
Nel cuore del quartiere Pigneto a Roma, la galleria Laszlo Biro - dal nome dell’inventore della penna a sfera - apre i suoi spazi alle performance libere alla creatività di graffitari e street artist. L’iniziativa si chiama Muro libero e prevede che per circa un mese - fino al 25 marzo - chiunque voglia potrà realizzare un lavoro potrà imprimendo le proprie creazioni direttamente sui muri della galleria. Tutti gli artisti, ma anche i presunti tali, potranno disporre senza alcuna regola e gratuitamente di uno spazio espressivo finalmente libero e orizzontale, cosa non certo frequente nelle nostre città.
Allo stesso tempo, l’evento dà al pubblico la possibilità di assistere all’opera gli artisti in live painting e installazioni imprevedibili e del tutto svincolate da eventuali direttive. La galleria Laszlo Biro si trova in via Braccio da Montone e oltre agli spazi espositivi comprende un angolo bar, e programma spesso musica dal vivo. Ha quindi tutti i comfort del caso per chi volesse assistere a questa entusiasmante mostra-performance. In itinere e in divenire. E durante il vernissage sarà presentato il secondo numero di Squame, una rivista autoprodotta a cura di Francesca Protopapa (52 pagine x 28 artisti italiani e francesi).
Apre giovedì 27 ottobre 2011 alla Galo Art Gallery di Torino Questo non e’ un graffito, una mostra che raccoglie opere indoor del collettivo Truly Design. Emanuele ‘Rems182′ Ronco, Marco ‘Mach505′ Cimberle, Rocco Emiliano ‘Ninja1′ Fava e Mauro ‘Mauro149′ Italiano si sono incontrati grazie alla comune pratica dei graffiti e della street art.
Hanno così deciso di formare uno studio di ricerca e di lavoro, mettendo il design, la ricerca sulle forme, sulla luce e sui colori al primo posto. La loro professionalità si declina così negli ambiti più disparati, dalla comunicazione aziendale, alla didattica nelle accademie, fino all’indiscussa passione per l’arte murale.
L’arte e soprattutto la pittura, nasce spesso da un impulso individuale e proprio nel singolo autore trova rimandi e riferimenti. Non è così per Truly Design, che mette insieme 8 mani e 4 teste, in grado di ricostituirsi in una nuova entità “sovraindividuale”. E’ la sintesi di tecniche e stili differenti (fumetto, graffiti, grafica, illustrazione) che porta ad un linguaggio esteticamente diretto, ma pieno di rimandi e riferimenti, capace di essere scandagliato come si fa con un rebus.
‘Questo non è un graffito’, Truly Design alla Galo Art Gallery di Torino








Ecco l’ultimo lavoro dell’artista italiano Blu. Siamo a Valencia e il graffito in questione è decisamente riconoscibile, in pieno stile Blu. Dimensioni enormi, colori accesi, cinismo e sarcasmo. Una realistica visione della società e del momento storico che stiamo vivendo, insomma. Qui appare il volto di un uomo a bocca spalancata, che sembra voler inghiottire case e persone, con gli occhi vitrei e uno smile in procinto di finire tra le sue fauci. La particolarità è che questo smile (o faccina, come preferite) è proprio in sospensione e ruotando mostra le due facce della stessa medaglia: sorridente e triste. L’ennesimo lavoro di street art che fa riflettere e che colpisce per l’impatto visivo. Come sempre, infatti, lo potete trovare sulla facciata di un palazzo in pieno centro.
Via | Curated Mag

