
Con questa intervista collettiva si chiude il nostro incontro con la performance di Video-Teatro “Io non c’ero” dedicata alla memoria del G8 di Genova.
In questi giorni sono stati molti gli articoli dedicati a un anniversario triste, per non dimenticare. Noi lo abbiamo fatto con il nostro stile, seguendo una performance. L’ultimo atto di questo picolo ciclo è stato incontrare direttamente i ragazzi dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.
Con l’aiuto di Giacomo Verde, artista e docente che ha coordinato il progetto, ho rivolto al gruppo di 25 studenti due semplici domande: “Che personaggio/ruolo hai avuto nella perfmance? Cosa è cambiato nella tua percezione del G8 di Genova e cosa hai scoperto grazie a questo lavoro?, chiedendo il loro nome e quanti anni avessero - come potete vedere l’età oscilla fra i 20 e i 23 anni. Ci siamo dati una scadenza massima per l’invio delle risposte, il 20 luglio, ed eccone i risultati.
Spero di poter realizzare altre interviste colletive in futuro, mi sembra un modo interessante di “raccontare” una storia. E ringrazio i ragazzi che, nonostante il caldo, gli esami e l’avvicinarsi del periodo estivo ci hanno dedicato il loro tempo: chissà che qualcuno non continui a risponderci qui. Buona lettura
Il nostro incontro con la performance di video-teatro “Io non c’ero. Schegge di memoria dal G8 di Genova”, realizzata dagli studenti del corso di Video-Teatro dell’Accademia di Belle Arti di Macerata, continua con un’intervista a Giacomo Verde, artista e docente che ha coordinato e diretto il lavoro.
Un incontro bello in cui l’arte si mischia all’insegnamento, alla performance ma soprattutto a un modo aperto e orizzontale di trasmettere il sapere. Giacomo ci spiega infatti come sin dall’inizio delle lezioni la “struttura-palco” tipica della cattadra nelle sue lezioni venga sostituita dal cerchio: non più un insegnante che parla e degli studenti che ascoltano, niente prime e seconde file “dove nascondersi” nè forme di “delega” verso il professore, ma “persone che studiano”, come afferma lui stesso nell’intervista - e posso dire che io stessa li ho visti riuniti in cerchio prima della rappresentazione a discutere le autovalutazioni e i voti di fine corso. La performance è parte integrante del percorso formativo: anche la scelta del soggetto è sottoposta a un processo decisionale condiviso dove non sono tanto i ruoli a cambiare, ma le relazioni, il modo di relazionarsi all’interno del gruppo. Giacomo, ad esempio, ha proposto il soggetto di “Io non c’ero” come momento simbolico di un anniversario (i 10 anni dal G8 di Genova), ma è stato il gruppo a dare l’ok definitivo al progetto: dal canto suo, il prof era prontissimo a cambiare programmi e sceneggiatura in base ai feedback. Giacomo ci regala infine il suo ricordo personale e una riflessione su quei giorni, perché lui a Genova “c’era”. Nel video in alto, 11 minuti tratti dallo spettacolo che ha preso vita nella bella sala Slobova dell’Accademia di Macerata.
Detto questo, come al solito non voglio togliervi il gusto della lettura e della scoperta, aggiungendo solo alcune note sulla performance. Al progetto hanno partecipato 25 ragazzi in tutto, dividendosi i ruoli (di tecnici e di attori) e lo spettacolo ha già riscosso successo: sono infatti previste due replice, la prima il 18 luglio presso CSOA TNT di Jesi, via Politi 31, e la seconda il 19 luglio CS SISMA di Macerata. Vi lascio con i nomi i nomi di questi giovanissimi artisti, sperando che li rincontreremo presto: Giorgia Biancini, Luca Bontempi, Sara Campetelli, Daniele Cinalli, Sofia Clementi, Giovanna Cocca, Claudia Cocci, Silvia Covelli, Gagliardini Giorgia, Chiara Gori, Laura Lucarini, Valentina Martini, Sonia Matacotta, Marco Mondaini, Fabiola Napoli, Andrea Natali, Davide Pisauri, Alberto Pompei, Saverio Romagnoli, Guido Salto, Andrea Scipione, Giovanni Soria, Gloria Tarquini, Marta Tavoloni, Roberto Zampino.
