C’è un sorprendente tesoro, disseminato per Milano, ignorato ai più. Mi riferisco alle opere e agli oggetti d’arte esposti nelle 4 case museo della città. Ma cos’è una casa museo? Purtroppo, non solo le case museo sono quasi del tutto ignote ai turisti , ma anche agli stessi milanesi. Ebbene, mi piacerebbe parlarvene, perché racchiudono un patrimonio artistico non indifferente, e che vale la pena di prendere in considerazione. Innanzitutto bisogna chiarire cosa sono queste case museo. Esse sono, niente più, che abitazioni trasformate in museo.
Alcune antiche famiglie di Milano, per passione, sono arrivate ad accumulare dei grandi patrimoni artistici. Acquistavano le opere per collezionismo, e le esponevano nelle stanze delle loro case, così come fan tutti. In seguito, al posto di rivenderle a privati, hanno deciso di donarle alla città, e le loro abitazioni, appunto, sono diventate dei musei. A Milano ce ne sono 4: Casa Boschi, il museo Poldi Pezzoli, Villa Necchi Campiglio, e Villa Bagatti Valsecchi. Da qualche tempo, fanno parte di un circuito museale: questo il sito. Di queste case, brevemente, vi voglio parlare.
Casa Boschi (di cui vedete uno scorcio qui sopra, e nelle prime foto della gallery) è uno dei fiori all’occhiello di questo circuito. Si trova in una traversa di corso Buenos Aires, e prende naturalmente nome dall’omonima famiglia di collezionisti illuminati, come a Milano ne sono rimasti pochi. Ebbene, tra il salotto e la sala da pranzo, sono custodite opere appartenenti dal primo Futurismo agli anni Cinquanta. Stiamo parlando di Carrà (nella stanza degli ospiti), Sironi (vedi foto sopra), Morandi, De Pisis, Lucio Fontana, De Chirico e Savinio. Niente male come collezione privata, o no?
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Ha aperto pochi giorni fa alla Tate Britain l’attesissima mostra “Turner and the Masters - Rivalry, obsession, jealousy… the story of Turner’s battle to outdo all other artists”: sono subito andata a vederla… mi sono trasferita a Londra da poco, e d’ora in poi cercherò di tenervi il più possibile aggiornati su quel (tantissimo!) che succede qui in ambito artistico e culturale, pur continuando a seguire e a segnalare gli eventi italiani.
La mostra è bella, ben allestita e con prestiti d’eccezione (forse innegabili, dato il prestigio della mostra), ma sicuramente quello che la rende speciale è il tema che tratta, ovvero l’opera di Joseph Mallord William Turner a confronto diretto con l’opera dei maestri che lui stesso ammirava, sperando di imitarli e di superarli. Ed è la prima volta che questa “ossessione” di Turner viene indagata attraverso una mostra, ossessione ben importante che ha accompagnato l’artista per tutta la sua vita, sia nei confronti del passato, sia nei confronti della sua contemporaneità.
In mostra quadri di Canaletto, Rubens, Poussin, Van de Velde, Claude Lorrain, tutti affiancati alle opere di Turner, spesso, a mio avviso, più forti, vigorose, vive e inconfondibili. Ma non sempre… in diversi casi il “master” supera di misura Turner, come ad esempio Lorrain nel suo ‘Landscape with Jacob, Laban and his Daughters’: nel confronto diretto con ‘Palestrina-Composition’, praticamente tutti i visitatori erano concordi nel dire che in questo caso l’ “originale” era migliore. E non solo in questo caso… Per gli appassionati di Turner e della pittura paesaggistica, davvero da non perdere. Fino al 31 gennaio 2010.
Si presenta come uno degli eventi più interessanti dedicati negli ultimi anni alla figura di Canaletto e al Vedutismo veneziano, la mostra “Canaletto. Venezia e i suoi splendori“, dal 23 ottobre alla Casa dei Carraresi di Treviso.
Un comitato scientifico formato dai maggiori esperti a livello internazionali di Canaletto e dei pittori veneziani del Settecento, ha curato la raccolta di circa cento opere del maestro veneziano e dei maggiori esponenti del vedutismo. Tra questi figurano Luca Carlevarijs, Bernardo Bellotto, Francesco Guardi e Michele Marieschi, con opere provenienti dai musei e dalle istituzioni pubbliche e private fra le più importanti del mondo.
Il Vedutismo fu un genere pittorico tipico del Settecento e Venezia fu la città ritratta per antonomasia, tanto da costituire una corrente a parte. La mostra è un omaggio all’opera complessa di Canaletto e quindi interamente dedicata a Venezia (mentre viene tralasciata la produzione vedutista veneta).
Canaletto. Venezia e i suoi splendori - Casa dei Carraresi - Treviso



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Cominciano da Vicenza le celebrazioni per il quinto centenario della nascita di Andrea Palladio. Inaugura infatti il 20 settembre a Palazzo Barbaran da Porto “Palladio 500“, una grande mostra che vuole celebrare il genio locale del figlio del mugnaio diventato il piu’ celebre architetto degli ultimi cinque secoli a livello mondiale.
Per raccontare Palladio, e’ stato costituita una equipe internazionale di studiosi provenienti dall’Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Spagna, e Stati Uniti d’America che in cinque anni di ricerche ha raccolto fotogrammi unici, ritrovati in oltre ottanta musei e biblioteche di tutta Europa. Circa 300 opere originali tra cui 78 disegni autografi (molti dei quali ritornano in Italia dopo la vendita da parte di Vincenzo Scamozzi all’architetto inglese Inigo Jones nel 1614) dipinti, libri, manoscritti, mappe, bronzetti, monete e numerosi modelli architettonici.
Palladio 500 anni - Palazzo Barbaran da Porto - Vicenza




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Fino al 27 luglio 2008 al Palazzo della Torre di Gorizia c’è: Le Meraviglie di Venezia, dipinti del ‘700 in collezioni private. Un suggestivo viaggio nel misterioso e incantevole settecento veneziano, attraverso le centotrenta opere realizzate dai più grandi nomi del tempo: Canaletto, Bellotto, Marieschi, Guardi, Marco e Sebastiano Ricci, Giambattista e Lorenzo Tiepolo, Zuccarelli e Longhi.
Partendo dalle vedute di Luca Carlevatijs, si passa per gli eminenti esempi di pittura del paesaggio, con incursioni nel filone arcadico tipicamente popolato di pescatori, pastori e cavalieri piumati, a cui si accostano le raffinate celebrazioni della mitologia greca e i palazzi meravigliosi avvolti in eteree atmosfere.
Su tutti Canaletto, a cui è riservata una corposa sezione della mostra, grande innovatore nelle tecniche e maestro nella resa dei cieli, delle architetture e della luce particolare di questa incredibile città. Una meraviglia da non perdere, soprattutto per chi ha già visto la mostra dedicata a Marie Antoinette a Parigi.
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