E’ apparso la settimana scorsa sulla tanto contestata diga di Dam Matilija, vicino ad Ojai (California). Si tratta di un enorme paio di forbici aperte su una lunga linea verticale tratteggiata proprio sulla facciata visibile della diga, a significare di “darci un taglio”. Gli autori sono naturalmente anonimi. Il L.A. Times scrive che esiste da anni una coalizione di ambientalisti, pescatori, surfisti e funzionari di ogni livello che si stanno battendo per demolire la struttura obsoleta, costruita nel 1947. Ma, visto che la petizione e la lotta su vari fronti non ha portato ai risultati sperati, ci si è messa la street art a dare man forte. Impossibile che quest’opera venga ignorata. Il graffito, attentamente pianificato (vista anche la pericolosità del contesto), è il lavoro più rispettoso dell’ambiente che la urban art potesse creare. Che sia l’inizio di un nuovo genere di graffiti?
Via | L.A. Times
145 Ludlow Street, NYC: “The Grassy Lot” from MaNY Project on Vimeo.
A New York negli anni settanta è nato il movimento del graffiti writing e, pochi anni dopo, la street art. Oggi sono altre le metropoli che contribuiscono a ricombinare l’immaginario estetico e concettuale della street culture, ma la Grande Mela continua ad essere crocevia di esperienze.
Basta fare un giro a Manhattan, più precisamente nel Lower East Side, al 145 di Ludlow Street troverete una bella galleria a cielo aperto, realizzata Crest Arts , MaNY e Brooklyn Street Art. Niente di gigantesco o colossale, ma vi si possono trovare opere di artisti del calibro di Bishop 203, Creepy, Gaia, General Howe, Jake Klotz, Laura Meyers, Nanook, Over Under, QRST, Quel Beast, Shandor Hassan, Travis Simon, Veng, XAM e Yok.
Anche se alcuni storceranno il naso, è interessante rinvenire elementi comuni negli stili, tra artisti che operano a diverse longitudini. Trent’anni dopoi suoi inizi, la street art è un movimento globale che sta in equilibrio tra under- e overground. Come dire, tra ciò che proviene dal basso e ciò che emerge. Il processo di emersione non deve essere per forza un andare indiscriminato verso le masse, verso il mercato, una perdita di potenza espressiva.
Certo, anche in questo mondo negli ultimi anni hanno fatto il loro ingresso i mercanti e la speculazione, ma, come vi segnaliamo spesso su Artsblog, esistono eventi, spazi, persone, che lavorano nell’ottica della riqualificazione urbana, puntando sulla socialità, sulla cultura che la street art promuove. L’idea che l’arte sia essenzialmente condivisibile e la città sia una costellazione di segni e linguaggi in continua ibridazione, ‘the city as a playground‘ direi.
Photo credits → Lois Stavsky
New York, Manhattan: una riflessione sulla street art a più di 30 anni dalla nascita








“All you need to know about graffiti is in this book” è il titolo originale del “libro” in questione, creato dal writer francese Benoit Ollive. Per spiegare meglio di che cosa stiamo parlando, è il caso di lasciare la parola all’artista e alle foto.
“I graffiti sono spesso fraintesi, ed è difficile per un writer spiegare l’essenza del graffitismo. Mi è stato chiesto da un editore di libri di scrivere alcune pagine per spiegare agli adolescenti come disegnare i graffiti. Dopo ore e ore sono giunto alla conclusione non c’era nulla da insegnare a riguardo, tranne fornire lo strumento per farli. La nuova generazione ha bisogno di scoprire mettendo in pratica, invece di imparare leggendo. Piuttosto che un lungo e sterile dibattito se sia un bene o un male l’arte dei graffiti, ho creato il mio libro per condividere il mio punto di vista attraverso un messaggio concettuale.”
Scrivere di graffiti e street art è impossibile? Secondo Benoit Ollive sì. L’arte urbana si impara sul campo, nelle strade, sui muri. L’origine di questa forma d’arte è underground, non si impara sui libri di storia dell’arte. La sreet art è scritta sui muri delle nostre città, è libera, gratuita e accessibile a tutti.
Via | Curated
Continua a leggere: Tutto quello che c'è da sapere sui graffiti è in un libro.
Dran è una via di mezzo tra Tim Burton - per la trasposizione della realtà nuda e cruda - e Antoine de Saint Exupéry - per l’approccio limpido e fanciullesco - E’ un graffitaro francese ed è molto noto agli addetti ai lavori, alla stregua di Bansky, per intenderci. A differenza di quest’ultimo, però, Dran è spietato e senza filtri; alcuni suoi lavori sono al limite dello splatter, i suoi protagonisti preferiti sono bambini che subiscono la violenza della società, la denunciano, la scherniscono. C’è un Gesù Cristo che prende a pugni Babbo Natale, un bambino obeso che abbraccia la sua fidanzatina immaginaria disegnata da lui stesso, lo stereotipo della famiglia perfetta, dell’uso delle armi. Dran prende spunto dalla realtà, così come vuole la tradizione della street art. La analizza così minuziosamente da sembrare un chirurgo. Ma ha un lato romantico che difficilmente si percepisce in lavori simili: un romanticismo cinico, a volte perfino sadico.
Non può non colpire l’immaginario comune, soprattutto se si visita il suo sito: ad accogliervi ci sarà musica jazz d’atmosfera e la rappresentazione di quello che potrebbe essere il suo studio. Questo l’incipit della homepage:
“Comme je ne sais pas écrire, j’ai prefèré faire un dessin.”
Traduzione: siccome non so scrivere, ho preferito fare un disegno. Vi ricorda qualcosa? ” Dessine-moi un mouton…” (Le Petit Prince, A. de Saint Exupéry). Entrando (virtualmente) di nascosto nel suo regno scoprirete il suo immaginario. E scoprirete anche che l’onestà d’intenti di Dran si trova in ogni sua singola opera.
Via | Dran - Sito ufficiale
WILDLIFE from Hot Tea on Vimeo.
Yarn-bombing è il nome di una nuova forma d’arte che nasce dalla strada, nello specifico dalle strade di Minneapolis. Ed è anche quel che accade quando uno street artist decide di mettere in pratica i consigli della nonna e fa nascere HOTTEA, un progetto ideato da due ex writers che dovrebbe trasformarsi in una vera e propria guerrilla urbana, secondo i loro intenti. E dalla nuova arte di strada nasce anche, ovviamente, lo Yarn-Bombing Movement (detto anche Fabric Graffiti Movement), un movimento collaterale ed internazionale.
L’idea arriva da un un colpo di pistola elettrica ed un arresto: uno dei due protagonisti, infatti, viene colto in flagrante nel bel mezzo di un’incursione notturna a base di bombolette spray. Durante il soggiorno coatto nasce l’idea di dare un’alternativa “legale” alla propria creatività. Complice la nonna che da bambino gli ha insegnato l’arte dell’uncinetto. Dice l’artista:
Il progetto HOTTEA interpreta e raffigura le somiglianze e le differenze di tutti noi. Ho voluto basare il progetto sulla concezione di crescita ed evoluzione. Siamo sempre in crescita come persone e le dinamiche tra persone danno infinite possibilità.
Ed ecco le città ricoperte da pezzi - in alcuni casi veri e propri capi d’abbigliamento - di cotone colorati, fili che uniscono artisticamente oggetti urbani o che ricoprono alberi interi, punti croce e ricami come non si vedevano da tempo. Semafori ed autobus, statue e segnaletica stradale: tutto viene ricoperto da gomitoli e dal colore.
Secondo il New York Times, l’arte della guerrilla o craftivism, come il progetto HOTTEA e lo Yarn-Bombing Movement, potrebbe diventare un movimento sociale potente come l’agricoltura urbana. E il Guardian si riferisce ai graffiti-maglia come ad un’epidemia: la collaborazione tra gli artisti è oramai internazionale e trasversale. Nonostante la popolarità del movimento, la street art (in ogni sua forma espressiva, dallo yarn-bombing ai graffiti) è illegale in quasi tutto il mondo. Gli artisti, a seconda dello stato, possono rischiare pesanti multe, se non addirittura il carcere e le installazioni, ove possibile, vengono rimosse. Del resto, nonostante non danneggino opere pubbliche o beni personali, sono sempre considerate atti di vandalismo. L’uncinetto perseguibile penalmente, chi l’avrebbe mai detto.
Non ci resta quindi che aspettare i primi cenni di Yarn-bombing in Italia. E fare tesoro degli insegnamenti di nonna, che non si sa mai.
[Foto | Via I love street art]
Yarn-bombing /Fabric Graffiti Movement)




