![]()
Il fotografo americano Barry Feinstein, morto all’età di 80 anni, ha realizzato la sua serie di scatti più famosa quando si trovò ad accompagnare Bob Dylan e The Band nel loro controverso tour in Gran Bretagna nel 1966. Sul palco Dylan restava in disparte, un dandy con occhiali e vestito affilato, che dispensava la sua nuova musica elettrica ad un pubblico scontento, ansioso di vedere il cantante folk che avevano conosciuto e adorato ascoltando i suoi dischi.
Quando apparvero finalmente le foto del tour scattate da Feinstein - nel libro Moments Real, pubblicato nel 2008 - Dylan emerse come una figura ancor più complessa. Sembra scarno e fragile, gli occhi nascosti dietro gli eterni occhiali, il corpo curvo contro il freddo vento inglese o davanti agli occhi imploranti dei suoi fan. Una di queste immagini, che mostra Dylan in attesa del traghetto per il Severn, è stato utilizzata come locandina di No Direction Home, l’epico documentario su Dylan realizzato da Martin Scorsese nel 2005. Feinstein ha ritratto Dylan anche lontano dai riflettori, con un diverso stato d’animo, molto più rilassato: in posa con un gruppo di bambini coperti di stracci a Liverpool o intento a conversare con tre ragazze bohemien di Dublino, che appaiono hipster quasi quanto lui. ”
Nato a Filadelfia, Feinstein non aveva alcuna formazione professionale nel campo della fotografia, ma si è dedicato ad essa istintivamente dopo che alcune istantanee fatte mentre lavorava nel circuito di Atlantic City nel 1955 gli rivelarono un dono spiccato per l’atmosfera e i dettagli. In quell’anno fu assunto come assistente fotografico per la rivista Life, e uno dei suoi primi lavori fu un reportage sul concorso di Miss America. Poco dopo trovò lavoro come assistente di produzione presso la Columbia Pictures a Hollywood, dove continuò a scattare fotografie in qualsiasi momento e ovunque gli si presentasse occasione: “Non volevo fotografare il glamour, era il dietro le quinte che mi interessava, la parte di Hollywood che nessuno guarda e a cui nessuno pensa”.
Continua a leggere: Barry Feinstein, Bob Dylan e la fotografia

Robert Allen Zimmerman, al secolo Bob Dylan, non è solo musicista, poeta, scrittore e attore. Fin dal 1966, anno del suo incidente in motocicletta, Dylan ha cominciato a dedicarsi a tempo perso alla pittura, sviluppando per l’arte una passione parallela a quella musicale e letteraria. Dylan ha cominciato ad esporre le sue opere soltanto lo scorso anno e sembra che a convincerlo sia stata Ingrid Mössinger, curatrice del museo di Chemnitz, in Germania. Si è scoperto così che il musicista aveva realizzato e conservato nel corso degli anni una corposa collezione di dipinti, che hanno attirato l’attenzione di molti, non solo tra i fan.
Ma adesso il menestrello di Duluth è stato pizzicato da Guardian e New York Times a copiare i soggetti dei suoi dipinti. L’ultima mostra, infatti, esposta nella galleria Gagosian dell’Upper East Side di New York era stata presentata come “un diario per immagini” dei suoi viaggi in Oriente (Giappone, Cina, Vietnam e Corea) con “descrizioni di prima mano di persone, scene di strada, architettura e paesaggio”; finché sul blog Artsbeat del New York Times gli utenti hanno iniziato a scrivere di aver già visto quelle immagini da qualche parte. Si è scoperto così che Dylan aveva copiato molti dei suoi quadri da varie fotografie, alcune anche di autori molto famosi come Cartier Bresson e Dmitri Kessel.
In musica, anche se influenzato dal repertorio folk e da molti poeti, Dylan ha dimostrato una grandissima originalità e questo fuori dubbio. Lo stesso però non può dirsi della pittura e lo dimostra il fatto che questi soggetti non sono rielaborati cambiando il punto di osservazione o l’inquadratura: non si tratta cioè di suggestioni, ma di repliche fedeli. Questo, di per sé, non sarebbe neanche un fatto che sminuisce il senso di un’operazione artistica, a patto però che l’artista lo riveli in modo chiaro e leale. L’episodio presenta alcune analogie con il “caso Luttazzi”, sorpreso ad usare nei suoi monologhi battute di alcuni famosi comici americani, estrapolate ma copiate di sana pianta. Ma resta un mistero: come fanno degli autori famosi a copiare da altri autori famosi senza pensare che qualcuno prima o poi se ne accorga?

