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Tutti gli articoli con tag bruno munari

Il genio grafico di Tomato Kosir

pubblicato da Daniele


Vi avevamo parlato di Jaša, giovane artista sloveno tra i più promettenti del panorama europeo. Ma c’è un altro sloveno, anch’ egli di Lubiana, che merita di essere conosciuto. Si chiama Tomato Kosir, opera nel campo della grafica e basta un’occhiata ai suoi lavori per riconoscerne il genio. Kosir ha una straordinaria padronanza e conoscenza dei mezzi, ma anche una creatività fuori dal comune. La sua capacità di unire il classico e il moderno lo distingue in maniera netta dalla maggior parte dei suoi colleghi e coetanei, che spesso dei nuovi strumenti tecnologici fanno un uso superficiale perdendo di vista il compito di un buon grafico.

Raffinatissimo nell’impaginazione e nell’uso dei font, tanto elaborato quanto apparentemente semplice, Kosir sa usare ancora i segni e gli oggetti in modo creativo, nel solco della grande tradizione italiana (vengono in mente i nomi più rappresentativi, come Bruno Munari e Mario Mariotti). Manifesti e locandine che diventano opere d’arte, libri in legno e altri materiali che diventano oggetti da collezione, tipografia che diventa arte figurativa e viceversa. Guardate questa selezione dei suoi lavori per farvi un’idea.

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Bruno Munari per Galaxia Medicea, il report dall'inaugurazione

pubblicato da Lorenzo Mazza

Bruno Munari per Galaxia Medicea, il report fotografico dall'inaugurazione

Sabato scorso sono stato all’inaugurazione della mostra su Bruno Munari a Palazzo Mediceo di Seravezza. Un allestimento davvero ben articolato che tornerò con piacere a visitare (si sa che alle inaugurazioni è difficile godere al meglio dell’arte), dal momento che è gratuito. L’atmosfera era ricca di chiacchiere, ma non tanto di quei tipici discorsi da vernissage, quanto dell’entusiasmo della scoperta di un “maestro alla portata di tutti” (la sezione delle ‘Xerografie’ e dei ‘Vetrini’ le più affollate). Alla presentazione ci accoglie uno dei curatori, Enrico Mattei, che si è dedicato alla sezione arti visive e ci illustra il percorso che ha portato alla realizzazione della mostra, grazie all’impegno dei membri dell’Officina Todo Modo.

Spazio poi a Vittore Baroni che ci introduce alla tecnica del sampling (campionamento) e al plagiarismo. Calano le luci nella sala principale e sulla scena c’è Økapi. Opera Riparata è un interessante performance musicale in omaggio all’Opera Rotta, un testo di Munari e Davide Mosconi.

Dopo la lavorazione in studio, che ha portato alla produzione dell’omonimo Cd (prima produzione ufficiale di Officina Todo Modo in collaborazione con Offset Records) l’esecuzione dal vivo è accompagnata dai visual di Infidel. Økapi attraversa i territori del collage di idee, del cut-up, passando nei territori esplorati da Matt Black e Jonathan More (Coldcut) con l’album More Beat + Pieces del 1997, una pietra miliare del genere.

Una performance fatta di rumori, dialoghi, atmosfere… in cui confluiscono elementi provenienti dal classico e dal contemporaneo. Ciò che mi lascia di stucco, non sono le storie che Økapi a comincia a raccontare per subito abbandonare, ma l’attivazione di taluni meccanismi del pensiero. Che questi vadano a pescare nel sostrato personale di ciascuno o nei suggerimenti forniti dai visual di Infidel, poco importa. Come spesso faceva Munari, qui l’attenzione dello spettatore non è tanto fissata sui contenuti, ma sui processi ludici e creativi innescati.

