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Tutti gli articoli con tag damien hirst

Ronnie Wood: dai Rolling Stones alla pittura

pubblicato da Anna Castiglioni

ronnie wood

Ronnie Wood, il leggendario chitarrista dei Rolling Stones, si definisce un “pittore prestato alla musica”. Una delle icone del rock’n'roll, ha da poco inaugurato la sua personale dal titolo “Faces, Time and Places” (volti, tempi e luoghi) a New York alla Broome Street Gallery di Soho, dove sono esposti un centinaio di opere, per lo più ritratti e autoritratti. Ron non è nuovo ad esposizioni così importanti: qualche anno fa espose alla Royal Academy of Arts di Londra e al The Butler Institute of America nell’Ohio. Le sue opere ritraggono i protagonisti della scena rock e il dietro le quinte di una vita divisa tra alcol, droga e musica; i suoi dipinti sono intrisi di amore per il rock puro dei tempi passati e di passione per la chitarra elettrica.

Quello in mostra a New York è un Ron Wood come non ve lo sareste mai immaginato, che stupisce e piace per i suoi tratti decisi e l’armonia cromatica dei suoi dipinti. Le sue fonti d’ispirazione sono maestri come Egon Schiele, Henri Matisse, Vincent Van Gogh e Pablo Picasso, mentre tra i suoi più fedeli sostenitori ci sono gli altri membri della band (che pare oltretutto siano molto critici nei suoi confronti) e Damien Hirst, che l’ha spronato a coltivare la passione regalandogli una gran quantità di materiale per dipingere, proprio al termine del periodo di riabilitazione di Wood dall’alcolismo.

Mostra Ronnie Wood
Mostra Ronnie WoodMostra Ronnie WoodMostra Ronnie WoodMostra Ronnie Wood

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Damien Hirst alla Tate Gallery

pubblicato da Anna Castiglioni

damien hirst alla tate gallery

Damien Hirst esposto alla Tate Gallery di Londra con la sua più imponente retrospettiva, chi l’avrebbe mai detto? Dopo la sua dichiarazione del 1996, in un’intervista fatta dall’amico David Bowie (“Una mostra alla Tate? Mai, i musei sono per artisti morti”) e a fronte delle numerose polemiche che da sempre si accompagnano ai suoi lavori, è davvero un evento sorprendente. L’ultimo attacco è di Julian Spalding, ex direttore di musei, che contro l’arte concettuale di Hirst ha anche scritto un libro - ConArt-Why you ought to sel lyour Damien Hirst while you can - e che si è espresso così in merito alla monografica: “Non dovrebbe stare alla Tate. Non è un artista. Ciò che separa Michelangelo da Hirst è che Michelangelo era un artista e Hirst no”.

Sono in molti a credere che la sua non sia arte, nonostante sia l’artista contemporaneo più pagato e conosciuto al mondo. Hirst giustifica il suo cambio di rotta sostenendo che “Ne sono cambiate di cose” e di questo non ne dubitiamo: l’ex enfant terrible pare abbia messo la testa a posto per amore della famiglia e, dopo un passato fatto di alcol, droga e siparietti pubblici imbarazzanti, è pronto e deciso a battere il record di Andy Wharol e Picasso per il numero di opere prodotte. E la Tate è indubbiamente una vetrina d’eccezione. La mostra, che è aperta fino al 9 settembre, include i suoi lavori più famosi, come The Physical impossibility of Death in the Mind of Someone Living, lo squalo tigre in formalina divenuto icona della brit art degli anni ’90 e la testa di mucca dilaniata da migliaia di mosche appena generate da larve, A Thousand Years.

Damien Hirts alla Tate Gallery
Damien Hirts alla Tate GalleryDamien Hirts alla Tate GalleryDamien Hirts alla Tate GalleryDamien Hirts alla Tate Gallery

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La Galleria Perrotin

pubblicato da Sara Rania alias Kitsuné

Galleria Perrotin
Appassionati d’arte in viaggio a Parigi, uguale immancabile giro per le gallerie del Marais, e c’è davvero da perder la testa. Si può persino affermare, senza aver paura di esagerare, che quasi ogni porta che si apre sulle strade del quartiere, nasconde uno di questi “scrigni preziosi” dedicati ad accogliere le primizie della produzione artistica moderna e contemporanea. Ma il tempo scorre veloce, allora non resta che armarsi della pubblicazione gratuita, “Galeries mode d’emploi”, disponibile un po’ ovunque e anche sul sito della Fondazione Ricard, che la distribuisce, e partire all’attacco.