Buona lettura.
Nel corso dell’I-MODE Festival organizzato dall’Accademia di Belle Arti di Macerata ho assistito a una performance realmente toccante.
Gli studenti di Giacomo Verde, professore e docente che abbiamo incrociato diverse volte su questo blog, con la sua direzione hanno dato vita a “Io non c’ero. Schegge di memoria dal G8 di Genova“, uno spettacolo di video-teatro che ha ripercorso i giorni del G8 di Genova.
A 10 anni dall’omicidio di Carlo Giuliani, quei ragazzi che allora avevano forse 12-13 anni, compiono un’operazione storica significativa riappropriandosi di frammenti di memoria: documentandosi, ricercando, performando una storia probabilmente poco (e male) raccontata. Una storia che non è ancora nei manuali di storia e che come moltissime forse non ci arriverà mai. Per chi chi ha vissuto quei giorni, per chi “c’era”, l’emozione e la commozione sono inevitabili.
Lo spettacolo si svolge nella Sala Svoboda. Un largo schermo di proiezione funge da sfondo a una passerella su cui sfilano i ragazi: ai lati, sfruttando le nicchie naturali con il projection mapping, ciclano diversi spezzoni di video. Giorno uno, giorno due, giorno tre: dai preparativi festosi, cresce la tensione, fino all’omicidio e alla terribile notte nella Scuola Diaz. Finzione e realtà si mischiano: mentre i ragazzi sfilano sulla passerella impersonando i diversi gruppi di manifestanti (dai Pink, ai Lilliput, a quelli che da quel momento in poi la cronaca renderà noti come “black bloc”), sulle pareti scorrono immagini, video, audio reali del G8. I corpi si muovono in sincronia con la cronaca di quei giorni: i cortei, l’inizio degli scontri con la polizia, i volantini distribuiti in mezzo al pubblico. Il momento più emozionante è forse l’ultimo “atto”: sullo schermo di proiezione compare un edificio scolastico stilizzato, ed è l’inizio delle perquisizioni nelle quali centinaia di giovani verranno picchiati ferocemente dalla forze dell’ordine. Sulla passerella, i corpi degli attori cadono l’uno sull’altro contorcendosi…
È la scheggia di memoria che più mi ha colpito, e trovo bellissima questa modalità, questo “ponte” generazionale che lo spettacolo credo sia stato in grado di creare.

Dal 15 fennaio al 5 febbraio 2011 si inagura a Pisa la personale di Giacomo Verde. La mostra, a cura di Silvana Vassallo in collaborazione con Francesca Maccarone, sarà ospitata presso la Galleria Studio Gennai (via S. Bernardo 6) e il titolo ci introduce perfettamente al tema: “Fra arte e attivismo, istruzioni per l’uso 1.0″.
Pioniere della videoarte italiana, Giacomo Verde è uno sperimentatore di tecnologie digitali capace di spostarsi da un media all’altro, dalla videoarte, alle tecno-performances, agli spettacoli teatrali, fino alle installazioni e alle opere di arte interattiva e di net art. Lo fa scegliendo tecnologie “low”, cioè tecnologie accessibili e largamente diffuse. Le sue opere coniugano estetica e impegno estico e politico, privileggiano gli aspetti relazionali e la partecipazione del pubblico. Il suo non è un percorso “convenzionale”: più che nelle gallerie e nei musei, lo ritroviamo in mezzo agli attivisti dove può condividere creatività, pratiche e conoscienza. Ma questa mostra ci svela un aspetto poco noto di questo artista, un lato più “espositivo”, come viene correttamente definito nella documentazione, dove scopriamo opere pitttoriche, fotografie e video di creazione. Queste opere, molte delle quali inedite, riflettono sul rapporto fra pittura e video, immaginario collettivo e personale, memoria e amnesia. Il filo conduttore è l’ironia, la capacità di giocare e mettere in discussione le icone del potere (abbiamo conosciuto qualche tempo fa “Berlusconi non esiste“). Vi ritroviamo “Scatti d.istant”i (foto scattate con cellulari), “Stampe di videofondali con oggetto” che evidenziano lo scarto fra realtà e rappresentazione, “Inconsapevoli macchine poetiche” (installazioni interattive che parlano di utopie realizzabili o contengono “Free Cell Video Art” - video girati via cellulare o su computer con bluetooth che ogni visitatore può scaricare, portandosi via un frammento della mostra).
