Fino al 26 settembre, tredici artisti provenienti da Europa, Asia e Stati Uniti, animeranno la Galleria di arte moderna di Torino con un progetto ambizioso: “Mimesi permanente” è infatto una riflessione sull’immagine digitale attraverso tecniche tradizionali, pittura, scultura, disegno.
E’ un progetto rischioso, perché presuppone molta consapevolezza da parte dello spettatore: la mostra vuole indagare quel rapporto tra la manipolazione dell’immagine (massima grazie alle tecnologie digitali) e la consapevolezza di tale manipolazione. Sono opere giocate su un paradosso: quello di rendere evidente la manipolazione e allo stesso tempo creare un sottile gioco tra realtà ed elaborazione.
Giuseppe Gabellone (1973), Anna Barriball (1972, Gran Bretagna), Michael Riedel (1972, Germania), William Daniels (1976, Gran Bretagna) sono solo alcuni degli artisti che giocano tra l’ostentazione della simulazione e dell’iperrealismo.

Fino al 23 febbraio, nella videoteca della Gam (Calleria civica di arte moderna e contemporanea di Torino) si potrà vedere un video di Hans Schabus del 2002. Si tratta di “Astronaut“, un video incentrato sul rapporto tra vita vigile e sottosuolo: in particolare, ciò che Schabus vuole mettere in luce è il rapporto tra la creazione artistica (una location del video è proprio uno studio di un pittore) e il background inconscio dell’autore.
Nel video, infatti, Schabus accumula nello studio la terra rimossa dopo uno scavo in profondità, tra cunioli e passage; tramite questo inedito percorso in un sottosuolo di dostoevskijana memoria, ci addentriamo negli angoli più remoti dell’inconscio dell’artista.
Bella questa iniziativa della Gam: dal 23 ottobre, infatti, ha inaugurato un nuovo spazio dedicato alla proiezione di opere video e film; in particolare si tratta delle nuove acquisizioni della galleria, che in questo modo oltre a testare le nuove opere davanti al pubblico, ha dato vita a una sorta di project room, che promette ottimi sviluppi.
Fino al 31 gennaio 2010 si portà ammirare alla Gam (Galleria di Arte Moderna) di Torino, una mostra dedicata all’artista trentottenne Ian Kiaer. Per la precisione, si tratta della prima sua mostra in Italia e il pubblico avrà anche l’occasione, il 7 novembre alle 15, di parlarne direttamente con l’artista. Un incontro di presentazione della mostra utile a capire uno dei più originali artisti della scena contemporanea, che fa del dialogo con l’architettura il suo punto di forza.
Le opere esposte appartengono a un decennio di lavoro. La sua è un’arte molto essenziale, minimalista, che rende il luogo espositivo parte integrante del suo progetto artistico. Sono tre le sezioni dell mostra: il “Bruegel project” ispirato al film “Sans Soleil” di Chris Marker; “Ulchiro project”, che prende il nome dall’area del mercato di Seul, e intende ragionare sul rapporto tra architettura e paesaggio; e “Erdrindenbau project ” ispirato ai lavori di Paul Scheerbart e Bruno Taut.
Interessante il suo minimalismo, l’uso di ambienti bianchi, di figure minime che riempiono lo spazio senza occuparlo veramente. L’impressione che si ha è quella di entrare in un ambiente, piuttosto che in una mostra: lo spettatore si immerge in questo mondo incantato, e deve concentrare la sua attenzione non sul singolo oggetto, ma sull’intera rappresentazione dell’opera.
Dal 24 ottobre al 31 gennaio, alla Gam (Galleria di Arte Moderna) di Torino, va in scena, è il caso di dire, “Il teatro della performance“. Una mostra originalissima, perché intende mostrare non tanto (non solo) la storia della performance, ma gli scenari che i diversi artisti hanno allestito a teatro delle loro performance.
Vi avevamo già annunciato in questo post che a inaugurare l’esposizione ci sarebbe stata forse una delle più popolari performer esistenti, Marina Abramović. Ora vi proponiamo alcune immagini. (Qui sopra, un’immagine della performance AAA-AAA della Abramović).
A partecipare a questa bella mostra, che ripercorre alcuni momenti significativi della performance dagli anni ‘50 a oggi, ci saranno molti artisti: il “cruento” John Bock, Herman Nitsch, con i suoi “teatri” di religiosa memoria e, tra gli italiani, Michelangelo Pistoletto, con la sua “Orchestra di stracci”.
Una mostra interessante per il taglio, per le personalità che hanno partecipato con le loro opere, e perché mette in luce una storia e dei teatri, quelli della performance che, sebbene siano parte integranti del gesto artistico, spesso si confondono, svaniscono quasi agli occhi dello spettatore.