
“A New american Picture” è il progetto fotografico che l’americano Doug Rickard ha realizzato, utilizzando come obiettivo il Trike di Google Street View, il famoso triciclo attrezzato con una speciale dotazione fotografica.
Utilizzando l’archivio completo di Google Street View, Rickard sceglie come location per i suoi scatti le strade e le zone di un’America sconosciuta, invisibile e dimenticata. Un ritratto della periferia americana, lontana dall’immaginario collettivo, i cui protagonisti sono borderline, i diseredati e delusi dal sogno americano.
Una gallery infinita di 15.000 immagini: 80 di queste, ritagliate dallo schermo del computer, fanno parte del progetto, considerato un ottimo lavoro documentaristico, presente dal prossimo autunno presso la Yossi Milo Gallery di New York. Qui il video che ricostruisce la genesi dell’intero progetto.
Qualche giorno fa ho deciso di presentare ad Artsblog questo gruppo di artisti stravaganti. Curiosa ho chiesto qualche informazione sulla mostra alla Alekano Gallery di Londra. Alle domande ha risposto Federico Artcock, (così si firma) a nome di tutti con entusiasmo e (ovviamente) umorismo. Si sono appena esibiti per l’evento 2Days of What? all’Animal Club di Roma e hanno in preparazione altri due progetti che per ora restano top-secret.
Per chi non li conoscesse ve li introduco: Artcock è un gruppo formato da Federico Maria Tribbioli, Niccolò Berretta, Filippo Silli e Maurizio Montesi, che sembra vogliano sfuggire da definizioni precise. La loro arte è infatti contaminazione stravagante tra fotografia, video e pittura dove l’ironia si concilia con la necessità di essere street artist. La mostra di Londra può essere vista come vera riproduzione, o meglio tableau vivant ispirata all’arte del passato.Tutto nasce dalla passione per i grandi maestri in primis per Caravaggio, ma li sanno reinterpretare in chiave contemporanea per restituirci uno spettacolo spensierato.
Nati come street artist ufficialmente nel 2006, sono due i simboli per riconoscerli una tuta bianca con cui vestono i protagonisti delle loro opere che indica la neutralità reciproca di tutti i componenti e due pugni chiusi con la scritta Artcock. Due segni distintivi che si alternano a decorare le strade cittadine di Roma e che hanno utilizzato anche nel loro ultimo video, girato all’interno del teatro Valle nel 2011 e ispirato al quadro Burgtheater di Klimt
Continua a leggere: Artcock, tavole viventi di antichi dipinti all'Animal Club di Roma

Una pecetta nera per protestare contro la censura e i limiti sempre più numerosi ai quali intercorre il mondo della fotografia negli ultimi anni. E’ questo il messaggio di “Vietato! I limiti che cambiano la fotografia”, in mostra alla Galleria Bel Vedere di Milano fino al 14 aprile.
La mostra, realizzata in collaborazione con il Circolo Fotocine Garfagnana, vede esposte le opere - ritratti di uomini, donne e animali, ai quali gli artisti hanno applicato la famigerata pecetta che nasconde lo sguardo - di 55 diversi fotografi italiani ed è un omaggio provocatorio alla libertà di espressione che sempre più viene a mancare nei lavori di reportage, genere più libero e naturalistico nel campo fotografico, ma sempre più soffocata e vincolata dalle normative relative alla privacy e al diritto di immagine.
Vietato!





Dal 20 al 25 marzo, presso la Casa del pane a Milano, verrà allestita la mostra fotografica “Good Morning Africa!”, un’esposizione di immagini per conoscere uno dei continenti più misteriosi, contraddittori e affascinanti del Pianeta.
La mostra,organizzata dalla rivista missionaria Africa e realizzata in occasione del Festival del cinema Africano, d’Asia e America Latina, prevede l’esposizione di 40 fotografie, scattate da 26 reporter di varie nazionalità. Immagini che raccontano un continente in continuo mutamento, dove l’estrema povertà e la ricchezza convivono nello stesso contesto e dove talvolta neanche le immagini sono in grado di cogliere la realtà variegata e colorata di un popolo stanco di essere rappresentato sempre attraverso la stessa immagine stereotipata di degrado e miseria. E lo fa stavolta attraverso queste immagini suggestive che confermano quello che diceva Alberto Moravia: “L’Africa è la più bella cosa che esista al mondo”.

