
Lo scorso settembre vi avevamo parlato di ‘N-Joy-Street, l’evento di street e urban culture realizzato dall’Associazione Joyride, in cui è stato dipinto il sottopasso di via Quarantola a Pisa. Una bella iniziativa, che ha messo insieme writers, artisti, muralisti all’insegna del confronto sulle tecniche, gli stili, i punti di vista. Un sottopasso automobilistico può essere attraversato tranquillamente a piedi, ma nella maggior parte dei casi viene transitato di gran fretta nel saliscendi. I graffiti hanno così una resa strana, quelli che si sviluppano per lungo, in orizzontale, si percepiscono bene anche passando con la macchina.
Uno dei pezzi più belli di ‘N-Joy-Street era quello realizzato da Ericalilcane. Rappresentava una grande scena con un elefante seduto intento a rompere degli aeroplanini giocattolo e una serie di topastri impauriti ed atterriti che scappavano in ogni dove. Se sto usando l’imperfetto un motivo c’è. Lo scorso sabato il pezzo di Ericalilcane è stato spaccato, coperto, rovinato in malomodo dall’azione di qualche finto graffitaro invidioso. Destino sfortunato per questo bel lavoro di Ericailcane (vi ricordate anche del Gallo a Grottaglie che era stato coperto su richiesta dei cittadini?), che è vissuto solo 5 mesi. Rimane da comprendere cosa ci sia dietro a questo gesto, se non l’ignoranza e la totale disaffezione verso l’arte e la creatività .
A Pisa la brutta storia ha colto un po’ tutti di sorpresa, ma c’è anche chi non dà molta importanza all’accaduto. Esistono le hall of fame, le murate collettive a disposizione dei writer, in cui i graffiti si succedono uno sull’altro e non resistono che qualche mese. Nella pratica quindi, dipingere qualcosa di nuovo dove c’è già un graffito, è normale. Le cose qui sono però diverse. Chi ha coperto il pezzo di Erica l’ha fatto con la palese intenzione di rovinarlo, non cercava certo spazio per dipingere. Se anche l’avese voluto, avrebbe trovato dei buchi liberi, incastrandosi tra un pezzo e l’altro, nel sottopasso. Qui c’è stata l’intenzione premeditata di compiere uno spregio, di farlo con arroganza (sembra che questo Skam sia stato visto imbrattare in pieno giorno). Forse c’è da pensare che si siano accaniti su Ericailcane perché è stato uno dei pochi (in tutto 3 artisti per ‘N Joy Street) a dipingere con pennelli e non con bombolette spray. Uno spregio che dice: qui comando io, comandano le bonze e la legge del più str**zo.
Ma a vederla bene, tutta questa storia, parla di invidia, di piccolezze, di ‘fascismo culturale’ e chiusura mentale. Per metterci giusto qualche puntino di sospensione, chiamiamo in causa proprio lo stesso Ericailcane che parla di sé come di “un nome collettivo o uno pseudonimo personale, nasce tra alpi ed appennini, non ha un volto, ma ha occhi e mani, vede e disegna. È il cibo di ogni giorno rimasticato e maldigerito, è un collage d’altri mondi e tempi, parla d’incubi come fossero sogni, parla d’animali come fossero uomini, dice che gli uomini altro non sono che animali”.
Ericailcane a Pisa (prima e dopo)

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Si apre oggi giovedì 25 febbraio 2010 alla Galleria Antonio Colombo Welcome to Frisco, la prima personale di Mike Giant a Milano. Legato allo skate, ai graffiti, al lowbrow e al mondo dei tattoo, Giant presenta a Milano un’inedita serie di disegni originali e multipli in bianco e nero.
Storie di donne in giro per la città in bicicletta, iconografie religiose e fortemente simboliche, visioni da San Francisco. Accompagna la mostra un video sulla vita dell’artista, di Colin Arlen e Sean Patrick, suoi amici e collaboratori e un catalogo in edizione bilingue con citazioni di Mike Giant.
“Prima di tutto io sono un ‘vecchio hipster’ e ciò mi sta bene. Dopo aver fatto graffiti per vent’anni, spero che questo movimento non si esaurisca mai. Vorrei che valesse lo stesso discorso delle bici da pista, è cent’anni che ragazzi e ragazze trendy e vanitosi le usano sulle strade di San Francisco! Facci caso. Niente di tutto ciò è passato di moda o è sepolto. Esisterà sempre.”