Il “Gran Tour” può avere inizio, ma solo dopo aver aguzzato la vista, perché alcuni tra i luoghi più incredibili della capitale francese, sono poco visibili, e spesso dietro stradine laterali ed empasse, si celano delle “gioie completamente inaspettate”. Una di queste è proprio la Galleria Perrotin, nata per iniziativa del visionario Emmanuel (il cui cognome lo potete facilmente immaginare).

Un giovane gallerista che dopo aver esordio appena maggiorenne, con uno spazio dedicato all’arte ricavato dal suo stesso appartamento, ha saputo costruirsi una reputazione di tutto rispetto investendo in rue Louise Weiss, una delle destinazione più avanguardiste dell’arte contemporanea parigina e, soprattutto portando agli onori della cronaca le opere choc di un’artista britannico che non dovrebbe suonarvi sconosciuto. Si tratta nientepopodimenoche dell’osannato e criticato Damien Hirst. Vent’anni dopo un debutto così originale, ha deciso di passare sul continente americano, senza però trascurare le sue origini.

La galleria parigina vale almeno una visita, dietro il doppio scalone dalla foggia classicheggiante, la statua centrale e le tradizionali ringhiere in ferro, si nasconde un mondo su tre livelli, dedicati ad esposizioni temporanee di grandi artisti e allo show room che conserva molti “colpi di fulmine degli inizi” diventati oggi affermati e riconosciuti, come Sophie Calle o Jean-Michel Othoniel. Il tutto congiunto da una scalinata metallica centrale ed affacciato su un giardino interno “popolato di statue”. Grandi spazi all’ombra dei tetti parigini, per un indirizzo davvero da non perdere!

Galleria Perrotin
Galleria PerrotinGalleria PerrotinGalleria PerrotinGalleria Perrotin

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David Choe: lo street artist milionario grazie a Facebook

pubblicato da Anna Castiglioni

david choe

Di David Choe e del suo legame con Mark Zuckerberg avevamo già parlato: il fondatore di Facebook, amante della street art, commissionò proprio all’artista statunitense di origini coreane i murales della prima sede del social network, quella di Palo Alto (California). Erano i tempi in cui il presidente di Facebook era Sean Parker, il geniale fondatore di Napster, che a fronte del lavoro di Choe, impose allo street artist la scelta tra due possibilità: o qualche migliaio di dollari o un certo numero di azioni del social network. Non si sa esattamente in che percentuale, pare tra lo 0,1 % e lo 0,25 % del totale delle quote.

Nonostante a Choe l’idea di Facebook all’epoca sembrasse “ridicola e senza scopo”, optò per la seconda opzione. La scelta si è rivelata così milionaria: il recente ingresso del social network in borsa è valutato intorno ai 100 miliardi di dollari, il che significa un guadagno per l’artista di circa 200 milioni. Che sul suo blog commenta così la vicenda:


“Non vi è mai capitato di fare un sogno in cui siete coinvolti in un incidente e di capire che non esistono incidenti, che non ci sono incontri casuali, e che tutto ha uno scopo?”

David Choe diventa in questo modo l’artista più pagato di sempre, davanti anche a Damien Hirst.

David Choe
David ChoeDavid ChoeDavid ChoeDavid Choe

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Damien Hirst, l'ubiquo

pubblicato da Daniele


Damien Hirst è forse al momento l’autore d’arte contemporanea più conosciuto del mondo. Di sicuro però è il più controverso. I suoi interventi continuano ad alimentare discussioni e polemiche sull’effettivo valore artistico della sua opera, ed è nutrito il gruppo di critici di rango che lo considerano poco più che un impostore. Ciononostante Hirst non solo è sempre sulla cresta dell’onda, ma resta tra tutti protagonisti della scena attuale quello che più ha stretto un patto diabolico tra arte e mercato, al punto tale da rendere perfino sfumati i contorni di questi due ambiti. Si pensi all’ormai celebre For the Love of God, teschio tempestato di 8.601 diamanti al massimo grado di purezza, per un totale di 1.106,18 carati, l’opera d’arte più costosa di sempre.