E’ stato lanciato l’8 marzo, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, e in pochi giorni ha già suscitato nell’opinione pubblica i sentimenti più contrastanti. Si tratta del Nude Photo Revolutionaries Calendar, un calendario pubblicato in sostegno di Aliaa Magda Elmahdy, giovane studentessa e blogger egiziana che ha postato su Twitter foto che la ritraevano nuda. Un atto veramente rivoluzionario, che non ha in sé nulla di malizioso, ma che al contrario, come proprio ha spiegato la giovane blogger, vuole dare “un segnale contro la società della violenza e del razzismo, contro la società dell’ipocrisia e delle molestie sessuali”.
La sua campagna #NudePhotoRevolutionary ha subito trovato molti pareri contrari, ma altrettante donne favorevoli. Come le donne arabe, che da anni vivono in Occidente, che hanno deciso di posare nude per questo progetto fotografico, ideato dall’attivista Maryam Namazie e realizzato da Sonya JF Barnett, attivista e designer canadese. Per lanciare un grido al mondo islamico e per contrastare una religione e una società che reprime, vela e imbavaglia la donna e il suo corpo. La nudità diventa allora una forma di resistenza e di sfida, dedicato a tutte le donne del mondo a cui quotidianamente vengono negati i diritti fondamentali, le libertà e la dignità.
12 scatti in bianco e nero, raffiguranti donne di ogni età e estrazione sociale, in pose naturali, senza alcuna volgarità nè estremizzazione. Conta il messaggio, che arriva e fa proseliti: lo dimostra il video, recentemente caricato su Youtube, di alcune donne iraniane esiliate che hanno deciso di denudarsi per sostenere la campagna.

Figures du pouvoir, ovvero ritrarre le figure più potenti del nostro tempo. Olivier Roller, fotografo francese di fama internazionale, si diletta con il suo ultimo lavoro a ritrarre i volti degli uomini e delle donne di Francia più influenti: primi piani inquietanti, decontestualizzati dalla loro tradizionale rappresentazione, questi ritratti esplodono in tutta la loro fisicità, pur essendo ritratti in posizioni immobili, quasi fossero statue di carne.
Così il fotografo francese spiega le sue opere:
“Queste fotografie mostrano il potere in Francia agli inizi del 21 ° secolo. Più precisamente, queste immagini mostrano uomini di potere, che non è esattamente lo stesso. Se il potere è immutabile, gli uomini di potere sono in realtà «traballanti». Essi sono ministri, uomini della finanza, amministratori, proprietari di media. Ciò che è qui ritratto è una potenza in fase di radicale trasformazione, in bilico. […] Ciò che viene fotografato è un mondo che sta scomparendo. La potenza è il sogno di sfidare il tempo, ma ben sapendo che il tempo sarà più forte. L’uomo di potere sa che ha perso”.
Il suo stile, caratterizzato dalla purezza, esplora l’immobilità fotografica dell’essere umano portato fino al suo estremo. Un immobilismo che è parte centrale del suo lavoro, ispirato dal regista Robert Bresson, nella sua affermazione“assicuratevi di aver esaurito ciò che viene comunicato dall’immobilità e dal silenzio”.
Due continenti agli antipodi, ma accomunati geograficamente dal Decimo Parallelo che li attraversa. Da qui deriva il titolo della mostra fotografica “Decimo parallelo Nord. Fotografia contemporanea da India e Sud America”, promossa dalla Fondazione Fotografia e curata da Filippo Maggia, che espone tutte le recenti acquisizioni della collezione internazionale di fotografia della Fondazione Cassa di risparmio di Modena. L’Italia è la nuova tappa di una mostra itinerante, che dal 2008 ad oggi ha già attraversato Estremo Oriente, Europa dell’Est, Medio Oriente e Africa.
Oltre cento scatti riferiti a ventidue artisti tra i più interessanti di due continenti protagonisti negli ultimi anni di un boom economico, culturale ed artistico. Seppur geograficamente distanti, le due zone presentano notevoli similitudini, visibilmente espresse da questo confronto fotografico: attraverso le opere, infatti, le differenze culturali vengono meno e si vanno a fondere proprio nel Decimo Parallelo Nord, questa linea che idealmente unisce nelle forme, nei temi e nelle pratiche.
La mostra, allestita presso l’ex Ospedale Sant’Agostino, è gratuita ed aperta al pubblico fino al 29 aprile.

