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Tutti gli articoli con tag giotto

Quel demone che spunta dall'affresco di Giotto

pubblicato da Daniele

Un demone nell'affresco di Giotto
Basilica superiore di Assisi, affresco della Vita di San Francesco di Giotto, scena ventesima. Poi dettaglio, zoom: tra il corpo del Santo morto e, in alto, la sua trasfigurazione celeste, un gruppo di nubi dipinte nasconde il profilo di un demone, il volto feroce e le corna nere. A scoprirlo è la storica Chiara Frugoni, esperta di storia medievale e in particolare del francescanesimo, che renderà ufficialmente noto il fatto con un articolo nel prossimo numero della rivista San Francesco Patrono d’Italia.

“Fino ad oggi - dichiara la Frugoni - il primo pittore che pensò di trattare le nuvole era ritenuto Andrea Mantegna che nel suo San Sebastiano, del 1460, mostrò sullo sfondo del cielo un cavaliere che emerge da una nuvola. Ora, questo primato non è più tale”. Sul motivo per cui Giotto abbia raffigurato il volto di un demone tra le pieghe di una nuvola, la Frugoni afferma: “Forse non fu soltanto un’impertinenza sfuggita fino ad oggi all’occhio di tutti. Nel Medioevo si credeva che anche nel cielo abitassero i demoni che ostacolavano la salita delle anime: è un significato ancora da approfondire, ma che sembra destinato a dare buoni frutti”.

Via | Rainews

Un demone nell’affresco di Giotto
Un demone nell'affresco di GiottoUn demone nell'affresco di GiottoUn demone nell'affresco di GiottoUn demone nell'affresco di Giotto

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In morte di Pier Paolo Pasolini!

pubblicato da Sara R.

Ostia 2 novembre 1975, un corpo giace senza vita sulla spiaggia.

Quel corpo era Pier Paolo, era un intellettuale scomodo, uno di quelli “senza troppi peli sulla lingua” che ha denunciato un’Italia nascosta e macchinatrice, un paese provinciale e ricco di cultura allo stesso tempo, un territorio al centro di strumentalizzazioni politiche, di speculazioni edilizie e finanziarie.

Era un regista che ha raccontato i quartieri più popolari della capitale, che ha attraversato Roma per scoprirne quei luoghi che pochi volevano vedere e nei quali in molti vivevano un’esistenza di violenza e emarginazione. Isolati da quella stessa necessaria incitazione al nascondimento che poi gli si è appiccicata addosso come un marchio di infamia, insieme ai tanti altri che un certo modo “benpensante” imperante non esitava ad attribuirgli.

E’ il Pasolini dell’urlo rotto e coraggioso dell’Io so:

Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio “progetto di romanzo”, sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il ‘68 non è poi così difficile.

Ma anche il Pier Paolo che incarna Giotto nel Decameron, pittore ispirato dal suo mondo onirico che non può fare a meno di chiedersi:

Perché realizzare un’opera quando è così bello sognarla soltanto.

Via | Fixfiregun

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Luciano Emmer, l'arte vista dal cinema

pubblicato da Daniele

Da Il mistero Picasso di Henri-Georges Clouzot a Lo sguardo di Michelangelo, testamento spirituale di Antonioni, passando per le numerose riflessioni di Godard e Sokurov, i maestri del cinema si sono spesso occupati della pittura e confrontati con essa. Non tutti sanno, però, che un regista italiano ingiustamente considerato minore, Luciano Emmer, è stato forse l’autore più seminale nell’esplorare il connubio cinema/pittura. I suoi lavori, infatti, non sono semplici documentari sull’arte, ma saggi in forma di cinema sullo sguardo e la bellezza, su come concepire la distanza e il movimento della macchina da presa rispetto all’opera, e la funzione, psicologica e narrativa, del successivo montaggio. Imperdibili, tanto per gli amanti dell’arte quanto per i cinefili. Ci pensa oggi la benemerita Cineteca di Bologna a distribuirli, raccogliendo in un cofanetto (2 dvd + libro) questi film ormai divenuti introvabili, se non per quei pochi fortunati che riuscirono a registrarli nottetempo da Raitre, a Fuori Orario.

