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Gli scatti della Maratona Fotografica FNAC in mostra

pubblicato da Sara R.

Gli scatti della Maratona Fotografica FNAC in mostra

La sesta edizione della Maratona Fotografica FNAC, tenutasi il 2 ottobre scorso, ha dato i suoi frutti. Numerosissime le immagini scattate nell’arco delle 24 ore, nelle città coinvolte nell’evento (Firenze, Genova, Grugliasco, Milano, Napoli, Roma, Torino e Verona), secondo il tema assegnato il giorno stesso dell’iniziativa, tra le quali molte degne di nota. Oltre a quelli già assegnati resta il Premio “Giuria Popolare” che andrà all’immagine più amata, tra le trenta opere migliori di ciascun punto vendita, pubblicate nei rispettivi album sulla pagina Facebook di Fnac Italia, non resta che affrettarsi, c’è tempo infatti fino alle 13.00 di domani per mettere mi piace sulla prediletta.

E il meglio deve ancora venire visto che sabato tre dicembre le Gallerie Fotografiche Fnac, solitamente destinate ad accogliere i lavori di artisti di fama internazionale (come la serie del 2007 dedicata ai divi del cinema dell’archivio 20th Century Fox Entertrainment) ospiteranno delle esposizioni dedicate ai 30 migliori scatti selezionati di ciascuna città. In un tripudio di identità italiane contemporanee.

Via | fnac.it

Gli scatti della Maratona Fotografica FNAC in mostra
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Opere d'arte idiote!

pubblicato da Sara R.

Opere d'arte idiote

Si chiama “opere d’arte idiote” ed è un profilo da social network. Le opere che “espone” non sono originali, e fin qui non c’era neanche da dirlo, visto che si tratta di capolavori dell’arte universalmente riconosciuti, sono piuttosto delle “rielaborazioni” scovate navigando nella rete e “collezionate” nello spazio degli album fotografici dal profilo blu, che tutti sappiamo riconoscere. Parola d’ordine: citare la fonte, è per questo che riconoscono l’importanza di siti come freakingnews e worth1000.

Spesso si creano dei veri e propri ibridi tra personaggi dipinti e icone pop (tratte dai cartoni animati o dall’immaginario collettivo odierno), delle specie di “mitici centauri contemporanei” che starebbero bene sui muri più beffardi. Quel che è certo è che piacciono, come dimostra lo score della pagina in questione: ben 23.311 membri hanno cliccato mi piace, 833 ne stanno parlando, e destano per di più una certa attesa negli utenti che fanno a gara per segnalare le loro “scoperte” in proposito. Un’opera al giorno per occhi affamati di curiosità, vi sarà sicuramente già capitato di vederne qualcuna, ma eccovi un bel ricettacolo!

Opere d’arte idiote
Opere d'arte idioteOpere d'arte idioteOpere d'arte idioteOpere d'arte idioteOpere d'arte idiote

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I Facebook Re-enactments di Ursula Endlicher

pubblicato da penelope.di.pixel

Facebook Re-enactments

Ursula Endlicher è un’interessantissima artista di cui vi parlo oggi per la prima volta. Dal 1994, Ursula esplora l’intersezione fra internet, performance e instalazioni multimediali. L’originalità del suo lavoro, fresco e coinvolgente, risiede nella capacità di trasformare le componenti strutturali e sociali del web in vere e proprie coreografie, performence, installazioni e oggetti, in cui il linguaggio corporeo e l’evoluzione delle nostre identità digitali hanno un ruolo fondamentale.