Bruno Munari per Galaxia Medicea, il report fotografico dall’inaugurazione
Bruno Munari per Galaxia Medicea, il report fotografico dall'inaugurazioneBruno Munari per Galaxia Medicea, il report fotografico dall'inaugurazioneBruno Munari per Galaxia Medicea, il report fotografico dall'inaugurazioneBruno Munari per Galaxia Medicea, il report fotografico dall'inaugurazioneBruno Munari per Galaxia Medicea, il report fotografico dall'inaugurazioneBruno Munari per Galaxia Medicea, il report fotografico dall'inaugurazioneBruno Munari per Galaxia Medicea, il report fotografico dall'inaugurazioneBruno Munari per Galaxia Medicea, il report fotografico dall'inaugurazioneBruno Munari per Galaxia Medicea, il report fotografico dall'inaugurazioneBruno Munari per Galaxia Medicea, il report fotografico dall'inaugurazioneBruno Munari per Galaxia Medicea, il report fotografico dall'inaugurazioneBruno Munari per Galaxia Medicea, il report fotografico dall'inaugurazione

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Bruno Munari: fantasia, invenzione, creatività ed immaginazione. Una lezione a Venezia del 1992

pubblicato da Lorenzo Mazza

Bellissimo frammento video che riporta una lezione che Bruno Munari fece all’Università di Venezia nel 1992. Nello specifico, qui si parla della differenza tra la fantasia e l’invenzione, del ruolo della creatività e dell’immaginazione.

“La fantasia permette di pensare a qualcosa che prima non c’era senza nessun limite…anche cose che non sono realizzabili praticamente. L’esempio è quello del drago di San Giorgio… che non esiste ma è fatto con parti di animali esistenti […]

L’invenzione invece produce qualcosa che prima non c’era… ma senza problemi estetici… L’inventore produce un meccanismo e non si preoccupa che sia anche bello, si preoccupa solo che sia perfettamente funzionante […] poi c’è la creatività, che usa sia la fantasia che l’invenzione per produrre qualcosa che prima non c’era ma che sia realizzabile e funzionante.

L’immaginazione permette alle persone di immaginare quello che la fantasia, l’invenzione e la creatività producono.”

Il video è collegato a tutta una serie di altri frammenti che trovate su Youtube, in cui il grande Munari eviscera questi concetti con grande senso pratico.

“Allenare la creatività… si fa con la sperimentazione. La creatività opera nella memoria, come la fantasia e l’invenzione… più dati ci sono e più si possono fare collegamenti […] io mi preoccupo sempre che un giocattolo possa essere manipolato dal bambino, non deve essere solo da guardare”

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Libri d'arte: Graphic Design dal 1950 a oggi

pubblicato da michele

Libri d'arte: Graphic Design dal 1950 a oggi Un paio di anni fa è uscito un volume preziosissimo che, purtroppo, non ha avuto la diffusione che merita. “Graphic Design dal 1950 a oggi” (Electa, 704 pagine, 85 euro) è un libri di grosso formato che riunisce i lavori dell’Alliance Graphique Internationale (Agi), una società di artisti nata nel 1951.

Proprio in quegli anni la grafica assunse il valore di arte (in Italia, nonostante i suoi grandi grafici, tutto questo avvenne dieci anni dopo), e da allora ha condizionato interamente la nostra vita: c’è grafica in tutto, su una banconota o su una rivista.

Il libro raccoglie circa 2000 lavori di graphic-designer legati all’Agi, che non è la più grande agenzia del mondo, ma annovera (o ha annoverato) tra le sue file Bruno Munari, Enzo Mari, Milton Glaser, Bob Noorda, Pierluigi Cerri, Italo Lupi… insomma, alcune grande personalità.

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Bruno Munari all'Allegra Ravizza di Milano

pubblicato da Lorenzo Mazza


Apre oggi giovedì 6 maggio presso Allegra Ravizza Art Project a Milano una mostra dedicata a Bruno Munari, artista che ha lasciato un profondo segno nel mondo del design, della grafica, dell’architettura. C’è sempre una duplice visione sui suoi lavori, che combinano la componente ludica a quella più tecnico-scientifica, gli aspetti poetici e il calcolo matematico.

In mostra ci saranno oggetti di piccole dimensioni di Munari, le Sculture da viaggio, i Negativo-Positivo (sul rapporto tra figura e sfondo), una Macchina inutile e molti prototipi e studi per oggetti. Gli studi sulla luce, sulle forme e sulla visione delle forme, tutto ciò che ha portato Ernesto Nathan Rogers a definire Munari “un verbo all’infinito”. Ci sarà poi una sezione dedicata alla grafica editoriale, che raccoglie una selezione di prime edizioni dei testi più importanti di Munari.

