Il pittore cubano-americano Cesar Santos rilegge l’arte mescolandone con arguzia i rapporti. Stili ed epoche si fondono nei suoi colori ad olio per incontrarsi sulla tela come in un appuntamento mondano. Nudi perfetti e classicheggianti, refusi emozionali e ritratti alla maniera ottocentesca, tutta la materia racchiusa nelle sue opere, si dispone in maniera solo apparentemente aggraziata per attirare l’occhio dello spettatore proprio nel punto in cui si concretizza il cortocircuito.
Ed ecco teste cubiste apparire su deposizioni dall’apparenza ben anteriore, tatuaggi e coulottes fondersi con decori tradizionali, atmosfere oniriche sfociare in sussulti di morte e vanità, in un equilibrio instabile che riscopre se stesso solo nei paesaggi campestri e nel tratto della matita per scomporsi nuovamente negli ultimi lavori.
Sotto l’egida del sincretismo, si compie un matrimonio funebre tra gioventù e vecchiaia, bellezza e disfacimento, luce ed ombra, al cospetto imponente della figura umana che, esaltata o avvilita, concentra su di sé quell’immaginario inimmaginabile che ci solletica dolcemente le ciglia…prima di strapparle!
Via | santocesar.com

I favolosi anni ‘20. Chi, almeno una volta, non ha sognato di trovarsi a Parigi? Artisti da tutta Europa, dal Giappone, dall’America convergevano verso la ribollente capitale francese, attratti dalla sua cosmopolita, liberale, creativa, bohémienne atmosfera che al tempo non aveva pari…
Ed è proprio quel clima ad aver prodotto la cosidetta “Ècole de Paris“, nella quale confluivano personalità del calibro di Foujita, Soutine, Modigliani, Chagall, solo per ricordarne alcuni. L’arte visuale incontrava la musica e la danza, mentre le convenzioni borghesi erano messe in discussione dal Surrealismo, e la corrente cubista avrebbe dato fama imperitura a Picasso, Braque, Légere, Gris. Di tutto questo rimane traccia nelle sculture, nei costumi teatrali, nelle fotografie di un epoca vibrante e di un Europa che , superata la Grande Crisi del ‘29, avrebbe visto l’ascesa del Nazismo.
A Palazzo dei Diamanti (Ferrara) “Gli Anni Folli” rivivono in una mostra che sceglie la Parigi fra il 1918 e il 1933 come simbolo di una città diventata laboratorio internazionale di creatività e cultura. I grandi maestri della modernità, come Monet, Matisse, Mondrian, Picasso, Braque, Modigliani, Chagall, Duchamp, De Chirico, Miró, Magritte e Dalí, ne sono i protagonisti attraverso una selezione di opere provenienti da collezioni pubbliche e private di tutto il mondo.
La mostra sarà aperta fino al 19 gennaio 2012.
[Foto in alto: Cafè du Dome, Parigi, 1925]

Wonderbros è un collettivo di fotografi, designer, illustratori e pittori contemporanei che si ispirano a varie fonti massmediali per le loro tele, a volte di sicuro impatto visivo, quando non anche concettuale.
Uno di loro, Mike Esparza, ha scelto come guida Pablo Picasso, per trarre fuori dal suo cappello (non a cilindro, presumibilmente) le sue serie di personaggi dei fumetti e della cinematografia, rivisitati.
Ce n’è davvero per tutti i gusti e gli amici e colleghi di Comicsblog sapranno sicuramente riconoscerli tutti.
Continua il nostro viaggio sul web alla ricerca di video e rarità che documentino l’attività di artisti del passato. Iniziamo la settimana con questo estratto da ‘Le Mystere Picasso’, un film del regista francese H.G.Clouzot del 1956.
Si tratta di un documentario molto particolare perché mostra disegni e dipinti prodotti esclusivamente per la telecamera. Tutto ciò che vedrete quindi non esiste più, ma è stato subito distrutto dall’artista alla fine delle riprese.
Picasso e Clouzot erano vecchi amici e si conoscevano dai tempi dell’adolescenza. Il film vinse il Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes del 1956 ma fu un disastro dal punto di vista commerciale. Ai botteghini vennero strappati soltanto 37.000 biglietti, ma d’altronde si sa che è sempre stato difficile proporre l’arte al grande pubblico di massa.

