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Tutti gli articoli con tag graffiti

Tutto quello che c'è da sapere sui graffiti è in un libro.

pubblicato da Anna Castiglioni

Graffiti book

“All you need to know about graffiti is in this book” è il titolo originale del “libro” in questione, creato dal writer francese Benoit Ollive. Per spiegare meglio di che cosa stiamo parlando, è il caso di lasciare la parola all’artista e alle foto.

“I graffiti sono spesso fraintesi, ed è difficile per un writer spiegare l’essenza del graffitismo. Mi è stato chiesto da un editore di libri di scrivere alcune pagine per spiegare agli adolescenti come disegnare i graffiti. Dopo ore e ore sono giunto alla conclusione non c’era nulla da insegnare a riguardo, tranne fornire lo strumento per farli. La nuova generazione ha bisogno di scoprire mettendo in pratica, invece di imparare leggendo. Piuttosto che un lungo e sterile dibattito se sia un bene o un male l’arte dei graffiti, ho creato il mio libro per condividere il mio punto di vista attraverso un messaggio concettuale.”

Scrivere di graffiti e street art è impossibile? Secondo Benoit Ollive sì. L’arte urbana si impara sul campo, nelle strade, sui muri. L’origine di questa forma d’arte è underground, non si impara sui libri di storia dell’arte. La sreet art è scritta sui muri delle nostre città, è libera, gratuita e accessibile a tutti.

Via | Curated

Libro sui graffiti
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Dran il graffitaro

pubblicato da Anna Castiglioni

Dran Dran è una via di mezzo tra Tim Burton - per la trasposizione della realtà nuda e cruda - e Antoine de Saint Exupéry - per l’approccio limpido e fanciullesco - E’ un graffitaro francese ed è molto noto agli addetti ai lavori, alla stregua di Bansky, per intenderci. A differenza di quest’ultimo, però, Dran è spietato e senza filtri; alcuni suoi lavori sono al limite dello splatter, i suoi protagonisti preferiti sono bambini che subiscono la violenza della società, la denunciano, la scherniscono. C’è un Gesù Cristo che prende a pugni Babbo Natale, un bambino obeso che abbraccia la sua fidanzatina immaginaria disegnata da lui stesso, lo stereotipo della famiglia perfetta, dell’uso delle armi. Dran prende spunto dalla realtà, così come vuole la tradizione della street art. La analizza così minuziosamente da sembrare un chirurgo. Ma ha un lato romantico che difficilmente si percepisce in lavori simili: un romanticismo cinico, a volte perfino sadico.

Non può non colpire l’immaginario comune, soprattutto se si visita il suo sito: ad accogliervi ci sarà musica jazz d’atmosfera e la rappresentazione di quello che potrebbe essere il suo studio. Questo l’incipit della homepage:

“Comme je ne sais pas écrire, j’ai prefèré faire un dessin.”

Traduzione: siccome non so scrivere, ho preferito fare un disegno. Vi ricorda qualcosa? ” Dessine-moi un mouton…” (Le Petit Prince, A. de Saint Exupéry). Entrando (virtualmente) di nascosto nel suo regno scoprirete il suo immaginario. E scoprirete anche che l’onestà d’intenti di Dran si trova in ogni sua singola opera.

Via | Dran - Sito ufficiale

Dran
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Yarn-bombing: la nuova street art all'uncinetto

pubblicato da Anna Castiglioni

WILDLIFE from Hot Tea on Vimeo.

Yarn-bombing è il nome di una nuova forma d’arte che nasce dalla strada, nello specifico dalle strade di Minneapolis. Ed è anche quel che accade quando uno street artist decide di mettere in pratica i consigli della nonna e fa nascere HOTTEA, un progetto ideato da due ex writers che dovrebbe trasformarsi in una vera e propria guerrilla urbana, secondo i loro intenti. E dalla nuova arte di strada nasce anche, ovviamente, lo Yarn-Bombing Movement (detto anche Fabric Graffiti Movement), un movimento collaterale ed internazionale.