Si tratta del primo evento che l’Allegra Ravizza dedica all’arte cinetica. L’autunno sarà riservato all’attività del Gruppo T.

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I Libri d'artista dalla collezione Consolandi a Palazzo Reale

pubblicato da Lorenzo Mazza

Non si ferma l’attività espositiva di Palazzo Reale nella primavera 2010. Ai nastri di partenza una mostra dedicata a un oggetto d’arte piuttosto singolare, il libro d’artista. Libri d’artista dalla collezione Consolandi. 1919-2009, a cura di Giorgio Maffei e Angela Vettese, andrà in scena dal 24 marzo al 23 maggio.

Paolo Consolandi, instancabile collezionista ed appassionato promotore dei giovani, ha raccolto volumi d’artista per oltre cinquant’anni, a partire dagli anni sessanta. I 130 libri presenti nella mostra a Milano documentano una modalità, una tecnica espressiva sperimentata dalle avanguardie storiche fino ai nostri giorni. Un percorso che si apre con il libro di Fernand Léger e Blaise Cendrars (1919) e si chiude con quelli di Sophie Calle (2007) e Sabrina Mezzaqui (2009).

Se volessimo risalire alle origini del libro d’artista, potremo quasi partire dalle miniature, i manoscritti miniati, colorati, per poi passare alle composizioni dada e surrealiste ed approdare alla ricerca specifica di autori come Joan Mirò e Léger. Dagli spunti narrativi di William Kentridge alla standardizzazione delle xerocopie di Alighiero Boetti. Maestri come Picasso, Max Ernst, futuristi e astrattisti, per arrivare fino alle grandi rivoluzioni di Bruno Munari. Ancora Tàpies, Warhol, Richter, LeWitt, Boltanski, Beuys, Gilbert&George, Cattelan, Hirst e molti altri.

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A Lissone, Bergamo, e Milano: "Il grande gioco", una mostra si fa in tre

pubblicato da michele

Arduino Cantafora: Veduta di Roma, 1982 olio su tela. Mostra GAMeC di Bergamo,1973-1989

Bisognerà un po’ correre qua e là per vedere la mostra “Il Grande Gioco. Forme d’arte in Italia 1947 – 1989”, che vuole creare un percorso artistico compreso dalla fine della seconda guerra mondiale fino alla caduta del muro di Berlino. La mostra, infatti, è suddivisa in tre spazi che, a partire dal 24 febbraio, si succederanno: dal 1947 al 1958 al Museo d’arte contemporanea di Lissone; dal 1958 al 1972 alla Rotonda di via Besana di Milano; e infine dal 1972 al 1989 alla alla GAMeC di Bergamo.

A Lissone si cercherà di indagare l’arte dal dopoguerra al grande spartiacque della vita culturale italiana, il 1958 (inizio del boom economico). Al centro dell’attenzione, dunque, ci saranno Soldati, Munari, Dorfles, Prampolini, Fontana, e con loro il gruppo Forma 1, Origine, e i movimenti nucleari e spaziali.

Molto ricca la sezione dedicata al periodo ‘58-’72, a Milano. Periodo di grande fermento culturale, che vede perdere il confine netto tra pittura e scultura, e l’affermazione di artisti quali Manzoni, Lo Savio, ma anche l’arte povera, con Mario Merz, Pistoletto, Boetti (tra gli altri).

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Fabula, 25 artisti allo Studio Angeletti di Roma

pubblicato da Lorenzo Mazza

Fabula, 25 artisti si mettono in gioco inaugura martedì 1 dicembre alle 18 presso lo Studio Angeletti di Roma (interior design, architecture and art - via gregoriana 5). L’itinerario nasce da un’idea di Annalaura Angeletti e conduce i visitatori nel mondo del gioco e della favola con i linguaggi e le idee di artisti del calibro di Bruno Munari, Toti Scialoja e molti altri. Artisti che hanno saputo lavorare con le infinite possibilità della creatività infantile e hanno riportato le loro ’scoperte’ al mondo dell’arte ‘adulta’.

