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Firenze inaugura i Nuovi Uffizi

pubblicato da Daniele


Vengono aperte oggi al pubblico le prime sale espositive dei Nuovi Uffizi, insieme ad una delle due nuove scale previste dal progetto in corso di esecuzione. Vari i contributi e i livelli di intervento, alcuni direttamente visibili e fruibili dai visitatori, altri strutturali e di servizio, ma non per questo meno importanti e impegnativi. Le nuove sale sono destinate ad accogliere opere di artisti spagnoli, francesi, fiamminghi e olandesi. Il loro allestimento, favorito dalla loro collocazione segna una svolta importante nella tradizione della Galleria: svincolandosi dalla bicromia vasariana del bianco e grigio (intonaco e pietra serena), si è privilegiato un colore “vibrante, anzi acceso: nel caso specifico, il blu; quello che più sembra confacente, per motivi culturali e di gusto, alle opere per cui quelle sale sono state pensate” (A. Natali).

Il controsoffitto cela gli apparati impiantistici per il trattamento dell’aria, la climatizzazione, l’antincendio e l’antintrusione. L’illuminazione, realizzata con il contributo di iGuzzini, assicura la luce di ambiente grazie a fasce luminose vetrate inserite nel controsoffitto, mentre affida la luce d’accento a faretti orientabili e regolabili. Le sale sono raggiungibili dalla Galleria scendendo per la Scala di ponente, una delle opere più impegnative fin qui concluse, curata da Adolfo Natalini nell’ambito del progetto predisposto da S.IN.TER. SpA. (Alessandro Chimenti, Alessandro Moroni). Realizzata all’interno di un piccola corte di servizio – la “Corte della Vecchia Posta” - pesantemente alterata nel corso del Novecento, la scala ha assunto “la forma di una torre in pietra con grandi aperture da cui affiora il volume delle rampe rivestito in ottone brunito. Una copertura in parte vetrata e un sistema di finestre danno alla corte protezione e luce, trasformandola in un nuovo ambiente degli Uffizi, dove il nuovo dialoga sommessamente con l’antico” (A. Natalini).

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La Gioconda a Firenze nel 2013: manovre di avvicinamento

pubblicato da Sara R.


Non c’è dipinto che abbia più solleticato la fantasia di esperti e comuni mortali come la Gioconda di Leonardo Da Vinci. Le diverse interpretazioni che si sono susseguite nel tempo vi hanno visto letteralmente di tutto: dal riassunto delle concezioni filosofiche del maestro rinascimentale, al manuale tecnico-pratico delle sue conquiste in materia di prospettiva, dalle indicazioni per la risoluzione di presunti misteri dalla natura criptica e a tratti inquietante, fino alle elucubrazioni freudiane che individuano nella donna rappresentata Caterina, madre dello stesso Leonardo, ritratta dopo la sua morte (e spiegherebbero la reticenza che gli impedirà di separarsene fino alla fine smentendo, allo stesso tempo, la tesi secondo la quale la tela fosse il frutto di una commissione).

Per non parlare del nutrito gruppo di sostenitori dell’autoritratto burlesco (avvalorato dai rumors sulle preferenze equivoche del grande artista). Una delle ultime scoperte (fine 2010) si concentra invece sugli occhi della protagonista. Silvano Vinceti, Presidente del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici, Culturali e Ambientali, sostiene l’esistenza delle lettere L e V nell’occhio destro (probabili iniziali di Leonardo stesso) mentre in quello sinistro si potrebbero, a suo dire, percepire un ’CE’ o una ’B’. Naturalmente il mistero si infittisce con il ritrovamento contestuale del numero 72 (simbolo esoterico e religioso).

Una supposizione che si scontra con quella della studiosa savonese Carla Glori secondo la quale, le lettere dipinte nelle pupille sarebbero la S e la G, che identificherebbero nella Gioconda, Bianca Giovanna Sforza, giovane figlia di Federico il Moro, e il numero richiamerebbe, per la sua particolare posizione, la distruzione del Ponte Gobbo di Bobbio (Piacenza) avvenuta proprio nel 1472 a causa dell’onda di piena del Trebbia permettendo di collocare geograficamente il paesaggio retrostante.