L’idea arriva da un un colpo di pistola elettrica ed un arresto: uno dei due protagonisti, infatti, viene colto in flagrante nel bel mezzo di un’incursione notturna a base di bombolette spray. Durante il soggiorno coatto nasce l’idea di dare un’alternativa “legale” alla propria creatività. Complice la nonna che da bambino gli ha insegnato l’arte dell’uncinetto. Dice l’artista:

Il progetto HOTTEA interpreta e raffigura le somiglianze e le differenze di tutti noi. Ho voluto basare il progetto sulla concezione di crescita ed evoluzione. Siamo sempre in crescita come persone e le dinamiche tra persone danno infinite possibilità.

Ed ecco le città ricoperte da pezzi - in alcuni casi veri e propri capi d’abbigliamento - di cotone colorati, fili che uniscono artisticamente oggetti urbani o che ricoprono alberi interi, punti croce e ricami come non si vedevano da tempo. Semafori ed autobus, statue e segnaletica stradale: tutto viene ricoperto da gomitoli e dal colore.

Secondo il New York Times, l’arte della guerrilla o craftivism, come il progetto HOTTEA e lo Yarn-Bombing Movement, potrebbe diventare un movimento sociale potente come l’agricoltura urbana. E il Guardian si riferisce ai graffiti-maglia come ad un’epidemia: la collaborazione tra gli artisti è oramai internazionale e trasversale. Nonostante la popolarità del movimento, la street art (in ogni sua forma espressiva, dallo yarn-bombing ai graffiti) è illegale in quasi tutto il mondo. Gli artisti, a seconda dello stato, possono rischiare pesanti multe, se non addirittura il carcere e le installazioni, ove possibile, vengono rimosse. Del resto, nonostante non danneggino opere pubbliche o beni personali, sono sempre considerate atti di vandalismo. L’uncinetto perseguibile penalmente, chi l’avrebbe mai detto.

Non ci resta quindi che aspettare i primi cenni di Yarn-bombing in Italia. E fare tesoro degli insegnamenti di nonna, che non si sa mai.

[Foto | Via I love street art]

Yarn-bombing /Fabric Graffiti Movement)
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New York: arrestato MoustacheMan, l'artista dei baffi

pubblicato da Lorenzo Mazza


Ha qualcosa a che fare con l’arte del subvertising (letteralmente ‘rovesciare’ i manifesti pubblicitari) il lavoro di MoustacheMan. Ultimamente si era divertito ad intervenire su diversi cartelloni nella metropolitana di New York: solo una piccola modifica, una firma con la scritta moustache, piazzata proprio sopra la bocca, all’altezza dei baffi.

Joseph Valdo, in arte MostacheMan è stato colto in flagranza di reato e arrestato nei giorni scorsi. Le sue micro-azioni hanno unito la pratica situazionista del defacement con un’evoluzione ‘genuina’ del graffiti writing e più precisamente del taggin’. Intelligente e divertente, forniva uno spunto per una risata ai pendolari in viaggio sulla metro. Dopo un po’ però Valdo è diventato troppo prolifico e popolare per i gusti della polizia di New York.

Dopo l’arresto però, sono molte le voci critiche nei confronti dell’operato del NYPD: perché spendere tanti soldi ed energie per arrestare chi non fa nulla di male?

New York: arrestato MoustacheMan, l’artista dei baffi
New York: arrestato MoustacheMan, l'artista dei baffiNew York: arrestato MoustacheMan, l'artista dei baffiNew York: arrestato MoustacheMan, l'artista dei baffiNew York: arrestato MoustacheMan, l'artista dei baffiNew York: arrestato MoustacheMan, l'artista dei baffiNew York: arrestato MoustacheMan, l'artista dei baffiNew York: arrestato MoustacheMan, l'artista dei baffi

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Listen and Learn: a New York la personale del pop e mural artist Jeremy Fish

pubblicato da Barbara

Questo video, “pulled out my worm”, è la presentazione della seconda personale che l’artista di San Francisco Jeremy Fish espone alla Joshua Liner Gallery, nel Chelsea Arts District di New York, che inaugura il 21 giugno 2011 e sarà aperta fino al 16 luglio 2011.