Sabato 30 gennaio a Milano dalle ore 21 nello Spazio Concept (MM2 P.ta Genova – zona Tortona) va in scena Urban Live Painting, una performance di pittura dal vivo accompagnata da un dj set. Le opere realizzate saranno visitabili anche nella giornata di domenica 31 gennaio, dalle ore 10 alle 18.
A dipingere su legno, tela e carta saranno BToy (Andrea Michaelsson + IIlia Mayer) dalla Spagna, Marco ‘Pho’ Grassi e Ryan Spring Dooley . Btoy si compone degli stencil di Andrea che si ispirano alle donne della prima metà del secolo scorso e delle illustrazioni di IIlia. Pho approfondisce la sua ricerca sui materiali: manifesti strappati e pancali in legno vengono utilizzati come supporto dell’intervento pittorico. Di Ryan Spring Dooley invece vi abbiamo parlato proprio ieri.
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Thomas Voorn è un designer olandese di base a Rotterdam. Con il suo progetto
“g a r m e n t g r a f f i t i - y o u r n a m e h e r e - series 02”, invade temporaneamente luoghi pubblici, angoli di foresta, mura di edifici con i suoi graffiti creati con abiti colorati.
Per molto tempo Thomas Voorn ha viaggiato portandosi dietro sacchi pieni di vestiti, il suo personale alfabeto. In questa seconda serie gli indumenti e le lettere vengono condotti verso loro limiti spaziali. Gli indumenti sono gettati in un fosso, appesi come per asciugarsi in una
foresta, disposti sui tetti. Scontri surreali tra l’ambiente e questo alfabeto di indumenti che rimanda ad avanzi di persone spogliate.
Quest’ultimo lavoro strizza l’occhio (o prende in giro?) il mondo della moda con nomi come Miuccia, Helmut, Calvino e Donatella.

Scopriamo oggi meglio chi è El Gato Chimney, artista delle cui mostre vi abbiamo parlato spesso. Marco Campori, aka El Gato Chimney, nasce nel 1981 a Milano, dove ancora oggi vive e lavora. Si avvicina all’arte da autodidatta e vive in pieno la ‘Belle époque’ del writing e dei graffiti nella città di Manzoni. Un momento, quello della seconda metà degli anni novanta, legato ad un grande entusiasmo per la diffusione del segno in strada. Un’iconografia, quella della street culture italiana degli anni ‘90, che si evolve e si trasforma raggiungendo ottimi livelli, pur rimanendo a volte ancorata alla rielaborazione di materiale visivo che proviene dall’altra parte dell’oceano.
El Gato Chimney (ODK – Krudality), per strada ha creato poster, sticker e graffiti, divertenti e colorati. Il suo linguaggio si è evoluto poi sulle tele, dove ha lasciato emergere grandi paesaggi dell’anima popolati da creature articolate e sorprendenti. Il suo stile si richiama alla cultura letteraria dello steampunk. Tecnologia obsoleta ma affascinate, nel caso de El Gato posta all’interno di ambientazioni naturali inconsuete. Un mondo che a tratti diventa il prolungamento di un paesaggio di Dalì, un sogno in cui l’artista milanese posiziona simboli e grimaldelli, reso vivido dalla potenza visiva dei colori.
Il colore, se guardiamo anche la produzione dei suoi toys, è una delle cifre espressive de El Gato Chimney, utilizzato sempre in maniera audace, coraggiosa. Quadri che sono dei rebus, figure da decifrare, scritte, esseri che non si addormentano nelle stanze del senso consueto. Rimane quindi sempre uno sforzo che lo spettatore deve compiere, di andare al di là del semplice sguardo e cominciare a sognare rielaborando frammenti di memoria condivisa. Lo stile dell’ultima produzione de El Gato non è certo diretto, non si lascia penetrare al primo sguardo. Se ci mettiamo anche la sua passione per alcune icone del classic tattoo, capiamo meglio un lavoro da mirare e rimirare, decifrare. Il tempo per farlo ci sarà all’ UPXS! - Urbanpainting Christmas Show di dicembre a Milano, dove sarà presente un suo lavoro di grandi dimensioni.

Gli orizzonti di Artsblog sono sempre aperti e come sapete ogni tanto ci piace buttare uno sguardo un po’ più in là, oltre i confini dei patri lidi. Due settimane fa mi era capitato di vedere alla Florence Art Factory l’artista cileno Javier De Cea.
Il suo lavoro mi è sembrato subito interessante perché porta all’interno dei confini della pittura la tecnica dell’assemblaggio e della ricombinazione di materiali raccolti per strada. L’universo urbano dell’advertising, della street art, della grafica, prendono nuova forma nelle sue tele e nelle sue performances. Sono riuscito a intervistarlo nel mentre si trovava a Madrid, preparando una nuova mostra per Alicante.
* In che modo ti sei avvicinato all’arte le prime volte, da bambino?
Ho iniziato a dipingere all’età di 16 anni, normalmente, a scuola. A quell’epoca in Chile nella mia scuola gli studenti potevano scegliere tra diversi indirizzi, umanista, matematico, scientifico e artistico. La mia scelta è stata artistico. Comunque ho sempre disegnato, mi divertivo a creare fumetti, riviste, cose del genere.

