Logo Blogo

Tutti gli articoli con tag giappone

Metabolism: la città del futuro

pubblicato da penelope.di.pixel

metabolismo, giappone, architettura

Metabolismo, ovvero: il continuo processo di trasformazione degli organismi e delle cellule.

Un piccolo gruppo di architetti e designer giapponesi dallo sguardo visionario hanno adottato questo nome sognando un’architettura capace di crescere, riprodursi e trasformarsi in risposta all’ambiente. In una parola: un’architettura “metabolica”. Il movimento nasce intorno ai primi anni ‘60 nello studio di Kenzo Tange, dando vita a progetti futuristici e irrealizzabili quanto a idee e innovazioni che hanno avuto un seguito. Fra i suoi esponenti sono inoltre da ricordare: Kurokawa Kisho, Kikutake Kiyonori, Maki Fumihiko.

Fino al 15 dicembre 2012, il Mori Museum di Tokio ospiterà la mostra “Metbolism. La città del futuro“, una retrospettiva interamente dedicata alle visioni e al pensiero espressi da questo movimento, attraverso plastici, modelli e sketche, progetti che mai hanno visto la luce, che sono stati effettivamente costruiti (come il green campus della Republic Polytechnic di Singapore), o che sono purtroppo scomparsi (come la Makagin Capsule Tower di Tokio, che vedete nella foto in alto). Per chi è interessato, il sito del Museo offre una consistente documementazione sul Metabolismo, disponibile a questo link.

....
condividi 0 Commenti

L'arte di Yuko Shimizu

pubblicato da Daniele

Le illustrazioni di Yuko Shimizu

Immaginate se Tank Girl, l’eroina dei fumetti creata da Jamie Hewlett, fosse disegnata da Hokusai o, viceversa, se un’antica stampa giapponese venisse rielaborata da un artista pop. Be’, viene in mente qualcosa del genere guardando le opere di Yuko Shimizu, illustratrice giapponese che opera, con grande successo, un po’ ovunque nel globo (Giappone, America, Europa, Nuova Zelanda), realizzando per lo più illustrazioni. I suoi clienti principali sono i grandi marchi e le riviste più prestigiose (The New Yorker, The New York Times, The Wall Street Journal, Rolling Stone), ma lavora anche per le campagne di sensibilizzazione o per i gruppi musicali.

Yuko si è formata a Tokyo studiando marketing e pubblicità, per poi decidere di abbandonare completamente quel campo e dedicarsi anima e corpo alla sua passione artistica. Il suo stile è un originalissimo impasto di tecniche moderne e suggestioni antiche, in cui il mondo delle antiche stampe nipponiche si ibrida con i linguaggi del fumetto, della pubblicità e del fashion design. A parte quella dei maestri giapponesi si può scorgere nel suo lavoro l’influenza di alcuni fumettisti occidentali come Guido Crepax, Jamie Hewlett e Craig Thompson.

Particolarissimo anche il suo metodo di lavoro: dopo aver elaborato un’idea, Yuko realizza a matita degli schizzi o dei bozzetti su carta. Una volta individuato il soggetto lo ridisegna nelle dimensioni desiderate. Poi lo stampa e lo ricalca tramite lavagna luminosa con pennello e inchostro indiano o pennelli per la calligrafia giapponese. Infine scansione l’immagina al pc e procede alla colorazione in Photoshop. Maggiori dettagli sul metodo li trovate qui. Nel frattempo date uno sguardo alla gallery delle sue opere.

Le illustrazioni di Yuko Shimizu
Le illustrazioni di Yuko ShimizuLe illustrazioni di Yuko ShimizuLe illustrazioni di Yuko ShimizuLe illustrazioni di Yuko Shimizu

....
condividi 0 Commenti

Machiko Kodera a Roma

pubblicato da Lorenzo Mazza


La scultura giapponese vista da una prospettiva femminile, è il lavoro di Machiko Kodera che inaugurerà giovedì 29 aprile a Roma (h 18) nei Nuovi Spazi Espositivi di Palazzo Venezia (via del Plebiscito, 118). Il percorso, curato da Emanuela Garrone con la collaborazione della Fondazione Crocetti, presenta in maniera retrospettiva, trenta anni di lavoro della scultrice nippponica in Italia.