A confermare i sospetti di quanti ritengono il suo lavoro molto più una forma di esibizionismo e di show-buisness che non una forma d’arte vera propria, arriva ora l’ultimo record segnato da Hirst, quello espositivo. Dal 12 gennaio al 18 febbraio, l’artista sarà in mostra contemporaneamente nelle sedi di Gagosian di New York, Londra, Parigi, Los Angeles, Roma, Atene, Ginevra e Hong Kong, con oltre 300 esemplari della sua serie di spot paintings, dipinti a pois colorati. Pare che l’operazione rientri in una strategia che punta a proteggere il valore dell’opera di Hirst dopo il calo registrato in seguito all’asta Beautiful Inside My Head Forever tenutasi da Sotheby’s nel 2008.

Ancora una volta, quindi, un connubio tra arte e mercato talmente stretto da lasciare perplessi. Non solo. L’ansia da prestazione di Hisrt, la sua ossessione di superare i limiti, battere i record, lo ha portato a dipingere in totale 1.400 opere di questa sola serie, i cui dipinti sono talmente simili tra loro da apparire intercambiabili e oggettivamente superflui (noi preferiamo infatti la parodia che ne ha fatto Banksy). La ragione di questo exploit produttivo la spiega lui stesso al Times in questi termini: “Ho contato quante opere ho creato nella mia vita: circa 4.800, senza includere le stampe. So che Warhol ne ha fatte 10mila senza includere le stampe, e Picasso 40mila. Quindi mi resta una lunga strada da fare”. Ma da questa impresa, viene da chiedersi, l’arte ci guadagnerebbe davvero? Forse l’arte no, ma il signor Hirst certamente sì.

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Damien Hirst cerca un assistente

pubblicato da Lorenzo Mazza


Siete dei giovani artisti e vi piacerebbe fare l’assistente di Damien Hirst? Beh, da fine gennaio l’artista inglese sta cercando un apprendista che lo aiuti a creare le sue opere milionarie. Per l’assistente ci sono 20.000 sterline l’anno, niente male… circa 2.000 euro al mese, ma poca cosa in confronto alle cifre che gravitano intorno all’artista.

Hirst ha delineato un profilo per la ricerca del suo assistente: un candidato che abbia le competenze e l’estro per disegnare, conosca la teoria dei colori e sia abile a dipingere di pittura. Seguono altri requisiti più specifici contenuti in un documento dettagliato di due pagine.

Già da tempo molti hanno denunciato la dipendenza di Hirst, 45enne, da un piccolo esercito di lavoratori sparsi per le botteghe di mezzo mondo. Alcuni progetti hanno coinvolto decine, finanche centinaia di lavoratori. Chi lavora con lui è tenuto a firmare un contratto di riservatezza… ma i più critici tornano a dire…che razza di artista è questo, che con le proprie mani sa fare poco o niente?

Una cosa è certa, al di là che lo possiate apprezzare o meno, va detto che Hirst è abbastanza tirchio, la sua fortuna personale è stata stimata in 215 milioni di sterline nel 2005 e paga i suoi preziosi collaboratori come dei semplici impiegati…

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Damien Hirst per Converse: All Star con farfalle blu

pubblicato da margherita

Damien Hirst x Converse

Ancora Damien Hirst.

L’artista macchina da soldi, ha collaborato con RED per la realizzazione di un paio di scarpe da ginnastica Converse (modello Chuck Taylor All Star) che riproducono il collage All You Need is Love.

Sulla tela rossa svolazzano farfalle blu per la cifra di circa 100 dollari a paio.

La notizia era uscita a settembre, ma dal mese di novembre le scarpe sono state messe in vendita in alcuni selezionati negozi inglesi e online. Da dicembre negli Stati Uniti.

