Fino al 19 febbario 2012 la Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona ospita la mostra “La meraviglia della Natura Morta” con le opere di molti artisti esponenti della Scuola Lombarda (erede della Scapigliatura) e dei capisaldi della storia dell’arte di fine ‘800 e di inzio ‘900, come Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza, Francesco Hayez, Mosè Bianchi, Luigi e Angelo Rossi, Emilio Longoni.
Il punto di partenza è una retrospettiva sul periodo 1830-1910, questi artisti sono personaggi che si sono imposti per l’uso innovativo del colore e per la scelta dei soggetti, con particolare interesse verso la natura morta, che da elemento secondario nella composizione pittorica, diventa protagonista. Ma una protagonista lontana dai canoni fiamminghi degli anni precedenti; ora il colore esplode, è la festa del disordine, dell’imperfezione e dell’asimmetria.
Dettaglio curioso di questa mostra: c’è una sezione dedicata alle analisi scientifiche, tipo radiografie, riflettografie e spettrofotometrie per andare a vedere in modo certosino le componenti della pittura divisionista su tre opere chiave di Giovanni Segantini, Emilio Longoni e Giuseppe Pellizza. Nienete male per scorgere i segreti delle tecniche di questi maestri, soprattutto se pensate che l’ingresso costa 5 Euro ed è gratuito fino ai 18 anni.
Trasferta svizzera per Giovanni Segantini (1858-1899), i cui dipinti sono in mostra alla Fondazione Beyeler di Basilea fino al 25 aprile 2011. Il pittore trentino è da sempre molto apprezzato all’estero e questa mostra lo consacra come un grande innovatore nella pittura di paesaggio di fine ottocento, pioniere del gusto modernista. In mostra a Basilea ci sono 70 pezzi, tra oli e disegni, rappresentativi di tutte le fasi della carriera dell’artista. Dal Tirolo alla Brianza, poi sulle montagne svizzere, a Savognin e nell’Engadina.
La luminosità unica dei suoi dipinti deriva dalle sue alpi, dall’ambiente unico delle Dolomiti trentine e, come gli impressionisti, dipingeva spesso all’aperto, paesaggi e scorci di vita rurale. Proprio infatti grazie agli studi che portò avanti sul Divisionismo, arrivò a trovare una forma di espressione visiva per rendere l’unicità di questi ambienti naturali.
Nacque povero e condusse insieme alla sua famiglia un’esistenza apolide, ma, prima di morire le sue ultime parole furono “Voglio vedere le mie montagne”.