
Della serie ‘fare e disfare’ con le proprie mani. La notizia era circolata proprio sulle pagine dell’Osservatore Romano, giornale di Città del Vaticano, che ci fosse la probabilità di aver scoperto un nuovo Caravaggio, Il Martirio di San Lorenzo. Ieri invece il capo dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, ha scritto sul quotidiano che si potrebbe trattare di una copia di un originale di un caravaggesco.
Dunque tutta un’operazione mediatica in un momento di dilagante Caravaggiomania? Un titolone che si è gonfiato e sgonfiato da solo, ma quel che è certo è che abbiamo di fronte un lavoro di qualità modesta, afferma Paolucci, sottolineando in particolare che le mani sono completamente fuori di prospettiva ed anche i nudi sullo sfondo sono stati realizzati con una tecnica pittorica inadeguata.
Dunque manca la qualità del maestro, come aveva saputo dire, subito nei momenti dopo la scoperta, Maurizio Marini, studioso del Caravaggio che aveva espresso dubbi circa l’autenticità del lavoro in un’intervista con Associated Press. Il dato fondamentale da cui partire è che il San Lorenzo non era un soggetto conosciuto da Caravaggio, ma molto probabilmente in un primo momento al Vaticano hanno voluto chiudere un occhio, per lanciare la notizia (bufala).

Sembra qualcosa di più d’una coincidenza, che un quadro potenzialmente attribuibile al Caravaggio sia stato scoperto proprio nel 400imo anniversario della sua morte. Un dipinto che rappresenta il martirio di San Lorenzo di Roma, che fu bruciato o messo sulla graticola nel 258, durante la persecuzione dei cristiani ordinata da Valeriano, è sotto i microscopi degli esperti.
Il quadro appartiene all’ordine della Compagnia del Gesù a Roma e la notizia del suo ritrovamento è stata data dall’Osservatore Romano di ieri, dove, la storica dell’arte Lydia Salviucci Insolera, parlava di un dipinto stilisticamente impeccabile. La luce e lo sfondo scuro fanno pensare, se non a un Caravaggio, almeno a un caravaggesco della prima ondata.
Le analogie con alcuni capolavori di Caravaggio, tra cui la Conversione di San Paolo, il Martirio di San Matteo e Giuditta decapita Oloferne, ci sono, ma gli stilemi della rappresentazione, secondo alcuni, farebbero pensare di più ad un autore appartenente alla Compagnia del Gesù.

Vittorio Sgarbi è il curatore di Meraviglie del Barocco nelle Marche, un grande percorso espositivo che si snoda nei saloni di Palazzo Servanzi Confidati, nella Pinacoteca e nella Chiesa della Misericordia a San Severino, in provincia di Macerata. La mostra aprirà i battenti dal 25 luglio al 12 dicembre prossimi, presentando 90 opere tra dipinti, sculture e oggetti in oro.
Tesori custoditi nel maceratese e nelle zone dei Monti Sibillini, tra San Severino, Camerino, Matelica e Fabriano. Commissionati da importanti famiglie patrizie romane, questi lavori sono una grande espressione del clima culturale sotto lo Stato Pontificio. Tardo-manieristi come Pomarancio e Andrea Lilli, caravaggeschi come Orazio Gentileschi, Giovanni Francesco Guerrieri, Valentin de Boulogne e Ribera, nonché classicisti del calibro di Guido Reni, Guercino, Sassoferrato, Paolo Marini.
Naturalmente, non poteva mancare anche il Bernini, in un allestimento ricco di eventi collaterali, che celebra un’epoca (il seicento) e un territorio, quelle Marche che si sviluppano tra collina e pianura, dove rocche, abbazie, palazzi rinascimentali e ville neoclassiche creano un paesaggio unico e inconfondibile.