Personaggi bizzarri, contorni in neretto, stile baroccheggiante e colori da cartone animato, il mondo di Fish attinge in pieno dalla cultura popolare ed è sempre focalizzato sulla narrazione; questa mostra dipana i racconti dei personaggi che orbitano attorno ad esso: artisti, skaters, rappers, atleti, spogliarelliste.

Tutti accomunati dal fil rouge dei suoi dipinti in acrilico, gli story-paintings che narrano pezzi di vita anche grazie alle registrazioni mp3 delle voci dei protagonisti. Una delle voci più affascinanti è ovviamente quella di Snoop Dogg che racconta alcuni episodi della sua infanzia; invece l’artista Mike Giant ricorda i tempi all’inizio della propria carriera, nella Londra dei primi anni ‘90.

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eL Seed, street art e calligrafia dalla Tunisia

pubblicato da Lorenzo Mazza

eL Seed, street art e calligrafia dalla Tunisia

Oggi continuiamo a parlare di street art in Medio Oriente. Molti di voi sapranno dell’importanza dell’arte calligrafica nel mondo arabo. eL Seed è un giovane street artist tunisino che unisce la forza dirompente del graffiti writing alla calligrafia. Ne nasce una miscela speciale: l’esplosione dei colori, la forza dirompente del muralismo americano, si fondono con l’armonia, l’equilibrio della scrittura araba.

Da tempo eL Seed ha smesso di ‘marchiare il territorio’ con la sua tag, utilizza piuttosto parole e piccole frasi per portare avanti il suo sfaccettato processo di ricerca di identità. La sua è un’arte che viene fuori dal grande amalgama di tensioni e pulsioni che attraversano l’odierna Tunisia, ma si rivolge anche al mondo occidentale, lo dimostrano le piccole frasi in inglese o francese (’spieghe’) con cui è solito accompagnare i suoi pezzi.

Proprio in America, nel 2006 ha cominciato a pensare a se stesso come ad un artista, e recentemente eL Seed è stato a Doha, per una graffiti jam al nuovo museo di arte moderna ed a Chicago. Qui, insieme a Savera Iftikhar e Ali CoolGuy ha realizzato un progetto comunitario. Una serie di dipinti realizzati utilizzando t-shirt usate donate dai cittadini.

Oltre la calligrafia, uno dei suoi pezzi che prediligo è ‘My name is Palestine‘ (’Il mio nome è Palestina’), che, con la forza di un albero d’ulivo, afferma l’esistenza di un popolo, una storia e una cultura.


Photo credits eL Seed and Mariel Rosenbluth

eL Seed, street art e calligrafia dalla Tunisia
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'Mad Graffiti Weekend', in Egitto si ricordano i martiri della rivoluzione

pubblicato da Lorenzo Mazza


Il murale che vedete qui sopra era stato realizzato a Zamalek, sobborgo del Cairo sull’isola di Gezira, in onore di Tarek Abdel Latif Mohamed El Aqtash. Uscito di casa il 28 gennaio 2011, per unirsi alla protesta di Piazza Tahrir e reclamare un futuro migliore per i propri figli, Tarek è sparito nel nulla. Il suo nome non risulta nelle liste dei morti, dei feriti o degli arrestati. Il murale, realizzato da Ahmed Eid, Manon Aubel, Nina Hubinat, Chantal Husdson, Shaimaa Yehia e Peter Fares, su un muro di proprietà pubblica, è stato ricoperto, cancellato, come la storia dei molti giovani egiziani morti per rivendicare un pezzetto di libertà.

