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Tutti gli articoli con tag fotografie

I ritratti iperralisti di Paul Cadden

pubblicato da Anna Castiglioni

paul cadden

Paul Cadden è un artista iperrealista scozzese che crea opere d’arte utilizzando esclusivamente grafite e gesso. Il risultato è impressionante: i ritratti sembrano vere e proprie istantanee. La sua ricerca del dettaglio è, oltre che iperrealista, quasi dolorosa. I dettagli, le espressioni, l’intensità degli sguardi. Tutto concorre a rendere vivide le sensazioni delle persone ritratte. Pauld Cadden è in grado di riprodurre immagini complesse nei minimi dettagli. Che si tratti di innumerevoli le rughe sul volto di un vecchio, il fumo di una sigaretta accesa o l’acqua gocciolante dal viso di qualcuno, lo fa sembrare incredibilmente realistico. Tanto che i suoi lavori sembrano delle fotografie. Spiega così la sua arte:


“L’arte creata da fotografie cerca di mettere in evidenza il soggetto. Il soggetto diventa tangibile, reale, vivente. In quello che riproduco l’importante per me sono i dettagli, i segni in grado di raccontare un’essenza che resta invisibile nella fotografia. La realtà diventa l’illusione. I segni sne tracciano e ne imprigionano la vita.”

Paul Cadden
Paul CaddenPaul CaddenPaul CaddenPaul Cadden

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Le foto di Alex Golding: la Parigi degli unknown!

pubblicato da Sara R.

Gli unknown di Alex Golding

Alex Golding non si chiama realmente così, il suo nome è Cédric e dietro la sua macchina fotografica ha messo un compendio di tutta la sua giovanissima creatività. Quando l’ho incontrato ad un vernissage di fine inverno all’ultimo piano di un palazzo di una nota griffe (della quale non farò il nome perché è funzionale alla descrizione dell’artista, ma semplicemente perché possiede una collezione di opere d’arte da fare invidia a molti musei contemporanei e un panorama mozzafiato sulla città di Parigi), insomma si tratta dell’Espace Culturel Louis Vuitton, l’ho detto. Quando si immagina qualcuno che ti ferma nel bel mezzo del rituale cicaleccio bagnato di champagne che fa da sfondo a tutte le inaugurazioni delle esposizioni parigine, ci si aspetterebbe aspettare una persona sfacciata, e invece niente è più distante dal reale. Mi sono semplicemente trovata dinanzi ad una bella polaroid (di quelle che credevo ormai scomparse dalla faccia della terra) dietro la quale c’era trincerata la timida richiesta di mettermi in posa sul muro rosso dello sfondo. Ho acconsentito a metà tra il divertito e l’imbarazzato e ne è venuto fuori uno dei miei ritratti più enigmatici.

Perché la caratteristica di queste immagini è proprio la delicatezza, i suoi soggetti non potrebbero essere più vari e interessanti, casuali quanto perfettamente coerenti. I protagonisti delle sue foto sono donne, uomini, ragazzi e ragazze di tutte le età che incontra nel suo quotidiano, sono e svelano un attimo di se stessi, regalandosi e ritraendosi allo sguardo gentile della pellicola. All’aperto o in qualche interno, rilassati, stanchi, allegri…i volti che ritroverete in queste istantanee sono esattamente questo: degli attimi dolcemente rubati con il consenso di chi li ha vissuti!

Via | unknownproject.tumblr.com

Gli unknown di Alex Golding
Gli unknown di Alex GoldingGli unknown di Alex GoldingGli unknown di Alex GoldingGli unknown di Alex Golding

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Lo stile porno-Frankenstein di Francine Spiegel

pubblicato da Lorenzo Mazza


Dal 1 al 31 ottobre a New York presso la Galleria Deitch Francine Spiegel presenta sette nuovi lavori pittorici ed una suite di fotografie di una ‘performance segreta’.

Duramnte l’apertura l’artista si esibirà in una delle sue ‘disordinate’ performance mettendosi in vetrina alla galleria. Francine è una pittrice molto giovane il cui stile è stato definito ‘mostruoso femminile’, un qualcosa che mescola porno e Frankenstein style.

Donne disperse, frammentate, confuse, mezze morte, mezze vive, mezze arrabbiate. Un immaginario rubato a riviste di fumetti dell’orrore, film, siti web fetish, horror film… una donna che attrae e fa ribrezzo allo stesso tempo.

Francine Spiegel - Pornofrankenstein
Francine Spiegel - PornofrankensteinFrancine Spiegel - PornofrankensteinFrancine Spiegel - PornofrankensteinFrancine Spiegel - Pornofrankenstein

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Young Ladies, Old Chaps, and Some Thai Friends

pubblicato da Lorenzo Mazza

Prende il via il 26 settembre Young Ladies, Old Chaps, and Some Thai Friends, curata da Pier Luigi Tazzi nella Galleria Spazio A di Pistoia.

