Grazie all’esame ai raggi ultravioletti sono riemerse parti di affreschi eseguiti da Giotto nella Cappella Peruzzi in Santa Croce a Firenze. Le ricerche sono state finanziate dalla Getty Foundation di Los Angeles e dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, che da decenni si occupa del restauro conservativo e del mantenimento dei capolavori di Giotto di Bondone.
Per superare alcuni limiti imposti dalla tecnica dell’affresco il maestro fiorentino utilizzò una tecnica di pittura a secco. Col tempo i leganti proteici sono venuti meno e sono riemerse tracce dell’immagine sottostante.
Adesso gli esperti (oltre 35 al lavoro sugli affreschi diella Cappella Bardi e della Cappella Peruzzi - nella foto) si aspettano molto dalla scoperta. Anzitutto dal punto di vista conservativo, questo caso fungerà da esempio. Poi dal punto di vista contenutistico, i nuovi cicli pittorici fanno riemergere le pitture nei lunettoni: il Cristo mietitore, il panneggio del San Giovanni Evangelista, la Donna col Bambino in culla e i decoridel del Banchetto di Erode.
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È stata annunciata come una delle mostre più importanti del 2009 quella che si terrà al Complesso del Vittoriano di Roma dal 6 marzo al 29 giugno dedicata a Giotto: “Giotto e il Trecento. Il più Sovrano Maestro stato in dipintura”.
L’occasione è, in effetti, più unica che rara, essendo passati oltre settant’anni dall’ultima grande mostra dedicata al maestro del Trecento italiano. Delle circa 150 opere presentate solo venti realizzate dal maestro e accompagnate dai dipinti dei più importanti protagonisti del periodo: Giovanni Baronzio, Altichiero, Taddeo Gaddi e molti altri.
Una mostra d’obbligo, data la rarità con cui opere di questa portata vengono offerte al pubblico. Per l’occasione diverse restituzioni importanti tra cui Polittico di Badia di Giotto, reduce da diversi anni di restauro.
La grande mostra su Giotto al Complesso del Vittoriano



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Nell’augurare a tutti un Natale di serenità e gioia, propongo un piccolo sondaggio in tema. Qual è il pittore che ha saputo rappresentare nel modo più efficace e suggestivo la scena della Natività?
Anche in questo caso ho selezionato discrezionalmente alcuni artisti. Se volete votare altri autori e opere, esprimetevi nei commenti.
La nascita di Cristo nell’arte
Continua a leggere: La Natività nell'arte. Chi ha saputo rappresentarla meglio?

“Quando compare nell’arte un grande evento rivoluzionario è sempre arduo, ove manchino testimonianze, spiegarne la formazione. Si tratta di distinguere gli elementi che lo compongono da quelli su cui esso reagisce. Ma la rivoluzione di […] contiene elementi eversivi solo in potenza; nell’atto essa si manifesta come una precipitosa maturazione di elementi esistenti, anche se, in contrasto con la moda del tempo (quello che oggi si chiama il gotico internazionale) e in accordo, discorde, con i pochi artisti che contavano, essa andava scegliendo e isolando questi elementi nella pittura antecendente di un secolo: per intenderci, quella di Giotto e dei primi trecentisti“.
Di chi parlava il critico Alessandro Parronchi?
La risposta tra una settimana.

A qualcuno verrà in mente la celebre frase di Cyrano secondo cui non sarebbe altro che un apostrofo rosa tra le parole “t’amo” (verso forse più musicale che profondo). Certo è che il bacio ha avuto e continua ad avere un ruolo centrale nella letteratura e nell’arte di tutti i tempi.
Esce per la Mondadori Electa un bel libro di Stefano Zuffi, dal titolo laconico ma eloquente: Baci (450 pagine, 14,90 euro). Il volume racconta i baci più belli della storia dell’arte, affiancandoli a poesie, saggi e aforismi in tema.
Si scopre che questo momento ha ispirato l’immaginazione e la creatività di molti: da Giotto a Canova, da Rodin a Picasso. Si ricostruiscono così gli innumerevoli modi di rappresentare un gesto al quale, per qualche misteriosa ragione, siamo soliti riferire il principio e la fine dei nostri più intensi sentimenti.
Continua a leggere: I baci nell'arte. Un libro di Stefano Zuffi racconta i più belli
Si apre il 10 giugno alla Galleria degli Uffizi di Firenze la mostra “L’eredità di Giotto. L’arte a Firenze, 1340-1375“.
Come sottolinea il titolo, l’esposizione vuole documentare un periodo meno noto e a lungo considerato dalla critica come decadente, dominato dall’ arte ‘glaciale’ e accademica dei fratelli Orcagna. Nel passato erano stati pochi i motivi d’interesse per gli storici verso l’arte della seconda metà del Trecento, come invece si erano avuti nell’epoca precedente e come verranno recuperati in quella successiva.
L’epoca precedente era stata dominata dalla visione rivoluzionaria di Giotto, riconosciuta e accolta da tutta la scena artistica fiorentina della fine del Duecento e dell’inzio dell’epoca successiva. Una figura così importante da segnare il periodo artistico in modo profondo, definito da Roberto Longhi come il più gran secolo dell’ arte italiana.
L’eredità di Giotto. L’arte a Firenze 1340/1375 - Galleria degli Uffizi - Firenze




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Questo dipinto fa parte del ciclo di affreschi che Giotto realizzò alla cappella degli Scrovegni a Padova fra il 1303 e il 1305. Si può tranquillamente affermare che tali opere furono il punto più alto toccato dall’artista toscano nel corso della sua lunga carriera. Il soggetto iconografico del ciclo è ispirato ai vangeli, sia canonici che apocrifi, e narra le vicende delle vita di Maria e Gesù.
La scena in questione, l’incontro di Anna e Gioacchino presso la porta aurea, è ripresa dagli apocrifi e richiede una breve spiegazione. I protagonisti sono i santi Anna e Gioacchino, i genitori della Madonna; nei testi si legge che per lungo tempo non ebbero figli a causa della sterilità di lui.
L’uomo, umiliato da questa situazione, per la vergogna lasciò Gerusalemme e si ritirò nel deserto con i pastori e vi restò fin quando un angelo gli apparve e gli comunicò che avrebbe avuto una figlia (la Madonna appunto). Lo stesso accadde anche alla moglie. Gioacchino allora tornò a Gerusalemme e si incontrò con Anna presso la porta Aurea.
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