Aprirà il prossimo 17 dicembre la mostra “Arte Povera: energia e metamorfosi dei materiali. Opere dalle collezioni del Mart”: per chi non avesse mai visitato quel gioiello di Villa Panza, o per chi ci torna sempre volentieri, ecco una nuova ottima scusa.
Arrivano a Varese direttamente dal Mart di Rovereto venti opere dell’avanguardia dell’Arte Povera, tra cui due installazioni in ferro, legno e carbone di Jannis Kounellis, un igloo di Mario Merz, la famosa “Orchestra di stracci” di Michelangelo Pistoletto, una delle “stelle” di Gilberto Zorio, un arazzo di Alighiero Boetti e un’opera di Giuseppe Penone.
Le opere saranno allestite sia nelle sale della Villa, sia nello spazio delle Scuderie, andandosi ad unire alla Collezione d’arte contemporanea della Villa del FAI - Fondo Ambiente Italiano: ricchezza degli spazi e “povertà” dei materiali delle opere in mostra, per un contrasto e un dialogo di sicuro effetto. Fino al 28 marzo.
Ha aperto da pochi giorni al MAMbo un’importante retrospettiva su Gilberto Zorio, uno dei padri dell’Arte povera, il cui lavoro è incentrato sui simboli, sull’energia, sulla materia e i suoi mutamenti.
Per la mostra, che presenta lavori di Zorio dal 1966 al 2009, l’artista ha realizzato appositamente “Torre Stella Bologna”, una sorta di imponente fortezza dalla pianta a forma di stella a cinque punte, collocata nella Sala delle Ciminiere. La forma dell’opera non è direttamente percepibile, ma seguendone il grande perimetro la si scopre.
Molte le stelle in mostra: è un simbolo atavico amato da Zorio, che la definisce “proiezione del cosmo nella nostra considerazione delle cose”. Da “Stella incandescente” del 1972 a “Stella di giavellotti” del 1974, da “Stella di bronzo” del 1978 a “Stella Pyrex” di quest’anno.
Altri elementi ricorrenti nel suo mondo sono ad esempio la canoa e il giavellotto, con l’alchimia che sempre fa da sfondo alle sue ricerche. Alchemia come processo di trasformazione degli elementi utilizzati nell’arte, come ad esempio come l’ossidazione o l’evaporazione. Una delle cose che più preferisco del lavoro di Zorio è data dal fatto che le sue sculture sono quasi sempre di grandi dimensioni, ma spesso i materiali sono delicati e quasi fragili… Per i molti amanti di Zorio, fino al 7 febbraio 2010.