
Con l’arrivo della primavera si intensifica l’attività espositiva della Galleria Mondo Bizzarro di Roma, da sempre attenta a proporre autori interessanti nell’ambito dell’arte underground. Per sabato 6 marzo è prevista una doppia inaugurazione. Nella Main Gallery Niba presenta ‘The Beauty and the Beast‘ e nella Project Room Cristina Fabris propone ‘The passion of Sins‘.
Niba è una scultrice italiana, la cui opera è stata spesso accostata a quella di Allen Jones, artista pop-fetish inglese. Niba crea carillon e sculture di terracotta ricoperte di lattice. Un’arte brutale, che rimanda a “una corporeità che esiste solo attraverso la sua superficie e grazie alla pura forma estetizzante dell’abbigliamento”. Poi la serie degli iperrealistici gatti sfinge, nudi e umanizzati , addirittura tatuati, simbolo di eccesso e follia.
Nell’altro allestimento, Cristina Fabris, disegnatrice e illustratrice a china, presenta la sua ultima produzione che “galleggia” tra sacro e profano. Il passato della Fabris è intriso nel fumetto erotico italiano, Crepax, Manara, Barbieri e Cavedon fra tutti. L’erotismo è un universo magico e fantastico, che consente all’artista di condurre un personale percorso liberatorio, popolato da “pin up audaci e ammiccanti, consapevoli protagoniste delle più straordinarie perversioni e feticismi”.

Dall’11 ottobre a Roma Rinassense presenta Pop Porn. Ottanti artisti di ogni età per l’evento itinerante giunto alla sua settima tappa. Liberare il sesso dalla mercificazione a cui è sottoposto nella quotidianeità, per fonderlo nuovamente con i linguaggi della sensualità e dell’erotismo.
Questa volta lo spazio è quello dello Shangò di via di San Saba 11, in zona Aventino. L’inaugurazione è prevista per domenica 11 alle ore 19, ingresso a dieci euro compresa cena a buffet, consumazione, un buono omaggio 2×1 per una giornata al centro termale Equilibrio di Termini.
A fianco della mostra il programma della giornata è ricco di eventi, show, photo set e performance interattive per coinvolgere il pubblico. RinasSense è un progetto indipendente a cura di Ilaria Aquili.

Come promesso, ecco l’intervista con Ilaria Aquili. Ne abbiamo già assaggiato con ecCesso il senso dell’umorismo e la voglia di rompere gli schemi e adesso la conosceremo più da vicino come curatrice.
Come prima cosa le ho chiesto di spiegarci come nasce, si sviluppa e si sostiene il progetto Rinassense che in un anno di vita ha coinvolto circa 3000 artisti in collettive di mostre, performance, set fotografici live. Un progetto che si autosostiene al di fuori dei circuiti di gallerie e musei e di fonda sulla capacita di creare relazioni fra persone, reti di collaborazioni, tante ore di lavoro. Non ci sono sponsor e grandi finanziatori dietro. Ogni evento vive grazie allo sforzo degli artisti e della curatrice e, naturalmente, degli ingressi, che rimangono sempre contenuti fra i 5 e i 10 euro.
Colpita da questo aspetto, ho chiesto a Ilaria cosa ne pensasse delle politiche di prezzi applicati agli eventi culturali. Domanda alla quale preferisce non rispondermi direttamente, ma esponendomi le difficoltà che un curatore indipendente, attento mantenere realmente accessibile la sua offerta artistica, incontra proprio con il pubblico.In questi casi spesso la percezione di “accesso” tende a coincidere con quella di “gratuito”, senza pendere in considerazione tutto quello che c’è dietro la realizzazione di un evento (dalla sua ideazione alla promozione).
A questo vorrei aggiungere una mia riflessione: un viscerale anelito di giustizia ci dovrebbe spingere con la stessa forza a rivendicare la gratuità di musei, siti archeologi, mostre, eventi (spesso finanziate con fondi pubblici) per i quali sembra normale pagare i 10-15-20-40 euro d’ingresso. O meglio: impariamo a guardarci intorno e valutare l’offerta culturale che ci viene proposta con occhio critico e attento… Intanto i miei migliori auguri a tutti i curatori, gli organizzatori, gli attori culturali che, come è nell’intento di Ilaria, alimentano una produzione culturale autonoma , viva e persino accessibile cercando di trasportarla in contesti non convenzionali. Buona lettura.
[Galleria di foto tratta dal sito Rinassense]
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Si definisce la reincarnazione moderna di Katsuhika Hokusai e solo il tempo potrà giudicarlo, intanto Daikichi Amano con la sua fotografia densa di erotismo morboso si è aggiudicato una posizione di culto in un certo mondo underground.
Per la prima volta in Europa il 7 marzo arriva alla galleria Mondo Bizzarro di Roma con la mostra “Human Nature” dove saranno messe in mostra le sue fantasie marine. Come Hokusai anche Amano è ossessionato dalla fusione di donna e animale marino (non solo piovra).
Si dice che evochi fantasie primitive e istintive. Non lo so, ma sono inquietanti le sue immagini che propongono una donna (il cui sguardo vitreo ricorda le bambole) al limite del sottomesso. Non sempre però. Alcune immagini sono grottesche e impenetrabili. O semplicemente da film horror, genere in cui i giapponesi, negli ultimi anni, si sono dimostrati bravi.
Comunque onore alla grande creatività e alla capacità, davvero spettacolare, di fondere corpo e natura.
Interessante notare che c’è movimento intorno all’arte (Hiroshige) e alla cultura (Samurai) giapponese in Italia, antica o moderna che sia. La mostra continua fino al 2 aprile.
Human Nature - Daikichi Amano - Mondo Bizzarro - Roma




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Esce per la Mondadori Electa un bel dizionario su Amore ed erotismo di Stefano Zuffi (384 pp., brossura con alette, prezzo: 20 euro).
L’Autore è uno storico dell’arte milanese, che ha curato diversi volumi di divulgazione culturale. In particolare si è occupato di arte rinascimentale e barocca. E’ consulente editoriale della Mondadori, per la quale è responsabile di diverse collane come gli “Artbook” e curatore della collana “I Dizionari dell’Arte”.
Il tema cui è dedicato il dizionario è - com’è ovvio - l’amore nell’arte. Si distingue, più precisamente, tra l’amore sentimentale in tutte le sue manifestazioni e quello corporale (l’erotismo), che sfocia nel trasporto dei sensi, rappresentato dagli artisti nei modi più vari. Una distinzione che non si sovrappone solo in parte a quella tradizionale tra eros e agape, riportata in auge di recente dalla bella enciclica di Papa Benedetto XVI Deus caritas est.
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L’arte contemporanea cinese si confronta con l’erotismo, la provocazione e l’ambiguità in queste sculture di Hu Ke.
Il collegamento con la storia si può ritrovare nell’abito che il personaggio indossa. Una divisa (rivisitata) come la tradizione imponeva nella Cina di Mao, in nome di un’eguaglianza irreale.
Via | Why Not?
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