Due anni fa Amy Bennett ha cominciato a costruire un quartiere in miniatura composto da 11 modellini di case. Poi lo ha arricchito di strade, automobili, pali del telefono, lampioni. La costruzione l’ha portata a fantasticare sui possibili abitanti di questo vicinato che con la loro storia, i loro drammi familiari e la loro routine, avrebbero potuto animare il luogo.
I dipinti prendono ispirazione da questo percorso, e sono frammenti di un racconto (e non deve essere un caso se assomigliano a fotografie di miniature). Alcune immagini sono pensate come consequenziali, anche se i dipinti non si devono leggere con un ordine. Rimane il fatto che l’artista è interessata a raccontare una storia con i suoi sviluppi, ed è per questo che vi consiglio di fare un salto sul sito dell’autrice per vedere come si sviluppa il racconto per dipinti. Io ho messo solo alcune immagini in ordine o quasi, che non raccontano però tutta la storia.
Per il 2009 il fotorealismo della Bennett è in mostra a Santa Monica, presso la Richard Heller Gallery, e a Tokyo.
Via | Booooooom
L’iperrealismo di Roberto Bernardi, artista italiano di Todi, che espone con frequenza all’estero, tra Londra e New York.
Le nature morte di Bernardi, che ha lavorato nel passato come restauratore, si rifanno ai classici dell’arte, ma hanno tutta la modernità del fotorealismo contemporaneo, per temi e trasparenze/colori usati. I soggetti dei suoi still life sono infatti oggetti banali e di tutti i giorni (ma è proprio questa banalià e quotidianità che trovo bellissima), come ambienti di cucina, dove giacciono piatti e pentole che devono essere puliti, lavastoviglie che devono essere caricate, lavandini che devono essere sgomberati, e spugnette e guanti che devono essere utilizzati. O sono resti di un aperitivo o immagini di un frigorifero che racchiude prodotti di marca. Insomma una fotografia della vita moderna.
Niente è lasciato al caso, e così come la pittura è un’illustrazione della vita di oggi, la tecnica si avvale di macchine digitali per riprendere la scena costruita nei dettagli con luce naturale e artificiale. Come se l’artista fosse anche un regista.
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So che quella che vedete qui sopra vi sembra una foto, ma non è così. E’ uno degli straordinari olii su tela del pittore americano Ralph Goings, legato alla corrente dell’iperrealismo (o fotorealismo) sviluppatasi in America tra gli anni ‘60 e ‘70 e a cui appartiene anche l’opera di Richard Estes.
Nel ‘63 Goings decide di dedicarsi alla pittura sforzandosi di compiere un percorso diametralmente inverso rispetto a quello dell’astrazione, che il decennio precedente aveva consacrato con l’Action painting. E’ così che i suoi dipinti si caratterizzano subito per la forte tendenza realista, che cerca di emulare la precisione fotografica.
I soggetti, dagli anni ‘70 fino ad oggi, pur perfezionandosi nel tempo, si attestano (anche un po’ ripetitivamente) sulla quotidianità: venditori di hot-dog, scene di strada, interni di bar, con una predilezione per i piani dei tavolini con i loro arredi di ciambelle, bottiglie di ketchup e mayonese, contenitori di sale, pepe e zucchero.
Il fotorealismo di Ralph Goings



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