Qualche anno fa un sondaggio commissionato dalla società inglese Gordon’s, che coinvolse circa 500 esperti, decretò che l’opera più rappresentativa del ‘900 era La fontana (ovvero il famoso orinatoio) di Duchamp. Nessun’altra opera avrebbe inciso tanto sulle tendenze artistiche del XX secolo. Fu così che la provocatoria opera del maestro francese ottenne il Premio Turner.
Così, mentre Courbet, con la sua Origine del mondo, e Manzoni, con la sua Merda d’artista, si contendono il titolo dell’opera più scandalosa dell’arte occidentale e Hirst e Cattelan quello di artista vivente più sopravvalutato, rilancio la sfida, indicando le stesse opere finaliste del sondaggio del 2004 (le foto sono tratte dal sito del Corriere della sera).
L’opera più rappresentativa del XX secolo
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L’intero lavoro di Brancusi ha un lungo filo che lo segna: il volo. La ricerca di un immaterialità nella sua opera era, per lui, nell’immagine degli uccelli: creature della natura che si librano nel cielo. Diceva: “ la gioia dell’anima liberata dalla materia”.
Lavorò a tante figure di uccelli (tra l’altro animale ricorrente nella simbologia rumena, Brancusi era rumeno) cercando in realtà lì dentro il suo linguaggio, fino a che arrivò a ipotizzare di raccontare il volo, proprio il momento esatto in cui l’uccello si stacca dal suolo, attraverso questa scultura, che poi non è una scultura, ma tante, perchè per quasi un ventennio l’ha limata, accurata, distillata, senza mai arrivare a una stesura definitiva, replicandosi numerose volte, in vari tentativi. 1923 la data del primo tentativo, “Uccello nello spazio” è il titolo.
C’è anche un aneddoto a riguardo. Brancusi quando arrivò a New York per esporre tutte i suoi tentativi di approccio al volo, alla dogana gli fecero pagare il costo non come opera, ma tassato come qualsiasi altro bene commerciale.
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