
Dal mio punto di vista l’opera di un grande come Renato Guttuso è spesso sottovalutata e il suo lavoro meriterebbe più attenzione. Ma d’altronde, si sa, noi italiani siamo fatti così, abbiamo in casa risorse infinite, ma spesso andiamo a cercarle fuori.
Per fortuna c’è qualche eccezione e sabato 20 marzo nella Sala Mazzone di Vittoria, in provincia di Ragusa inaugura Clerici - Guttuso. Illusione e realtà, un allestimento a due voci che accosta Fabrizio Clerici e Renato Guttuso. A cura di Francesco Gallo la mostra presenta 50 opere dei due maestri del Novecento, uno milanese e l’altro palermitano.
Fino al 5 maggio oli e disegni ‘invaderanno’ gli spazi espositivi ell’ex Officina Elettrica Municipale di Piazza Enriquez. “Realista e socialista Guttuso, con gli addentellati da Picasso a Bacon. Surreale Clerici, come De Chirico e Savinio […] Architetto Clerici, allievo di un pittore di carretti siciliani Guttuso, milanese Clerici, bagherese Guttuso, sebbene entrambi romani d’elezione […] algido, rigoroso, razionale Clerici, appassionato e ‘sicilianamente’ caloroso Guttuso”.

Scoperta su Flickr della settimana: Rand Renfrow, texano di San Marcos.
Una fantasia macabra senza limiti, nelle sue illustrazioni per libri, magazine ed eventi di ogni tipo. Stupendo l’Occhio Che Tutto Vede, racchiuso nel triangolo, che però ha anche Tutto Mangiato, visto che rimette un arcobaleno di vomito da cui si genera, miracolosamente, un uomo barbuto.
Ma niente male neanche la sua personalissima versione del Giudizio Universale (sezione inferno), con le braccia dei dannati protese verso un uomo di lava, che ancora sperano: “Un abbraccio ci salverà”. Noi lo speriamo davvero tutti.
Continua a leggere: Il moralismo macabro nelle illustrazioni di Rand Renfrow

Apre venerdì 19 marzo (h 19) alla Galleria T293 di Napoli Col Sole in Fronte, opere di Patrizio Di Massimo. Si entra al piano terra accolti dal video Duetti per Cannibali, commissionato all’artista dal Comune di Milano e della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Il video ritrae un ragazzo africano che vive in Italia di nome Abdullay Kadal Traore e si sviluppa come una sorta di dialogo sulle possibilità ed i limiti di ‘questa’ operazione artistica.
Al primo piano una doppia videoinstallazione dal titolo Faccetta Nera, Faccetta Bianca. Differenze e indifferenze, soprattutto errori di interpretazione riguardo due canzoni. Faccetta Nera, composta all’alba dell’invasione coloniale italiana dell’Etiopia, nel 1935, era una canzone che si augurava un felice incontro tra italiani e abissini. Faccetta Bianca invece fu la canzone riparatrice, che il regime impose nel 1936, considerando Faccetta Nera, un’apertura troppo grande alla ‘bella Abissina‘.
Infine la mostra è dedicata al sole, il sole in fronte di chi canta beatamente, il sol dell’avvenire, il sole che ride, il petrolio del Belpaese. Una mostra che si insinua nel recente passato coloniale italiano e che fa luce su molti aspetti dell’italietta che stiamo vivendo oggi. L’esposizione, visitabile fino al 30 aprile 2010, presenta inoltre una ricca selezione di disegni realizzati da Patrizio di Massimo durante il 2009.
Continua a leggere: Col Sole in Fronte. Patrizio Di Massimo a Napoli

Si apre oggi giovedì 25 febbraio 2010 alla Galleria Antonio Colombo Welcome to Frisco, la prima personale di Mike Giant a Milano. Legato allo skate, ai graffiti, al lowbrow e al mondo dei tattoo, Giant presenta a Milano un’inedita serie di disegni originali e multipli in bianco e nero.
Storie di donne in giro per la città in bicicletta, iconografie religiose e fortemente simboliche, visioni da San Francisco. Accompagna la mostra un video sulla vita dell’artista, di Colin Arlen e Sean Patrick, suoi amici e collaboratori e un catalogo in edizione bilingue con citazioni di Mike Giant.
“Prima di tutto io sono un ‘vecchio hipster’ e ciò mi sta bene. Dopo aver fatto graffiti per vent’anni, spero che questo movimento non si esaurisca mai. Vorrei che valesse lo stesso discorso delle bici da pista, è cent’anni che ragazzi e ragazze trendy e vanitosi le usano sulle strade di San Francisco! Facci caso. Niente di tutto ciò è passato di moda o è sepolto. Esisterà sempre.”
L’artista americana di origine bengalese Rina Banerjee produce disegni, sculture e opere di assemblaggio che raffigurano un mondo mitico, pieno di riferimenti visionari, che riflette il rapporto tra la cultura occidentale e quella indiana. Colori intensi e un paesaggio popolato da una flora e una fauna ibride. Il fantastico mondo fluttuante della Banerjee ricorda i dipinti indiani in miniatura.
Una ricerca sulle contaminazioni fra culture ed anche sull’impatto del diverso nelle singole identità culturali condotta attraverso materiali riciclati, cucitura, tessitura, in un percorso di sano artigianato artistico. Alcuni motivi ricorrono in tutto il suo lavoro, l’interesse per le architetture, la forma dell’ombrello, che costituisce un importante riferimento di Kolkata, dove è nata nel 1963.