Nata nel 1950, la Kodera ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Roma, cominciando con le sue creazioni a scardinare confini e barriere tra e culture. Dell’Italia ha studiato la dolcezza delle lineee, l’armonia delle forme della cultura classica. Del Giappone ha invece porta dentro la spiccata sensibilità verso le cose umane e naturali.

La sua scultura, poco monumentale ma molto raffinata ed emotiva, è divenuta spesso protagonista nello spazio pubblico, arrivand a definire un punto d’incontro fra culture che supera le differenze, nella direzione di una nuova sintesi tra valori spirituali e frequenze estetiche.

Machiko Kodera
Machiko KoderaMachiko KoderaMachiko KoderaMachiko KoderaMachiko Kodera

....
condividi 0 Commenti

Il miglior pubblico di mostre d'arte? I giapponesi

pubblicato da Lorenzo Mazza


Secondo una ricerca pubblicata dal magazine inglese The Art Newspaper sono i giapponesi i più accaniti visitatori di mostre d’arte. Nella speciale classifica di mostre d’arte più importanti del mondo nel 2009, la mostra Ashura, al Museo Nazionale di Tokyo, che presentava una delle più celebri statue buddiste del Paese e altri autentici tesori del tempio Kohfukuji, è risultata la prima della lista.

Una sorprendente media di 15.960 persone al giorno, 946.172 in totale, che situano la mostra al Museo Nazionale di Tokyo davanti a quella al Nara National Museum, la “61a Mostra annuale dei Tesori di Shoso-in”, che ha totalizzato 14.965 presenze giornaliere. Terza e quarta posizione occupata sempre da mostre in Giappone “Tesori delle collezioni imperiali” al Museo Nazionale di Tokyo (9.473 presenze giornaliere) e e “La pittura del 17 ° secolo del Louvre” al Museo Nazionale di Arte Occidentalw (9.267 presenze giornaliere).

In quinta posizione finalmente ci si sposta in Francia dove il Musée Quai Branly con la “2 ° Biennale Photoquai” ha richiamato 7.868 persone al giorno, seguita da quella al Grand Palais “Picasso ei maestri” (7.270) e “Kandinsky” al Centre Pompidou (6.553). Di seguito tiene ancora New York nelle prime quindici posizioni mentre l’Italia è fanalino di coda con Beato Angelico: l’alba del Rinascimento, al 95° posto.

Ma ci sarà da fidarsi di questi dati? Di sicuro fotografano una tendenza: l’incapacità che abbiamo nel Belpaese di diffondere una ‘cultura per l’arte’ e la grande consapevolezza e serietà dei giapponesi nell’apprezzare il loro e l’altrui patrimonio artistico.

....
condividi 0 Commenti

La grande grafica giapponese – Dall’Ukiyo all’illustrazione contemporanea

pubblicato da Lorenzo Mazza


C’è tempo fino al 14 febbraio per visitare “La grande grafica giapponese – Dall’Ukiyo all’illustrazione contemporanea“, all’Accademia Albertina di Torino. La mostra raccoglie 300 opere di grafica giapponese in cui alcuni autori contemporanei si metono a confronto con i classici.

Pezzo forte della mostra sono circa 50 xilografie a colori di Utagawa Kunisada (1786 - 1865), uno dei più famosi maestri dell’Ukiyo-e ( 浮世絵), le “immagini del mondo fluttuante”, forse il più amato in Giappone, ma meno conosciuto in Occidente. Ci saranno poi anche altri autori vissuti nel periodo dell’imperatore Meiji, tcome Ogata Gekko.

Passato e presente si fondono insieme, chiamando gli autori ad esprimersi sulla stessa simbologia e gli stessi temi letterari, con soluzioni che reinvantano il classico. Alcuni degli autori contemporanei in mostra sono d’altronde professionisti nel mondo del manga e degli anime.

