
Ieri vi avevo parlato di Richard Hamilton, artista poliedrico che, proprio oggi, compie 88 anni. Dal 3 marzo al 25 aprile 2010 la Serpentine Gallery di Londra gli dedica Modern Moral Matters una grande mostra incentrata sulle sue opere più politiche. Gli scenari internazionali, le rivolte, il terrorismo e la guerra, affrontate con la consapevolezza di un uomo che sa di vivere in un mondo continuamente rappresentato - e quindi dominato - dai media.
L’attività di Hamilton si è estesa alla pittura, l’incisione, il collage, l’installazione, la tipografia, fino al design industriale. Questa esposizione ne celebra anzitutto lo sguardo, quello di un artista che nel 1969 dichiarava: “Negli anni Cinquanta siamo diventati più consapevoli della possibilità di vedere il mondo intero, in un istante, attraverso lagrande matrice visiva che ci circonda, (abbiamo) un’immediata visualizzazione sintetica. Cinema, televisione, riviste e giornali hanno inondato l’artista con un paesaggio totale“.
Un percorso di distruzione, scomposizione e frammentazione delle immagini quello di Richard Hamilton, che fa riferimento a stili e generi diversi. La manipolazione dello spazio si compie all’interno di un lavoro che interroga le rappresentazioni che ci circondano. Dal tuffo nel magma dell’analisi delle immagini emerge la potenza lirico-allegorica della sua opera.
Se capitate a Londra tra marzo e aprile vi consiglio vivamente di farci un salto, l’ingresso è gratuito.

Francis Geaorge Mento, meglio noto come FraGMento, è una singolare figura di artista. Nato a Riga nel 1960 da padre italiano e da madre lettone, negli anni 70 studia come elettricista fin quando non emigra negli USA per approdare negli anni ‘80 in Italia a Prato, dove si stabilisce. Sarà proprio l’Italia a fargli scoprire la fotografia.
A Firenze lavora come aiutante di un noto fotoriparatore (ormai scomparso) e le sue doti emergono spontaneamente. Da una finestra dello studio scatta foto per testare le macchine da riconsegnare ai clienti. Inizia così ad elaborare una tecnica che lo accompagnerà per tutta la vita. Fotografare pezzi di mondo, scomporli in scatti e rimontarli generando nuove forme. Il risultato sono originali collage da cui emergono animali preistorici, umaniodi, robot, forme organiche e astratte e nuove architetture. Dai 90 scatti di un antica fabbrica può dunque emergere un coccodrillo; da una distesa d’immondizie un feroce dinosauro, da un edificio sbrecciato un vascello infantile e così via, come vedete negli esempi.
Fino al 15 febbraio a Portodimarelive (ViaPisana128 Firenze) la mostra “The unusual work of Francis George Mento” raccoglie una ventina dei suoi lavori. FraGMento sembra lasciare un messaggio, tutto racchiuso nel suo nome d’arte: la vita è un puzzle di foto 10×15 da ricomporre. Istruzioni per il montaggio…
La mostra è a ingresso libero.

Roma incontrerà per la prima volta lo straordinario lavoro del fotografo visionario Thomas Barbèy, che da venerdì 4 Dicembre esporrà alla Morris Casini Foundation. Thomas Barbey è un artista poliedrico. Nato in Connecticut nel 1957 si è poi spostato in Svizzera. Ha cominciato a disegnare seriamente all’età di tredici anni. Dopo aver frequentato per alcuni anni l’Università, ha lasciato per darsi alla musica e si è spostato per quindici anni in Italia, dove alcuni suoi pezzi hanno scalato le classifiche.
Ha cominciato a far foto quasi per hobby, ma ben presto ha capito di poterci guadagnare da vivere come fotografo di moda.Dal 1995 è tornato con sua moglie in America dove lavora nell’ambito della fotografia commerciale e dove, in qualità d’artista ha sviluppato un linguaggio eccezionale.
Fotomontaggi e fotocollages realizzati con le tecniche della fotografia tradizionale, senza l’ausilio del computer.Un bianco e nero pieno di profondità e una tecnica di stampa e di composizione davvero minuziose. Ne escono visioni surreali di spazio che compenetrano altri spazi, aperture sorprendenti e vie di fuga magiche. L’inaugurazione è prevista per venerdì 4 Dicembre dalle 18:30 alle 23:00 alla presenza di Thomas Barbey e di una selezione speciale di 15 delle sue opere.