Si tratta di un haiku, una piccola storia che procede attraverso immagini ed oggetti opera d’arte. Artisti che provengono da da luoghi e culture diverse, che riflettono nele loro vite un particolare rapporto di lontananza/contiguità con i loro paesi d’origine. Pier Luigi Tazzi ha messo insieme una collezioni di sguardi che provengono dal margine, quello femminile di Bethan Huws, Noguchi Rika e Merve Berkman, quello geopolitico di Boris Mikhailov, Tsai Ming Liang e quello giovane e fresco di Pattara Chanruechachai e Jirayu Rengjaras.

In mostra vetrine, disegni, ready made (Huws), fotografie (Mikhailov, Noguchi, Chanruechachai, Berkman), una film installation (Tsai) e accoppiamenti fra pittura, eseguita dall’artista, e fotografie, fatte da altri (Rengjaras). Sarà visitabile presso lo Spazio A Contemporanearte di via Amati 13 a Pistoia fino al 21 novembre.

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Foto in mostra per celebrare Woodstock

pubblicato da Lorenzo Mazza

Woodstock Corbis


Woodstock - The After Party
è il titolo della mostra in corso fino al 20 settembre alla Triennale di Bovisa di Milano per celebrare i quarant’anni del concerto rock capostipite di tutti i grandi raduni musicali.

Forse alcuni di voi saranno stati all’happening tributo che si è tenuto a Livorno in occasione dell’apertura di Italia Wave Love Festival, alla presenza dell’ideatore della rassegna Michael Lang.

La mostra di Milano punta gli occhi sul pubblico, quella Woodstock Nation pescata nell’Archivio fotografico Corbis. A corredo dei bellissimi scatti, videoproiezioni e installazioni audiovisive.

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Visitando 'Monet e il Giappone' a Palazzo Reale di Milano

pubblicato da Lorenzo Mazza

Monet

A più d’un mese dall’apertura della grande mostra “Monet e il Giappone. Il tempo delle ninfee” a Milano, è tempo per proporvi un piccolo resoconto della visita. Si tratta di un percorso coraggioso, che raccoglie venti stupendi lavori appartenenti alla fase più matura del maestro francese. La vita nel suo giardino a Giverny era scandita dalla cura delle piante, le sue ninfee, gli ibis, le rose, i salici e il ponte in legno, uno dei punti nevralgici nella costruzione dell’armonia dell’ambiente. Proprio qui a Giverny era riuscito a costruire uno studio ampio e luminoso, in cui poter lavorare con grandi tele.

A Milano in mostra fino al 7 settembre, tracce di un viaggio che ha condotto Monet nel cuore della luce, dove la rappresentazione dell’ambiente diviene un tutt’uno con la mutevolezza legata al nascere e morire del sole. Pur nella palese somiglianza dei soggetti, ogni tela conserva un’indecifrabile seduzione dovuta al mistero che ne circonda la creazione. Il punto d’osservazione, il colore del cielo, il vento, ogni cosa resta impressa nel momento del quadro.

Per certi versi questa tecnica del Monet più maturo è già pittura performativa. Conserva traccia del ritmo della pennellata, del momento, dell’improvvisazione, dello scorrere dell’energia senza compromessi. Il giardino getta un ponte tra natura e cultura umana in cui Monet si fa regista, scenografo ed infine documentatore di se stesso, delle sue figlie/piante. Ecco quindi anzitutto la storia di un rapporto davvero speciale tra un uomo e un contesto vegetale, che sono reciprocamente a darsi vita. Un consiglio quindi che vi do, proprio per assecondare questa ricerca continua dei punti di vista e dei punti di luce di Monet, è di vedere la mostra cambiando spesso il vostro posizionamento rispetto alle tele. Certi fiori hanno bisogno proprio di essere visti da lontano, per capirne l’intricato reticolo di ombre e luccichii. Da vicino è altra cosa, bellissima comunque, ma più astratta, indecifrabile.

Monet e il Giappone. Il tempo delle ninfee
Monet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfee

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Il surrealismo iperreale di Erik Johansson

pubblicato da Giovanni De Stefano


Giovanissimo fotomanipolatore (23enne), lo svedese Erik Johansson ha cominciato da poco a stupire il mondo con la sua capacità di elaborare le sue fotografie, ma è già fra i photoshop artist più amati dalla rete, e speriamo che presto la sua produzione possa valicare il confine fra l’esposizione sui blog di immagini più à la page e qualche piccola mostra.