Utagawa Kunisada
Utagawa KunisadaUtagawa KunisadaUtagawa KunisadaUtagawa Kunisada

....
condividi 0 Commenti

Tokyo Untitled, fotografie di Renato D'Agostin al Forma

pubblicato da Lorenzo Mazza


Il fotografo veneziano Renato D’Agostin ha recentemente passato molto tempo in una delle città più grandi del mondo, con l’idea di catturare il lato astratto del suo paesaggio urbano. Tokyo Untitled è iltitolo del volume di fotografie e della mostra che ne è scaturita. Dopo aver girato Parigi, Tokyo e Manhattan, giovedì 11 febbraio la mostra apre a Milano al Forma / Centro Internazionale di Fotografia, in piazza Tito Lucrezio Caro al numero 1.

Le immagini di D’Agostin derivano il loro fascino dagli ambienti notturni, dal mistero della penombra e dalla capacità del fotografo di dislocare gli elementi da fotografare all’interno di ambienti non scontati. Il processo di ‘messa in campo’ diviene così anche processo di scoperta e la complessità della cultura giapponese emerge lievemente, così ricca di contrasti tra passato e futuro, e eppure così armonica nel suo darsi a vedere.

Tokyo Untitled
Tokyo UntitledTokyo UntitledTokyo UntitledTokyo Untitled

....
condividi 0 Commenti

Cai Guo-Qiang, concettualismo cinese

pubblicato da Lorenzo Mazza


La millenaria cultura cinese mescolata con il pensiero concettuale occidentale. Questo in estrema sintesi è il lavoro di Cai Guo-Qiang. Nato nel 1957 a Quanzhou City, nella provincia cinese di Fujian, è figlio di un professore di storia e di una pittrice.

Tra il 1986 e il 1995 ha vissuto in Giappone, dove ha potuto conoscere ed utilizzare la polvere da sparo all’interno dei suoi disegni e condurre i suoi esperimenti con gli esplosivi. La creazione di ‘eventi esplosivi’ su larga scala si è concretizzata poi con la serie Projects for Extraterrestrials. Dal 1995 si è trasferito a New York e il suo stile ha cominciato ad appropriarsi di una grande varietà di simboli, tradizioni e materiali, come il Feng Shui, la medicina cinese, draghi, montagne russe, aquiloni, barche, computer, animali vivi, e distributori automatici.

Cai vinse il Leone d’Oro alla 48ma Biennale di Venezia nel 1999. La sua ultima mostra ‘Hanging out at the museum’ è in corso fino al 21 febbraio 2010 al Fine Arts Museum di Taipei e presenta installazioni luminose, disegni esplosivi, ponti e draghi. L’installazione visivamente più potente è sicuramente ‘Head on‘ che consiste in 99 repliche a grandezza naturale di lupi intenti a saltare contro un muro di vetro, formando uno spettacolare arco nell’aria.

Cai Guo-Qiang
Cai Guo-QiangCai Guo-QiangCai Guo-QiangCai Guo-Qiang

....
condividi 0 Commenti

Ryoji Ikeda, Datamatics 2.0 a MITO

pubblicato da Lorenzo Mazza

Ryoji Ikeda

All’interno dell’ottima programmazione del Festival MITO, che si svolge tra Milano e Torino, Ryoji Ikeda proporrà il suo live oggi venerdì 11 settembre al Cinema Massimo di Torino (ingresso gratuito) e sabato 12 settembre al Superstudio Più Central Point di Milano (ingresso 5 euro).

Considerato unanimemente il più grande compositore contemporaneo giapponese, Ryoji Ikeda è anche artista visivo. La sua ricerca si concentra sul minuscolo, l’appena percettibile ed ultrasonico. Le frequenze di propagazione e le caratteristiche essenziali che compongono il suono divengono centrali nel suo percorso.

Dal 1995 Ikeda si esibisce in concerti, installazioni, registrazioni dal vivo che descrivono un’elevatissima qualità sonora sublimata nelle immagini. La musica, il tempo e lo spazio si compongono secondo il metodo matematico-scientifico per sondare i legami tra suoni e sensazioni. Un viaggio nella percezione umana il suo, che con Datamatics 2.0 arriva a precisare un’architettura verbo visiva di puri dati e suoni elettronici. Più d’una performance, che descrive l’invisibile flusso di informazione che sottintende il nostro mondo.

