
Ritorno a parlare MINI Museum of XXI Century Arts, opera-museo ideata a diretta da Domenico Quaranta. Oggi, per la sua inaugurazione il MMAXI è volato a Londra insieme al suo direttore per raggiungere Olivier Laric, che sarà il suo primo “possessore-custode”.
Il lavoro di Laric, artista berlinese (classe ‘81), presenta numerose connessioni con le tematiche che ispirano il MMAXXI: copyright, appropriazione, versioning, traduzione. and translation. Proprio in questi giorni a Londra, il suo “Version” è presente nella selezione “Frame 2010″ di Frieze Art Fair (14–17 ottobre), progetto focalizzato sulla riappropriazione e sulla manipolazione di immagini e opere nella nostra cultura che si compone di un video, sculture, una copia illegale di un libro di Copie antiche.
L’intervento curatoriale “classico” di Quaranta si limiterà a questa prima personale di Laric, che comprenderà Versions e vvork, un blog di arte che funge da spazio espositivo e occasionalmente da piattaforma per organizzare eventi nel mondo fisico.
Ho immaginato divertita il Mini Museo passare comodamente check in e frontiera ben riposto nel bagaglio a mano: conoscete un’istituzione museale che potrebbe fare altrettanto?

Correlate al post di ieri sul MIMAXXI di Domenico Quaranta vi lascio con due belle riflessioni sul senso della copia, dell’origibale e del reale, un argomento di cui credo nel mondo dell’arte come nella filosofia non smetteremo mai di discutere. Interessante il concetto espresso da Groys secondo cui il momento espositivo restituisce alla copia la possibilità di trasformarsi in originale: che ne pensate?
«Non esiste nessuna cosa paragonabile alla copia. Nel mondo delle immagini digitalizzate, ci confdrontiamo solo con originali - ovvero solo con presentazioni originali dell’assente, invisibile originale digitale. L’esposizione rende l’atto del copiare reversibile: trasforma la copia in un originale.»
«Qualcuno potrebbe certamente argomentare che “ciò” non sia reale, ma dopo - perfavore - qualcuno mi mostri questa “cosa” reale.»
MMAXXI, il “MINI Museum of XXI Century Art”, è un museo di nuova generazione. Come spiega il video sopra, la sua “architettura” è composta dai seguenti moduli: una cornice digitale da 7 pollici equipaggiuata da una pennetta USB da 4GB; un telecomendo; un adattatore; un adattore universale, un manuale d’uso.
Fondato e diretto dal critico d’arte e curatore Domenico Quaranta, questo particolare museo è pensato per le opere d’arte del XXI sec., opere che si esprimono, sono state espressi o possono essere espresse in forma digitale e quindi memorizzate attraverso pennette USB ed esposte usando cornici digitali. MMAXXI viaggerà di nodo in nodo spostandosi all’interno di un network di artisti accogliendo di volta in volta esposizioni personali dell’artista ospitante. Tutte le opere entraranno nella collezione permanente del museo, che ritornerà al suo direttore una volta finito lo spazio di memoria della pennetta USB (4GB): il diretore sceglierà il primo artista e da quel momento in poi perderà il controllo del suo museo che si svilupperà in modo autonomo in base alle relazioni degli artisti. La data di inaugurazione di questo museo nomade, temporaneo e replicabile è prevista il 15 ottobre, data in cui si svolgerà la prima personale: l’artista è per adesso ignoto
Difficile stabilire i confini fra l’opera, il processo, la riflessione e l’azione curatoriale, MMAXXI si interroga (e ci interroga) si temi di profonda attualità quali il copyrights, la proprietà, il networking, il modo di collezionare ed esporre le opere, di preservare e ricordare, di posizionarsi nello spazio-tempo e produrre la storia, sul ruolo e sulla forma del museo nel mondo contemporaneo globalizzato. Dando coraggiosamente una definizione di arte del XXI secolo in rapporto ai nuovi tecnologie: non tutta l’arte è nei media, ma tutta l’arte oggi può essere mediata.
Continua a leggere: MMAXXI. Uno spazio per l'arte del XXI secolo

Sotto la direzione artistica di Helena Kontova e Giancarlo Politi, si è aperta il 14 maggio la 4° Biennale di Praga, che rimarrà aperta al pubblico fino al 26 luglio 2009.
Delle molte iniziative in programma vi segnalo “HYPERLUCID -Training to live in a new reality“. A cura di Domenico Quaranta, la mostra è inserita nella sezione Extended Painting e raccoglie lavori che esplorano il confine invisibile fra realtà “apparente” e realtà mediata: un confine che nel contesto contemporaneo, dove i media non producono più simulacri, ma eventi, storia, vita (si pensi alle immagini dell’11 settembre come suggerisce il curatore, ma vorrei tornare anche più indietro alle immagini della guerra in Vietnam…), diventa inesorabilmente più sfumato. I media rendono possibile la creazione di nuovi livelli di realtà, al contempo astratti e iper-reali: l’esempio più calzante? Il video game: un vero e proprio training alla vita simulata in cui si vene condotti passo passo e per livelli successivi dentro un mondo virtuale. L’obiettivo non infatti esporre quadri, ma selezionare opere capaci di genera immagini, codificare, alcune volte mettere in contrasto linguaggi diversi. Per chi volesse approfondire, è consigliabile la lettura del testo critico che introduce il catalogo, consultabile a questo link.
Artisti selezionati per l’esposizione: Alterazioni Video; Gazira Babeli; Shane Hope; Miltos Manetas; Gerhard Mantz; Eva e Franco Mattes; UBERMORGEN.COM; Damon Zucconi