L’ultimo atto della grande vicenda che la vede sempre al centro, è quello che ha dato origine al Comitato Nazionale per il rientro della Gioconda a Firenze nel 2013, le cui attività si sono concentrate nella raccolta di firme e nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica sullo spinoso soggetto. Nonostante le preoccupazioni di Vincent Pomarède, responsabile dipartimento delle opere pittoriche presso il Louvre durante l’intervista realizzata dal quotidiano francese Le Figarò, e le scuse pubbliche (seppur tardive) di Vinceti per il furto commesso da Vincenzo Peruggia il 20 agosto 1911, l’accordo sembra ancora lontano!

Via | convab.it

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Quando l'arte salvava l'anima

pubblicato da Daniele

dipinto
Dal 16 settembre a Palazzo Strozzi, a Firenze, sarà in mostra un interessantissimo allestimento curato da Ludovico Sebregondi e Tim Parks: Denaro e Bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità. Si tratta di un’indagine sul rapporto fra arte e denaro nella Firenze del Quattrocento, quando la città era diventata la capitale economica del paese, perfezionando il sistema delle cambiali e conquistando con il fiorino il primato fra tutte le altre valute. Ma cosa c’entra l’arte? C’entra nella misura in cui l’etica cristiana tormentava i nuovi banchieri: come conciliare la ricchezza e il Vangelo, il capitale e la morale? Quando Cosimo De’ Medici aveva sottoposto il quesito a papa Eugenio IV si era sentito rispondere “Investi 10mila fiorini nel restauro del convento di San Marco”.

Del resto l’arte moderna è nata di pari passo con l’affermazione della borghesia e la nascita del sistema creditizio. Così i banchieri da una parte si ingegnarono a nascondere il peccato dell’usura con un sistema di cambiali che all’apparenza serviva unicamente a facilitare i trasferimenti in denaro, nascondendo gli interesse sui prestiti. Dall’altra si prodigarono in opere di beneficenza e soprattutto in commissioni di opere d’arte, soddisfacendo così anche l’umana vanità del ricco mecenate che si circonda di bellezza favorendo arte e cultura. Tutto questo finché l’implacabile Savonarola, con le sue veementi prediche, accese l’odio per la ricchezza fino a far bruciare, letteralmente, molte opere d’arte in una lunga serie di “falò delle vanità”.

La mostra raccoglierà i “documenti” di questo complesso rapporto. Da una parte i ferri del mestiere dei banchieri (casseforti, chiavi, bilance, monete e lettere di cambio) dall’altra le sfavillanti tavole dipinte uscite dalle botteghe dell’Angelico, di Ghirlandaio, di Botticelli. E proprio quello di Botticelli è il nome più rappresentativo di questa storia, avendone attraversato in vita tutte le fasi, fino alla scelta personale di abbracciare l’austerità e il rigore, toccato nel cuore e redento dalle parole di Savonarola.

Via | Sole24ore

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'La Regina d’Africa' - Esther Mahlangu in Italia per i Mondiali 2010

pubblicato da Lorenzo Mazza


Si avvicinano i Mondiali di Calcio e, come sempre, alcuni artisti vengono chiamati a rappresentare la nazione ospitante. Esther Mahlangu è la testimonial ufficiale scelta dalla Fifa per il Sudafrica nel tour che toccherà tre città italiane a partire da fine maggio. La Mahlangu, nata nel 1936, si è fatta apprezzare dalla fine degli anni ottanta in tutto il mondo. Vive nel suo villaggio, dove dipinge, ma viaggia per il mondo e si confronta anche con spazi pubblici.