Immortalare il senso della vita, racchiusa in 4 parole. E’ l’ultimo lavoro che National Geographic Italia propone con la sua mostra dal titolo “Il senso della vita. Amore, Lavoro, Pace, Salute”, allestita al Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 13 maggio. La mostra, curata da Guglielmo Pepe, propone 80 scatti di 45 fotografi che raccontano per immagini i valori più importanti che accomunano gli esseri umani.
Un’esposizione che permette molteplici chiavi di lettura, perchè ogni scatto può essere interpretato secondo il nostro modo di essere e di vivere questi valori, ma anche perchè gli stessi valori sono universali e presenti in ogni aspetto della nostra vita. Valori che accomunano ogni essere vivente, come l’amore: non a caso, in questa sezione, sono molte le foto che rappresentano gli animali, perchè - come afferma il curatore - “tra loro il sentimento è molto simile al nostro: come disse Darwin, gli animali non solo provano affetto, ma desiderano essere amati”.
Una mostra che è un percorso di vita, dalla quale trarre nuovi spunti di riflessione su valori e sentimenti che troppe volte, assorbiti dalla nostra quotidianità e distratti da nuovi, frivoli valori, dimentichiamo o non diamo più il giusto peso. Un ritorno all’essenziale che, in questo caso, è visibile agli occhi.

Aprimi il tuo armadio e ti dirò chi sei. Più che un reportage, è un vero e proprio esperimento sociologico quello che Pietro Baroni, giovane fotografo milanese sta portando avanti con il suo “Milan Closets”.
Un censimento fotografico che sta avendo un successo enorme, soltanto grazie al passaparola e all’entusiasmo dei cittadini milanesi. Che contattano Pietro per farsi immortalare davanti ai loro armadi. E scoprire con mano, anzi con occhi, che il proverbio “l’abito non fa il monaco” è vero. Perchè ci si può ritrovare davanti ad una giovane studentessa con un guardaroba da manager facoltosa o a una timida insegnante con la passione per il rock climbing.
Un progetto che il fotografo milanese porta avanti da un anno, con l’obiettivo di mostrare una Milano diversa da quella rappresentata dall’immaginario comune, fatta di happy hour e gente snob. Non più la Milano da bere, o almeno non solo quella, ma una città fatta di immigrati, di lavoratori pendolari, di gente comune, che apre le ante del proprio armadio per aiutare a raccontare un’altra città.

Da sempre il cane è considerato il migliore amico dell’uomo. Eppure nelle fotografie di Carli Davidson, giovane fotografa americana, i loro ritratti fanno pensare esattamente all’opposto.
Nel suo progetto fotografico, intitolato “Shake”, Carli è riuscita a cogliere l’attimo e a immortalare una serie di cani e gatti nel momento in cui si scrollano l’acqua di dosso. E il risultato è a dir poco impressionante: espressioni deformate e inquietanti, in cui i corpi assumono una nuova forma, arricciandosi o allungandosi come fossero di gomma, trasformando questi piccoli animali in veri e propri mostri.
Un lavoro che è frutto della passione di Carli per gli animali, ma anche per il suo lavoro di domatrice: oltre ad essere una fotografa di fama internazionale infatti - può vantare pubblicazioni su riviste di settore e siti come Vanity Fair, The New York Times, Bbc, Huffington Post, The Daily Beast, Photo District News e ABC World News - la giovane fotografa di Portland ama mettersi in stretto contatto con i suoi animali, giocando e rotolandosi con loro e facendoli divertire davanti all’obiettivo. E il risultato di questa affinità è notevole.