Si conclude oggi alla Galleria Civica Nova Gorica la nona edizione di PixxelPoint, di cui la redazione si è già occupata. E non ‘è da stupirsi: la mostra tocca un tema che attraversa in modo sotterrano e pressoché universale l’arte e la coscienza dei singoli. La spiritualità. E nello specifico, come i media stanno cambiando il nostro modo di immaginare / rappresentare / adorare e bestemmiare il divino e qual’è il rapporto fra religione e media digitali.
E’ questo lo spunto da cui è partito Domenico Quaranta, curatore della mostra, per concepirla. Anche se , come tiene a sottolineare, si è trattato di una call aperta a cui gli artisti hanno risposto liberamente proponendo le proprie opere. Qualche giorno fa ho trovato fra le mie mail il testo esteso di presentazione in cui il giovane critico d’arte bresciano spiega ciò che lo ha portato a scegliere il titolo - “For God Sake!” - e il tema di PixxelPoint 2008. Un testo denso e appassionato, ricco di riferimenti e capace di un’analisi tutt’altro che banale su argomenti scivolosi come possono facilmente diventare quelli a sfondo sacro/religioso. A partire dal titolo: “Dio ha sempre usato l’ultima tecnologia”, citazione acutamente espunta da un sito cattolico…
Nel seguito dell’articolo, vi propongo infatti la lettura del testo, pubblicato in versione integrale e in italiano (già online, ma solo in inglese). Per chi volesse, qui una prima galleria di foto sulla mostra.
[Nella foto in alto: “Crucifixion” di Markus Kison]
Continua a leggere: "Dio ha sempre usato l'ultima tecnologia"
Le vacanze di Natale si avvicinano e molti di voi saranno soliti spostarsi per unire il piacere del viaggio alla scoperta di nuove realtà artistiche. La vicina Slovenia è sicuramente una meta da tenere in considerazione, vitale ed innovativa, dove la cultura slava e quella mitteleuropea trovano un’interessante sintesi.
Per gli avventori che si addentrano in queste gelide ma accoglienti lande, l’unico consiglio è partire con una buona dose di curiosità, perché la Slovenia è un luogo da scoprire. Per riuscire cogliere gli aspetti più significativi e le contraddizioni lasciate dell’eredità socialista sarà opportuno passare un po’ di tempo a Metelkova, piccolo quartiere autonomo di Lubiana, dove convivono gallerie, residenze artistiche, laboratori, mercatini e locali per il divertimento notturno.
La città poi pullula di nuovi spazi gestiti da giovani e anche la programmazione delle gallerie civiche riserva molte sorprese, tra new media art, performances ed una spiccata passione per la scultura d’assemblaggio.
Continua a leggere: Quattro passi in Slovenia: Metelkova e Pixxelpoint
Dal 13 al 23 novembre a Milano, presso la Fabbrica del Vapore si svolgerà la terza edizione del Festival “Milano in Digitale“, promosso dalla Fondazione D’Ars e dal Comune di Milano.
Il Festival, interamente dedicato all’arte digitale, vuole essere con le parole degli organizzatori una cartina di tornasole della giovane creatività italiana nell’ambito della new media art. Infatti 13 opere di giovani artisti emergenti nel panorama nazionale, che hanno passato le selezioni della giuria (ricordiamo fra gli altri membri il prof Antonio Caronia e il giovane critico e curatore Domenico Quaranta), saranno esposte durante i dieci giorni di mostra: l’ingresso è gratuito.
Il pubblico potrà interagire con le opere, prevalentemente interattive, diventandone coautore: in programma video, animazioni, installazioni, postazioni di net.art. Nei prossimi giorni reportage e interviste dal vivo direttamente dalla manifestazione a cui parteciperò: intanto trovate qua una prima gallery con i vincitori di questa edizione e delle due precedenti
Knitoscope è il lavoro di Cat Mazza, artista digitale ma anche attivista che utilizza la sua arte per evidenziare un problema: il lavoro nelle fabbriche del sudore e lo sfruttamento in particolare delle donne. Un artista cyber-femminista che lavora a maglia.
Insieme ad altri artisti di 7 paesi diversi, partecipa all’esibizione Radical Lace & Subversive Knitting, New York, che mostra come la maglia possa essere utilizzata anche in modo sovversivo.
Il suo lavoro Knitoscope utilizza un software di maglieria per convertire immagini video digitalizzate in una griglia per il lavoro a maglia. Ne risultano immagini che sembrano lavorate ai ferri. Il piccolo punto, la maglia, se osservate, non sono molto diverse dal pixel. Questo rende la Net art e la Textile art, molto simili. Inoltre si occupa del progetto microRevolt, dove tiene anche un blog, che si ispira al principio del filosofo Felix Guattari dei piccoli disordinati atti di resistenza. E ha anche lavorato con The Yes Men.
Eyebeam ha condotto un’intervista con l’artista nel 2005 e Domenico Quaranta parla dell’arte di tessere la rete nella recensione ad una mostra passata, dove è stato presentato lo stesso progetto.