La pittrice di etnia Ndebele presenterà oltre cento dipinti allo Start di Calenzano – Firenze (28 maggio – 27 giugno), a Palazzo Samone di Cuneo (5 giugno - 31 luglio) e a Villa Genovese di Sant’Alessio Siculo – Messina (16 luglio - 6 settembre). Tra questi, ci saranno aluni dei 13 dipinti a tema calcio, realizzati appositamente per l’arrivo dei mondiali in Africa.

Il progetto La Regina d’Africa, organizzato dalla Fondazione Sarenco, porterà Esther Mahlangu ai primi di luglio in piazza Nelson Mandela a Roma, per un grande murale creato con i colori e la tecnica Ndebele. La stessa con cui anni fa ha dipinto una serie di Bmw e una Fiat 500 della Collezione Agnelli.

Esther Mahlangu
Esther MahlanguEsther MahlanguEsther Mahlangu

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Spuntano parti inedite di Giotto in Santa Croce

pubblicato da Lorenzo Mazza

Grazie all’esame ai raggi ultravioletti sono riemerse parti di affreschi eseguiti da Giotto nella Cappella Peruzzi in Santa Croce a Firenze. Le ricerche sono state finanziate dalla Getty Foundation di Los Angeles e dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, che da decenni si occupa del restauro conservativo e del mantenimento dei capolavori di Giotto di Bondone.

Per superare alcuni limiti imposti dalla tecnica dell’affresco il maestro fiorentino utilizzò una tecnica di pittura a secco. Col tempo i leganti proteici sono venuti meno e sono riemerse tracce dell’immagine sottostante.

Adesso gli esperti (oltre 35 al lavoro sugli affreschi diella Cappella Bardi e della Cappella Peruzzi - nella foto) si aspettano molto dalla scoperta. Anzitutto dal punto di vista conservativo, questo caso fungerà da esempio. Poi dal punto di vista contenutistico, i nuovi cicli pittorici fanno riemergere le pitture nei lunettoni: il Cristo mietitore, il panneggio del San Giovanni Evangelista, la Donna col Bambino in culla e i decoridel del Banchetto di Erode.

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Ritrovata la preziosa corona fatta costruire dai Medici

pubblicato da Lorenzo Mazza


Era scomparsa da più di 200 anni, la preziosissima corona di Vittoria Della Rovere, sposa del granduca Ferdinando II De’ Medici. La duchessa la fece costruire nel 1685 e ne fece dono alla congrega delle Suore Carmelitane di Borgo Pinti a Firenze, in segno di devozione a Maria Maddalena De’ Pazzi.

La corona, unica nel suo genere, venne realizzata da due maestri orafi del tempo, Giovanni Comparini e Giuseppe Vanni. Più di 30 once d’oro, 412 diamanti, 80 smeraldi e 114 rubini, i Medici pagarono circa 1800 scudi, che, paragonati al costo della vita oggi, vogliono dire diverse centinaia di milioni di euro.

Il prezioso copricapo, il cui valore attuale si attesta intorno ai 12 milioni di euro (uno dei rari casi di opere d’arte che si sono svalutate nel corso dei secoli) è stato ritrovato da Piero Pacini, studioso della santa fiorentina Maria Maddalena de’ Pazzi, in un convento la cui ubicazione non è stata ancora specificata.

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Gli ambienti dipinti di Ericailcane e Emanuele Kabu

pubblicato da Lorenzo Mazza


Vi piacerebbe farvi decorare la stanza da un artista? La Galleria Biagiotti di Firenze ha recentemente presentato un ambiente dipinto da Ericailcane ed Emanuele Kabu. Il lavoro dei due artisti, da tempo specializzati nella pittura muraria, si interseca e si sovrappone.

Ericalilcane non è nuovo a questo genere di iniziative, come ci ricordano i nostri cugini di Designerblog, Ericailcane era a Pitti Immagine Uomo con Welcome to my house. Un progetto installativo di stanza dipinta, da lui ideato e realizzato insieme a Run e Dem.