Non le trovo brutte, non le trovo belle. Le trovo un po’ banali. La causa però è buona, il ricavato andrà in beneficenza.

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iartistlondon.com: il kit D.I.Y. d'arte è in realtà un'opera concettuale

pubblicato da margherita

iartistlondon: ihirst

In tanti l’anno passato avevano scambiato i vari kit d’arte D.I.Y. proposti da iartistlondon.com, come oggetti di design veri. Non solo i media, che soprattutto nella forma dei blog, avevano fatto rimbalzare la notizia online, ma anche grandi magazzini come i londinesi Selfridges e Harvey Nichols, che volevano ordinare i prodotti.

I vari kit, non erano in realtà che parte di un progetto diventato opera concettuale, studiato dalla giovane spagnola Naroa Lizar Redrado come lavoro finale del suo corso di studi universitari.

Avendo ricevuto un’attenzione e una curiosità inaspettata, la Redrado stava pensando di avviare veramente un business con produzione in Cina. Ma quella macchina da soldi priva di umorismo di nome Damien Hirst, nella veste dei suoi avvocati, ne ha impedito il procedere.

Quello che ci si può augurare è che l’artista riesca a diventare così famosa, da sovrastare colui che si ispira molto agli altri ma o fa finta di niente e non lo riconosce, o lo sa e per questo previene chiunque di farlo. Parlo ovviamente di Hirst.

Incredibile vedere comunque, come la notizia si sia diffusa e come il successo di alcuni prodotti sia generato, più che dal marketing, dal caso.

Via | W

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La Serpentine Gallery batte Damien Hirst...

pubblicato da margherita

The Magazine  - Kensington Gardens

Damien Hirst è stato battuto dalla Serpentine Gallery. La sua offerta per occupare l’edificio The Magazine, nei giardini di Kensington non è stata accettata. I proprietari gli hanno preferito quella avanzata dalla Serpentine Gallery (nella persona del suo direttore Julia Peyton-Jones), che avrà quindi a disposizione un nuovo edificio a pochi passi dal museo. E sa già cosa verrà esposto.

La nuova galleria, che aprirà nel 2012 in coincidenza con le Olimpiadi, sarà ad entrata libera e offrirà spazio ad artisti e architetti meno conosciuti. Ogni anno verrà commissionata un’installazione di luce (visto che l’area del parco, è una delle meno inquinate di Londra, dal punto di vista luminoso) da inserire in un nuovo padiglione, la cui costruzione è stata affidata a Zaha Hadid (che si occuperà anche di ristrutturare la nuova galleria, rinominata Sackler Gallery, dai donatori che hanno permesso l’operazione). Lo spazio esterno verrà occupato da un’opera d’arte di tipo ricreativo.

Damien Hirst sarà rimasto deluso. Voleva infatti utilizzare la galleria come spazio dove mostrare opere della sua collezione privata, che include lavori di Jeff Koons, Francis Bacon, Andy Warhol.

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A Perugia, Fellini incontra Chagall

pubblicato da michele

A Perugia, Fellini incontra Chagall

Dal 25 settembre al 9 gennaio, la Galleria nazionale dell’Umbria di Perugia mette in scena un importante tributo all’arte e a uno dei suoi motivi ispiratori più classici: il sogno, il mondo onirico, proponendo un quanto mai pertinente connubio tra arte e cinema.

La mostra “Teatro del sogno: da Chagall a Fellini” renderà omaggio a quanti hanno fatto dell’inconscio un motivo ispiratore. Immancabili, dunque, i surrealisti, e quanti nel Novecento hanno indagato il mondo onirico: l’immancabile Chagall e l’altrettanto immancabile Dalì, ma anche Giorgio de Chirico, Max Ernst, Magritte, Mirò, Man Ray, Alberto Savinio.

Ma la mostra vuole davvero essere antologica: si attraversa la Transavanguardia (Sandro Chia, Mimmo Paladino) per approdare alle installazioni di e ai video di Jan Fabre e Damien Hirst. Infine, la poesia del cinema: Luis Buňuel, “Sleep “di Andy Warhol e un tributo a Federico Fellini.

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