Per introdurre il suo lavoro ho scelto “Facebook Re-enactments“, opera del 2009 realizzata in occasione della Virtual Residency a Location One (15 maggio-15 agosto, 2009). Facebook Re-enactmente mi ha colpito per la sua semplicità e immediatezza. Siamo agli inizi del boom dei social network, oggi ampiamente integrati nelle nostre vite quotidiane, attività e relazioni. Ursula usa la residenza per continuare a ragionare sull’identità virtuale. Insieme a lei, la residenza vede la partecipazione degli artisti Jessica Curry, Narinda Reeders, Ben Woodeson. Sulla base delle sue personali esperienze e della logica intrinseca di Facebook, dell’ambiente e del comportamento sociale che gli utenti sviluppano vivendo e interagendo su questa piattaforma, Ursula inizia una ricerca sui loro quattro nomi per arrivare a “scoprire” di più sulle loro identità e usare le identità “trovate” (pensate a tutto quello che vi viene vuori digitando su Facebook il nome di un amico che desiderate trovare) come materiale “di scena” da registrare e riprodurre (re-enact) nell vita reale, di fronte ad una video-camera.

Il risultto è un’installazione multimediale in cui l’artista - dimostrando sorprendenti capacità mimetiche - impersona le identità “trovate”, realizzando per ogni personaggio un micro-video. Toccando le foto dei profili disposti su un pannello, parte il relativo video su uno schermo: sul sito è posibile farne un’esperienza diretta molto gradevole, perchè anche l’interfaccia web è interattiva. Scopritelo qui e qui.

Dal canto mio spero di poterla intervistare presto.

Facebook Re-enactments
Facebook Re-enactmentsFacebook Re-enactments

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Mark Zuckerberg. Il boss di Facebook è un amante della street art

pubblicato da Lorenzo Mazza

David Choe

Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook la cui storia è stata raccontata nel film The Social Network, è un appassionato di street e urban art. Proprio in quel film, se guardate bene, noterete alcuni pezzi di David Choe, pittore, illustratore, muralista e musicista di origini coreane che vive a Los Angeles.

I due si conoscono dunque dal 2006, anno in cui Mr Facebook aveva chiamato Choe a dipingere i pezzi in questione nei suoi uffici di Palo Alto, in California. Dieci giorni fa, dopo una visita ad una sua mostra a Los Angeles, Zuckerberg ha deciso di acquistare un dipinto di grandi dimensioni, quello che vedete alle sue spalle nella foto qui sopra. di Choe realizzato in collaborazione con George Thompson.

David Choe
David ChoeDavid Choe

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Seppukoo.com - Suicide on Facebook

pubblicato da penelope.di.pixel

seppukoo, sucidio su facebook

Ossessionati da Facebook? Desiderosi di un esperienza virtualmente estrema come la scomparsa dal social network globalmente più famoso? Da qualche tempo è possibile.

Seppukoo.com è l’ultima operazione artistica del collettivo Les Liens Invisibles. Mutuando il termine dalla tradisione giapponese, fare seppukoo significa commettere un suicidio rituale anticamente riservato ai samurai che preferivano togliersi la vita con onore, una volta caduti nelle mani del nemico. Ma nella sua versione contemporanea, con un piglio ironico e irriverente alle dinamiche delle nostre identità virtuali e delle relazioni sociali online, il seppukoo sbarca su Facebook.

Partecipando al progetto, infatti, potrete suicidare il vostro profilo personale e tentare di coinvolgere i vostri amici: chi vi seguirebbe? Intanto, da quando Seppukoo è stato lanciato al Piemonte Share Festival 09, sono oltre 15.000 gli utenti che una scelta la hanno fatta e che sono passati virtualmente a miglior vita…

[Nella foto: rappresentazione tradizionale di guerriero intento a commettere il suicidio ritualale]

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L'astrattismo paradossale di Elisa Camboni

pubblicato da Alessandro

Le opere di Elisa Camboni sembrano sviluppare, in tante suggestive varianti, un unico paradosso, indagando e illustrando quell’area di confine che separa (e, nel contempo, unisce) la percezione sensibile e la rappresentazione oggettiva del mondo, una zona in cui non è agevole distinguere le geometrie astratte dalle forme imperfette del reale.