Emanuele Kabu
, writer, pittore e videoartista è nato a Belluno nel 1978 e insieme a Ericailcane ha realizzato altri lavori, come il Cubo in galleria. Il suo è uno stile che ha attraversato diverse evoluzioni per giungere a un tratto minimale, geometrico, mostruoso e al contempo pop.

Ericailcane Emanuele Kabu
Ericailcane   Emanuele KabuEricailcane   Emanuele KabuEricailcane   Emanuele KabuEricailcane   Emanuele Kabu

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Scoperti 21 quadri inesistenti di maestri dell'arte moderna

pubblicato da Lorenzo Mazza


Cari collezionisti….siete così sicuri che i vostri capolavori che mostrate con orgoglio agli amici siano veri? Il Nucleo dei Carabinieri a Tutela del Patrimonio Culturale di Firenze ha scoperto la bellezza di 21 dipinti falsi, firmati da maestri dell’arte moderna come Ottone Rosai, Giorgio De Chirico, Pietro Annigoni, Ruggero Panerai e Mino Maccari. I quadri non erano nascosti in qualche scantinato, o nella soffitta dell’appartamento di un noto truffatore, ma erano conservati in bella vista presso una nota Galleria d’Arte della città gigliata.

Un corpus di opere realizzate minuziosamente da maestri contraffattori, che, una volta immesso sul mercato, avrebbe fruttato la bellezza di cinquecentomila euro. Le indagini erano partite nel luglio dello scorso anno, quando un noto professionista fiorentino si era rivolto a degli esperti per far analizzare 4 dipinti che aveva aquistato presso la stessa galleria, i cui titolari sono stati adesso denunciati per contraffazione.

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Ferragamo riedita la scarpa di Andy Warhol

pubblicato da Lorenzo Mazza


L’unica scarpa da uomo che Salvatore Ferragamo abbia mai prodotto è stata quella di Andy Warhol. L’artista americano non amava particolarmente le scarpe, ma quando lavorava indossava il modello che Ferragamo aveva creato per lui, semplice e comodo.

Dopo la morte dell’artista la famiglia Ferragamo comprò all’asta il paio di scarpe originale appartenuto a Warhol, con la tomaia macchiata di gocce di colore cadute dirante le sessioni di pittura.

In questi giorni a Firenze a Pitti Uomo Ferragamo ha presentato la scarpa riprodotta in edizione limitata, con allacciatura di taglio asimmetrico, punta stondata, in morbida pelle e con le macchie di colore. La preziosa scarpa sarà in vendita a Firenze, nello store maschile di Via Montenapoleone a Milano, quello londinese di Dover Street Market e quello di Fifth Avenue a New York.

Scarpa di Andy Warhol by Ferragamo
Scarpa di Andy Warhol by FerragamoScarpa di Andy Warhol by FerragamoScarpa di Andy Warhol by Ferragamo

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Make art not war. Artiste afghane a Firenze

pubblicato da Lorenzo Mazza


Make art not war, diciotto artiste afghane del Center for Contemporary Arts di Kabul espongono a Firenze all’Istituto degli Innocenti. Gli spazi del Salone Borghini in Piazza Santissima Annunziata
si accenderanno lunedi’ 21 dicembre 2009 alle ore 18.00.

Il Centro d’Arte Contemporanea dell’Afghanistan (CCAA) è un centro indipendente, nato nel 2004 dall’iniziativa di un gruppo di giovani artisti. Con i cambiamenti in corso nel paese e la nascita di nuove strutture economico-politiche, è nata poi l’Industrial High School, una scuola che promuove lo sviluppo delle arti visive nel paese.

La mostra è realizzata in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Firenze e resterà aperta fino al 7 Gennaio 2010 tutti i giorni esclusi Natale e primo dell’anno, dalle 10.00 alle 18.30.

Opere del CCAA di Kabul
Opere del CCAA di KabulOpere del CCAA di KabulOpere del CCAA di KabulOpere del CCAA di Kabul

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