
Apre ufficialmente oggi venerdì 5 marzo a Castel Sant’Elmo, Novecento a Napoli (1910 / 1980) – Per un Museo in progress. Pittura, scultura e sperimentazioni grafiche, vanno a comporre il nuovo Museo con 170 opere realizzate da 90 artisti napoletani e alcuni forestieri.
Opere provenienti dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, dal Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, donazioni e opere in comodato. L’allestimento è curato da Angela Tecce e Nicola Spinosa e si snoda attraverso diverse sezioni: la Secessione dei ventitré (1909); il primo Futurismo a Napoli (1910-1914); il movimento dei Circumvisionisti e il secondo Futurismo (1920 - 1930); il secondo dopoguerra (1948-1958); il Gruppo Sud; il Neorealismo, il gruppo M.A.C.; l’Informale e il Gruppo ’58.
Una sezione a parte è dedicata agli anni Settanta, con le sperimentazioni della poesia visiva e i suoi risvolti sociali. L’ultima parte dell’allestimento si confronta invece con la contemporaneità più prossima, a partire dai segni lasciati negli anni ‘80. Tra gli artisti in mostra ricordiamo: Enrico Baj, Tommaso Marinetti, Giovanni Brancacci, Edoardo Pansini (nella foto), Edgardo Curcio, Edoardo Giordano (Buchicco) e davvero molti altri. Artisti maggiori e minori, ma soltanto nella fama, che non hanno nulla da invidiare per poetica e stile ai grandi maestri del ‘900. Un Museo che dà nuova linfa alla città di Napoli e finalmente spazio a tante voci che rischiavano di essere dimenticate.
Foto in galleria di Luciano Pedicini, via Civita

Anche i più informati conoscitori dell’opera di Keith Haring, maestro della pop art, non sanno che tra le sue mille opere compare un libro: si tratta, come dice lo stesso titolo, del “Grande libro delle piccole cose“, recentemente tradotto e stampato da Mondadori. Venne composto nel 1988 per il compleanno di Nina, figlia di un suo amico, il pittore italiano Francesco Clemente, ma presto venne dato alle stampe e andò ad aggiungersi al già nutrito portfolio di Haring.
Il grande libro delle piccole cose contiene disegni, filastrocche, scarabocchi, che mostrano la capacità dell’artista di venire incontro alle esigenze dei più piccoli. Anche con un pizzico di umorismo: in una pagina, ad esempio, ammonisce il lettore di lasciare bianco lo spazio, ma, in basso, lo avverte che era soltanto uno scherzo.
Un libro d’artista, che mette in luce anche che un aspetto poco conosciuto di questo maestro della pop art; Haring, ad esempio, ha inventato un suo particolare lettering per questo libro, totalmente in sintonia con la sua produzione artistica. Bene che sia arrivato anche in Italia, questo libro. Il prezzo decisamente contenuto (12 euro), lo rende appetitoso a molti cultori dell’arte popolare per eccellenza.
Il 29 maggio apre al Madre di Napoli, l’antologica “Francesco Clemente. Naufragio con spettatore 1974-2004″, dedicata all’artista, che torna nella sua città natale dopo la mostra del 1983.
La mostra è stata organizzata in otto sezioni, tante per coprire la produzione dell’artista dal 1974 al 2004, una produzione che risente delle radici partenopee, nonostante l’allontanamento del pittore dalla città (prima a Roma, poi in India e poi negli Stati Uniti). Il percorso segue l’evoluzione di Francesco Clemente, prima come uno dei protagonisti della Transavanguardia, poi come artista solitario la cui ricerca è una riflessione continua e tormentata sulla forma e sostanza delle cose, in cui cerca di riconciliare l’eredità greco-romana con la contemporaneità del presente. Ci sono riferimenti alla simbologia, alla mitologia classica e alle pratiche religiose con immagini arcane, forme ambivalenti, autoritratti deformati. Una sperimentazione che si ritrova anche nella tecnica pittorica utilizzata, dall’acquarello alla pittura ad olio, dall’affresco al mosaico.
Fino al 12 ottobre.
Francesco Clemente. Naufragio con spettatore 1974-2004 - Madre di Napoli



