
Visioni, aperture, passaggi dell’anima, nel segno dell’incredibile e dell’immaginifico la Galleria Mondo Bizzarro di Roma si appresta ad inaugurare una nuova collettiva. Visionary Art va in scena da sabato 3 aprile a mercoledì 5 maggio 2010, presentando opere di Greg “Craola” Simkins, Laurie Lipton, Naoto Hattori e Mike Davis, fondatore dell’Everlasting Tattoo di San Francisco, il cui olio su tela, Guard your secrets well, (nella foto) propone una strana visione, tra Pieter Bruegel e Hieronymus Bosch.
Chi conosce la galleria, sa della passione che anima i suoi curatori per il pop-surrealism, tendenza nata nella California degli anni ‘80 e capace di parlare del quotidiano senza peli sulla lingua, con crudezza, passione e paura, proponendo anche ciò che è osceno, nella sua accezione originaria greca di fuori dalla scena (o-skenè). La visione è capace di spaventare ma anche di incantare, proporre inediti punti di fuga.

La pittura brucia con il fuoco, stilla come gocce di sangue, penetra nella terra, è tenera e crudele allo stesso tempo. Michael Hussar la popola di essere fantastici, demoni, creature che emergono dall’ombra, dalle tenebre. C’è la paura, l’angoscia, la rabbia, ma sempre l’ironia, sottile, velata.
I suoi dipinti ad olio ed una serie di litografie ad edizione limitata saranno in mostra da sabato 27 febbraio (inaugurazione h 18:00) alla Galleria Mondo Bizzarro di Roma. Hussar, nato in California nel 1964, parla del suo lavoro come di “uno scatto voyeuristico all’umanità percepita, un mondo meraviglioso gotico illuminato dall’area grigia tra la verità e la menzogna”.
La mostra prosegue fino al 4 marzo 2010, alla Mondo Bizzarro Gallery, dove fino al 4 marzo è ancora visitabile la collettiva UltraErotica, che comprende, tra gli altri, opere dello stesso Hussar. Come diceva Baudelaire: “In art only the bizarre is beautiful“.

Il prossimo 16 novembre, presso l’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II, al CAI (Club Alpino Italiano) di Milano, in via Silvio Pellico 6, saranno esposti dipinti ed incisioni del noto pittore svizzero Bruno Ritter.
La mostra, curata da Dorian Cara, è ulteriore tributo verso l’artista vincitore, lo scorso gennaio, del Premio Internazionale e Mostra di Piccola Grafica ed Ex Libris “Arte e la Montagna”, evento organizzato dal CAI in collaborazione con il MAPP (Museo d’Arte Paolo Pini) di Milano.
Artista intimamente legato alla vita della montagna, nella sua produzione artistica emergono tensioni, fatte di cromie accese e bianchi abbacinanti, silenzi, natura decritta con linee pure, cupe solitudini di uomini alla ricerca dell’altro, immortali maestosità di rocce.
L’intero percorso dei segni grafici e delle pennellate è determinato da una energia tesa a superare il limite fisico e mentale che la montagna ancestralmente impone.
E poi? Cosa c’è, quali risposte dietro la luce e gli orizzonti?
Bruno Ritter prova a dare una soluzione, assolutamente convincente: l’Oltre si può costruire da soli grazie all’apertura alla realtà non dimenticando origini, tradizioni e consuetudini di luoghi puri.
La sua tela è uno schermo. Il suo pennello un mouse. E ha una gamma infinita di colori a disposizione. La tecnica di Vince, artista ligure di grande talento, è il mouse painting: dipingere con quel “topo” scomodo e imperfetto che fa da tramite tra noi e il computer. Poi le opere vengono stampate su carta cibachrome applicata su alluminio.
Il risultato è di grande effetto. I soggetti rappresentati sono decadenti scorci metropolitani, che esprimono un senso di solitudine universale. I prezzi delle sue opere, nelle aste, oscillano attualmente tra i 500 e i 1.500 euro, ma le quotazioni sono in salita.