In esergo a Parole dipinte, questo il titolo del cofanetto, la citazione di un maestro del cinema come Alain Resnais dà la misura dell’importanza e unicità di queste opere: “Se non fosse esistito Luciano Emmer non sarei mai diventato regista”. I due dvd presentano un’ampia selezione dei film sull’arte realizzati da Luciano Emmer in un arco di tempo di quasi settant’anni. Dal pionieristico Giotto di “Racconto da un affresco” al Bosch di “Paradiso terrestre”, dal Carpaccio della “Leggenda di sant’Orsola” a Goya, Leonardo, Michelangelo, Picasso. Nel booklet (in edizione bilingue, italiano e francese) oltre a un saggio inedito della curatrice che ripercorre l’intera attività di Emmer nel cinema d’arte, uno scritto di Adriano Aprà.

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Torna a splendere il Crocifisso di Ognissanti di Giotto

pubblicato da Lorenzo Mazza

È tornato a splendere il Crocifisso di Ognissanti di Giotto, presentato oggi alla stampa dopo il restauro ad opera dell’Opificio delle Pietre Dure.

Il crocifisso tornerà a pendere nella chiesa di Ognissanti di Firenze dal prossimo sabato 6 novembre. Nel frattempo, fino a venerdì 22 ottobre sarà visibile su prenotazione nei laboratori dell’Opificio (055.2651339/340/347/348).

In realtà il restauro ha portato fuori anche un dubbio sull’attribuzione a Giotto. Proprio gli stessi ricercatori, dopo una pulizia della vernice, avevano parlato di “un parente di Giotto”. Ulteriori studi non invasivi, compreso un test di riflettografia a raggi infrarossi, hanno rivelato disegni preparatori sotto il dipinto che hanno permesso di attribuire definitivamente il crocifisso all’artista nato a Vicchio.

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I colori di Giotto. La Basilica di Assisi tra restauro e restituzione virtuale

pubblicato da Lorenzo Mazza

Parte domenica 11 aprile nella Basilica di Assisi e a Palazzo del Monte Frumentario I colori di Giotto, un evento dedicato ad Agnolo di Bondone. In corrispondenza dell’VIII Centenario dell’Approvazione della regola di San Francesco, Assisi celebra Giotto. Tratti poco conosciuti della sua pittura, tornati alla luce grazie all’ausilio della tecnologia. Laddove non è stato possibile il restauro delle opere originali, si procede con la visita virtuale.

L’evento, che prosegue fino al 5 settembre 2010, è curato da Giuseppe Basile. Alla base del progetto il restauro dei dipinti murali di Giotto nella Cappella di San Nicola nella Basilica Inferiore. I visitatori avranno accesso al cantiere, salendo sui ponteggi per ammirare da vicino ‘i colori di Giotto’, e il lavoro dei restauratori coordinati da Sergio Fusetti.

A Palazzo del Monte Frumentario, recentemente restaurato, la visita virtuale alle Storie Francescane, un recupero digitale del ciclo pittorico condotto sulla base di ricostruzioni specialistiche dell’opera. Un unico biglietto per un evento che dà nuova spinta alla fruizione dell’opera del grande maestro toscano.

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Spuntano parti inedite di Giotto in Santa Croce

pubblicato da Lorenzo Mazza

Grazie all’esame ai raggi ultravioletti sono riemerse parti di affreschi eseguiti da Giotto nella Cappella Peruzzi in Santa Croce a Firenze. Le ricerche sono state finanziate dalla Getty Foundation di Los Angeles e dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, che da decenni si occupa del restauro conservativo e del mantenimento dei capolavori di Giotto di Bondone.

Per superare alcuni limiti imposti dalla tecnica dell’affresco il maestro fiorentino utilizzò una tecnica di pittura a secco. Col tempo i leganti proteici sono venuti meno e sono riemerse tracce dell’immagine sottostante.