Quello che emerge anche da un rapido sguardo alla gallery che gli dedichiamo è uno spirito da tardo surrealista digitale, di quelli che non dimentichino quanto sia importante che l’intellettualizzazione straniante di un’immagine iperrealistica di origine, come può essere una fotografia, abbia salde radici in una riflessione morale, estetica, funzionale sulla stessa realtà rappresentata, e non essere semplicemente un virtuosismo da tavoletta grafica fine a se stesso, come accade a tanti suoi colleghi già affermati. E, siccome Erik non dimentica neanche un’altra cosa, e cioè che il realismo non esiste neanche alla massima risoluzione possibile.

Il suo manifesto potrebbe essere nella foto che mettiamo in cima al post: autobiografico com’è (ha eseguito molti autoritratti intelligenti), ci consegna se stesso fresco come della verdura appena acquistata al supermercato, mostrando ciascun “taglio” della sua personalità versata anche in disegno architettonico, in classicismo, in puro surrealismo storico, come la cosa più spontanea e più complicata che ci sia.

Erik Johansson e la sua photoshop art
Erik Johansson e le sue fotografieErik Johansson e le sue fotografieErik Johansson e le sue fotografie

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Our Wild Indians: fotografie di Michael Marcelle

pubblicato da Sara

Michael Marcelle

Michael Marcelle è un giovane e ancora poco conosciuto fotografo americano. Mi ha particolarmente colpito la sua ultima serie di fotografie, Our Wild indians, dedicata ad Atlantic city.

Negli scatti di Marchelle, la città del New Jersey famosa per i suoi casinò, appare tutt’altro che vivace. Paesaggi deserti e dense coltri di nebbia avvolgono palazzi e costruzioni creando atmosfere sospese e delicate.

Le altre serie fotografiche presenti sul sito personale dimostrano una forte versatilità e la capacità di cogliere soggetti inusuali. Da seguire.

Le fotografie di Michael Marcelle
Le fotografie di Michael MarcelleLe fotografie di Michael MarcelleLe fotografie di Michael MarcelleLe fotografie di Michael MarcelleLe fotografie di Michael MarcelleLe fotografie di Michael MarcelleLe fotografie di Michael Marcelle

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Paradise: le nuove fotografie di Thomas Struth

pubblicato da Sara

Thomas Struth, Paradise 27 Perù

Da qualche tempo, il geniale fotografo tedesco Thomas Struth ha deciso di lanciarsi in un nuovo progetto intitolato “Paradise“, in mostra dal 20 dicembre nella sede svizzera della galleria Monica De Cardenas a Zuoz.

Thomas Struth è uno dei fotografi più quotati sul mercato e deve la sua fama soprattutto agli scatti “rubati” dei visitatori nei musei più famosi del mondo.
Struth propone scatti di giungle incontaminate, apparentemente, quanto di più lontano ci possa essere dalla logica di spazio civilizzato dei musei a cui ci aveva abituato.

La brillantezza formale delle fotografie rimane, ma è del tutto assente ogni genere di presenza umana o animale. Nonostante questo, la componente psicologica degli scatti di Struth non è scomparsa, ma è portata a un livello diverso, forse più meditativo e interiore che merita senz’altro una gita in Svizzera.

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"Radiografia de la Radio"

pubblicato da penelope.di.pixel


Per il suo 25° anniversario l’Istituto Messicano della Radio (IMER) ha organizzato una serie di iniziative culturali e artistiche in collaborazione con il Centro Culturale di Spagna dall’8 ottobre al 2 novembre. Il nucleo centrale dell’iniziativa è stato un concorso indetto dall’Istituto nel quale si richiedeva di raccontare attraverso immagini e testi i momenti e le caratteristiche salienti della radio messicana negli ultimi 25 anni. Il risultato è una bella mostra fotografica esposta in modo intelligente come un percorso lungo le pareti del Centro Culturale, che risalendo sui tre piani grazie ad angoli e geometrie offrono un ottima scenografia: in basso un servizio fotografico che ho realizzato sul posto (la radio, lo confesso, mi è sempre piaciuta: un media che accompagna gli automobilisti, i viaggiatori, voci che diventano care e un sapore antico, analogico, che gustiamo ancora…).

Le tre settimane di evento continuativo hanno visto una programmazione intelligente composta da trasmissioni dal vivo con speaker messicani quali Miguel Solis e Hugo Moreno, concerti live ambientati sulla terrazza, proiezioni di video e film tematici che hanno raccontato magistralmente storie di radio e, infine, un workshop formativo indirizzato a professionisti del settore, studenti di comunicazione e pubblico affine diretto da Mario Terres (produttore dell’IMER), Roberto Lòpez e Enrique Gil (produttori del del programma radiofonico Horizonte).

Nel complesso per gli appassinati del settore, ma anche per il pubblico generico, un’iniziativa interessante e accessibile: esposizioni ed eventi sono ad ingresso libero e gratuito.

Radiografia de las radio
Radiografia de las radioRadiografia de las radioRadiografia de las radio

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