Un bell’evento dedicato alla sperimentazione nel campo delle arti visive e della performance andrà in scena venerdì 13 Novembre alle 22 alla Florence Art Factory in Via Righi 30 all’Osmannoro (Sesto Fiorentino). Javier De Cea è un artista nato in Cile che lavora a Barcellona, il suo approccio è pluridisciplinare e conduce una ricerca al confine tra storia e sociologia, praticata raccogliendo materiale nelle strade e riproponendolo modificato attraverso adesivi, bombolette e pennarelli.
Il suo è un intervento chirurgico sul reticolo urbano, archeologico sulla memoria collettiva metropolitana. De Cea assembla stencil, sticker e opere di altri artisti nella maggior parte dei casi sconosciuti, attraverso un processo di alterazione e sovrapposizione pittorica. Ne risulta un’operazione estremamente creativa che modifica lo spazio tramite le sue composizioni.
Un processo di sintesi impazzita la sua, quasi un Almanacco della Strada che ne ripropone attraverso la pittura una visione parziale e personale, ma comunque fatta per rimanere. Una visione intima e solitaria, che ripropone voci, strati di memoria e di street art che lentamente la città seppellisce. Nello spazio della FAF Javier De Cea lavorerà come su una grande tela, intervenendo con rotoli e rotoli di nastro adesivo in una performance che prende il nome di Urban dance perché esplora attraverso le dinamiche del gesto nello spazio concetti come il tempo, la memoria e la velocità.
L’evento è prodotto dal progetto Maciste (che verrà presentato nella serata) e prosegue alle 23 con Love Him!, set del turntablist nostrano di base a Parigi Økapi.

Come promesso continua il nostro viaggio all’interno della mostra Chagall e il Mediterraneo a Pisa. Dopo l’immersione nelle grandi tele, al primo piano di Palazzo Blu resta da visitare la sezione dedicata alla Grecia, che il pittore russo definisce una “terra disperatamente vuota se non fosse popolata di cielo, mare e luce”. Qui troviamo le illustrazioni per Dafni e Cloe a gouache e acquerello che Chagall realizzò per l’editore Tériade.
Torno al piano terra, non prima di aver ammirato per una seconda volta Yellow Clown, un dipinto in cui disordine e caos compositivo riescono per antitesi ad esprimere la purezza del soggetto rappresentato attraverso l’identità cromatica del giallo. Eccomi nella sezione dedicata alla Bibbia. Quadri come White Crucifixion rappresentano al meglio la visione di Chagall sulla religione. Un Cristo crocifisso da un raggio di luce occupa il centro di una scena di vita nell’inferno quotidiano. Soldati, briganti, fiamme e disperazione, il quadro è popolato di soggetti che sono indifferenti, che non considerano minimamente il messaggio del Salvatore.
Poi molti quadri che tracciano delle epifanie quasi fallimentari, in cui l’unico spettatore consapevole della magia del momento evocato sembra essere il pittore. Christ on the riverbank, Moses and the table of the law, Ressurrection on the riverbank, The fallen of the angel e la bella scultura del 1952 Maternity or Virgin and child, che ricorda nella semplicità dei tratti il nostro Modigliani.
Continua a leggere: Report: Chagall e il Mediterraneo (2a parte)