Artsblog prosegue il suo viaggio nella storia dell’arte, alla scoperta di ‘ricci’ e di ‘volpi’. I primi, secondo il filosofo Isaiah Berlin, sono i ‘monisti’, coloro che pongono a base della propria arte (o della propria concezione del mondo) un sistema coerente di valori, guidato da un principio ordinatore; le volpi, invece, sono ‘pluraliste’ e credono in tante cose diverse, non necessariamente accomunate e orientate da un principio unitario.
Dopo Michelangelo, è oggi il turno di un grande ‘riccio’ francese: Paul Cézanne. Chiuso e scontroso proprio come un riccio, il Maestro di Aix-en-Provence visse buona parte della sua esistenza in lotta con i contemporanei e restò a lungo incompreso (di un suo capolavoro, La casa dell’impiccato, in occasione della sua prima esposizione, il 15 aprile 1874, un noto critico ebbe a dire che sembrava un quadro dipinto da un pazzo in preda al delirium tremens). Anche la sua morte è emblematica: Cézanne si spense in solitudine, il 15 ottobre 1906, dopo essere stato colto da un malore mentre dipingeva all’aperto, in campagna.
Al di là del carattere difficile e delle vicende biografiche, Cézanne del riccio (nel senso berliniano) sembra avere tutti i caratteri: l’estrema dedizione all’arte e la convinta adesione ad un metodo rigoroso, in base al quale gli elementi della natura vengono scomposti e ricomposti attraverso un uso sapiente del colore. In una lettera a Émile Bernard nel 1904, scrisse:
Bisogna trattare la natura attraverso il cilindro, la sfera, il cono, il tutto messo in prospettiva, in modo che ogni parte di un oggetto, di un piano, sia diretta verso un punto centrale.

Traendo ispirazione da un enigmatico verso del poeta greco Archiloco (la volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande), il filoso Isaiah Berlin, in un suo celebre e bellissimo saggio, distingue gli uomini in ricci e volpi. I primi sono quelli che inseguono una grande idea o che immaginano un sistema di principi e di regole che orientano la realtà e il corso degli eventi. Le volpi, invece, credono in tanti valori e perseguono fini diversi, non riconducibili ad alcun principio unitario. Artsblog ha deciso di intraprendere un divertente viaggio alla ricerca di ricci e volpi nel mondo dell’arte. Dopo il ‘riccio’ Michelangelo, è oggi il turno della ‘volpe’ Pablo Picasso.
Considerato come l’artista della modernità per eccellenza, Picasso paradossalmente rifiutò l’applicazione di paradigmi riduzionistici, propri del pensiero e dell’arte moderni e - nella sua inesauribile ricerca, condotta attraversando “periodi”, esperienze e stili solo apparentemente così diversi e distanti - intese rappresentare sempre e soltanto, nel modo più fedele possibile, la natura complessa della realtà. Una realtà riprodotta guardando non già alla semplice apparenza esteriore delle cose, ma a quell’insieme di stimoli interiori (affettivi, intellettuali, morali, politici, ecc.) che sempre condizionano la visione dell’osservatore.
Alla base del cubismo picassiano, ma anche delle altre soluzioni artistiche adottate dal grande Maestro di Malaga, si avvertono una forte istanza realistica e una spiccata sensibilità per la struttura plurale e complessa della realtà. Per questo riteniamo che Picasso appartenga a pieno titolo alla schiera delle più grandi ‘volpi’ della storia dell’arte.

Il rapporto conflittuale tra uomo e natura è il tema centrale della produzione pittorica di Elisa Butturini. Sul piano espressivo, nella ricerca dell’artista veronese si nota il tentativo di coniugare la scomposizione di ispirazione cubista dell’immagine con una ricerca cromatica dagli esiti estremamente suggestivi. Evitando nel contempo soluzioni accentuatamente naturalistiche o astrattiste, la pittrice tende a rappresentare non già la natura in sè, ma l’aspirazione verso l’affermazione di una piena armonia tra uomo e ambiente.
I modelli più evidenti sono Braque e Chagall. E di quest’ultimo la Butturini sembra condividere la visione di una natura madre e non matrigna, il rimpianto di un mondo originario, idealizzato e perduto, che l’uomo dovrebbe cercare, con tutte le proprie forze, di recuperare. Una concezione che non conduce mai l’artista ad un’aperta condanna, anche quando ad essere rappresentato è il paesaggio modellato dall’uomo: quella città la cui immagine viene disarticolata e poi sinteticamente (e amorevolmente) ricostruita in un’esplosione calda e coinvolgente di colori.
Le quotazioni delle opere dell’artista veneta sono in crescita. I suoi quadri attualmente, nelle aste on line, oscillano tra i 1.000 e i 3.000 euro. La foto è stata gentilmente concessa da Artantide. com.

“Picasso e il cubismo” in mostra. Dove? Naturalmente a Parigi, grande culla delle avanguardie storiche del Novecento, dove se no?
Per celebrare i 100 anni dalla creazione del capolavoro “Les demoiselles d’Avignon”, il Museo Picasso allestisce una grande mostra dedicata al periodo cubista del maestro: un percorso attraverso 300 dipinti, sculture e disegni, proposti al pubblico fino al 7 gennaio 2008.
Restando sempre in tema di anniversari, con l’occasione si festeggiano anche i 70 anni di “Guernica”: una sezione della mostra è dedicata infatti alle fotografie di Gilles Peress che immortala Pablo al lavoro alla grande tela sulla guerra.
Via | ansa