Continua a leggere: Yarn-bombing: la nuova street art all'uncinetto

Ha qualcosa a che fare con l’arte del subvertising (letteralmente ‘rovesciare’ i manifesti pubblicitari) il lavoro di MoustacheMan. Ultimamente si era divertito ad intervenire su diversi cartelloni nella metropolitana di New York: solo una piccola modifica, una firma con la scritta moustache, piazzata proprio sopra la bocca, all’altezza dei baffi.
Joseph Valdo, in arte MostacheMan è stato colto in flagranza di reato e arrestato nei giorni scorsi. Le sue micro-azioni hanno unito la pratica situazionista del defacement con un’evoluzione ‘genuina’ del graffiti writing e più precisamente del taggin’. Intelligente e divertente, forniva uno spunto per una risata ai pendolari in viaggio sulla metro. Dopo un po’ però Valdo è diventato troppo prolifico e popolare per i gusti della polizia di New York.
Dopo l’arresto però, sono molte le voci critiche nei confronti dell’operato del NYPD: perché spendere tanti soldi ed energie per arrestare chi non fa nulla di male?
Questo video, “pulled out my worm”, è la presentazione della seconda personale che l’artista di San Francisco Jeremy Fish espone alla Joshua Liner Gallery, nel Chelsea Arts District di New York, che inaugura il 21 giugno 2011 e sarà aperta fino al 16 luglio 2011.
Personaggi bizzarri, contorni in neretto, stile baroccheggiante e colori da cartone animato, il mondo di Fish attinge in pieno dalla cultura popolare ed è sempre focalizzato sulla narrazione; questa mostra dipana i racconti dei personaggi che orbitano attorno ad esso: artisti, skaters, rappers, atleti, spogliarelliste.
Tutti accomunati dal fil rouge dei suoi dipinti in acrilico, gli story-paintings che narrano pezzi di vita anche grazie alle registrazioni mp3 delle voci dei protagonisti. Una delle voci più affascinanti è ovviamente quella di Snoop Dogg che racconta alcuni episodi della sua infanzia; invece l’artista Mike Giant ricorda i tempi all’inizio della propria carriera, nella Londra dei primi anni ‘90.