
Nella sua ultima pubblicazione Nudo, arte e decoro, oscillazioni estetiche negli scritti d’arte del Cinquecento, Elena Lazzarini, ricercatrice dell’Università di Pisa, dà una nuova lettura delle figure che hanno ispirato i personaggi de Il Giudizio Universale di Michelangelo.
Come riportano i quotidiani inglese, il Guardian e il Daily Telegraph che l’hanno intervistata, per creare i personaggi della Cappella Sistina in Vaticano, uno dei luoghi più sacri del mondo cristiano - il pittore toscano avrebbe tratto ispirazione dal colorito popolo che affollava bagni termali e bordelli. Saune e bagni turchi, luoghi di incontri omosessuali, promiscuità e prostituzione, che sarebbero alla base dell’immaginario omoerotico presente nel Giudizio Universale.
Molti nudi maschili che la Chiesa condannò e fece ricoprire e alcune scene conturbanti, come quella del dannato preso per i testicoli o di coloro che sono destinati ad essere benedetti, impegnati a baciarsi. Dietro a queste figure ci sarebbero dunque i ritratti di persone comuni, appartenenti agli strati più umili della popolazione del tempo, incontrata da Michelangelo alle Stufe, i centri termali del tempo.
Questa nuova scoperta non sconvolge più di tanto il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, che dichiara sempre al Guardian: “Michelangelo ha studiato la forma umana ovunque, anche negli ospedali, e la sua passione per il corpo umano, in particolare di sesso maschile, rimane invariata. Semmai qualche imbarazzo c’era a quel tempo, non ora.”

Non è una novità che i monumenti più visitati siano anche quelli più a rischio per la conservazione. La Cappella Sistina ad esempio è in pericolo a causa del sudore e della polvere generati da più di quattro milioni di visitatori all’anno. Umidità e sporcizia si accumulano quotidianamente sui preziosi affreschi di Michelangelo e non basta il costante lavoro di pulizia degli operatori.
A rivelarlo è stato il professor Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani. Per un mese intero sono stati effettuati lavori di pulizia durante la notte, che hanno restituito diversi chili di pulviscolo, polvere, capelli e fibre di materiali vari. Lo sporco aveva coperto gli affreschi formando qualcosa di più di una patina, una vera e propria crosta, che se non fosse stata rimossa ora, sarebbe diventatapermanente.
Non poteva essere altrimenti visto che il numero dei visitatori è in continuo aumento. Si contano tra i 15 e i 20 mila ingressi al giorno, per un totale di 4 milioni l’anno. Ciascuno, intento a piegare all’indietro il collo per guardare verso l’alto, fatica, suda e perde minuscoli frammenti di materia organica. Se ci aggiungiamo che l’impianto di condizionamento dell’aria ha più di venti anni e dovrebbe essere rinnovato, capiamo perché stanno suonando gli allarmi per proteggere questo inestimabile tesoro dell’arte italiana del Rinascimento.

Michelangelo non fu solo pittore e scultore di altissimo livello, ma anche (e come poteva essere altrimenti direte voi) fine anatomista. Gli ultimi studi sugli affreschi della Cappella Sistina hanno rivelato che il maestro toscano potrebbe aver nascosto l’immagine del tronco encefalico e del midollo spinale nella raffigurazione di Dio.
Lo rivela Johns Hopkins e lo ha pubblicato nel numero di maggio della rivista Neusurgery. Michelangelo è noto per aver sezionato numerosi cadaveri fin dalla sua giovinezza, imparando a creare forme in maniera anatomicamente corretta.
Gli studiosi, colpiti da alcune peculiarità anatomiche visibili sul collo di Dio nella parte del dipinto conosciuta come ’separazione della luce dalle tenebre’, avevano da tempo notato che i riccioli e la barba avevano una strana piega. Queste caratteristiche insolite potevano davvero assomigliare ad un tronco cerebrale, la parte di tessuto alla base del cervello che si collega alla spina dorsale. Una visione insolita del tronco cerebrale dunque, colto dal basso verso l’alto e irriconoscibile dalla maggior parte delle persone a meno che non abbiano studiato approfonditamente neuroanatomia, proprio come Michelangelo.

A Palazzo Te di Mantova apre i battenti domenica 14 marzo Gli arazzi dei Gonzaga nel Rinascimento - Da Mantegna a Raffaello e Giulio Romano. Gli arazzi erano dei veri e propri affreschi mobili, che gli aristocratici si portavano da una casa all’altra. Oltre a riparare dal freddo offrivano un buon diversivo per gli occhi nei gelidi inverni. Vi erano rappresentate scene di vita nei campi, ma molti erano personalizzati a seconda dei gusti del committente.
In mostra a Mantova fino al 27 giugno 34 tra i più affascinanti arazzi dei Gonzaga, una parte esigua – se pensiamo che solo Federico II mise insieme una collezione di centinaia di pezzi, ma una testimonianza comunque importante. Manufatti realizzati da artigiani fiamminghi, che al tempo avevano fatto di Bruxelles un centro di produzione d’eccellenza.
Nove arazzi sono quelli che rapresentano gli Atti degli Apostoli e sono copie della serie della Cappella Sistina realizzati su cartoni di Raffaello. Meritano di essere ricordati alcuni pezzi unici come l’Annunciazione di Chicago (1470-71 ), considerato il più antico arazzo di gusto rinascimentale a noi giunto e poi il magnifico arazzo della Storia di Giasone. A margine della mostra al Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova, saranno in esposizione altri 6 arazzi delle Storie di Cristo e dei Santi mantovani.

Il Codice Da Vinci ha inaugurato (o meglio ha ridato linfa ad) un filone che sembra oggi davvero inesauribile. Parrebbe non esistere più grande pittore o scultore del passato che non abbia inteso lanciare, nelle sue opere, messaggi cifrati e segreti d’inestimabile valore per l’umanità.
Esce per la Rizzoli I segreti della Sistina. Il messaggio proibito di Michelangelo, di Roy Doliner e Benjamin Blech, libro nel quale la Cappella Sistina viene descritta come una specie di manifesto politico eversivo. Michelangelo avrebbe accettato di dipingere gli straordinari affreschi che papa Giulio II lo costrinse a realizzare, covando in cuor suo l’intenzione di esprimere in essi, sotto forma di messaggi segreti, feroci critiche alla corruzione della Chiesa e concezioni innovative sulla donna, sulla sessualità e sulla convivenza tra gli uomini.
Mi ritornano in mente le parole di Umberto Eco sul modo simbolico di lettura dei testi. E’ solo in base ad un atto di volontà, ad una decisione del lettore (o dell’osservatore), che il testo o l’opera diventano simboli, vale a dire un insieme di segni cui è possibile riconoscere un’infinità di significati liberamente scelti dall’interprete. Senza voler con ciò dubitare della credibilità dell’interessante libro di Doliner e Blech…