Colgo l’occasione di un bel video documentario (realizzato dai tipi di Revista de Arte) sull’opera ed i processi creativi di Mauritz Cornelis Escher. La voce narrante è in spagnolo, ma le immagini parlano da sole ed è molto interessante il passaggio in cui l’artista olandese parla dell’influenza che hanno avuto su di lui il paesaggio italiano e l’architettura araba.
Dicevo appunto colgo l’occasione, per ricordarvi che Il mondo di Escher la mostra a Casa Colombatti – Cavazzini di Udine, è stata prorogata fino al 6 gennaio 2011. Un percorso curato dalla M.C. Escher Foundation, che propone molti dei lavori più noti del grande maestro della grafica e dell’incisione.

Il duo brasiliano di writer conosciuto come Os Gêmeos (i gemelli, come dice il loro nome d’arte stesso, Otavio and Gustavo Pandolfo) non ha inaugurato la sua nuovissima parete newyorkese che da pochi giorni che già il critico Roberta Smith del New York Times li ha definiti: “la fase rococò della graffiti art”.
Il murale in questione è lungo quasi 16 metri e occupa un muro di cemento fra Houston Street e la Bowery. E’ un bestiario contemporaneo ricchissimo di colori e di caratteri: prismatico, in un senso e nell’altro, come scrive la Smith.
Si comincia, sulla sinistra, con una relativa oscurità, e si prosegue lentamente verso la destra dell’osservatore verso una chiarezza solo apparente, in un turbinio di citazioni di Hieronymus Bosch e M. C. Escher. Il lavoro sarà visibile nella stessa location in cui si trova adesso fino al marzo 2010.
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Dopo anni di relativa indifferenza da parte di pubblico e critica d’arte, finalmente, a 73 anni, la grande collagista Aldwyth riceve il giusto tributo da parte di una sede abbastanza prestigiosa, in questo caso l’Ackland Art Museum (North Carolina, USA).
La mostra ha aperto i battenti il 31 maggio e raccoglie quasi 50 lavori, fra collage di vario formato e assemblage, nonché videotape di interazioni di Aldwyth con le opere stesse.
L’artista vive da anni nel mistero e nella solitudine di una casa ottagonale ispirata alle forme di Escher, producendo realtà che devono molto a quelle di Hieronymus Bosch. Sono certo che si comincerà a parlare sempre di più dei grandi meriti simbolistici e iconologici di Aldwyth.

Tutti i dipinti e tutte le opere grafiche scelti per la mostra di Parigi “Un’immagine ne nasconde un’altra” (Grand Palais, bel sito, gran bel tour interattivo) hanno in comune una cosa, anzi due: le due facce di ogni realtà.
Una che rappresenta quello che è, e una che non nasconde quello che potrebbe essere. Un bel dilemma, però, quando entrambe sono prepotentemente realistiche, e tutte e due somigliano tanto a una realtà che, almeno qualche volta, ci pare di aver toccato.
Chi non sa rinunciare a tutte e due le componenti di ciascuna visione, sono certi artisti, che presentano un alto coefficiente di surrealismo, che sia ante litteram o che sia manifesto. Arcimboldo, Dalì, Escher, Raetz e tanti altri sono esposti in 250 opere e almeno 500 significati, in questa mostra di enigmi visivi che hanno sempre la stessa risposta multipla.
Gli analisti di Artantide.com segnalano un imminente incremento delle quotazioni di Beppe Bonetti. A partire da metà marzo dovrebbe aversi un rialzo di circa il 25 % del valore delle opere dell’Artista bresciano.
La poetica astrattista di Bonetti è molto interessante. La sua produzione pittorica si presenta, infatti, come una lunga, acuta riflessione sui confini e sugli sviluppi della logica e della razionalità umana. Un’indagine attenta, incentrata sui limiti e sui paradossi della ragione, che talvolta ricorda le visioni di Escher.
Nella serie di acrilici intitolata “Metarazionalità” il filo conduttore è dato proprio dalla ricerca del “disordine nell’ordine”, dell’”illogico nel logico”, del “caso nella regola”, della “disarmonia nell’armonia”. Le foto sono tratte da Artantide.com.