Ryoji Ikeda
Ryoji IkedaRyoji IkedaRyoji IkedaRyoji Ikeda

Continua a leggere: Ryoji Ikeda, Datamatics 2.0 a MITO

....
condividi 1 Commenti

Visitando 'Monet e il Giappone' a Palazzo Reale di Milano

pubblicato da Lorenzo Mazza

Monet

A più d’un mese dall’apertura della grande mostra “Monet e il Giappone. Il tempo delle ninfee” a Milano, è tempo per proporvi un piccolo resoconto della visita. Si tratta di un percorso coraggioso, che raccoglie venti stupendi lavori appartenenti alla fase più matura del maestro francese. La vita nel suo giardino a Giverny era scandita dalla cura delle piante, le sue ninfee, gli ibis, le rose, i salici e il ponte in legno, uno dei punti nevralgici nella costruzione dell’armonia dell’ambiente. Proprio qui a Giverny era riuscito a costruire uno studio ampio e luminoso, in cui poter lavorare con grandi tele.

A Milano in mostra fino al 7 settembre, tracce di un viaggio che ha condotto Monet nel cuore della luce, dove la rappresentazione dell’ambiente diviene un tutt’uno con la mutevolezza legata al nascere e morire del sole. Pur nella palese somiglianza dei soggetti, ogni tela conserva un’indecifrabile seduzione dovuta al mistero che ne circonda la creazione. Il punto d’osservazione, il colore del cielo, il vento, ogni cosa resta impressa nel momento del quadro.

Per certi versi questa tecnica del Monet più maturo è già pittura performativa. Conserva traccia del ritmo della pennellata, del momento, dell’improvvisazione, dello scorrere dell’energia senza compromessi. Il giardino getta un ponte tra natura e cultura umana in cui Monet si fa regista, scenografo ed infine documentatore di se stesso, delle sue figlie/piante. Ecco quindi anzitutto la storia di un rapporto davvero speciale tra un uomo e un contesto vegetale, che sono reciprocamente a darsi vita. Un consiglio quindi che vi do, proprio per assecondare questa ricerca continua dei punti di vista e dei punti di luce di Monet, è di vedere la mostra cambiando spesso il vostro posizionamento rispetto alle tele. Certi fiori hanno bisogno proprio di essere visti da lontano, per capirne l’intricato reticolo di ombre e luccichii. Da vicino è altra cosa, bellissima comunque, ma più astratta, indecifrabile.

Monet e il Giappone. Il tempo delle ninfee
Monet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfeeMonet e il Giappone. Il tempo delle ninfee

Continua a leggere: Visitando 'Monet e il Giappone' a Palazzo Reale di Milano

....
condividi 0 Commenti

Le installazioni salate di Motoi Yamamoto

pubblicato da Sara

Motoi Yamamoto

Motoi Yamamoto è uno straordinario artista giapponese che ho scoperto vagando sulla rete. Yamamoto crea installazioni il cui unico materiale è il sale. Spesso si tratta di disegni poggiati sul pavimento, tanto dettagliati che è difficile distinguere i granelli di sale.

L’ispirazione di Yamamoto scaturisce da un’esperienza dolorosa, la morte di sua sorella a causa di un cancro. Da allora la riflessione sulla memoria, su ciò che cambia e svanisce col tempo ha nutrito l’opera dell’artista. Osservando le sue opere, come Yamamoto stesso osserva, la sensazione percettiva è quella di qualcosa di “quasi avvicinabile, ma non fino in fondo”, “comprensibile, ma non del tutto”. Il sale d’altro canto è una sostanza profondamente legata ai rituali funebri in Giappone.

Un’opera delicata e profonda, illustrata ampiamente sul sito personale dell’artista.

Motoi Yamamoto: installazioni di sale
Motoi Yamamoto: installazioni di saleMotoi Yamamoto: installazioni di saleMotoi Yamamoto: installazioni di sale

Continua a leggere: Le installazioni salate di Motoi Yamamoto

....
condividi 0 Commenti