni si sono recati nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania per contribuire, con i loro pezzi, a infondere coraggio nella popolazione palestinese, segregata all’interno di recinti murari, senza accesso alle risorse primarie. L’artista di Bristol addirittura ha dichiarato che la West Bank è una “vacanza” imprescindibile per ogni graffitaro.
Ma sono molti anche i ragazzi palestinesi che, stufi di guardare all’orizzonte e di vedere il grigio del cemento, hanno cominciato a realizzare murales. All’inizio l’intento era esclusivamente politico, la rivendicazione della mancanza di diritti e di libertà. Negli ultimi anni, grazie anche all’apparizione di pezzi di street artist forestieri, si è fatto strada un approccio più artistico.
Certo le famose brecce, gli squarci di Banksy hanno in qualche modo fatto scuola. Perché privare persone nate libere del loro orizzonte è un fatto aberrante. Allora la fantasia, l’immaginazione entrano in gioco.

Eccolo completato il lavoro di Blu ed Ericailcane a Stavanger, in Norvegia, nell’ambito del festival Nuart. Un gigante giallo, composto da ‘infiniti’ snodi di tubi idraulici (disegnato da Blu), beve da una tazza la sua razione di petrolio che, una volta ‘digerita’, sgorga direttamente in mare.
Il pezzo si aggiunge all’altro della ‘foca palleggiatrice’ col barile di petrolio e si colloca in un luogo come Stavanger, città di 120 mila abitanti, capitale dell’industria del petrolio norvegese.

I primi di agosto Blu era a Berlino, per realizzare una grande clessidra in Oberbaumbrücke, vicino alla Schlesisches Tor U-bahn Station. Nel pezzo, l’acqua stilla dalla parte superiore, dove galleggia un grande iceberg in corso di scioglimento. Sotto, una città, il mondo, attende. La sensazione che dà il vetro è di chiuso, opprimente l’inesorabilità della clessidra e del tempo.
Proprio in queste settimane invece, Blu ed Ericailcane stanno lavorando insieme in Norvegia, a Stavanger, alla preparazione di un lavoro per il Nuart Festival. In rete (su Unurth) sono comparse queste foto. Una foca, dipinta da Ericailcane palleggia di testa un barile di petrolio giallo su sfondo rosso, realizzati da Blu.

Risale proprio a pochi giorni fa questo nuovo, enorme, murale di Bu in Polonia, a Varsavia. Il tema è quello della guerra. Un gruppo di soldati-burattino, legati a sottilissimi fili tenuti in mano da “chissà chi”, si muovono lungo la gigantesca parete di un palazzo.
Sui loro elmetti la falce e il martello, simboli del comunismo, cucito sulle uniformi, il simbolo del dollaro. Non sembra proprio un caso quindi che il pezzo sia stato realizzato pochi giorni prima dell’anniversario della battaglia di liberazione di Varsavia (ad opera degli stessi polacchi) dall’occupazione nazista, poco prima che giungessero in Polonia le truppe americane.
Per il resto, apprendiamo che Blu parteciperà alla prossima edizione del Nuart 2010 festival a Stavanger, in Norvegia, assieme a Vhils, ROA, Dolk, Ericailcane, Evol, Alexandros Vasmoulakis, Sten & Lex, M-City e Dotamasters.
Photo by Miesto

Le foto di questo pezzo di Blu sono apparse pochi giorni fa su Ekosystem.org, ma non sono ancora state pubblicate sul sito ufficiale dello street artist nostrano. A dir la verità, mi aspettavo che Blu se ne uscisse con un nuovo lavoro magari a San Diego, dove è in corso una mostra (Viva la Revolucion) a cui partecipa insieme a Shepard Fairey, Os Gemeos e tanti altri che, a fianco delle installazioni nel museo, stanno dipingendo in strada.
Invece sembra proprio che Blu si trovi in Europa, passato da Madrid, poi Berlino ed in questi giorni a Varsavia. Il pezzo nella capitale tedesca, dal mio personale punto di vista, è un po’ una riflessione sulla concretezza dei soldi. Le banconote, gli euro, messi in fila l’una accanto l’altra, si piegano e collassano, trasformandosi in qualcosa che potrebbe somigliare a dei pannelli solari, oppure semplicemente dei pezzi di cemento.
Un lavoro che è quasi un non-finito, nel senso che sembra un flusso, la sezione di un flusso infinito. Alcuni lettori nella pagina di Ekosystem hanno lasciato dei commenti sull’interpretazione dell’opera. Uno dice che la questione che Blu ha inteso sollevare riguarda la permanenza o meno della Germania nella moneta unica europea. Inutile dire che non sono d’accordo con questa ipotesi, Blu è sempre più sottile. Piuttosto più sotto, un altro utente afferma: “Money is the new wall!” (I soldi sono il nuovo muro!), che detto a Berlino assume ancor più significato…
Girando per la rete mi sono imbattuto in questo video, che sembra venga presentato come un video di Blu. Effettivamente lo stile dei disegni potrebbe assomigliare a quello dello street artist italiano, ma ci sono troppe incongruenze. Voi che ne pensate?
Anzitutto, dopo aver tirato fuori un pezzo da 90 come quel Big Bang Big Boom che vi abbiamo presentato qualche giorno fa, che ragione ci sarebbe stata di tirar fuori questo, mediocre e ripetitivo I’m blu? Altro particolare non da poco, il video qui sopra è stato caricato su Youtube da un certo mrgood149, mentre solitamente Blu utilizza l’account notblu.
Per non parlare poi della colonna sonora….ma lascio a voi ogni possibile ulteriore smascheramento….
È online da pochissime ore su Vimeo, Big Bang, Big Boom, il nuovo video animato dello street-artist bolognese Blu. Della durata di ben 9 minuti il video lascia letteralmente senza parole, al punto che i precedenti lavori di Blu sembrano solo delle piccole prove generali di questo enorme, ambiziossimo e straordinario progetto.
Progetto che parte da un’ altrettanto ambiziosa idea di partenza, cioé - come si legge su Artsh.it - quella di raccontare:
“l’inizio e l’evoluzione della vita da un punto di vista non scientifico, e come potrebbero andare a finire le cose…”
Con questo nuovo video, Blu conferma di meritare appieno l’ammirazione e il rispetto che sta ricevendo per la sua incredibile e inesauribile creatività ma anche per la sua pazienza, visto che realizzare un video del genere richiede un lavoro certosino di mesi e mesi. Altre parole non servono, a parlare sono le immagini.