Gli accostamenti cromatici paiono obbedire alle regole grammaticali dell’esperienza empirica. Gli ambienti sono ritratti in modo realistico, ma non sempre risultano immediatamente riconoscibili. Tranne che in alcuni casi (come, ad esempio, nei quadri che rappresentano fondali marini), solo il titolo rivela del tutto il soggetto dell’opera. E qui appunto sta il paradosso: il titolo, contributo esclusivo dell’Autrice, dà completezza alla realizzazione artistica, conferendole un’oggettività quasi iperrealista. L’opera riesce ad essere identificata come una riproduzione fedele di un determinato contesto naturale in una sorta di processo maieutico, grazie al suggerimento della sua creatrice.

Gli scenari della Camboni vivono di un’inquietudine post-moderna, scaturendo da un’interessante ricerca sul rapporto tra soggetto e oggetto nel processo di percezione e di riproduzione artistica. Sono in qualche modo opere decostruttiviste, ma nel contempo rivelano una salda fiducia nel colore quale dato strutturante la realtà.

Opere di Elisa Camboni

Elisa Camboni, RiflessiElisa Camboni, AbissiElisa Camboni, Arcipelago

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Il simbolismo ecologista di Franco Ariaudo

pubblicato da Alessandro

Landscape

Proseguo nella mia conoscenza dei componenti del gruppo “Arte astratta contemporanea e informale” di Facebook e mi imbatto nelle interessanti opere di Franco Ariaudo.

Nato a Cuneo, Ariaudo vive e lavora a Torino, è tra i fondatori del gruppo di ricerca “Collettivo Ubique” e ha già all’attivo diverse mostre personali e collettive. Le sue produzioni artistiche più recenti, delle quali riporto alcune foto tratte dal suo sito, sono realizzazioni in mixed media, prevalentemente incentrate sul tema del rapporto tra l’uomo e l’ambiente. Si tratta di opere di non agevole fruibilità, ma in grado di colpire in modo efficace l’immaginazione dell’osservatore.

Come mi ha spiegato l’Autore, l’intento non è quello di promuovere una campagna di denuncia politica, ma di sollecitare, attraverso la rappresentazione artistica di dati fattuali, la sensibilità delle persone. Emblematica è l’installazione intitolata Pulse: un rudimentale light box che proietta un’immagine della Terra, stampata su carta da lucido, retroilluminata da un potente flash di colore blu a lenta intermittenza. La realizzazione simula il battito cardiaco del Pianeta, gravemente malato, e lascia impressa negli occhi degli osservatori una realtà con la quale tutti abbiamo il dovere morale di fare i conti.

Opere di Franco Ariaudo

LandscapeLandscape10/10

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Cafonstreet. Uno studio antropologico sui messinesi

pubblicato da Alessandro

Non intendo certamente invadere il campo di Comicsblog, che, peraltro, ha già dedicato lo spazio dovuto a questo straordinario cartone animato realizzato da Marcello Crispino e Giulio Lo Greco. Ma davvero non posso trattenermi (anche perchè si tratta di miei conterranei). E, ricordando più che altro a me stesso che i fumetti e i cartoni costituiscono anch’essi autentiche forme d’arte, segnalo ai lettori di Artsblog le quattro puntate di Cafonstreet, che possono gustarsi, oltre che sul portale della serie, anche su Facebook e Youtube.

Cosa c’è di tanto interessante in questo cartone che sta avendo un notevole successo tra giovani (e non) messinesi (e non)? Il fatto che rappresenta in modo estremamente realistico una grottesca, ma per nulla minoritaria, umanità che popola la città dello Stretto.

Non c’è cattiveria nella rappresentazione delle avventure dei due protagonisti della storia, Mimmo, trentenne ossigenato nullafacente, e Stellario, indolente impiegato al cimitero comunale. Non si tratta di facile sarcasmo. Nelle vicende raccontate si può apprezzare la lucida, lucidissima analisi di chi conosce bene la realtà che descrive e ha, nel contempo, l’intelligenza di ricostruirla con il sufficiente, quasi scientifico, distacco.

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