Il programma dell’evento è denso e, nonostante sia una personale, riflette la profonda consuetudine di Verde al lavoro collaborativo coinvolgendo e dando spazio a realtà e artisti differenti. L’inaugurazione, il 15 gennaio, ospiterà una performance di live video painting, dove le immagini del quotidiano verranno rielaborate elettronicamente e trasposte su tela. Ma è solo uno degli eventi spalmati nell’arco dei venti giorni di mostra, fra cui ricordo: “Ahacktitude Blasphemous Art Party” (21 gennaio, ore 20.00), serata che celebra l’assoluzione del gruppo Les Liens Invisibles dalle accuse di diffamazione e dalla richiesta di 300.000 euro di risarcimento, a oltre tre anni dalla censura dell’operazione “Liberté, Egalité, Volonté. The Blasphemous Art Riot” (si veda qui per maggiori informazioni); “Maratona Verde”, progetto realizzato dall’associazione lucchese SPAM e riproposto integralmente nella galleria Gennai; un seminario-laboratorio con i ragazzi del Liceo artistico “F. Russoli” (27 gennaio). Consiglio in ogni caso di consultare la pagina dedicata del sito per una visione dettagliata del programma.
“Fra arte e attivismo, istruzioni per l’uso 1.0″ è la prima personale per Giacomo Verde, artista che seguo e di cui amo il lavoro e l’attitudine (umana, artistica e politica): non posso che augurarmi che Pisa sia di buon auspicio per la sua carriera e spero di poterlo presto intervistare per il blog, anche per conoscere aspetti per me tutto sommato nuovi della sua produzione.
[Nella foto: “Dopo l’omicidio- Genova 2001″ video installazione con stampa su tela + due videoproiezioni]

“Nessuna immagine puo’ essere intoccabile. Le immagini non significano niente ma il potere politico attuale si fonda principalmente sul culto della propria immagine. Modificare una sua immagine vuol dire esercitare il proprio diritto d’espressione.”
Mentre c’è chi si domanda se l’aggressione al premier non sia tutta una montatura, è con questa frase che l’artista Giacomo Verde dà il via al suo nuovo “progetto artistico di rivolta iconica” Berlusconi non esiste. Il progetto verte sulla rielaborazione di due frame del Berlusconi ferito protagonista degli ultimi giorni di cronaca, quali simbolo della recente storia politica italiana: in cantiere, a quanto leggiamo, anche la riproduzione dei frame modificati sotto forma di veri e propri dipinti…
Le immagini sono inoltre diffondibili e utilizzabili purchè non a fini di lucro: in basso eccone i primi esempi.

Va in scena dal 20 al 22 novembre a Roma al cinema Cinema Aquila (via l’Aquila, 68) DOCtorCLIP – romapoesia film festival. Per tre giorni protagonista sarà la poesia, in tutte le sue contaminazioni con i linguaggi del cinema, della videoarte e della musica.
Romapoesia, giunto quest’anno alla tredicesima edizione ha dato vita alla terza edizione di DOCtorCLIP, primo concorso ufficiale di videopoesia in Italia. Tutto ciò che riguarda la poesia sperimentale e audiovisiva, che non si lascia contenere nei limiti di un genere, che non si lascia imbrigliare in facili classificazioni trova qui cittadinanza.
La giuria è composta da Bruno Capezzuoli, Elena Chiesa, John Giorno, Roberto Leoni, Marco Palladini, Franca Rovigatti, Giacomo Verde, tutti artisti che si renderanno protagonisti di performance durante i tre giorni del festival. John Giorno, uno dei padri fondatori della beat generation, presiederà la giuria e performerà nella serata finale del 22 novembre con le divagazioin musicali Luigi Cinque e Paolo Damiani.