Oggi cade il 125° anniversario della nascita di Diego Rivera. Il Doodle di oggi (vi rimando a Google per i dettagli) ce lo ricorda con una mini rappresentazione dell’artista alle prese con un murales. Vi avevamo già parlato tempo fa di una sua opera al Detroit Institute of Arts. Prendetevi del tempo per scoprire almeno virtualmente uno degli artisti messicani più importanti del secolo, vale il prezzo del biglietto. Sarà quanto meno una scusa per chi non avesse voglia di preparare l’albero di Natale. Rivera nacque nel 1886 e visse principalmente tra Messico, Spagna e Italia. Ebbe una relazione piuttosto burrascosa con Frida Kalho, con cui si sposò due volte e divorziò una, e frequentò i più importanti intellettuali e artisti dell’epoca, tra cui Modigliani (che gli fece anche un ritratto) e Picasso.
Il suo lavoro si concentra per gran parte della sua carriera su temi sociali e politici, che trovano voce su grandi murales dai colori vivi e dai tratti molto semplificati; le sue opere ritraggono spesso momenti cruciali della Rivoluzione Messicana e diventano dissacranti quando si tratta di politica o di chiesa. Iscritto al Partito Comunista Messicano, Rivera non non risparmia nessuno, tanto da scatenare polemiche negli Stati Uniti, dove viene chiamato per realizzare diverse opere. Una su tutte - che venne in seguito distrutta : un murale al Rockefeller Center di New York raffigurante Lenin. Artista dissidente e sovversivo, può considerarsi uno dei pionieri di quella che oggi è per noi la street art: il suo scopo era quello di riappropriarsi di spazi pubblici (tant’è che la maggior parte dei suoi lavori si trova su facciate di edifici pubblici) e di intendere l’arte come impegno sociale.
Oggi Google rende omaggio con un Doodle ad una delle leggende Disney, Mary Blair. Oggi è infatti il centenario della sua nascita (21/10/1911 – 26/07/1978) e Google dedica nella home un’illustrazione che ritrae l’artista mentre disegna, in pieno stile Mary. Il suo stile è certamente riconoscibile, soprattutto se avete visto film d’animazione come Alice nel Paese delle Meraviglie, Cenerentola o Peter Pan, che sono nati proprio da suoi concept. Lo stile anni ‘50, i colori abbinati con grande armonia e i tratti essenziali fanno dell’illustratrice americana una delle artiste più rivoluzionarie dell’epoca, soprattutto nell’ambito dell’animazione.
Blair ha prodotto molti straordinari concept art tra i quali i già citati “Alice nel paese delle meraviglie”, “Peter Pan” , “Cenerentola” , “I tre Caballeros” e “Saludos Amigos”. Ha anche collaborato per il character design di un’attrazione interna al parco Disney (It’s a Small World), come alla realizzazione di un’enorme mosaico all’interno del Disney Contemporary Resort. Successivamente ha realizzato centinaia di illustrazioni per pubblicità e libri per bambini, come ad esempio il famoso “I Can Fly” di Ruth Krauss. Una carriera ed un talento che sono stati riconosciuti e premiati con il titolo di “Disney Legend” nel 1991. Senza dimenticare che è stata una delle prime donne in assoluto a ricevere tale onorificenza.

Vi ricordate Seppukoo.com e il popolo dei suicidi su Facebook? Ne avevo parlato qualche giorno fa, direi quasi in tempo
Freschissima, infatti, la notizia che Facebook tramite i suoi legali ha inviato una lettera a Les Liens Invisible, ideatori della performance, in cui si chiede rimuovere il sito entro il 22 dicembre 2009. Motivazione: preservare la privacy degli iscritti di Facebook.
Non mi è chiaro il quadro legale per cui si possa incorrere in una violazione della privacy nel caso specifico del Seppukoo, in ogni caso ad occuparsi della vicenda è lo studio Perkins, lo stesso a cui si affidano Microsoft, Google, Intel, AT&T nonché il presidente Barack Obama in persona…
In attesa di capirne di più sulla vicenda, lunga vita al diritto di ogni essere a scomparire, nel mondo fisico come in quello digitale.