Una piccola wunderkammer, una camera delle meraviglie piena di riferimenti a fiabe, oggetti misteriosi, ironici, paurosi e crudeli. Sono i disegni, le sculture, le filastrocche e i giochi d’artista, del percorso espositivo curato da Andrea Fogli insieme a Francesca Campli.

Ecco la lista completa degli artisti: Alighiero Boetti, Bruno Munari, Liliana Moro, Dante Ferretti, Toti Scialoja, Bruna Esposito, Pino Pascali, Pirro Cuniberti, Felice Levini, Nanni Balestrini, Giosetta Fioroni, Andrea Fogli, Gianni Dessì, Letizia Cariello, Marina Paris, Maurizio Savini, Octavio Floreal, Luigi Mainolfi, Marco Colazzo, Marilù Eustachio, Giacinto Cerone, Umberto Chiodi, Valentina Coccetti, Francesco Bocchini, Giovanni Albanese, Andrea Aquilanti.

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Bruno Munari e le edizioni Corraini

pubblicato da michele

Alfabetiere Munari

Bruno Munari. La seconda puntata di questa rubrica dedicata ai libri “d’arte” è dedicata a uno dei più grandi artisti italiani e a una casa editrice, la Corraini di Mantova, che da tempo si è impegnata a diffondere le opere del maestro milanese. Nel catalogo Corraini compaiono le opere che più testimoniano l’attenzione di Munari alla didattica, come l’ “Alfabetiere”, una serie di lettere per imparare a scrivere, o anche “Rose nell’insalata”, che insegna a un bambino come utilizzare i gambi dell’insalata per disegnare.

Insomma, una tendenza, quella di Munari, a cercare i lati insoliti delle cose, o a giocare con la tradizione. Così accade anche con “Cappuccetto Verde”, o con “Guardiamoci negli occhi”, 25 cartoncini con i buchi degli occhi per “imparare a guardare il mondo con gli occhi degli altri”. Ma il catalogo Corraini comprende anche le opere più sperimentali, come i “Libri illeggibili”, dei libretti dove a predominare sono le combinazioni dei colori, forse estremo sunto delle numerose collaborazioni editoriali di Munari (una su tutte, con l’Einaudi).

Torneremo sicuramente a parlare dei libri di questa casa editrice, così come sicuramente torneremo a parlare di Munari, e di questo sua produzione più insolita, meno conosciuta. Come Munari stesso scrisse in “Arte come mestiere”, “Non ci deve essere un’arte staccata dalla vita: cose belle da guardare e cose brutte da usare”. Parlava del design, ma va benissimo anche per i suoi libri.

edizioni corraini

Alfabetiere Munari Cappuccetto Verde Munari Rose nell'Insalata Munari

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L'arte programmata di Grazia Varisco a Padova

pubblicato da Sara

Arte Programmata di Grazia Varisco

La Galleria Fioretto di Padova dedica una personale interessante all’artista Grazia Varisco. Figura storica della scena artistica milanese negli anni Sessanta, fu una dei componenti del Gruppo T e di quella tendenza artistica che il genio di Bruno Munari definì Arte Programmata.

La poetica attorno alla quale ruota il lavoro dell’artista vede il movimento come parte integrante dell’opera d’arte: questo può essere reale – ottenuto tramite congegni meccanici – o illusorio, basato solo su effetti ottici e percettivi.

In mostra sono esposte le opere più recenti dell’artista, definite Quadri Comunicanti, riflessioni a metà tra scultura e pittura sul concetto di consequenzialità, tempo ed equilibrio. La Varisco è un’artista da conoscere poiché le riflessioni a cui ha dato vita attraverso la sua arte hanno aperto la strada a uno dei temi più importanti della contemporaneità, quello dell’interattività.

Fino al 21 marzo in Riviera A. Mussato, 89/a, Padova.

L’arte programmata di Grazia Varisco
L'arte programmata di Grazia VariscoL'arte programmata di Grazia VariscoL'arte programmata di Grazia Varisco

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