
Una mostra a Milano celebra il Futurismo e la sua storia, attraverso i documenti che questo movimento ha prodotto. Dal 4 al 21 febbraio a Palazzo Reale in esposizione manifesti, libri (le Edizioni Futuriste di ‘Poesia’), lettere cartoline, fotografie, cataloghi di mostre e riviste.
Un grande convegno internazionale, Il futurismo nelle avanguardie, si svolgerà in contemporanea con l’apertura della mostra, dal 4 al 6 febbraio.
L’allestimento curato da Luigi Sansone esplora l’universo tipografico dei libri futuristi, che introdussero molte innovazioni. Zang Tumb Tumb. Adrianopoli ottobre 1912. Parole in liberta’ (1914); Romanzo esplosivo (1919); Les mots en liberte’ futuristes (1919) e molti altri titoli. Libri in edizione speciale, autografi e con dediche, appartenuti agli stessi artisti. Completa il percorso un documentario di Rai Teche dal titolo Futurismo che passione! di Silvana Palumbieri.

Il 2009, l’anno del centenario della nascita del futurismo, si avvia a concludersi e lo fa con Ambientazioni Futuriste. In una prima assoluta al pubblico, sarà in esposizione l’arredo completo della sala da pranzo di Gerardo Dottori con le aeropitture futuriste degli anni ‘30. La mostra curata da Massimo e Francesca Duranti inaugura domenica 22 novembre alla Galleria Edieuropa, in Piazza Cenci 56 a Roma. Sarà visitabile fino al 6 febbraio 2010 in orario 9 – 11 esclusi lunedì e festivi.
A fianco dei lavori di Dottori, un tema esplorato fin dagli anni ‘70 dala Galleria Edieuropa. le opere di Giacomo Balla, di Prampolini e Depero. Poi la seconda stagione futurista degli anni ‘30, Angelucci, Cominazzini, Baldessari, Balla, Barbara, Benedetta, Bruschetti, Delle Site, Fillia, Marasco, Peruzzi, Tato e Tulli.
Proprio negli anni ‘30 Dottori si appassionò allo studio di arredo e progettazione di mobili. La possibilità gliela diede la sua residenza a Roma a partire dal 1926. Il grande mecenate Guido Cimino gli commissionava l’ambientazione di alcune stanze e Dottori rispose con capolavori come questa sala da pranzo futurista.

Vi presentiamo oggi la prima parte del Report da Futurismo a Viareggio e in Versilia – Accadimenti e Riflessi dal 1918 al 1940, che si è inaugurata lo scorso 10 ottobre. Con questa mostra la città toscana comincia un’azione di recupero del suo passato artistico più nobile. Galeotta fu una mostra che nacque quasi spontaneamente novantun’anni fa al Kursaal, grande albergo e luogo di cultura oggi scomparso, in cui erano soliti soggiornare molti artisti. Fu l’avvocato Luigi Salvatori, uomo politico socialista, a lanciare il sasso.
Di quell’avvenimento ci restano poche testimonianze, un nome, Esposizione d’Arte d’Avanguardia Italiana, una data che la colloca nella seconda metà di agosto del 1918 e una serie di personaggi che vi presero parte: Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Fortunato Depero, Enrico Prampolini, Primo Conti e Achille Lega. Tutti artisti che erano soliti passare le vacanze da queste parti, dipingevano e organizzavano esposizioni nate quasi per caso nelle calde estati. Quella volta sembra che fecero le cose davvero in grande e l’eco giunge fino a noi grazie ad una pubblicazione del 1919 di Filippo De Pisis dal titolo Pittura Moderna, che rifletteva sul portato di quella mostra.
A dir la verità, se anche il catalogo è andato perso, un’altra cosa ci resta, il bozzetto della locandina, che Fortunato Depero disegnò a matita, prendendo spunto da un suo dipinto. Proprio La Bagnante di Depero, che insieme a Profughe alla stazione di Primo Conti e la scultura in bronzo Ritratto di Bino Sanminiatelli di Enrico Prampolini rappresentano le tre opere che di quella mostra vengono riproposte a Viareggio fino al 20 dicembre.
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Rovereto è una piccola cittadina che si trova vicino alla sponda trentina del Lago di Garda. Tra i motivi per farci un salto, oltre alla finezza dell’aria, il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea, tra i più attivi in Italia. Da qualche giorno si è aggiunta anche la Casa d’Arte Futurista. Creata da Fortunato Depero negli anni cinquanta, da lungo tempo chiusa, conserva il suo ricchissimo archivio personale, che il Comune di Rovereto acquisì poco prima della sua morte.
inviso ai futuristi per il suo desiderio di musealizzare la propria opera,
Il poliedrico artista di matrice futurista, geniale inventore di linguaggi pubblicitari, progettò la casa tra il 1957 e il 1959, ma non riuscì a completarla. La immaginava come un rifugio per i suoi lavori, che potesse essere al contempo centro di aggregazione e laboratorio formativo. Seguendo i suoi appunti e i suoi schizzi, l’architetto restauratore Renato Rizzi e la museografa Gabriella Belli hanno ricostruito il percorso espositivo, l’arredo e gli elementi decorativi.
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