”
Les Liens Invisibles sono gli autori di “Google Is Not The Maps“, opera recentemente commissionata da L.X. 2.0 a questo giovane collettivo di artisti, maestri nell’arte del Fake (ricordiamo fra i più recenti il falso delle Olimpiadi di Pechino e il supporto all’operazione Anna Adamolo). Questa volta i Liens si occupano di mappe.
Ma il legame fra quest’opera e le precedenti è ben saldo: si tratta sempre di detournare la realtà, di mettere in discussione il concetto di informazione. Una critica che non lascia spazio neanche alle rappresentazioni del territorio, le mappe appunto (Google Maps in testa, da cui l’opera trae il titolo), che con le loro parole, diventano sempre più “illusorie”. 35 le geoPoeMaps realizzate, una piccola collezione di destabilizzanti cartografie, dove sulla tanto familiare e scontata rappresentazione satellitare di Google piovono banane e fragole volanti (queste le mie preferite in assoluto), crescono fiori, mentre simboli inconsueti tracciano percorsi indipendentemente dalla volontà del fruitore. Se su queste mappe non riuscite a trovare la strada che cercate, fa parte del gioco: perdersi e perdere la certezza dei nostri punti di riferimento che consideriamo reali e scontati.
Tutto il resto, ve lo spiegano i Liens Invisibles nell’intervista, dove il gruppo immaginario risponde ad una domanda più o meno capitale che mi sono concessa il gusto di rivolgergli: la relazione fra software e realtà. Domanda che mi riservo di riproporre ad altri artisti nelle prossime interviste, non appena ne avrò l’occasione. Intanto grazie a loro per essere stati i primi.
ps.
Ho condotto questa intervista via mail con Guy The Bore, il portavoce ufficiale del gruppo. In realtà, non so esattamente con “chi” ho parlato, ma che importa: come direbbero loro stessi, infondo “Fake is a Fake”…
Continua a leggere: "Google Is Not The Map (GISNTM)" by Les Liens Invisibles

Vi avevo già parlato di questa coppia di artisti in uno dei miei primi post ed eccoli che propone in questi giorni un’altra opera interessante: con GeoGOO Jodi.org esplora infatti la nostra rappresentazione del mondo nell’era di internet e di Google. L’opera è al centro di un esposizione presso il centro iMAL di Bruxellles dal 18 ottobre al 9 novembre 2008 e si aprirà con un vernissage per il pubblico il 17 dal pomeriggio alla sera sempre presso il centro. a andiamo a comprendere più da vicino come e perché nasce GeoGOO.
Lo studio parte dal rilevare che servizi come Google Maps hanno cambiato radicalmente la nostra percezione, trasformando la terra in un immensa superficie linkabile e commerciale, ed è un fatto che appartiene al nostro vissuto quotidiano. Nell’opera il Parc Royal de Bruxelles (foto in alto), diventa il punto di partenza per una deriva simbolica e misteriosa, in una rete di associazioni amplificatrici (ma anche decostruttive) che attraversano Bruxelles, il Belgio, l’intero spazio di rete e dati. Come? Proiettando le costruzioni geometriche di questi strumenti in rete (Google Maps, per esempio) nella realtà e viceversa sovrapponendo le loro griglie di lettura come dei percorsi di jogging.
Cliccando sul sito dell’opera, potrete riconoscere le mappe del parco che si sovrappongono a quelle di Google, ma è solo uno dei tanti riferimenti…

Mike & Maaike sono i creatori di questa bellissima collezione di “gioielli rubati”. La coppia di artisti esplora attraverso l’opera due temi molto interessanti e attuali: da un lato il rapporto ambivalente tangibile vs virtuale; dall’altro quello tra valore percepito e valore reale dell’oggetto.
Ecco come hanno operato per realizzare questa inusuale collezione:
Fase 1. una ricerca sui gioielli più famosi e costosi del mondo, realizzata attraverso Google Image.
Fase 2. ingrandire a grandezza naturale le immagini e sgranarle per ottenenere un effetto “pixel” molto luminoso.
Fase 3. stampare le immagini così ottenute su pelle e ritagliarle accuratamente.
E così che colier, spille, orecchini impreziositi di diamanti, zeffiri e rubini grossi come cipolle e realizzati per la ristrettissima cerchia di vecchi nobili e nuovi miliardari, vengono improvvisamente sottratti al feticcio voyeristico sia del web che delle vetrine di Cartier per diventare oggetti quotidiani, indossabili, potenzialmente alla portata di chiunque. Senza perdere nulla del loro fascino, falsi forse più “veri” dei loro inestimabili originali: ma questo è un giudizio personale…
Via Mocoloco
L’uscita di Chrome, il browser di Google, com’è noto, ha causato un vero e proprio terremoto nel settore. Il lancio del programma sul mercato è stato accompagnato da un fumetto illustrativo di Scott McCloud (di cui si riportano alcune tavole).
Ma chi è McCloud? Autore della serie di culto Zot! e di altre importanti graphic novel, McCloud è famoso soprattutto come sceneggiatore e teorico del fumetto. Come del resto la più recente esperienza di Chrome attesta, mostra anche una particolare sensibilità per il mondo della rete. E’ stato un pioniere dei webcomics. Ha un sito che aggiorna continuamente e produce tavole destinate esclusivamente alla pubblicazione su internet.
Nei suoi libri Capire il fumetto. L’arte invisibile e Fare il fumetto, ricostruisce i metodi e le tecniche di questa peculiare (e molto più complessa di quanto si possa forse pensare) forma d’arte, rispettivamente approfondendo i meccanismi di percezione del fumetto e i procedimenti di realizzazione dello stesso.
Continua a leggere: Chrome, Scott McCloud e la filosofia del fumetto