Dopo anni di relativa indifferenza da parte di pubblico e critica d’arte, finalmente, a 73 anni, la grande collagista Aldwyth riceve il giusto tributo da parte di una sede abbastanza prestigiosa, in questo caso l’Ackland Art Museum (North Carolina, USA).
La mostra ha aperto i battenti il 31 maggio e raccoglie quasi 50 lavori, fra collage di vario formato e assemblage, nonché videotape di interazioni di Aldwyth con le opere stesse.
L’artista vive da anni nel mistero e nella solitudine di una casa ottagonale ispirata alle forme di Escher, producendo realtà che devono molto a quelle di Hieronymus Bosch. Sono certo che si comincerà a parlare sempre di più dei grandi meriti simbolistici e iconologici di Aldwyth.
Continua a leggere: La prima retrospettiva sui collage di Aldwyth
Selena Kimball è una giovane eclettica artista statunitense che vive e lavora a Brooklyn. Si diletta con le più varie tecniche creative: pittura, fotografia, collage, ecc.
Nel 2007 ha illustrato con una serie di collage surrealisti il romanzo della scrittrice polacca Agnieszka Taborska La vie songeuse de Leonora de la Cruz. Tradotto anche in inglese, il libro racconta la storia di un immaginario santo protettore dei surrealisti, che avrebbe fortemente (e segretamente) condizionato la nascita e lo sviluppo del movimento surrealista.
La galleria di immagini che ho riportato comprende alcune tavole del libro ed è tratta dal sito della Kimball. Ci sono arrivato grazie alla segnalazione di finegarten.
Continua a leggere: Il collage surrealista di Selena Kimball

Damien Hirst ha comprato (non si conosce la cifra) un ritratto di Paris Hilton opera dell’artista Jonathan Yeo. Il quadro si intitola “Paris, 2008″ ed è un collage realizzato con riviste porno.
Avevo parlato di Yeo in precedenza, per l’opera dedicata a Bush, anche lui ottenuto con ritagli pornografici. L’artista è noto per aver dipinto ritratti tradizionali a personaggi del mondo politico e non, ma ha deciso di seguire questa nuova tecnica, dopo che il presidente Bush aveva cancellato il ritratto commissionato all’artista nel 2004.
Yeo inoltre venderà i poster di Paris, 2008 per 20 dollari e il ricavato andrà all’ereditiera come ricompensa del mancato guadagno dal suo sex video del 2004 (dato che lei ha sempre sostenuto di non aver ricavato soldi dal filmino porno).
Via | BBC
Continua a leggere: Da riviste porno il ritratto di Paris Hilton. E Damien Hirst lo compra
“I’ll Meet You at the Rendezvous” è la prima personale che un museo dedica all’artista emergente americano Ian Tweedy e rientra nel programma dedicato dalla GAMeC di Bergamo alla giovane arte internazionale.
Curata da Alessandro Rabottini, la mostra è visibile dal 1 ottobre all’8 febbraio 2009.
Prodotto di una società sempre più in movimento e liquida, Tweedy, di origini statunitensi, ma nato e cresciuto in una base militare in Germania e ora residente in Italia, ha fatto di questa sua condizione nomade la ricerca del suo lavoro. I temi che l’artista affronta sono legati alle questioni di individualità, collettività e memoria, di identità, appartenenza e libertà. I mezzi che utilizza sono quelli della pittura, del collage, del disegno, del video e delle installazioni, anche combinati tra loro. Oltre alla memoria storica, l’artista attinge anche dall’esperienza transitoria della street art e del graffitismo e utilizza copertine di libri usati, stracci, vecchie cartine geografiche come base per i suoi lavori.
Nella mostra alla GAMeC vengono presentati lavori inediti realizzati con diversi strumenti espressivi, dai wall painting alla pittura alle installazioni ai video.
Ian Tweedy. I’ll Meet You at the Rendezvous



Continua a leggere: Stracci e vecchie copertine per Ian Tweedy, nomade artista emergente
Giunta alla sesta edizione, Pattexville “Arte adesiva” è un interessante iniziativa che coinvolge gli studenti tra i 14 e i 25 anni provenienti da diverse scuole in Italia, alle prese con arti plastiche e figurative armati prima di tutto di colla e nastro adesivo. Quest’anno la sfida era reinterpretare i simboli della tradizione italiana, in primis l’arte culinaria.
Mi sono divertita a seguire questo percorso di frammenti cartacei , fumetti e collage, coloratissimo e pieno di fantasia, che si snoda negli spazi del CRT Teatro dell’Arte presso la Triennale di Milano.
Il concorso, cui hanno partecipato vari licei artistici e istituti d’arte, la Scuola del Fumetto, la NABA, l’Accademia dello Spettacolo e l’ Accademia di Belle Arti di Bari, ha anche visto la partecipazione di una scuola media “campione”, tutti quanti uniti nella sperimentazione di varie discipline artistiche tra cui anche cinema, design, teatro e moda.
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