Adesso gli esperti (oltre 35 al lavoro sugli affreschi diella Cappella Bardi e della Cappella Peruzzi - nella foto) si aspettano molto dalla scoperta. Anzitutto dal punto di vista conservativo, questo caso fungerà da esempio. Poi dal punto di vista contenutistico, i nuovi cicli pittorici fanno riemergere le pitture nei lunettoni: il Cristo mietitore, il panneggio del San Giovanni Evangelista, la Donna col Bambino in culla e i decoridel del Banchetto di Erode.

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Giotto e il Trecento al Complesso del Vittoriano

pubblicato da Sara

Giovanni Baronzio

È stata annunciata come una delle mostre più importanti del 2009 quella che si terrà al Complesso del Vittoriano di Roma dal 6 marzo al 29 giugno dedicata a Giotto: “Giotto e il Trecento. Il più Sovrano Maestro stato in dipintura”.

L’occasione è, in effetti, più unica che rara, essendo passati oltre settant’anni dall’ultima grande mostra dedicata al maestro del Trecento italiano. Delle circa 150 opere presentate solo venti realizzate dal maestro e accompagnate dai dipinti dei più importanti protagonisti del periodo: Giovanni Baronzio, Altichiero, Taddeo Gaddi e molti altri.

Una mostra d’obbligo, data la rarità con cui opere di questa portata vengono offerte al pubblico. Per l’occasione diverse restituzioni importanti tra cui Polittico di Badia di Giotto, reduce da diversi anni di restauro.

La grande mostra su Giotto al Complesso del Vittoriano
La grande mostra su Giotto al Complesso del VittorianoLa grande mostra su Giotto al Complesso del VittorianoLa grande mostra su Giotto al Complesso del Vittoriano

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La Natività nell'arte. Chi ha saputo rappresentarla meglio?

pubblicato da Alessandro

Correggio

Nell’augurare a tutti un Natale di serenità e gioia, propongo un piccolo sondaggio in tema. Qual è il pittore che ha saputo rappresentare nel modo più efficace e suggestivo la scena della Natività?

Anche in questo caso ho selezionato discrezionalmente alcuni artisti. Se volete votare altri autori e opere, esprimetevi nei commenti.

La nascita di Cristo nell’arte

CorreggioBeato AngelicoBotticelli

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Indovinello: di lui Ugo Ojetti disse...

pubblicato da Alessandro

Alessandro Parronchi

Quando compare nell’arte un grande evento rivoluzionario è sempre arduo, ove manchino testimonianze, spiegarne la formazione. Si tratta di distinguere gli elementi che lo compongono da quelli su cui esso reagisce. Ma la rivoluzione di […] contiene elementi eversivi solo in potenza; nell’atto essa si manifesta come una precipitosa maturazione di elementi esistenti, anche se, in contrasto con la moda del tempo (quello che oggi si chiama il gotico internazionale) e in accordo, discorde, con i pochi artisti che contavano, essa andava scegliendo e isolando questi elementi nella pittura antecendente di un secolo: per intenderci, quella di Giotto e dei primi trecentisti“.

Di chi parlava il critico Alessandro Parronchi?

La risposta tra una settimana.

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I baci nell'arte. Un libro di Stefano Zuffi racconta i più belli

pubblicato da Alessandro

Zuffi, Baci

A qualcuno verrà in mente la celebre frase di Cyrano secondo cui non sarebbe altro che un apostrofo rosa tra le parole “t’amo” (verso forse più musicale che profondo). Certo è che il bacio ha avuto e continua ad avere un ruolo centrale nella letteratura e nell’arte di tutti i tempi.

Esce per la Mondadori Electa un bel libro di Stefano Zuffi, dal titolo laconico ma eloquente: Baci (450 pagine, 14,90 euro). Il volume racconta i baci più belli della storia dell’arte, affiancandoli a poesie, saggi e aforismi in tema.

Si scopre che questo momento ha ispirato l’immaginazione e la creatività di molti: da Giotto a Canova, da Rodin a Picasso. Si ricostruiscono così gli innumerevoli modi di rappresentare un gesto al quale, per qualche misteriosa ragione, siamo soliti riferire il principio e la fine dei nostri più intensi sentimenti.

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