Visto che parliamo spesso di stencil, non poteva mancare una galleria id immagini di stencil e graffiti dedicati alla Gioconda. Il capovolavoro di Leonardo è una delle opere più clonate e rielaborate della storia dell’arte. Non poteva mancare nemmeno la Gioconda-soldato di Banksy e quella che mostra il fondoschiena… di cui non so dirvi l’autore. Tra l’altro proprio quella Gioconda gialla che vedete in galleria di Banksy aveva fatto parlar di sé qualche anno fa perché era stata venduta per 50.000 sterline. Un prezzo che successivamente sarebbe stato ampiamente superato.
Nella cultura postmoderna le immagini vanno in pasto alle moltitudini che le rielaborano e le fanno proprie. Così accade per questi stencil. Alcuni sono interessanti opere d’arte, per dirla meglio variazioni sul tema di Mona Lisa, dietro cui si vede la mano di un autore. Altri semplicemente stencil, infinitamente replicabili e in qualche modo “anonimi”.
Proprio ieri un enorme Mona Lisa in un tondo (17,5 metri di diametro e un grandezza pari a 50 volte l’originale), è apparsa nel pavimento di un centro commerciale a Wrexham, nel Galles del Nord. Buona visione!
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James Kalinda è un artista di Parma classe 1981. Dipinge con ogni tecnica su tele e muri. Le sue creazioni sulle pareti di vecchie case di campagna ed industrie abbandonate rappresentano grandi soggetti di forte impatto e storie surreali piene di mistero.
Nella sua breve carriera si contano videoclip, illustrazioni per volumi di fumetti, tatuaggi e fotografie. Il suo è uno stile preciso, nudo e crudo, che valorizza l’interiorità. Creature che lasciano emergere il loro lato più inquietante e grottesco, raccolte nelle loro corrazze ed identità mutanti .
Personaggi fantastici ai confini tra l’umano, l’animalesco e l’alieno. Kalinda lascia emergere i tratti di una fantastica ricerca psicologica, dove anche gli uomini sonoche porta queste creature a testimoniare la loro sofferenza, la loro dolorosa esistenza.

Si chiama Giant ma non ha nulla a che fare con il famoso Obey Giant. Mike Giant è un graffitista, illustratore e tatuatore americano. La sua specialità, da buon tattoo artist, sono i disegni a inchiostro nero. Ma che lavori sul cemento, sulla carta o sulla pelle, il suo stile è riconoscibile e influenzato dall’ arte popolare messicana, dall’old school e dal classic style dei tattoo come dall’ illustrazione di matrice giapponese.
Nato a New York e trasferitosi nel New Mexico, a Albuquerque, Giant ha frequentato la facoltà di architettura per poi abbandonarla al quarto anno, quando gli fu offerto un lavoro come graphic designer per ‘Think Skateboards’. Spostatosi a San Francisco, vi ha trovato il suo habitat naturale dove lasciar crescere uno suo stile crossmediale, tra graffiti, fanzines, grafica, e tatuaggi.
La sua prima personale alla WDWA Gallery di New York risale al 2001. Da allora i suoi disegni sono stati a Tokyo, in Giappone, a Vancouver ed anche a Bologna dove ha realizzato un live painting nell’edizione 2008 di Arte Fiera.

Prosegue il nostro appuntamento con le interviste autunnali di Artsblog. Eccoci oggi a parlare con Orticanoodles, street artist di base a Milano, che con il suo lavoro sta portando l’eco della scena italiana dello stencil in giro per il mondo. Mura, pareti, oggetti di design, ogni superficie è buona per accogliere i suoi disegni.
L’intervista è l’occasione per capire qualcosa di più sulla tecnica dello stencil e per tentare di decifrare il complesso rapporto che lega un’artista urbano al reticolo di una città in continua trasformazione. Evoluzione, involuzione…Milano cancella le tracce del suo passato sotto i manifesti pubblicitari e fatica a far emergere il suo genius loci, a rigenerarsi attraverso la creatività che nasce spontaneamente, in maniera genuina, all’ombra dei suoi palazzi.
* Come nasce la tua passione per l’arte?
Ho sempre avuto interesse per l’arte e la libera espressione, ho sempre disegnato, colorato, imbrattato… oggi, quando mi si chiede che faccio, dico io “pitto”.
* Quali sono stati i primi stencil che hai visto in giro? Dove?
Gli stencil e gli spray mi sono sempre piaciuti, dove sono nato io, ce ne erano molti, esclusivamente a carattere politico ma io adoravo la tecnica. Uno dei primi a farmi breccia nel cuore [e a rimanerci] è stato un lavoro di Lucamaleonte, il suo ritratto a grandezza naturale al csoa Strike di Roma.
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