Gli orizzonti di Artsblog sono sempre aperti e come sapete ogni tanto ci piace buttare uno sguardo un po’ più in là, oltre i confini dei patri lidi. Due settimane fa mi era capitato di vedere alla Florence Art Factory l’artista cileno Javier De Cea.
Il suo lavoro mi è sembrato subito interessante perché porta all’interno dei confini della pittura la tecnica dell’assemblaggio e della ricombinazione di materiali raccolti per strada. L’universo urbano dell’advertising, della street art, della grafica, prendono nuova forma nelle sue tele e nelle sue performances. Sono riuscito a intervistarlo nel mentre si trovava a Madrid, preparando una nuova mostra per Alicante.
* In che modo ti sei avvicinato all’arte le prime volte, da bambino?
Ho iniziato a dipingere all’età di 16 anni, normalmente, a scuola. A quell’epoca in Chile nella mia scuola gli studenti potevano scegliere tra diversi indirizzi, umanista, matematico, scientifico e artistico. La mia scelta è stata artistico. Comunque ho sempre disegnato, mi divertivo a creare fumetti, riviste, cose del genere.

La millenaria cultura cinese mescolata con il pensiero concettuale occidentale. Questo in estrema sintesi è il lavoro di Cai Guo-Qiang. Nato nel 1957 a Quanzhou City, nella provincia cinese di Fujian, è figlio di un professore di storia e di una pittrice.
Tra il 1986 e il 1995 ha vissuto in Giappone, dove ha potuto conoscere ed utilizzare la polvere da sparo all’interno dei suoi disegni e condurre i suoi esperimenti con gli esplosivi. La creazione di ‘eventi esplosivi’ su larga scala si è concretizzata poi con la serie Projects for Extraterrestrials. Dal 1995 si è trasferito a New York e il suo stile ha cominciato ad appropriarsi di una grande varietà di simboli, tradizioni e materiali, come il Feng Shui, la medicina cinese, draghi, montagne russe, aquiloni, barche, computer, animali vivi, e distributori automatici.
Cai vinse il Leone d’Oro alla 48ma Biennale di Venezia nel 1999. La sua ultima mostra ‘Hanging out at the museum’ è in corso fino al 21 febbraio 2010 al Fine Arts Museum di Taipei e presenta installazioni luminose, disegni esplosivi, ponti e draghi. L’installazione visivamente più potente è sicuramente ‘Head on‘ che consiste in 99 repliche a grandezza naturale di lupi intenti a saltare contro un muro di vetro, formando uno spettacolare arco nell’aria.

Si chiama Giant ma non ha nulla a che fare con il famoso Obey Giant. Mike Giant è un graffitista, illustratore e tatuatore americano. La sua specialità, da buon tattoo artist, sono i disegni a inchiostro nero. Ma che lavori sul cemento, sulla carta o sulla pelle, il suo stile è riconoscibile e influenzato dall’ arte popolare messicana, dall’old school e dal classic style dei tattoo come dall’ illustrazione di matrice giapponese.
Nato a New York e trasferitosi nel New Mexico, a Albuquerque, Giant ha frequentato la facoltà di architettura per poi abbandonarla al quarto anno, quando gli fu offerto un lavoro come graphic designer per ‘Think Skateboards’. Spostatosi a San Francisco, vi ha trovato il suo habitat naturale dove lasciar crescere uno suo stile crossmediale, tra graffiti, fanzines, grafica, e tatuaggi.
La sua prima personale alla WDWA Gallery di New York risale al 2001. Da allora i suoi disegni sono stati a Tokyo, in Giappone, a Vancouver ed anche a Bologna dove ha realizzato un live painting nell’edizione 2008 di Arte Fiera.

Il 28 novembre 2009 il MAV - Museo Archeologico Virtuale di Ercolano e il Museo Civico del Torrione di Forio d’Ischia (NA) usciranno dai loro tradizionali canoni espositivi per fare spazio ad un’eccezionale mostra fotografica che documenta la ricerca dell’artista napoletana Monica Biancardi in Palestina, in mezzo alle tende delle donne beduine.
Un viaggio che prende appunto il titolo Tra le immagini, e ci riporta il dramma di una piccola minoranza della popolazione palestinese, che ha vissuto in maniera estremamente tragica l’apartheid imposto dagli israeliani. I beduini con la costruzione del muro nella striscia di Gaza hanno dovuto abbandonareogni forma di nomadismo e quindi si sono visti ‘tagliare le gambe’ ed hanno perso un importante riferimento identitario.
In mostra fino al 10 gennaio 28 immagini scattate tra il 2005 e il 2009 e 16 disegni sul tema dell’infanzia diversamente abile. L’inaugurazione è prevista per venerdì 27 novembre alle ore 18 con un grande spettacolo dove le fotografie della Biancardi verranno proiettate e movimentate, con la colonna sonora dal vivo di Carlo Faiello.
Qualche anno fa quando la fama di Blu era circoscritta all’area bolognese, comprai un bel volume di illustrazioni realizzato a quattro mani da Blu ed Ericailcane. Quel libricino non ce l’ho più, l’ho fatto a pezzi e ho appeso le singole pagine alle pareti del mio studio. Mi ricorda i bei tempi in cui a Bologna ci si svegliava e si trovavano nuovi lavori di Blu in giro. Era il suo personale modo di raccontare, di essere presente nella quotidianeità.
Il video che vedete qui sopra mostra uno sketchbook realizzato da Blu nel 2006. Quando i tipi del Wooster Collective arrivarono in Italia per le Olimpiadi Invernali di Torino si fermarono a Milano e pubblicarono online un annuncio per trovarsi in Piazza Duomo con un po’ di artisti italiani. In mezzo a 25 persone, da Bologna era arrivato proprio Blu, che li omaggio di uno dei suoi sketchbook appena terminati. A quanto pare ne realizzava uno a settimana.
Ecco quindi la genesi dei disegni che vedete in questo video. Sono bozze, idee, appunti realizzati su un supporto intimo e personale come un’agenda, un bloc-notes.