Ancora Bob Dylan. Da più di cinquant’anni sulla cresta dell’onda e non lo ferma nessuno. A dirla tutta, lo scorso luglio sono stato a vederlo ed ho trovato solo l’ombra del cantante pieno di energia che venti anni fa mi aveva fatto ballare dall’inizio alla fine del concerto. Ma qui parliamo d’arte, anzi di arti visive ed il vecchio Dylan, che dipinge da sempre, negli ultimi dieci anni ha deciso di diventare un pittore con tutti i crismi.
Dunque eccoci alla mostra in Danimarca che vi avevamo anticipato e che, prevista per la scorsa primavera, aprirà invece i battenti il prossimo 4 settembre (per proseguire fino al 30 gennaio 2011). Bob Dylan – The Brazil Series, alla Galleria Nazionale di Danimarca – Smk, è la più grande personale del musico-pittore mai realizzata in Europa. Oltre cento dipinti di grandi dimensioni, tutti inediti, per lo più acrilici, ma anche acquerelli e tempere.
Come era successo per la sua precedente produzione (The Drawn Blank Series), i suoi quadri prendono vita e si evolvono nel corso delle tournée e sono testimoni della sua esistenza nomade. Così è questa serie ispirata al Brasile, paesaggi, città, interni di alberghi, bar, ristoranti, luoghi di riposo e di meditazione, lontano dalle luci della ribalta. La vita quotidiana, gli scorci apparentemente normali attirano lo sguardo immerso e distaccato allo stesso tempo di Dylan.

Del Bob Dylan pittore vi avevamo già parlato in occasione delle sue mostre a Londra e in Danimarca. Lunedì 12 luglio l’Accademia Albertina di Torino ospiterà i suoi quadri, una selezione di opere da The Drawn Blank Series, acquarelli e gouaches creati a partire dal 2007.
Nati come appunti di viaggio raccolti durante i concerti tra il 1989 e il 1992, idee e schizzi sono stati rielaborati durante il Never Ending Tour e saranno visibili a Torino fino al 20 luglio.
La mostra, organizzata da Traffic Festival (uno dei pochi festival musicali ancora completamente gratuito in Italia) in collaborazione con con la galleria Halcyon di Londra, predenta anche un catalogo con testi di Umberto Allemandi.

Di opere d’arte in vita sue ne ha create tante, centinaia di canzoni scritte in una lunga carriera. Oggi Bob Dylan si presenta nell’insolita veste di pittore alla Galleria Halycon di Londra dal 13 febbraio. Una dozzina di dipinti in acrilico per una mostra che si intitola “Bob Dylan on canvas” e che nel corso del 2010 si sposterà alla Galleria Nazionale di Danimarca a Copenaghen e allo Statens Museum for Kunst.
Questi lavori si basano su una serie di disegni realizzati da Dylan negli anni ‘90, Drawn Blank Series. Si tratta della seconda occasione in cui i quadri del celebre folk-rocker statunitense vengono esposti.

Jef Aerosol appartiene alla prima generazione della street art, quei pionieri che hanno introdotto tante innovazioni. Ha cominciato nel 1982 a Parigi, dove molti suoi pezzi sono ancora visibili.
Camminando per Bruxelles mi sono imbattuto in questo bel negozio di dischi (sì, esistono ancora!) dove a fare gli onori di casa mi hanno accolto Bruce Springsteen, Jimy Hendrix, Bob Dylan, Jim Morrison e John Lennon. Il negozio si trova proprio nel centro della capitale belga, al 7 di Rue du Chêne.
Il buon Jef ha sempre dedicato i suoi stencil alle più grandi personalità della scena rock. Basta pensare che qualche anno fa stava lavorando a uno stencil di Syd Barrett, quando ha sentito la notizia che era morto. In men che non si dica è salito sul primo treno per Londra per pagare il suo tributo alla grande anima dei Pink Floyd. Dopo poche ore le strade di Camden e dell’East End di Londra erano tappezzate degli stencil di Barrett.

Lo Statens Museum for Kunst di Copenaghen ha reso ufficiale la notizia che nella primavera del 2010 esporrà una collezione di quasi 100 opere d’arte prodotte dal grande cantautore Bob Dylan.
30 saranno opere in acrilico su tele di grande formato, in mostra per la prima volta; mentre le restanti sono già state esposte principalmente in due altre occasioni, sempre europee: al Kunstsammlungen Chemnitz Museum, in Germania, e a Londra.
Secondo il curatore della mostra di Copenaghen, Kasper Monrad, Dylan mostra forti affinità espressive con la pittura dell’Henri Matisse degli anni ‘20, “anche se è ancora molto sottovalutato o ignorato dalla critica d’arte”.
Io non sono riuscita a staccarmi da Typo Dylan (carattere Garamond, musica Bob Dylan), ma c’è anche Typo Lennon e Nirvana e altri ancora.
Typographic Illustration disegna personaggi a suon di musica (quasi tutta ‘60) e per farlo utilizza caratteri tipografici.
Seguite il consiglio: alzate la musica e osservate.
Via | Swissmiss