Nella notte di sabato e domenica, molti street artist del Cairo sono scesi in strada per ricordare Tarek e tutti i 25 martiri della rivoluzione di gennaio. Il Mad Graffiti Weekend è stata così una pronta risposta alla continua censura dal regime dei tribunali militari nei confronti dell’arte di strada realizzata per ricordare i martiri. Un altro murale ricoperto (e poi nuovamente realizzato), era stato quello che ritraeva il 18enne Islam Rafaat.

Tra gli organizzatori del meeting, l’artista e calligrafo Ganzeer e l’attivista Salma Saeed, che ha dichiarato: “Migliaia di civili sono stati ingiustamente imprigionati. I tribunali militari sono la forma più subdola e più grande di ingiustizia dopo la caduta di Mubarak. Quest’arte serve per chiedere la fine dei tribunali militari contro i civili”.

Via AlMasRyalyoum.

‘Mad Graffiti Weekend’, in Egitto si ricordano i martiri della rivoluzione
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Ecco la Rainbow gun: tra spray art e calligrafia

pubblicato da Lorenzo Mazza

1 2 3 4 5 6 7 è il titolo di questa performance divertente e molto teatrale, in cui il tipografo olandese Job Wouters (Letman) e suo fratello Roel (grafico), sperimentano uno strumento che permette di utilizzare fino a sette diverse tracce di vernice spray in parallelo.

La Rainbow gun viene direttamente da un’idea di Daniel Tagno e i due fratelli l’hanno progettata per If You Could Collaborate, una piattaforma di lavoro collaborativo fra coppie. Ne è nata una performance divertente e molto teatrale, in cui uno disegna e l’altro passa a cancellare con il rullo.

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Con 'Bomb it' la street art è geolocalizzata

pubblicato da Lorenzo Mazza

Il geotagging per la street art non è certo una pratica nuova. Su Google Maps e Google Street View si trovano informazioni relative ad alcuni murales e su alcuni servizi di sharing di fotografie come Flickr o lo stesso Facebook, gli utenti già da tempo forniscono tag geolocalizzate.

Oggi arriva però un’applicazione dedicata su iPhone, si chiama Bomb It ed è stata creata da Jon Reiss. L’intento è quello di creare un grande database di street art e graffiti in tutto il mondo. Chiunque può collaborare inserendo immagini e riferimenti di geo-tagging, commentare, votare i pezzi (con l’opzione ‘rating’) e magari dare informazioni aggiuntive, su ciò che si trova nelle vicinanze.

Bomb it si serve di GoogleMaps e nella tecnologia non differisce molto da TAGRS, la piattaforma sviluppata dalla polizia di Los Angeles. Nelle prossime settimane proprio LA sarà invasa da nuovi murales, con la mostra Art in the Streets e la gente potrà esprimersi: disco verde o disco rosso permetteranno a tutti di condividere o meno le scelte di Jeffrey Deitch.

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A Los Angeles, un database partecipativo per schedare i graffitari

pubblicato da Lorenzo Mazza


A Los Angeles la guerra ai graffiti tag è ormai senza quartiere. Da poco è in fase di lancio un database digitale per schedare i taggers. L’operazione di tracking dei graffiti interessa quattro zone della città e, novità delle novità, avviene con la partecipazione dei cittadini.

Con Tagrs, chiunque infatti potrà caricare le fotografie dei graffiti incriminati sul database, tramite Facebook, previo utilizzo di apposite tag (e qui mi soffermerei a notare la polisemia del termine ‘tag’, che ormai fa parte, da più parti, della nostra vita quotidiana).

Nel promuovere l’operazione di sensibilizzazione collettiva, il sindaco di LA Antonio Villaraigosa e il consigliere Jose Huizara hanno ricordato agli abitanti che il Comune spende 10 milioni di dollari l’anno nella rimozione e nella pulizia dei graffiti.

I graffitari di Los Angeles sono dunque avvisati… le fotografie dei loro concittadini potranno costituire elementi di prova nei processi a loro carico per imbrattamento di proprietà pubbliche.

Photo via Wikipedia.

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